SIMON SCARROW.
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IL GLADIATORE.
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Ciclo: Aquile dell'Impero 9.
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Parte 1.
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Titolo originale: The gladiator. 2009. Eagles of the empire series.
Traduzione di: Roberto Lanzi e Lucia Mori.
2010. Newton Compton, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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Presentazione.
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Nono episodio della serie: Aquile dell'Impero.
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L'AUTORE.
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Simon Scarrow  nato a Lagos, in Nigeria quando ne era ancora la capitale, da genitori inglesi. Ha vissuto in molti paesi, tra cui Hong Kong e le Bahamas, prima di stabilirsi in Inghilterra, dove si  laureato all'Universit dell'East Anglia a Norwich, dopo di che si  dato all'insegnamento, come professore di letteratura, prima all'East Norfolk Sixth Form College e poi al City College Norwich.  considerato un grande esperto di storia romana ed ha sempre alternato all'insegnamento ed alle conferenze la sua grande passione: la scrittura. Nel 2005 ha lasciato a malincuore l'insegnamento per potersi dedicare totalmente ai suoi libri. Per approfondire le sue conoscenze, e poterle poi riportare nei suoi romanzi, ha effettuato numerosi viaggi in Italia, Grecia, Turchia, Giordania, Siria ed Egitto.
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Al momento Simon Scarrow ha pubblicato 38 romanzi di cui ben 37 di genere storico. Molto famosa la sua prima serie di romanzi, successivamente denominata Eagles of the Empire, Aquile dell'Impero, tutta incentrata sulla storia dell'Impero romano, composta finora da 18 libri scritti fra il 2000 ed il 2019. Dal 2006 al 2010 Scarrow ha pubblicato una seconda serie di romanzi, denominata Revolution Series, composta da quattro opere, con un'ambientazione diversa, ovvero a cavallo dell'Ottocento e con protagonisti Napoleone Bonaparte e Arthur Wellesley.

Tra il 2012 ed il 2013 Scarrow ha pubblicato una terza serie, denominata Arena, formata da cinque romanzi, ancora ispirati al mondo dei gladiatori dell'epoca romana. Tra il 2014 ed il 2015 ha inoltre pubblicato una quarta serie di cinque romanzi, denominata Invader, I conquistatori, in cui si approfondiscono le gesta della Seconda Legione di Roma gi trattate nei primi romanzi della "Eagles of the Empire Series".
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Dal 2011 al 2014 Scarrow ha pubblicato una ulteriore serie di quattro romanzi, detta Gladiator Series, in una collana dedicata ai ragazzi, che narrano le vicende del giovane Marco Cornelio Primo ambientate nel mondo dei gladiatori. A differenza delle altre serie, che raccontano episodi del primo secolo dopo cristo, in questa i protagonisti vivono nel mondo romano del primo secolo avanti cristo. Infine, nell'arco del 2019 Scarrow ha completato la pubblicazione di una serie di cinque romanzi, detta Pirate series, che approfondiscono la vita e la carriera del pirata Telemaco gi visto in romanzi precedenti.
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Dopo aver prodotto altri romanzi singoli, nel 2017 Simon Scarrow, per la prima volta, ha lasciato il romanzo storico per realizzare un thriller, intitolato Playing With Death, uscito in Italia nel 2018 con il titolo L'ultimo testimone. Per questo romanzo Scarrow si  avvalso della collaborazione del suo allievo Lee Francis. Simon Scarrow ha annunciato per l'agosto 2020 la pubblicazione, in Inghilterra, del suo nuovo lavoro ambientato durante la seconda guerra mondiale, dal titolo Blackout.
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Ringraziamenti
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Ancora una volta, grazie di cuore a mia moglie Carolyn per aver letto e riletto tutti i capitoli mano a mano che li scrivevo. Al mio agente Meg, e a Marion, sicuramente una delle migliori editor sulla piazza, che riesce sempre a contenere i miei eccessi, guidandomi verso uno stile pi snello e pulito. Infine, un grazie enorme a mio figlio Joe, che con la sua conoscenza ormai enciclopedica della mia serie mi ha risparmiato errori imbarazzanti. Joe, sei il migliore
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Dedica
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A Mick Webb e al personale
della Stoke Holy Cross Primary School.
Grazie per tutto quello che avete fatto
per i miei figli, Joe e Nick
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CAPITOLO UNO
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Dovremmo raggiungere Matala alla prossima bordata, annunci il capitano riparandosi gli
occhi e guardando la costa cretese, baciata dal sole del tardo pomeriggio. Accanto a lui, sul ponte, si
trovavano alcuni passeggeri: un senatore romano, sua figlia e due centurioni, tutti diretti a Roma. I
quattro erano saliti a bordo a Cesarea, insieme allancella della figlia, una giovanissima giudea. Il
capitano era orgoglioso del proprio vascello. La Horus era una vecchia nave proveniente da
Alessandria, e un tempo faceva parte della flotta che trasportava granaglie a Roma da tutto il
Mediterraneo. Nonostante i tanti anni di servizio, la nave era ancora robusta e teneva bene il mare;
daltra parte, il capitano era un uomo sicuro di s, e aveva tutta lesperienza necessaria per allontanarsi
dalla costa, se necessario. Di conseguenza, una volta lasciato il porto di Cesarea, la Horus aveva
puntato direttamente verso il largo, ed era giunta in vista della costa cretese dopo una navigazione di tre
giorni.
Arriveremo a Matala prima che faccia notte?, chiese il senatore.
Temo di no, signore. Il capitano accenn un sorriso. E non ho nessuna intenzione di
accostare con il buio. Le stive della Horus sono piene e la nave  molto pesante. Non posso rischiare di
farla incagliare su una roccia.
Allora cosa faremo stanotte?.
Il capitano contrasse le labbra in una smorfia. Dovremo rimanere al largo e restare in panne
sino allalba. Il che significa che perder un giorno, ma  impossibile fare altrimenti. Meglio rivolgere
una preghiera a Poseidone affinch ci faccia recuperare un po del tempo perduto dopo aver salpato da
Matala.
Il centurione pi anziano si lasci scappare un sospiro irritato. Dannati viaggi per mare. Mai
una volta che vada tutto liscio. Sarebbe stato meglio viaggiare via terra.
Laltro ufficiale, un uomo alto e snello con folti ricci scuri, scoppi a ridere e diede una pacca
sulle spalle al robusto commilitone. E io che pensavo di essere troppo impaziente! Tranquillo,
Macrone: se fossimo partiti via terra ci avremmo messo comunque molto, molto pi tempo.
Vedo che hai cambiato idea: a quanto mi ricordo, un tempo odiavi il mare.
Non  la mia passione, certo, ma ho i miei buoni motivi per raggiungere Roma quanto prima.
Non ne dubito. Il centurione Macrone gli fece locchiolino indicando con un lieve cenno del
capo la figlia del senatore. Io invece vorrei solo avere un nuovo incarico. Di nuovo nelle legioni,
definitivamente. Gli di sanno quanto abbiamo faticato per meritarcelo, Catone, amico mio. Due anni
sulla frontiera orientale. Ne ho abbastanza del caldo, della sabbia e della sete. La prossima volta voglio
un bellincarico comodo comodo in qualche zona della Gallia, un posto in cui potermi riposare un po.
Questo lo dici adesso. Catone scoppi a ridere. Ma io ti conosco, Macrone: finiresti per
annoiarti a morte dopo il primo mese.
Non ne sono sicuro. Mi piacerebbe tornare a fare la vera vita militare. Basta con questo sporco
lavoro per il palazzo imperiale.
Catone annu con convinzione. Da quando avevano terminato la loro prima missione per
Narciso, segretario personale dellimperatore nonch capo della rete di spie imperiali, Macrone e
Catone avevano dovuto affrontare innumerevoli rischi, che andavano ben oltre i normali pericoli insiti
nella vita di un soldato. Catone si irrigid. Temo che una simile scelta non dipenda da noi. Ma pi
problemi risolviamo, pi  probabile che veniamo richiamati.
Gi, hai proprio ragione, borbott Macrone. Merda....
Poi, ricordando che erano presenti il senatore e la figlia, si scus con un cenno e si schiar la
gola. Chiedo venia. Perdonate lirriverente gallicismo.
Il senatore sorrise. Ne abbiamo sentite di peggiori nei mesi scorsi, centurione Macrone. A dire
il vero, credo che abbiamo fatto il callo ai modi rudi dei soldati. Altrimenti avrei avuto difficolt a
tollerare le attenzioni che Catone riserva a mia figlia.
La ragazza sogghign e rispose: Non preoccuparti, padre, so io come tenerlo a bada.
Catone sorrise mentre lei lo prendeva sottobraccio. Il capitano li guard grattandosi il mento.
Allora vi sposate, Giulia?.
La ragazza annu. Non appena saremo tornati a Roma.
Peccato, speravo anchio di poter chiedere la tua mano, scherz il capitano scoccando una
rapida occhiata a Catone. Il volto del giovane centurione non era per nulla segnato dalle cicatrici che
solitamente deturpavano i soldati esperti. Inoltre, per quanto il capitano greco riuscisse a ricordare, non
aveva mai conosciuto un centurione pi giovane di Catone, che aveva una ventina danni appena. Non
poteva non sospettare che il ragazzo avesse raggiunto quellalto grado grazie ad amicizie potenti. Le
falere che decoravano larmatura del centurione, per, erano testimonianza di gesta realmente
compiute, di successi meritati, guadagnati con fatica. Evidentemente il centurione Catone doveva avere
delle risorse inaspettate. Per contro, il centurione Macrone era limmagine stessa del guerriero. Pi
basso di Catone di tutta la testa, ma possente come un toro, con gambe muscolose segnate da numerose
cicatrici. Pi vecchio del suo compagno di una quindicina di anni, Macrone aveva capelli neri
cortissimi e occhi marroni penetranti, ma le rughe despressione sul suo volto facevano intuire un certo
gusto per la risata, ogniqualvolta se ne presentava loccasione.
Il capitano torn a esaminare lufficiale pi giovane con una punta di invidia. Se con il
matrimonio fosse entrato nella famiglia di un senatore, il centurione Catone si sarebbe sistemato per il
resto della vita. Ricchezza, posizione sociale e avanzamenti di carriera sarebbero stati l a portata di
mano. Tuttavia, il capitano non aveva dubbi che laffetto che legava il giovane centurione alla figlia del
senatore fosse assolutamente autentico. Alla fine di ogni giorno, i due si ritrovavano sul ponte ad
ammirare il tramonto, stretti in un abbraccio, con gli occhi puntati sulle onde scintillanti.
Quando scese la sera, la Horus si posizion parallela alla linea di costa, superando una baia
divenuta ormai familiare al capitano, dopo tutti gli anni di servizio trascorsi su navi mercantili,
solcando in lungo e in largo le acque del Mediterraneo. Mentre il sole scendeva sotto la linea
dellorizzonte, colorando doro le sommit dei monti e delle colline dellisola, i passeggeri sul ponte
guardavano in direzione della riva. A poca distanza dal mare si trovava una grande propriet agricola, e
nel crepuscolo si scorgevano lunghe code di schiavi che tornavano dal lavoro nei campi, nelle
piantagioni e nelle vigne. Si trascinavano faticosamente verso i loro ergastula, mentre i sorveglianti li
minacciavano con sferze e bastoni.
Catone sent che Giulia stava tremando e si volt a guardarla.
Freddo?
No.  solo per quello, e indic gli ultimi schiavi che entravano nelledificio prima che le
porte venissero chiuse e sbarrate. Unesistenza terribile, per gli uomini e per le donne.
Ma anche voi avete schiavi a Roma.
Certo, ma a Roma sono trattati bene e godono di una certa libert. Non come quella povera
gente, costretta a spaccarsi la schiena dalle prime luci del giorno a sera. Trattati alla stregua di animali
da soma.
Catone riflett un istante prima di rispondere. Questa  la sorte comune degli schiavi, che
lavorino in propriet terriere come quelle o nelle miniere o nei cantieri. Solo pochi hanno la fortuna di
vivere in famiglie come la tua, o di poter allenarsi nei campi di addestramento per gladiatori.
Gladiatori?, Giulia lo guard perplessa. Fortunati? Come puoi considerare fortunato un
individuo a cui la sorte riserva un tale destino?.
Catone scroll le spalle. Laddestramento  duro, ma una volta terminato, non vivono poi cos
male. I padroni si prendono cura di loro e i migliori lottatori possono anche mettere insieme piccole
fortune e fare la bella vita.
Se non muoiono nellarena.
Vero, ma non rischiano pi dei soldati nelle legioni e conducono unesistenza assai pi
comoda di molti altri. Se vive a lungo, un gladiatore ha anche la possibilit di riscattare la propria
libert e ritirarsi dopo aver accumulato una bella somma. Sono solo pochissimi, invece, i soldati che
riescono a fare altrettanto.
Sacrosanta verit, mugugn Macrone. Mi chiedo se non sia troppo tardi ormai per diventare
un gladiatore.
Giulia lo guard. Sono sicura che non lo dici sul serio.
E perch no? Se proprio devo uccidere, tanto vale essere profumatamente pagato per farlo.
Il senatore Sempronio ridacchi osservando lespressione di disgusto della figlia. Non starlo a
sentire, figlia mia. Al centurione Macrone piace essere spiritoso. Lui combatte per la gloria di Roma,
non certo per i guadagni di uno schiavo, per quanto copiosi.
Macrone sollev un sopracciglio. E ora chi  che si d alle battute di spirito?.
Catone sorrise e torn a voltarsi verso la riva. Il casamento degli schiavi era unorribile macchia
sul versante della collina affacciata sulla baia. Tutto sembrava tranquillo, a eccezione della fiamma
tremolante di ununica torcia sul cancello e della sentinella che sorvegliava gli schiavi allinterno.
Quello era laspetto puramente industriale della schiavit, completamente sconosciuto a gran parte dei
romani, in special modo ai cittadini di discendenza aristocratica, come il senatore Sempronio e sua
figlia. Gli schiavi profumati e ben vestiti delle famiglie ricche non avevano niente a che vedere con le
masse pezzenti impiegate nei campi di lavoro, sempre stanche e affamate e costantemente sorvegliate
per timore che potessero ribellarsi, anche se qualsiasi tentativo di insurrezione veniva punito con
prontezza e severit.
Un regime durissimo, ma limpero, come qualsiasi altra nazione civilizzata di cui Catone avesse
notizia, dipendeva dalla schiavit per produrre ricchezza e sfamare le moltitudini urbane. Catone lo
considerava un duro monito delle terribili disuguaglianze che la sorte imponeva agli uomini. Gli
eccessi peggiori della schiavit erano una vera piaga del mondo, pensava tra s e s, anche se
quellistituzione, per il momento, rimaneva ancora una necessit. Dun tratto sent che il ponte sotto i
suoi piedi tremava leggermente e guard in basso.
Che diamine?, ringhi Macrone. Hai sentito?.
Giulia si aggrapp al braccio di Catone. Cos? Cosa succede?.
Mentre lequipaggio e gli altri passeggeri della Horus abbassavano gli occhi, su tutta la nave si
diffusero urla di sorpresa e allarme.
Ci siamo arenati, disse Sempronio aggrappandosi al parapetto.
Il capitano scosse la testa. Impossibile! Siamo ancora troppo distanti dalla riva. Conosco bene
queste acque. Non ci sono secche prima di ottanta chilometri. Potrei giurarci. Ad ogni modo...
Guardate! In mare. Il capitano stese un braccio: tutti guardarono in quella direzione e videro che la
superficie dellacqua aveva iniziato a tremolare debolmente. Per un istante che parve dilatarsi
allinfinito il ponte continu a scuotersi e la superficie dellacqua a incresparsi. Molti di coloro che
erano a bordo caddero in ginocchio e iniziarono a invocare gli di. Catone strinse Giulia tra le braccia
fissando nel contempo il suo amico. Macrone fece altrettanto digrignando i denti e serrando i pugni sui
fianchi. Per la prima volta Catone pens di scorgere un barlume di paura nei suoi occhi: anche il suo
commilitone era stupefatto.
Un mostro dei mari, disse Macrone sottovoce.
Un mostro dei mari?
Deve essere per forza cos. Oh, merda, ma perch mi sono lasciato convincere a viaggiare per mare?.
Poi, altrettanto repentinamente, il tremolio cess e la superficie dellacqua torn alla bonaccia
di qualche istante prima. La Horus si sollev dolcemente e scivol sulla tranquilla onda lunga. Per
qualche istante ancora nessuno sulla nave si mosse, n disse nulla, quasi fossero tutti in attesa che lo
strano fenomeno si ripetesse. Giulia si schiar la gola. Pensi sia finito, qualunque cosa fosse?
Non ne ho idea, rispose sommessamente Catone.
Quel breve scambio di battute ruppe lincantesimo. Macrone fece un lungo sospiro per
sciogliere la tensione e il capitano della nave si volt verso il timoniere con espressione minacciosa.
Questultimo aveva mollato la barra dellenorme pala del timone e tremava acquattato sotto il grande
stendardo che sovrastava lasta. La nave aveva gi iniziato a girare lentamente su se stessa, sospinta dal vento.
Per tutti gli inferi! Cosa ti salta in mente?, esplose il capitano. Torna alla tua maledetta
postazione e riportaci in rotta.
Mentre il timoniere si affrettava a riprendere di corsa il timone, il capitano si volt a guardare
torvo gli altri marinai. Rimettetevi al lavoro! Muovetevi.
Gli uomini tornarono riluttanti ai propri posti e sistemarono la vela che era ricaduta sul pennone
nel breve istante in cui la Horus era andata alla deriva; poi il timoniere prese la barra e la nave ristabil
la rotta.
Macrone, nervosissimo, si pass la lingua sulle labbra.  veramente finita?.
Catone batt i piedi a terra per sentire eventuali movimenti del ponte e fiss il mare, di nuovo
calmo come prima che iniziasse il tremore. Sembrerebbe di s.
Siano ringraziati gli di.
Giulia annu e poi spalanc gli occhi quando si ricord della sua ancella rimasta a riposare sulla
stuoia nella piccola cabina che condivideva con la padrona e il senatore. Forse dovrei andare a vedere
come sta Gesmia. Povera ragazza, sar terrorizzata.
Catone la lasci andare e Giulia attravers di corsa il ponte, verso la passerella che conduceva
sottocoperta, dove chi poteva permetterselo aveva preso una cabina. Gli altri passeggeri semplicemente
dormivano sul ponte della Horus.
Quando Giulia si fu allontanata, dalla riva giunse un urlo sommesso e Catone, Macrone e
Sempronio si voltarono di scatto. Nonostante la poca luce, riuscirono a vedere chiaramente alcune
figure allontanarsi a passo malfermo dal casamento degli schiavi. O meglio, da ci che ne rimaneva. Le
mura erano crollate scoprendo le baracche allinterno. Solo due dormitori rimanevano ancora in piedi,
gli altri erano ridotti in macerie.
Per tutti gli inferi. Macrone guardava le rovine. Cosa pu essere successo?
Un terremoto, disse Sempronio. Non pu essere stato nientaltro. Ho gi visto una cosa
simile in passato, quando ero tribuno in Bitinia. La terra trem con un rombo sordo. Continu per
alcuni istanti, degli edifici crollarono. Chi era allinterno rimase schiacciato e sepolto dalle macerie.
Rabbrivid al ricordo. Centinaia di vittime....
Ma se  un terremoto, allora perch lo abbiamo sentito anche noi, qui in mare?
Non so, Macrone. Lopera degli di esula dalla comprensione degli uomini.
Possibile, osserv Catone. Ma di certo se la terra trema abbastanza forte la scossa si propaga
anche in mare, no?
Potrebbe essere cos, concesse Sempronio. Ad ogni modo, noi siamo fortunati: quelli sulla
terraferma avranno sentito tutta la potenza dellira degli di.
Per qualche istante i tre uomini continuarono a osservare gli alloggi degli schiavi ridotti in
rovina che si allontanavano sempre pi mentre la Horus veleggiava via dalla costa. Tra le rovine era
scoppiato un incendio: con ogni probabilit aveva avuto origine nelle cucine dove si stava preparando il
pasto della sera, immagin Catone. Lingue di fuoco si sollevavano nella fioca luce del crepuscolo,
illuminando gli spaventati sopravvissuti. Alcuni di loro cercavano disperatamente di scavare tra le
macerie per liberare chi era rimasto intrappolato. Catone scosse la testa impietosito.
Per fortuna siamo in mare. Non vorrei trovarmi a riva in questo momento. Almeno per questo
dovresti rendere grazie agli di, Macrone.
Davvero?, rispose Macrone sottovoce. Cosa ti fa pensare che gli di abbiano gi terminato
con noi?
Ehi, l sotto!, urlo allimprovviso una voce dallalto. Capitano, guardate!.
La vedetta si reggeva allalbero con una mano e con laltra indicava la costa verso occidente.
A rapporto come si deve!, gli url di rimando il capitano dal ponte. Cosa vedi?.
Ci fu una pausa, poi il marinaio rispose preoccupato. Non lo so, signore. Non ho mai visto
nulla di simile. Una linea, come una muraglia, proprio sul mare.
Che sciocchezza, marinaio!  impossibile.
Lo giuro, signore,  proprio ci che sembra.
Stupido!. Il capitano si diresse sullaltro lato della nave, afferr le funi e inizi ad
arrampicarsi per raggiungere la stazione di vedetta. Stupido che non sei altro, fammi vedere allora
dov questa muraglia!.
Il marinaio tese la mano verso la luce rarefatta del sole che calava allorizzonte. Dapprima il
capitano riusc a vedere ben poco, nonostante tutti i suoi sforzi. Poi, quando i suoi occhi si adattarono
alla flebile luce, riusc a vederlo. Uno scintillio indistinto, un bagliore riflesso lungo la linea
dellorizzonte, al di sopra di una massa scura che si allungava dal mare aperto sino alla costa cretese.
Nel punto in cui la massa lambiva la terra, lacqua ribolliva e schiumava.
Per la madre di Zeus!, mormor il capitano, con lo stomaco stretto in una morsa. Il marinaio
di vedetta aveva detto la verit. Cera una muraglia davanti alla Horus, una muraglia dacqua. Una
gigantesca onda si stava gonfiando lungo la costa proprio in direzione della nave, a non pi di tre o
quattro chilometri di distanza, lanciata verso di loro, pi veloce del pi poderoso dei cavalli
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CAPITOLO DUE
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Unonda?. Catone sgran gli occhi. Quanto  grande?
Grande quanto una dannata scogliera, rispose il capitano. Ed  diretta da questa parte.
Forse dovremmo cambiare rotta, allora, disse Sempronio. Uscire dalla sua traiettoria.
Non c tempo. E in ogni caso, londa  troppo estesa. Non riusciremmo comunque a evitarla.
Il senatore e i due centurioni fissarono per un istante il capitano, poi Sempronio riprese la
parola. Allora, cosa facciamo adesso?
Adesso?, il capitano fece una risata nervosa. Recitiamo le nostre preghiere e ci diciamo
addio per sempre, aspettando che londa ci colpisca.
Catone scosse la testa. No. Deve esserci qualcosa che possiamo fare per mettere in salvo la
nave.
Niente di niente, credetemi, rispose il capitano con tono desolato. Non avete ancora visto
quanto  grossa quella cosa, ma ve ne accorgerete presto.
Tutti si girarono verso lorizzonte e Catone not unombra scura sul bordo del mondo, una
sottilissima linea, per nulla minacciosa, al momento. Continu a fissarla per qualche istante prima di
tornare a guardare il capitano.
Ha affrontato altre tempeste prima di adesso, vero?
Oh, certo. Le tempeste sono una cosa, unonda di marea  tuttaltro. Non abbiamo speranze.
Balle!, ringhi Macrone, afferrando il capitano greco per la tunica con entrambe le mani e
strattonandolo con forza.
C sempre una speranza. Non sono certo sopravvissuto a non so quanti maledetti
combattimenti e ferite per poi morire su questa bagnarola. Allora, io non sono un marinaio. Questo 
lavoro vostro. Avete una situazione pericolosa tra le mani. Risolvetela. Fate tutto il possibile. Mi avete
capito bene?. Scroll il capitano. Dunque?.
Il greco si fece piccolo piccolo di fronte allo sguardo intenso del centurione e annu. Far tutto
ci che posso.
Cos va meglio. Macrone sorrise e moll la presa. Allora, c qualcosa che possiamo fare?.
Il capitano deglut. Se non vi spiace, sarebbe meglio se voi ne rimaneste fuori.
Macrone socchiuse gli occhi. Tutto qui?
Potreste assicurarvi allalbero maestro, o a una delle gallocce, per evitare di essere sbalzati
fuoribordo quando londa ci colpir.
Va bene.
Il capitano si volt per urlare ordini allequipaggio, e i marinai si arrampicarono lesti per
sistemare i terzaroli della randa. A poppa, nel frattempo, il timoniere agiva con forza sulla barra del
timone facendo ruotare la Horus in direzione del sole che tramontava.
Cosa sta facendo?, chiese Sempronio. Quellidiota sta andando dritto incontro allonda.
Catone fece un cenno del capo.  una mossa logica, invece. La prua  la parte pi robusta della
nave: se prendiamo londa di punta, potremmo attraversarla, se proprio non ci riuscisse di cavalcarla.
Sempronio lo guard. Mi auguro proprio che tu abbia ragione, ragazzo. Per il bene di tutti.
Appena il senatore ebbe finito di parlare, Catone ripens a Giulia; si precipit verso la
passerella che scendeva nelle cabine e url a Macrone: Legati allalbero e porta il senatore con te.
Dove stai andando?
A recuperare Giulia e Gesmia. Saranno pi al sicuro sul ponte.
Macrone annu, poi si volt: adesso vedeva distintamente londa che si gonfiava fino a formare
unenorme muraglia in mare aperto, mentre laltra estremit, spumeggiando, si abbatteva lungo la
costa. Fai alla svelta, Catone!.
Catone attravers il ponte di corsa superando con un balzo la piccola rampa di scale. Le cabine
erano poco pi che minuscoli abitacoli, e ospitavano i passeggeri che avevano sborsato le somme pi
alte per il passaggio a Roma. Scost le tende di tela  la cabina non aveva una vera e propria porta  e
infil la testa dentro. Giulia era sul pavimento e teneva Gesmia tra le braccia.
Catone! Cosa sta succedendo?
Ora non c tempo per spiegare. Si avvicin, si chin e la fece alzare. Anche Gesmia si tir in
piedi, aggrappandosi al suo fianco, con gli occhi spalancati per il terrore.
Padrone, ho sentito che c un mostro.
Non c nessun mostro, tagli corto lui, spingendo le donne fuori della cabina, verso la scala
per il ponte. Dobbiamo salire in coperta il pi velocemente possibile.
Giulia incespic su per i gradini. Perch? Cosa sta succedendo?.
Lanciandole una rapida occhiata, Catone rispose: Fidati di me e fa come ti dico.
Uscirono sul ponte e si trovarono davanti a una scena di terrore e caos. Macrone si stava
legando alla base dellalbero maestro, dopo aver assicurato il senatore. Tuttattorno, gli altri passeggeri
e i membri dellequipaggio facevano il possibile per aggrapparsi in qualche modo a una delle strutture
fisse della nave. Il capitano aveva raggiunto il timoniere e si teneva fermamente aggrappato insieme a
lui alla barra, con lo sguardo cupo e fisso avanti a s.
Gesmia si guard attorno terrorizzata. Catone lafferr per un braccio e la trascin bruscamente
verso lalbero. Forza, ragazza! Non abbiamo molto tempo.
Non appena ebbero raggiunto Macrone e Sempronio, Catone spinse a terra Giulia e lancella e
raccolse un capo della corda che Macrone aveva usato per assicurarsi allalbero. Alz lo sguardo e vide
che londa era molto pi vicina, si spostava a incredibile velocit, abbattendosi sulla costa. Poi url alle
donne: Alzate le braccia!.
Avvolse la corda attorno alla loro vita e allasta dellalbero e annod lestremit al cappio che
cingeva il busto di Macrone.
E tu, amico?, Macrone lo guard preoccupato.
Mi serve altra corda. Catone si alz e si guard attorno. Tutte le funi erano state utilizzate.
Poi scorse qualcosa oltre il bordo della Horus, a non pi di una cinquantina di metri di distanza, in
mare. Sulla superficie dellacqua affiorava la punta scintillante di uno scoglio; guard meglio e vide
altri scogli emersi. Pi vicino alla riva sembrava che la corrente si fosse portata via tutta lacqua,
lasciando scoperti il fondale e un vecchio relitto malridotto. Quella scena lo lasci per un attimo
sbigottito, finch lurlo di terrore di un marinaio richiam la sua attenzione sullonda. Tutti quelli che
erano sul ponte la vedevano perfettamente, adesso. Un enorme mostro scuro, una massa di spuma che
puntava dritto verso la Horus, sormontata da una cresta bianca. Davanti al gigante dacqua le
minuscole ali di un gabbiano scintillarono alla luce evanescente del sole, poi luccello spar nellombra
dellonda.
Catone!.
Si volt e vide Giulia che lo fissava, protesa verso di lui nel tentativo di afferrargli la mano.
Catone sapeva di non avere pi tempo per legarsi. Era troppo tardi per lui. Si accasci sul pavimento,
infilandosi meglio che poteva tra Macrone e Giulia, stringendoli per le spalle. La leggera brezza che
fino a quel momento aveva sospinto la nave cal improvvisamente, e la vela si afflosci sullalbero
come pelle cascante, per poi rigonfiarsi dun tratto. Lenorme massa dacqua si sollev immensa
davanti alla nave, pi alta dellalbero stesso, e Catone avvert un nodo allo stomaco, digrign i denti e
con gli occhi semichiusi guard il mostro che avanzava.
Allimprovviso la prua beccheggi e il ponte vacill, laria si riemp di urla e lamenti di terrore,
poi si sent solo il rombo dellacqua che si sollevava impetuosa al di sopra delle fiancate della Horus. I
passeggeri alla base dellalbero si strinsero luno allaltro mentre il ponte si curvava a unangolazione
impressionante e una montagna dacqua si gonfiava al di sopra della nave, schiacciandola. Per un
istante Catone fu sopraffatto dallo sgomento di fronte a quellimponente apparizione, e vide la schiuma
e gli spruzzi che frastagliavano la cima dellonda. Un marinaio ruzzol gi, urlando, poi ammutol
quando si spacc la testa contro un boccaporto. In quel preciso momento la Horus perse la sua vana
battaglia contro londa e inizi a scivolare allindietro. Una cascata dacqua si abbatt sul vascello,
spezzando di netto lalbero maestro circa tre metri sopra le teste dei romani legati ai suoi piedi. Un
attimo prima che le tonnellate dacqua si abbattessero sulla nave come un oscuro diluvio, Macrone url
contro londa: Vaffanculo!.
Poi il mare gli croll addosso. Catone sbatt violentemente la testa contro lalbero e per qualche
istante gli si annebbi la vista. Apr la bocca per urlare ma immediatamente si riemp dacqua salata. Si
sent strattonare da una forza immensa che lo trascinava lontano dallabbraccio dei suoi compagni.
Afferr pi saldamente la corda che cingeva la vita di Giulia, stringendo la spalla di Macrone, lottando
con tutte le sue forze. Quando la nave si ribalt, perse completamente il senso dellorientamento e pot
sentire solo il rombo dellacqua che ribolliva attorno a lui. Qualcosa lo urt, agitandosi freneticamente,
cercando di aggrapparsi a lui, e Catone cap che doveva essere un marinaio. Delle dita gli abbrancarono
il viso e le guance. Temendo di essere ferito agli occhi, fu costretto a lasciare la presa su Macrone e a
reagire, cercando con tutte le sue forze di spingere via quelluomo. Poi unondata dacqua fredda
travolse lui e laltro marinaio, trascinandoli via dalla base dellalbero, risucchiandoli in un vortice
oscuro. Laltro uomo continu a lottare per qualche istante come un animale inferocito per
sopravvivere. Poi si immobilizz, senza vita, e Catone continu a ribaltarsi e a contorcersi, senza sosta,
tenendo la bocca chiusa per trattenere il respiro il pi possibile. Alla fine, quando proprio non ce la fece
pi, apr la bocca, affamato daria, nel disperato tentativo di lenire lincendio che gli ardeva in petto.
Lacqua salata gli scese in gola, gi fin dentro i polmoni, soffocandolo, e cap che sarebbe morto.
Londata di marea pass oltre, lasciandosi dietro un gorgo vorticoso. Lo scafo della vecchia
nave mercantile torn in superficie, circondato dalla schiuma e dallacqua che ribolliva, e galleggi per
un istante su un fianco, scintillando nella luce fioca, prima di raddrizzarsi lentamente. Il parapetto
laterale, e poi il ponte, cercavano faticosamente di fendere la superficie dellacqua, ma della possente
nave rimaneva solo un vago ricordo. La polena raffigurante il dio egiziano era stata divelta e al suo
posto rimaneva solo un moncone scheggiato. Lalbero, la vela e il sartiame si erano persi in mare, come
anche le pale del timone, portandosi dietro capitano e timoniere. Mentre le acque si ritiravano dal ponte
gorgogliando fuori dagli ombrinali, la Horus continu a rollare e per un istante sembr sul punto di
rovesciarsi di nuovo. Poi, allultimo momento, si ferm e si stabilizz: quello che un tempo era stato un
vascello orgoglioso e solido era ormai un relitto galleggiante. Attorno alla Horus fluttuavano i resti
dellalbero spezzato assieme a brandelli di corda. Alcuni corpi tornarono in superficie ondeggiando e
poi rimasero a galla come stracci vecchi.
La testa di Macrone si inclin. Batt le palpebre e apr gli occhi, tossendo e sputando acqua per
liberare i polmoni. Scosse la testa e si guard attorno sul ponte. Altre persone si muovevano, malconce
e intontite, ma vive grazie alle corde che le avevano tenute ancorate alla nave. Macrone rigurgit altra
acqua e sput sul pavimento per ripulirsi la bocca.
Affascinante....
Gir la testa e vide Sempronio che gli sorrise debolmente prima di iniziare a tossire e
sputacchiare acqua a sua volta. Avvertendo un movimento sullaltro lato, Macrone si volt e vide
Giulia che vomitava con il viso irrigidito in una smorfia di dolore.
Tutto bene?
Oh, s, tutto bene, grazie, mormor Giulia, e poi raggel. Catone! Dov Catone?.
Macrone esamin tutto il ponte, ma non vide traccia dellamico. Cerc di mettere ordine nelle
immagini confuse che aveva registrato mentre si trovava immerso nella terribile oscurit del mare. Si
teneva aggrappato a me quando londa ci ha colpiti. Poi... poi non ricordo pi nulla.
Catone!, grid Giulia nel buio, cercando con tutte le sue forze di liberarsi dalla corda che la
teneva ancora legata al moncone dellalbero. Una volta allentato il nodo, Giulia si divincol e si alz in
piedi. Catone! Dove sei?.
Macrone si liber della corda e si sollev davanti a lei. Guard di nuovo in giro per il ponte, ma
di Catone non vi era neanche lombra.
Catone  morto, Giulia.
Morto?, disse lei voltandosi a guardarlo. No, non pu essere morto.
Macrone continu a fissarla impotente, poi fece un gesto circolare indicando il ponte. Qui non
c.
Giulia scosse la testa e si allontan dal centurione, gridando pi che poteva con voce ormai
roca: Catone! Catone! Dove sei?.
Macrone la guard ancora per qualche istante e poi si volt per aiutare il senatore a rimettersi in
piedi.
Grazie, mormor Sempronio. Meglio occuparsi della ragazza, Gesmia.
Macrone annu e fiss lancella. Sedeva accasciata contro la base dellalbero, la testa
ciondolante mentre la nave rollava forte sullonda lunga. Macrone si inginocchi e le sollev
dolcemente il mento. Gli occhi della ragazza erano assenti, fissi nel vuoto. Poi vide il livido scuro che
aveva iniziato a formarsi sulla nuca, perfettamente visibile nonostante la poca luce. Le riabbass il
mento e si alz in piedi, con un macigno nel cuore. Non ce lha fatta. Ha il collo spezzato.
Sempronio sussurr: Povera ragazza.
Morta?. Giulia si volt a guardare. Non pu essere morta. Era legata accanto a me.
 morta, Giulia, ripet teneramente Macrone. Deve averla colpita qualcosa quando londa ci
ha investiti. Un ceppo vagante, forse, o un pezzo dellalbero. Pu essere stata qualsiasi cosa.
Giulia si accovacci davanti alla sua ancella e lafferr per le spalle. Gesmia! Svegliati.
Svegliati, ti ho detto! Ti ordino di svegliarti. Le scosse violentemente le spalle facendole dondolare in
modo raccapricciante la testa. Macrone le si inginocchi di fianco e le prese le mani. Giulia,  morta.
Non pu pi sentirti. Non c nulla che tu possa fare per lei. Fece una pausa e inspir per tenere a
freno le emozioni. E non puoi fare nulla neanche per Catone.
Giulia gli rivolse uno sguardo rabbioso, poi qualcosa cedette dentro di lei e scoppi in un
profondo pianto disperato, coprendosi il volto con le mani. Macrone, esitante, le mise un braccio sulle
spalle e tent di trovare delle parole di conforto. Ma non vi riusc, e rimase seduto con lei mentre il
buio si infittiva, inghiottendo la nave. Ora che londa era passata e si dirigeva verso la costa, il mare era
tornato alla solita calma. Alla fine Macrone si rimise in piedi e diede uno strattone alla manica della
tunica di Sempronio.
Dovete prendervi cura di lei, Sempronio.
Cosa?. Il senatore aggrott la fronte, intontito per londa, incredulo di essere ancora vivo. Poi
guard la figlia e annu. Gi, hai ragione. Mi prender cura di lei. E adesso, Macrone?
Cosa?
Dicevo, cosa faremo adesso?.
Macrone si gratt il mento. Intanto dovremo cercare di tenere la nave a galla per la notte,
credo. E domattina vedremo come stanno le cose.
Tutto qui?.
Macrone fece un profondo respiro. Non sono un marinaio, dannazione. Sono un soldato, ma
far quello che posso. Meglio cos?.
Mentre il senatore si metteva a sedere e abbracciava la figlia, Macrone si raddrizz e url alla
ciurma: In piedi, stupidi bastardi! Da questa parte, da me, alla svelta. Abbiamo una maledetta nave da
salvare!.
Mentre gli uomini uscivano dalloscurit e iniziavano a trascinarsi verso di lui, Macrone guard
al di sopra delle loro teste sperando ancora di veder spuntare Catone tra le ombre, vivo e vegeto. Ma tra
i sopravvissuti, spaventati e storditi, che si stavano raggruppando attorno a ci che rimaneva
dellalbero, Catone non cera
...
.
...
CAPITOLO TRE
...
.
...
Il vostro capitano  morto, li inform Macrone. E anche il timoniere. Chi segue nella
gerarchia di comando?.
I membri dellequipaggio si scambiarono qualche rapida occhiata e poi un uomo anziano si fece
avanti. Sarei io. Primo ufficiale di bordo.
Sai gestire la nave?
Suppongo di s. Mi dividevo i compiti di supervisione con il capitano. Be, almeno lo facevo
fino a che....
Luomo indic la poppa e scroll le spalle. Macrone si rese conto che luomo era ancora
sconvolto: non poteva fare affidamento su di lui.
Va bene, allora. Per il momento prender io il comando. Una volta che la nave sar di nuovo
sicura in navigazione subentrerai tu come capitano, daccordo?.
Lufficiale alz le spalle, rassegnato. Macrone guard il ponte e vide una piccola onda che si
infrangeva contro il fianco della nave resa ormai ingovernabile dallacqua imbarcata. La prima cosa
da fare  alleggerire la nave. Voglio che tutti i passeggeri e lequipaggio inizino a gettare in mare il
carico. Una volta che saremo risaliti di livello, potremo iniziare a buttare fuori lacqua.
Con che cosa dobbiamo iniziare?, chiese il primo ufficiale.
Con tutto quello che trovate a portata di mano. Aprite quel boccaporto e mettetevi al lavoro,
subito.
Le assi del boccaporto si erano spaccate quando la nave si era rovesciata, sballottando il carico
nella stiva. Sciolte le funi, Macrone e gli altri tirarono via con forza le tavole rotte gettandole in mare.
Le ultime luci del giorno stavano velocemente svanendo quando Macrone si sporse oltre la mastra e
guard allinterno della stiva. In origine era stato seguito un ordine preciso nel caricare le merci, ma
ormai non ve ne era pi traccia nellammasso confuso di anfore rotte, sacchi di grano e balle di altri
materiali. E sotto a tutto si udiva lo sciabordio dellacqua di mare.
Bene, mettiamoci al lavoro, ordin Macrone. Afferrate tutto quello che trovate e gettatelo
fuori. Indic i quattro marinai pi vicini. Voi quattro, scendete nella stiva. Voialtri prendete quello
che vi passano e buttatelo via.
Gli uomini scavalcarono la mastra e si calarono cautamente nella stiva, stando bene attenti a
dove mettevano i piedi. Macrone individu alcune piccole casse di legno in cima alla pila. Prendete
quelle prima di tutto.
Quando la cassa fu issata in coperta, il primo ufficiale la guard e deglut nervosamente.
Signore, quella non la possiamo gettare in acqua.
Eh? E perch no?
Quelle casse sono di propriet del senatore romano. Contengono spezie rare. Sono merce di
valore.
Oh, che peccato, rispose Macrone. Adesso prendi questa cassa e sbarazzatene.
Lufficiale scosse la testa. No. Non mi prender una simile responsabilit.
Macrone si chin sospirando, sollev lui stesso la cassa, si avvicin al parapetto e la gett in
mare. Poi si volt di nuovo verso lufficiale e non pot fare a meno di sorridere quando vide la sua
smorfia di puro orrore.
Ecco fatto. Visto? Non  poi cos difficile. Tutti al lavoro, adesso. Non me ne frega niente se
c roba di valore. Finir tutto in mare. Ci siamo capiti?.
I marinai allinterno della stiva si misero al lavoro, issando le merci sul ponte dove i loro
compagni se ne sbarazzavano immediatamente. Macrone torn quindi dallufficiale e gli disse a voce
bassa: Adesso, se non hai nulla in contrario, penso proprio che dovresti darmi una mano per salvare la
tua dannata nave.
Lufficiale studi il volto terribilmente serio del centurione, fece un rapido cenno del capo e poi
salt gi nella stiva per aiutare gli altri.
Cos va meglio, annu Macrone.
Mentre altre casse e balle marce venivano issate sul ponte, Sempronio e la figlia si avvicinarono
a Macrone.
Il senatore si schiar la gola. Possiamo esser daiuto?
Certamente. Pi mani ci sono, meglio . Se vi sembra che i marinai battano la fiacca,
prendeteli a calci. Dobbiamo alleggerire la nave il pi velocemente possibile.
Ci penso io.
Grazie, senatore. Macrone si volt poi verso la figlia. Tu, Giulia, faresti meglio a metterti a
poppa.
Giulia sollev il mento con aria di sfida. No. Anchio posso fare qualcosa.
Macrone inarc un sopracciglio. So quanto Catone significasse per te, Giulia.  stata una
terribile perdita, per cui ritengo sia meglio lasciarti in pace. Tanto pi che questo  un lavoro da
uomini. Senza offesa, ma finiresti solo per essere dintralcio.
Oh, davvero?, rispose lei socchiudendo gli occhi. Poi si lasci scivolare dalle spalle la
sopravveste inzuppata, che fin a terra con un tonfo. Si chin, si cal nella stiva e sollev una cassa con
un grugnito, passandola poi agli uomini che si trovavano sul ponte. Macrone la guard e scroll le
spalle.
Come preferisci, allora, disse, irrigidendosi. Io intanto vado a occuparmi dei morti.
Perch?. Sempronio lo fiss. Non c tempo per i riti funebri, non pensi?
Dobbiamo alleggerire la nave. Devono essere gettati in mare assieme al carico, spieg
gentilmente Macrone. Ho una certa familiarit con la morte, per cui lasciate che me ne occupi io.
In mare?. Sempronio lanci unocchiata verso il moncone dellalbero, dove era ancora
accasciato il corpo di Gesmia. Anche lei?
S, Sempronio. Macrone annu tristemente. Anche lei.
Che peccato, disse in tono meditabondo Sempronio, guardando il corpo. Una vita spezzata
cos presto.
Ha vissuto pi di molti altri. E la sua morte non  stata poi cos terribile. Macrone ripens
allassedio della cittadella di Palmira dove aveva conosciuto Gesmia. Se la cittadella fosse caduta, lei e
tutti gli altri che la difendevano sarebbero morti dopo aver subito atroci torture e stupri. Il senatore,
per, aveva ragione: la vita di Gesmia era stata interrotta troppo presto, proprio quando poteva
finalmente sperare di ottenere un po di felicit. Macrone attravers il ponte e si chin, sospirando. La
ragazza era ancora legata allalbero con una corda attorcigliata alla vita; il centurione estrasse il
pugnale e con un rapido movimento seg la grossa fune, lasciando poi ricadere le due estremit ai lati.
Rinfoder la lama, pass le mani sotto il corpo e lo sollev. La testa di Gesmia si adagi sulla sua
spalla, quasi fosse addormentata, e Macrone si diresse a passo veloce verso il parapetto, sollevandola.
La guard per unultima volta e poi la butt in mare, lasciandola cadere con un tonfo. I capelli e
le vesti si gonfiarono, poi unonda leggera sospinse il corpo facendolo urtare contro lo scafo e lo
trascin via. Macrone sospir e si volt subito per prendere il cadavere successivo. Ne rimanevano solo
tre; tutti gli altri erano dispersi, come Catone, scaraventati in mare quando londa titanica aveva
investito la Horus. Macrone si ferm un istante e ripens ancora una volta al suo amico: Catone era la
cosa pi vicina a una famiglia che lui avesse al mondo e negli anni in cui avevano combattuto fianco a
fianco aveva finito per considerarlo un fratello. E ora era morto. Macrone sent un debole offuscamento
al cuore. Sapeva che il vero dolore sarebbe arrivato in seguito, quando avrebbe avuto tempo per
pensare.
Povero Catone, lacqua non gli  mai piaciuta....
Sconsolato, scroll la testa, voltandosi poi per prendere lultimo corpo, un mercante magro e
basso salito a bordo a Cesarea. Sollev il corpo con un grugnito e lo scaravent pi lontano che pot
prima di tornare verso il boccaporto, con lintenzione di dare una mano agli altri.
Il dolore che gli bruciava i polmoni dur uneternit; poi, mentre gli si annebbiava sempre pi
la vista, Catone si accorse di una macchia pi chiara nellacqua nera che lo circondava. Scalci con
tutte le forze che ancora gli rimanevano e il cuore gli si gonfi di speranza quando il chiarore divenne
pi intenso: si rese conto che stava risalendo in superficie. Poi, quando il dolore stava diventando
insopportabile, fino al punto che rischiava di perdere i sensi, un rumore esplosivo gli squass le
orecchie e rispunt in superficie. Con un colpo di tosse rigurgit lacqua che aveva nei polmoni,
boccheggiando per il dolore senza smettere di scalciare, nel tentativo di rimanere in superficie.
Per qualche istante riusc a respirare solo a rantoli irregolari. Le onde lo colpivano in faccia,
aveva la bocca piena di acqua e terribili attacchi di nausea. Non riusciva a smettere di sputare. Il
bruciore agli occhi era tremendo, era costretto a tenerli chiusi mentre si sforzava di rimanere a galla. La
tunica e le calzature militari zuppe lo appesantivano. Si rese conto che se avesse avuto vesti pi pesanti
sarebbe sicuramente affogato. Lentamente riusc a riprendere fiato e poi, quando il cuore smise di
martellargli nelle orecchie, apr gli occhi sbattendo le palpebre e si guard attorno.
Dapprima non vide altro che acqua, poi gir la testa e scorse la costa cretese. Sembrava lontana
chilometri, dubitava di avere la forza per percorrere a nuoto quellenorme distanza. Poi qualcosa lo
colp sul fianco e Catone si gir su se stesso, in preda al panico. Un moncone dellalbero della nave,
con un brandello di vela e ciuffi di cordame, gli galleggiava accanto. Lafferr, vi appoggi sopra un
braccio e fece un pesante respiro di sollievo. Mentre le onde lo sballottavano qua e l, osserv la zona
circostante. Il mare era cosparso di macerie della Horus e di cadaveri.
Per un attimo lo colse il terribile pensiero che potesse essere lunico sopravvissuto. Tutti gli altri
dovevano essere affogati quando londa aveva investito la nave facendola inabissare. Macrone... Giulia,
suo padre, Gesmia, tutti morti, pens in preda a un cieco terrore, con lanimo stravolto da un
insopportabile dolore.
Unennesima onda lo sollev e fu in quel momento che Catone vide la nave, o almeno ci che
ne rimaneva. Lo scafo galleggiava a una certa distanza da lui, molto basso nellacqua. Lalbero e il
dritto di poppa erano stati divelti e sbalzati in mare, e nella fioca luce del sole che tramontava Catone
riusc solo a scorgere un pugno di sagome intontite che si trascinavano faticosamente sul ponte. Tent
di lanciare un urlo, ma dalla sua gola usc fuori solo un lamento gracchiante prima che una piccola
onda gli riempisse dacqua la bocca. Sput, cerc di urlare ancora, e poi annasp, tentando di
respingere la disperazione mentre il sole moriva. Dalla nave non potevano vederlo. E in ogni caso
erano troppo presi dai loro problemi per mettersi a cercare sopravvissuti in mare. Trem. Lacqua del
mare era gi molto fredda, non sarebbe mai riuscito a superare la notte.
Si aggrapp meglio al pezzo di legno e inizi a spingersi verso la nave. Era una fatica immane,
ma la forza della disperazione gli dava lenergia necessaria per continuare a muovere i piedi e nuotare
tra le onde in direzione della Horus. Gli sembrava di avanzare pianissimo e temette che di l a poco il
buio lavrebbe sorpreso facendogli perdere di vista la nave.
La distanza si riduceva gradualmente e sebbene sul mare fosse ormai calata la notte, in cielo le
stelle splendevano abbastanza da far risaltare la sagoma scura della nave contro le onde nere
dellacqua. Catone tent di nuovo di chiamare, ma il suo flebile grido fu soffocato dal rumore delle
onde che sciabordavano contro la fiancata della nave. Non lontano dalla Horus, urt contro una cassa di
legno che galleggiava quasi completamente sommersa dallacqua. La spinse via e continu ad
avanzare. Sopra di lui apparvero due figure che grugnivano per lo sforzo armeggiando con unanfora.
Al mio tre, borbott una voce e gli uomini iniziarono a far oscillare lanfora avanti e indietro.
Catone riconobbe benissimo la voce, ed era quasi sul punto di gridare un saluto. Ma lurlo gli mor in
gola quando si rese conto che quellenorme giara gli sarebbe finita proprio addosso.
Fermi!. Alla fine trov la forza per lanciare un richiamo che gli squarci la gola. Sollev una
mano facendo dei segnali convulsi per attirare lattenzione. Mettete gi quella dannata anfora!.
Ma cosa accidenti...?, sent la voce di Macrone. Catone? Sei tu?
S... S. Ma adesso mettete gi quella maledetta cosa prima di lanciarmela in testa!.
Cosa? Oh, s. Macrone si volt verso laltro uomo sul ponte. Ehi, piano. Abbassa lanfora,
con cura. Catone, resta l. Prendo una corda.
E dove accidenti vuoi che vada?, brontol Catone.
Un istante dopo la sagoma scura di Macrone riapparve sul parapetto e una corda cadde
rumorosamente in acqua.
Le dita congelate di Catone lottarono per trovare la cima. Quando finalmente lebbe afferrata, si
tenne attaccato pi forte che poteva e a denti stretti borbott: Pronto.
Con un grugnito di sforzo, Macrone inizi a issarlo fuori dellacqua e quando il giovane
centurione fu abbastanza vicino, allung un braccio e lo afferr per la tunica, tirandolo a bordo. Catone
atterr sul ponte con un tonfo e si accasci contro il parapetto, ansimando per lo sforzo della nuotata e
tremando per il vento freddo che aveva iniziato a spazzare il ponte. Macrone non riusc a trattenere un
sorriso tetro.
Ti trovo bene. Sembri un ratto mezzo affogato.
Catone si accigli: Mi riesce difficile cogliere il lato umoristico della nostra situazione.
Forse non ti stai sforzando abbastanza.
Catone scosse la testa ed ebbe un sussulto quando guard il ponte, esaminando i danni che la
nave aveva subito e quelle poche figure che si affaccendavano attorno al portello della stiva.
Giulia... dov Giulia?
 salva, amico. E anche suo padre. Macrone fece una pausa e si schiar la gola. Gesmia,
invece,  andata.
Andata?
Morta. Le si  spezzato il collo quando la nave si  rovesciata. Abbiamo perso parecchi
passeggeri e membri dellequipaggio. Molti sono stati sbalzati in mare. Gli altri uccisi o feriti dagli
equipaggiamenti della nave slegati.
Allora Giulia  salva, mormor tra s e s Catone, provando un incredibile sollievo. Respir
profondamente per calmare il suo cuore impazzito e sollev lo sguardo su Macrone. Pensa che io sia
morto?.
Macrone annu. Si  fatta coraggio, ovviamente. Del resto,  la figlia di un senatore. Ma se
vuoi andare a tranquillizzarla, datti una mossa, cos poi cerchiamo di rimettere in sesto questa carretta
prima di finire tutti in pasto ai pesci.
Catone si alz faticosamente in piedi. Dov ora?
Nella stiva. Sta dando una mano a sbarazzarci del carico. Non guardarmi cos, ha fatto tutto di
testa sua. Allora, Macrone si volt verso il marinaio pi vicino, dammi una mano con questa, tu.
Lasciando Macrone e laltro uomo alle prese con lanfora, Catone attravers il ponte in
direzione del portello della stiva. Avvicinandosi, vide Sempronio che lo guardava. Il senatore sfoder
un largo sorriso.
Bene! Ti avevo dato per spacciato, centurione.
Catone afferr la mano che il senatore gli stava offrendo e gli strinse il braccio. Lanziano
romano lo guard per un istante e poi disse teneramente:  bello rivederti, ragazzo mio. Ho temuto il
peggio.
Anchio, rispose Catone con un filo di voce. A quanto sembra, per, gli di non hanno
ancora finito con me.
Gi, sembra proprio cos. Non appena raggiungeremo la terraferma, offrir un sacrificio alla
dea Fortuna.
Grazie, senatore, annu Catone, e poi sbirci gi nella stiva. Nonostante loscurit, individu
immediatamente Giulia. Era china su una balla inzuppata piena di tessuti pregiati e tentava di
sollevarsela sulle spalle.
Chiedo scusa, disse, lasciando andare la mano del senatore; salt nel boccaporto e atterr
molto vicino a Giulia, girata di spalle. Si sporse in avanti per aiutarla, sfiorandole un braccio. Giulia
fece un passo indietro e gli diede uno strattone.
Ce la faccio da sola!.
Lascia che ti aiuti, Giulia.
Lei rimase immobile un istante, poi con un sussurro, senza neanche girare la testa, rispose:
Catone?
S.
Lei lasci andare la balla e si gir, abbracciandolo. Catone! Oh, Catone... pensavo.... Lo
guard dritto negli occhi, con le labbra che tremavano. Poi affond il viso nel petto bagnato di lui e gli
strinse la tunica con i pugni chiusi. Catone la sent sussultare e ud un singhiozzo. Allora lallontan
dolcemente da s per guardarla meglio.
Va tutto bene, Giulia. Shhh, amore mio. Non c pi motivo di piangere, sono vivo.
Lo so, lo so, ma pensavo di averti perso per sempre.
Veramente?. Catone sollev un sopracciglio. Era un vero e proprio miracolo che fosse
sopravvissuto allurto dellonda. Si sforz di sorridere. Ci vuole ben altro che una dannata onda per
farmi fuori.
Giulia lasci la presa e gli diede dei piccoli pugni sul petto. Non farmi mai pi una cosa
simile.
Te lo prometto. Sempre che non ci ricapiti unaltra onda come questa, almeno.
Catone!, ringhi Giulia. Finiscila!.
Un sonoro colpo di tosse li interruppe. Si voltarono e videro Macrone, con le mani sui fianchi,
che guardava gi nella stiva con un sorriso divertito. Se avete finito, voi due, pensate che potremmo
tornare al lavoro?.
Trascorsero le prime ore della notte a sbarazzarsi di tutta la merce che riuscirono ad afferrare.
Mano a mano che i sopravvissuti scendevano in basso nella stiva  dove erano stati caricati i pezzi pi
pesanti  il lavoro si faceva pi faticoso. Gran parte delle merci era stata sbalzata via dalla posizione di
carico e scaraventata alla rinfusa contro lo scafo o contro lo sportello della stiva. Pian piano per la
Horus inizi a risollevarsi, con gran sollievo di tutti gli uomini a bordo: pi svuotavano, pi capivano
che la nave aveva imbarcato davvero parecchia acqua.
Quando ci saremo liberati di un altro po di carico, potremo iniziare a buttare fuori lacqua,
decise Macrone. Ci aiuter a rimanere a galla.
Il primo ufficiale si gratt il mento. S, lo spero.
Macrone si volt verso di lui lanciandogli unocchiata irritata. Qualche problema?
Certo. Lufficiale sembrava sorpreso. Quando la Horus si  rovesciata sul fianco, il carico si
 completamente spostato. Siamo stati fortunati che si sia raddrizzata, molto fortunati. Il fatto che
galleggi ancora  segno che  stata costruita bene, ma avr sicuramente riportato gravi danni. Alcune
giunture potrebbero essersi deformate e probabilmente stiamo gi imbarcando acqua.
Macrone scroll le spalle. E allora dovremo semplicemente sgottare lacqua pi rapidamente
di quanto non entri.
Ci possiamo provare.
Provarci un corno, dobbiamo riuscirci, disse Macrone con tono deciso.
Il primo ufficiale annu leggermente. Se lo dici tu. Appena sar possibile dovr scendere nella
stiva per verificare se ci sono delle falle. In tal caso cercher di chiuderle, se ci riesco.
Perch non possiamo farlo adesso?
Ci sono ancora troppe merci libere, centurione. La marea si sta alzando e non ho nessuna
voglia di finire schiacciato o sepolto vivo l dentro se la Horus dovesse inclinarsi troppo velocemente.
Dobbiamo prima tirar fuori pi carico possibile.
Mi sembra giusto. Quando sar possibile entrare, ti dar una mano io. Macrone esamin il
ponte e pos lo sguardo sul moncone dellalbero distrutto. Credo proprio che ci sia dellaltro.
Vale a dire?
Magari riusciremo a tenere a galla la nave, ma come faremo poi a farla navigare?.
Il primo ufficiale indic unasta assicurata lungo una fiancata. Dovremo improvvisare un
albero di fortuna. Davanti c del cordame di scorta e una vecchia vela. Poi bisogner anche attrezzare
un timone nuovo e una barra usando il legno che rimane del portellone della stiva. Dovrebbe bastare,
ma la nave sar comunque molto lenta e dubito che riusciremo a resistere a una tempesta. Rabbrivid.
Basterebbe unonda  anche se fosse solo la met di quella che ci ha colpiti  per distruggerci.
Ci faremo bastare quello che abbiamo. Non appena riusciremo a muoverci, ci dirigeremo verso
il pi vicino porto cretese.
Il primo ufficiale riflett un istante e annu. Penso che Matala sia lopzione migliore.
E Matala sia, allora. Adesso rimettiamoci al lavoro.
Non appena lufficiale ebbe la certezza che la stiva fosse sufficientemente sicura, scavalc con
molta attenzione il carico che rimaneva e avanz a fatica verso lo scafo. Macrone si cal dietro di lui e
lo segu, portandosi dietro una sacca di strisce di vecchia tela incatramata. Nella stiva filtrava a
malapena un po della luce delle stelle, e lincessante scricchiolio delle travi e lo scrosciare dellacqua
sulle fiancate non facevano che aumentare la tensione.
Da questa parte, gli disse lufficiale. Resta vicino a me.
Lo far, non preoccuparti.
Lufficiale inizi a muoversi verso la parte anteriore, avanzando piano sulle travi di legno dello
scafo. Poi torn verso poppa, cercando a tastoni eventuali falle. Di tanto in tanto si fermava per
esaminare meglio, chiedeva una striscia incatramata a Macrone e i due poi si accovacciavano insieme
nellacqua fredda e tentavano di infilare, come meglio potevano, la tela nei piccoli squarci che si erano
aperti tra le giunture. Doppiarono la poppa e tornarono a prua, e trovarono alla cieca lo sportello della
stiva. Poi Macrone risal la scaletta a pioli che conduceva sul ponte e si accasci a terra, infreddolito ed
esausto.
Baster a tenere fuori lacqua?, chiese poi allufficiale.
Di sicuro  meglio di niente. E comunque  il massimo che possiamo fare per ora. Una volta
approntato il nuovo albero, dovremo organizzare due turni per buttare fuori lacqua.
Perfetto. Io ne guider uno, Catone si occuper dellaltro. Voglio che dedichi tutta la tua
attenzione a un unico compito: tenere a galla la nave e portarci a destinazione.
Il primo ufficiale fece un profondo sospiro. Far del mio meglio, centurione.
Certo che lo farai. Se la nave affonda e anneghiamo tutti, ti strapper le budella e ci far dei
gambali, disse, e gli diede una pacca sulla schiena. Alziamo questalbero, adesso.
Con laiuto degli ufficiali romani, i marinai slegarono lasta e posizionarono unestremit
contro il moncone dellalbero distrutto. Dopodich, tirando quattro funi legate in cima, Macrone e altri
cinque uomini la issarono. Nel frattempo, mentre Catone supervisionava le due squadre di uomini che
tiravano le funi, il primo ufficiale e due robusti marinai tenevano la base ben ferma. Lasta sal
lentamente in posizione verticale contro il moncone dellalbero, mentre Macrone e gli uomini della sua
squadra tendevano al massimo le altre due funi per stabilizzarla. A quel punto il primo ufficiale e i suoi
uomini assicurarono velocemente lasta allalbero, avvolgendola poi con altre corde, il pi stretto
possibile, finch non furono certi che fosse ben ferma e salda. Per preparare sartie e vele usarono i remi
ricurvi della nave legati insieme: un compito estenuante, che non lasci nemmeno un attimo di respiro
alla squadra. Alla fine presero la vecchia vela da un cassone e la legarono allasta. Abbassarono in
acqua il timone improvvisato a poppa e assegnarono a un marinaio il compito di tenere la barra prima
che la vela fosse accuratamente issata.
Sotto lo sguardo apprensivo del primo ufficiale, una leggera brezza gonfi la vela facendola
sbattere con una serie di colpi sordi. Poi luomo diede un ordine e la Horus inizi a solcare la dolce
marea, proprio quando sulla linea dellorizzonte apparivano le prime luci dellalba. Chi non aveva un
compito da svolgere si era disteso in coperta per riposare un poco. Il senatore Sempronio accarezzava
teneramente la testa e le spalle di sua figlia, riparandola con il proprio mantello. Quando lufficiale di
bordo fu sicuro che la nave fosse in grado di tenere il mare, nonostante le superficiali riparazioni fatte
durante la notte, and a fare rapporto a Macrone e Catone.
Stiamo seguendo la linea della costa e dovremmo raggiungere Matala prima della fine della
giornata. L potremo fare scalo per le riparazioni.
Ottimo lavoro. Macrone sorrise. Sei stato bravo.
Troppo stanco per fingere modestia, il primo ufficiale si limit a fare un cenno con la testa
prima di ritornare a poppa per dare istruzioni alluomo che stava al timone. Macrone si strofin le mani
con lo sguardo fisso verso lalba che spuntava. Hai sentito? Sani e salvi sulla terraferma prima di
sera.
Catone non rispose. Guardava la linea della costa in lontananza. Dopo un istante, incurv le
spalle e si pass una mano sul collo. Sani e salvi? Me lo auguro vivamente.
Macrone si accigli. Cosa c adesso? Non ti basta aver salvato la pelle?
Oh, al contrario, mi basta eccome. Catone si sforz di sorridere. Il fatto  che se quellonda
 quasi riuscita a distruggere la nave, solo gli di sanno cosa pu aver fatto allisola di Creta...
...
.
...
CAPITOLO QUATTRO
...
.
...
Quando la Horus lentamente doppi il promontorio, i passeggeri ebbero un primo assaggio
della devastazione che londa gigantesca aveva inflitto alla citt portuale di Matala. Magazzini e pontili
erano stati completamente distrutti, ridotti in mille pezzi sparpagliati sul fianco della montagna;
lagglomerato di piccole case addossate le une alle altre era crollato, schiacciato dallonda. Su entrambi
i lati della baia, gli scogli erano disseminati di imbarcazioni da pesca piccole e grandi. La devastazione
continuava anche nellentroterra, ben oltre il segno lasciato dallacqua: edifici grandi e piccoli erano
stati rasi al suolo, come se un titano li avesse schiacciati con il suo enorme piede. In alcune zone
interne infuriavano gli incendi e nere colonne di fumo salivano vorticosamente nel cielo del tardo
pomeriggio. Tra le macerie, solo un pugno di disperati: alcuni smuovevano i detriti in cerca dei propri
cari e dei pochi averi rimasti, altri erano semplicemente seduti con gli occhi fissi nel vuoto, in stato di
shock.
Macrone deglut. Cosa accidenti  successo qui?
Londa, rispose Giulia, deve aver distrutto il porto prima di arrivare da noi.
Non  stato solo quello. Catone scroll la testa. Londa si  abbattuta sulla terraferma fino a
un certo punto, oltre il quale sono comunque visibili molti danni. Si volt verso il senatore. Sembra
quasi opera di un terremoto simile a quello in Bitinia di cui ci avete raccontato.
Sempronio continu a fissare ancora per qualche istante la scena davanti ai loro occhi prima di
rispondere. Questo  peggio, molto peggio. Non ho mai visto nulla di simile.
Continuarono a osservare la devastazione mentre la Horus entrava nella baia. Nonostante le
riparazioni della notte precedente, la nave non aveva mai smesso di imbarcare acqua e, a intervalli
regolari, i membri dellequipaggio e i passeggeri sopravvissuti avevano formato una catena umana
dandosi il cambio per buttarla fuori dello scafo. Per tutta la giornata, il livello dellacqua nella stiva non
aveva fatto altro che salire pian piano: il vascello ondeggiava pesantemente, rendendo ancora pi
difficoltosa la sua gi lenta andatura. Alla fine, la nave procedeva praticamente a passo duomo.
Il primo ufficiale guard in basso e not una macchia scura di rocce sommerse che sporgevano
oltre il promontorio. Si raddrizz e indic una striscia di sabbia bianca e pietrisco che si allungava da
sotto la scogliera sul versante opposto della baia. Faremo incagliare la nave l. Non credo che rimarr
a galla ancora per molto, centurione, spieg. Una volta incagliati, avremo maggiori possibilit di
salvarla, assieme a quel poco che rimane del carico.
Va bene, approv Catone. Dubito, comunque, che avremo modo di farla riparare in questo
porto, per il momento. Anzi, se  per questo, probabilmente in nessun altro porto su questo lato
dellisola. Troveremo sicuramente anche altrove la stessa distruzione.
Lo pensi veramente?, disse Giulia con unespressione sorpresa.
Hai visto tu stessa londa. Pensi che qualcosa possa aver bloccato la sua furia? Non mi
sorprenderebbe se fosse arrivata fino in Siria prima di smorzarsi completamente. Catone punt un dito
in direzione della riva. Londa e il terremoto avranno sicuramente distrutto quasi tutto. Ripens al
campo degli schiavi che avevano visto crollare il giorno precedente. Potrebbero esserci centinaia,
forse migliaia, di morti, e sembra che non sia rimasto in piedi neanche un edificio. Chiss cosa
troveremo a riva. Probabilmente il caos, il caos pi totale.
Ma dobbiamo far riparare la nave, incalz Giulia. Per poter tornare a Roma. Se tutte le altre
navi sono andate distrutte, almeno questa dobbiamo ripararla.
E chi la riparer?, chiese Catone. Il porto  un ammasso di macerie, le officine sono state
distrutte ed  probabile che londa abbia colto di sorpresa e ucciso anche la maggior parte dei
carpentieri.
Giulia riflett un istante. E allora cosa faremo?.
Catone si pass le dita tra i capelli incrostati di sale. Si sentiva esausto. Andremo a riva e
scopriremo chi ha assunto il potere adesso. Forse quando sapranno che con noi c tuo padre, ci
daranno aiuto e riparo.
Riparo?, Macrone fece una lugubre risata. Questa  buona. Quale riparo? A quanto vedo,
pochissime abitazioni sono rimaste in piedi, e quasi tutte sono semplici capanne.
Vero, disse Catone, ma quando ho detto riparo, mi riferivo anche a unaltra cosa.
Vale a dire?
Pensaci, Macrone. Lisola  stata messa sottosopra. Hai visto tu stesso cosa  successo al
campo degli schiavi ieri. Quella gente adesso  libera. E immagino che lo stesso sia capitato a ogni altra
propriet. Probabilmente staranno tutti cercando cibo e un luogo sicuro per superare il disastro. Ben
presto saranno disposti a tutto pur di salvarsi la vita, anche a prendere le armi. Dobbiamo cercare
protezione da qualche parte oppure organizzarci da soli. Almeno fino a che non arriveranno i soccorsi e
non sar ristabilito lordine.
Macrone gli rivolse unocchiata amara. Per tutti gli di, Catone, sai proprio come far tornare il
buonumore tu, eh?!  un miracolo se non siamo annegati e tu gi pensi al peggio.
Scusami.
Macrone guard Giulia. Sei proprio sicura di voler diventare la moglie di un centurione che
vede sempre lanfora mezza vuota?.
Giulia non rispose, ma si avvicin a Catone e gli strinse il braccio.
Sotto il comando del primo ufficiale, la Horus entr nella baia in direzione della striscia di
sabbia sulla quale, man mano che si avvicinavano alla riva, scorsero un sottile strato di resti sparsi.
Cerano corpi senza vita tra pezzi di legno scheggiati e arbusti spezzati. La nave continu a far rotta
verso la riva, mentre il primo ufficiale osservava costantemente lacqua per valutarne la profondit.
Quando la scogliera si profil davanti a loro, la nave sband leggermente, poi Catone non avvert pi
nessun movimento.
Mollare le scotte!, url il primo ufficiale allequipaggio. Dopodich, mentre la vela
ondeggiava per la dolce brezza, luomo fece un breve respiro e url un altro ordine: Ammainare la
vela!.
Gli uomini sciolsero le funi che assicuravano lalbero di fortuna e abbassarono cautamente asta
e vela sul ponte. Poi, sopraffatti dalla stanchezza e dalla tensione delle ore disperate della notte
precedente, e dei turni per buttare fuori lacqua, i marinai si misero a riposare.
Adesso cosa facciamo?, chiese Giulia.
Facciamo?, rispose Macrone voltandosi verso di lei. Voglio che tu e il resto dellequipaggio
e dei passeggeri rimaniate qui, Giulia. Nel frattempo, io, Catone e tuo padre andremo a Matala per dare
unocchiata.
Vengo con voi.
Con tutto il rispetto, Giulia, ma tu non verrai. Almeno fino a quando non avremo la certezza
che la zona  sicura.
Giulia si accigli e guard Catone. Portami con te.
Non posso, rispose Catone. Macrone  lufficiale di grado pi elevato e se lui ti dice di
rimanere, tu devi obbedire.
Ma Catone....
Ha ragione, figlia mia, intervenne Sempronio. Devi rimanere qui. Solo per ora. Noi
torneremo presto, te lo prometto.
Giulia guard il padre negli occhi e dopo un istante annu. Va bene, ma cercate di non correre
rischi.
Staremo attenti, Giulia, rispose Macrone. Andiamo, Catone, prendiamo il nostro
equipaggiamento dalla cabina.
Equipaggiamento?
Si  salvato quasi integralmente, ho controllato, aggiunse Macrone. Se le prospettive sono
quelle che hai dipinto tu prima, mi sento pi sicuro a scendere a terra armato.
Poco dopo, i due centurioni e il senatore scesero nellacqua bassa saltando gi dalla passerella
di imbarco a prua. Il primo ufficiale della Horus aveva ordinato a due uomini di prendere lancora e di
trascinarla a una certa distanza lungo la striscia di sabbia, prima di conficcarla in profondit. Quando i
romani raggiunsero la riva e superarono il tratto di ciottoli per metter piede su un terreno pi compatto
e stabile, il primo ufficiale stava verificando che lancora fosse saldamente piantata.
Tutto fatto?, chiese Macrone.
Luomo annu. La nave  stata assicurata. Almeno cos non affonder.
Bene. Hai fatto un buon lavoro: il tuo capitano sarebbe stato orgoglioso di te.
Il primo ufficiale chin il capo. Lo spero proprio. Era un bravuomo, il miglior capitano con
cui abbia mai preso il mare.
Una triste perdita, tagli corto Macrone. Allora, noi andiamo verso il porto, o ci che ne
rimane, per vedere qual  la situazione. Nel frattempo, tu rimani qui e fai in modo che lequipaggio
rimanga nei pressi della nave. Non lasciare salire nessuno a bordo.
Perch?
Fai come ti dico, intesi? Se siamo fortunati, qualcuno avr gi ripristinato lordine a Matala.
Ma se le cose non stanno cos... allora, vorrei che vi prendeste cura dei passeggeri e della figlia del
senatore. Capito?
Capito, e annu solennemente. Abbiamo alcune armi nel cassone di poppa. Per difenderci
dai pirati.
Vi auguro di non doverle usare. Catone sorrise a denti stretti. Ma a tua discrezione: se vedi
segni di pericolo, fai tornare tutti a bordo e ritira la passerella di imbarco.
Va bene. Buona fortuna.
Fortuna?. Macrone sfior la spada appesa alla cintola. Sono abituato a crearmela da solo, la
fortuna.
I due centurioni si incamminarono con il senatore sul pietrisco in direzione del porto. Catone si
volt, lanciandosi unocchiata alle spalle, e vide Giulia che li osservava dal ponte di prua. La ragazza
gli fece un cenno esitante con la mano e Catone resistette allimpulso di salutarla. Aveva gi
ricominciato a pensare come un soldato e stava scrutando attentamente la scogliera in cerca di eventuali
segnali di pericolo, mentre avanzavano faticosamente. Si trovavano a poco pi di duecentocinquanta
metri di distanza dal porto e mano a mano che si avvicinavano, la quantit di macerie e detriti
accumulati dalla risacca aumentava sempre pi. Poi trovarono i primi cadaveri. Corpi contorti con abiti
fradici mescolati a rovine, barche distrutte e merci varie. Londa aveva ucciso indiscriminatamente
giovani e anziani e i tre romani scavalcarono diversi cadaveri. Catone si commosse quando vide una
giovane donna riversa su un fianco con un neonato ancora al petto, entrambi morti. Si blocc un istante
per guardare quei corpi.
Macrone gli si ferm di fianco. Povera gente. Non hanno avuto nessuna possibilit di
salvezza.
Catone annu in silenzio.
Il suo commilitone alz gli occhi e ispezion la spiaggia e le rovine del porto. Domani questo
posto inizier a puzzare tremendamente. Bisogner rimuovere i cadaveri.
Rimuoverli?. Sempronio sollev un sopracciglio.
S. Non  tanto il puzzo che mi preoccupa, quanto le malattie che seguono stragi di questa
portata. Lho visto con i miei occhi, dopo un assedio. Una piccola cittadina nel sud della Germania,
molti anni fa: mi ero appena arruolato nelle Aquile. Gli assediati avevano lasciato i morti dove erano
caduti e faceva molto caldo. Sembrava di essere in un forno. Ad ogni modo, quando i sopravvissuti si
arresero, laria era ormai irrespirabile e le malattie falcidiavano la popolazione.
E cosa avete fatto?, chiese Sempronio.
Non cera nulla che potessimo fare. Il legato ordin ai sopravvissuti di rimanere allinterno
delle mura di cinta e fece sbarrare tutti gli accessi. Non potevamo certo permettere che le malattie si
propagassero tra le nostre truppe. Un mese dopo erano sopravvissuti solo pochi abitanti, e quasi tutti
erano talmente malati da non poter essere utilizzati neppure come schiavi. Se solo si fossero sbarazzati
dei cadaveri come avrebbero dovuto, ne sarebbero rimasti in vita molti di pi.
Capisco. Auguriamoci allora che chiunque sia al comando della citt sappia cosa fare.
Macrone fece schioccare la lingua. Un gran lavoraccio, Sempronio.
Non  un problema nostro, disse il senatore. Andiamo adesso.
Continuarono ad avanzare lungo la riva fino a che non raggiunsero le rovine di una torretta di
sorveglianza a guardia dellaccesso alla citt. I blocchi di pietra della base erano ancora in piedi, alti
come un uomo, ma il casotto di legno e la piattaforma erano andati. Stesso discorso per il cancello e le
mura, che avevano ceduto alla pressione dellacqua. Oltre quella che un tempo doveva essere stata la
cinta muraria, si estendeva la citt portuale, un ammasso confuso di macerie e legnami. Lordinato
reticolo di strade affollate e vivaci era scomparso. Solo qualche solitario sopravvissuto si trascinava tra
le macerie o sedeva con lo sguardo miseramente perso nel vuoto.
I tre romani si fermarono appena fuori Matala, sconvolti dalla scena che avevano davanti agli
occhi. Macrone fece un profondo respiro.
Non sar facile attraversare questo posto. Forse  meglio aggirarlo e verificare come  la
situazione nellentroterra. Indic in alto lungo il pendio. Le scogliere su entrambi i versanti della baia
cedevano il passo a colline scoscese che fiancheggiavano la citt, restringendosi poi in un canalone che
si perdeva in lontananza.
Si rimisero in marcia, allontanandosi di poco dalle rovine della cinta muraria. Arbusti e alberi
erano stati divelti dai fianchi della montagna, ora ricoperti solo dalla stessa lugubre massa di macerie e
cadaveri che i tre uomini avevano gi visto sulla spiaggia. Oltrepassarono i resti di una piccola nave da
carico, trascinata fin lass dalla marea prima di schiantarsi contro unenorme pietra spaccandosi in
mille pezzi. Attorno al masso rimanevano solo alcune travi e assi. Catone non pot evitare di rimanere
impressionato da quella scena. Londa si era abbattuta con potenza terribile e distruttiva, pari solo
allira degli di.
Quando raggiunsero il canalone, Catone e gli altri scoprirono che il modo pi semplice per
proseguire era superare ci che rimaneva della cinta muraria e farsi strada con prudenza tra le rovine.
Uno sparuto gruppetto di giovani uomini si era radunato attorno a una casa diroccata, appartenuta
probabilmente a una delle famiglie pi agiate della citt, per trafugare oggetti di valore. I
saccheggiatori avevano estratto e lasciato da parte alcuni busti, concentrandosi poi su piatti dargento e
piccoli bauli di effetti personali. Al passaggio dei tre romani, i ladri si bloccarono e li guardarono
circospetti. Macrone fece scendere con assoluta indifferenza la mano sullelsa della spada.
Ignorali, mormor Catone. Non abbiamo tempo per occuparci di loro adesso.
Peccato, rispose Macrone, tirando rumorosamente su con il naso e lasciando ricadere la mano
lungo il fianco.
Superarono i saccheggiatori senza dire una parola. In fondo al canalone il terreno si apriva in
una vasta piana: l, la devastazione dellonda anomala veniva rimpiazzata dai terribili danni del
terremoto che aveva scosso lisola fin nelle viscere. Non cerano macerie provenienti dalla zona del
porto: l, le case erano semplicemente collassate, schiacciando chiunque si trovasse allinterno. Altre
avevano subito solo danni parziali, pochissimi edifici sembravano assolutamente integri. Stessa cosa
per i palazzi pi grandi. Alcuni templi non erano altro che ammassi di macerie, circondati da colonne
rotte ormai somiglianti a denti cariati. Altri erano intatti e rimanevano arditamente in piedi, spettatori
muti delle rovine. Cerano molte pi persone l che al porto. A centinaia rovistavano tra le macerie per
salvare tutto ci che potevano dalle proprie case, oppure per rubare i beni dalle abitazioni dei morti.
Lungo i pendii della collina e sulla pianura, a poca distanza dalla citt, si radunava unumanit sparsa e
derelitta. Sottili spirali di fumo salivano dai piccoli fuochi che alcuni sopravvissuti avevano acceso per
tenersi al caldo durante la notte.
Su un enorme masso roccioso si ergeva lacropoli, sostanzialmente risparmiata dal disastro. Le
mura erano ancora in piedi, anche se una delle grosse e basse torri era crollata lungo la scogliera
investendo la citt sottostante e abbattendo un gran numero di abitazioni. In cima al pendio di accesso
allacropoli cera un drappello di soldati di guardia; oltre la cinta muraria si intravedeva ledificio
principale ancora in piedi.
Quella  la nostra unica speranza, disse Catone. Dobbiamo andare lass.
Sempronio annu e si incammin in testa al gruppo attraverso la via principale che tagliava tutta
la citt in direzione dellacropoli. In origine la strada era larga cinque metri; ora che le macerie
lavevano invasa, non rimaneva che uno stretto passaggio. I tre uomini raggiunsero la rampa di accesso
e iniziarono a risalire il pendio che conduceva al cancello. Le sentinelle si mossero immediatamente
sbarrando loro il passaggio. Macrone le fulmin con unocchiata gelida. I soldati portavano gli scudi
ovali delle truppe ausiliarie, ma sembravano nervosi e in cattive condizioni fisiche. Il loro comandante,
un optio, fece un passo avanti e sollev la mano.
Fermi, non potete proseguire oltre. Chi siete e per quale motivo siete qui?.
Sempronio si schiar la gola e assunse una postura solenne. Sono Gaio Sempronio, senatore di
Roma, e questi sono i miei accompagnatori, i centurioni Macrone e Catone. Dobbiamo vedere
lufficiale pi anziano in citt. Immediatamente.
Loptio squadr i tre individui che aveva davanti. Di certo il sedicente aristocratico aveva il
portamento altezzoso tipico del suo rango, e il centurione pi basso era abbastanza massiccio e
ricoperto di cicatrici per essere un soldato. Il terzo, invece, era giovane e magrolino e non infondeva
nessun immediato senso di autorit. A esclusione delle spade in dotazione dellesercito che
sfoggiavano, non cera altro che potesse confermare le affermazioni del primo uomo. Del resto
indossavano semplici tuniche, erano sporchi e avevano il mento ricoperto da una barba corta e ispida.
Senatore, dice?. Loptio si lecc nervosamente un labbro. Perdonatemi se ve lo chiedo,
Sempronio, ma potete provarlo?
Provarlo?. Sempronio fece una smorfia e protese la mano per mostrare lanello senatoriale
doro avuto in eredit da suo padre. Ecco! Ti basta questo?
Be, suppongo..., rispose cauto loptio. Qualcosaltro?
Che altro vuoi?, rispose Sempronio irritato. Ti sia sufficiente lanello. Adesso lasciaci
passare e portami da chiunque sia al comando qui, prima che ti faccia arrestare per insubordinazione.
Loptio si mise sullattenti e fece il saluto. Immediatamente. Aprite il cancello, voi!.
Due dei suoi uomini si fiondarono verso i pesanti battenti di legno e li spinsero con foga. Il
portone si apr cigolando. Loptio diede ordine a quattro uomini di rimanere di guardia dopodich, con
altri due soldati, scort il senatore e i due centurioni allinterno dellacropoli. Subito dietro il cancello
cera un piccolo cortile, su entrambi i lati una serie di magazzini, e davanti a loro una basilica. Erano
cadute alcune tegole e in un punto il tetto era addirittura crollato. A parte questo, ledificio era intatto.
Allombra delle mura erano accovacciati altri ausiliari; alcuni osservarono curiosi loptio e i
suoi uomini che scortavano i romani allinterno della basilica.
Sembra che abbiate avuto fortuna, disse Macrone. Non ci sono troppi danni quass.
Gi. Loptio si guard attorno. Ma molti dei soldati erano gi in citt quando c stata la
scossa. E subito dopo, londa. Allappello manca ancora oltre met della coorte.
Coorte? Che coorte  questa?
Dodicesima coorte Ispanica, centurione.
Truppe di guarnigione?
Da quindici anni, conferm loptio. In passato lunit era sulla frontiera del Danubio. Prima
che arrivassi io, per.
Capisco, annu Macrone. E chi comanda qui?
Il prefetto Lucio Calpurnio, ma ora si trova a Gortina, il capoluogo della provincia, con tutti
gli ufficiali di pi alto rango. In sua vece ha lasciato il centurione Portillo.
Entrarono nella basilica, attraversando alcuni locali vuoti e il corridoio principale, e si diressero
verso una serie di stanze sul versante opposto. Loptio si arrest davanti a una porta chiusa e buss.
Avanti!, rispose una voce stanca.
Loptio fece segno ai suoi uomini di rimanere fuori e fece poi strada a Sempronio e ai suoi
allinterno dellufficio del prefetto, una grande stanza con delle finestre rotte che si affacciavano sulla
citt in direzione del mare. In altri momenti, quel panorama sarebbe stato indubbiamente bello, pens
Catone, ma quel giorno le finestre offrivano solo un quadro di distruzione e sofferenza. Seduto a un
tavolo cera un uomo tarchiato con una tunica militare rossa, completamente calvo, con il viso segnato
da profonde rughe. Socchiuse gli occhi e guard i visitatori.
S? Oh, sei tu, optio. Chi sono questi uomini?
Sono arrivati dal cancello principale, Portillo. Loptio indic Sempronio. Questuomo
afferma di essere il senatore romano Gaio Sempronio. E dice che gli altri sono centurioni.
Capisco, rispose Portillo, socchiudendo gli occhi, poi si alz e si diresse a grandi passi verso i
visitatori per esaminarli da vicino. E dunque, posso chiedervi cosa vi porta qui a Matala?
Certamente, rispose con pazienza Sempronio. Eravamo a bordo di una nave diretta a Roma.
Ieri sera siamo stati investiti da unonda gigantesca, appena al largo della costa cretese.
Da dove era partita la nave?, lo interruppe Portillo. Da quale porto?
Cesarea, in Siria, rispose immediatamente Sempronio.
Il capitano pu darne certificazione?
Il capitano della nave  stato ucciso dallonda, ma puoi chiedere al primo ufficiale di bordo, se
proprio ne senti la necessit.
Forse, ma in seguito. Portillo li squadr sospettoso per un istante. Suppongo abbiate visto
quali conseguenze ha avuto il maremoto qui da noi a Matala. Il che giustifica la mia successiva
domanda: se  stato cos dirompente da distruggere una citt, come  possibile che una misera nave sia
invece riuscita a cavarsela?
 un miracolo se ne siamo usciti vivi!, lo interruppe Macrone fulminandolo con lo sguardo.
E a quanto pare voi ve la siete cavata senza un graffio. Ma questo non  un miracolo, eh? Perch siete
rimasti tutti tranquilli quass, al sicuro, mentre quello che rimane della citt va in rovina.
Sempronio appoggi una mano sulla spalla di Macrone. Basta cos. Il centurione Portillo 
giustamente cauto. Nei prossimi giorni lisola si riempir di gente, e chiunque potr inventarsi una falsa
identit. Tutto ci che ho con me per dimostrare il mio rango  il mio anello da senatore. Eccolo, e
Sempronio sollev la mano perch Portillo potesse esaminarlo.
Portillo si gratt il mento per un istante. Va bene, ammettiamo pure che voi stiate dicendo la
verit. Cosa ci fate qui?
Questo era lapprodo pi vicino verso cui potessimo dirigerci dopo aver cercato di riparare al
meglio i danni alla nave, spieg Sempronio. Speravamo di trovare qualcuno che potesse rimetterla in
sesto per la navigazione, o in alternativa di salire su unaltra nave e proseguire cos il nostro viaggio.
Ora che abbiamo visto cosa ne  stato di Matala, per,  chiaro che saremo costretti a rimanere qui fino
allarrivo di unaltra nave. In tal caso, nellattesa avremo bisogno di un alloggio. Avevo pensato di
chiedere ospitalit al tuo comandante, ma a quanto sembra per ora  lontano.
Proprio cos.  andato al palazzo del governatore Irzio a Gortina per il banchetto annuale. Il
prefetto e tutte le autorit locali. Non appena siamo stati colpiti dal terremoto e dallonda, gli ho inviato
un messaggero. Dovrebbe essere di ritorno da un momento allaltro.
Quanto dista Gortina?, chiese Catone.
Circa ottanta chilometri.
E il prefetto non  ancora tornato, n ha inviato risposta?
No, non ancora.
Macrone inspir profondamente per calmare lirritazione che stava montando nel suo animo. E
voi cosa avete fatto nel frattempo?
Fatto?
Per aiutare la popolazione, rispose Macrone indicando rabbiosamente la finestra. Per salvare
quelli che sono rimasti intrappolati sotto le macerie, per prestare le prime cure ai feriti e distribuire cibo
e acqua ai sopravvissuti, e ripristinare lordine. Allora?.
Portillo, indispettito, corrug la fronte. Ho fatto tutto il necessario perch venisse prestata
assistenza agli uomini della mia coorte, in modo che fossero pronti a svolgere qualsiasi incarico avesse
deciso di assegnar loro il prefetto, una volta tornato da Gortina. Ecco cosa ho fatto.
Stronzate!, grugn Macrone. Dannato burocrate! Tu e i tuoi uomini ve ne state con il culo al
coperto mentre la gente ha bisogno di voi.  vostro dovere garantire la pace.  questo che devi fare se ti
trovi al comando di una guarnigione. Tutto il resto  solo un cumulo di stronzate.
Sempronio toss. Macrone, sono certo che il centurione Portillo e i suoi uomini faranno tutto
ci che deve essere fatto non appena il prefetto sar di ritorno.
Sempre che torni, aggiunse Catone.
Gli altri si voltarono a guardarlo.
Portillo inarc le sopracciglia. E perch non dovrebbe tornare?
Esattamente, quando  stato inviato il messaggio?
Ieri notte.
Allora ha gi avuto tutto il tempo di rispondere o di tornare. Perch non avete avuto notizie,
invece?
Non lo so!, sbrait Portillo, gesticolando furiosamente. Per molti motivi. Forse hanno
bisogno di lui a Gortina.
Forse, ripet Catone. Daltra parte, per, se consideriamo quello che  successo qui a
Matala, sicuramente anche Gortina sar stata gravemente colpita.
Mentre Portillo si sforzava di capire tutte le implicazioni delle parole di Catone, allinterno
della basilica risuon una debole eco: dei cavalli stavano entrando nel cortile. Macrone si volt e si
avvicin alla porta. Un uomo con un mantello attravers di corsa il corridoio principale, diretto verso la
stanza del prefetto.
A quanto sembra tra poco scopriremo cosa  successo a Gortina, disse tranquillo Macrone.
Un istante dopo il nuovo arrivato era in piedi davanti ai tre ufficiali e al senatore e cercava di
riprendere fiato. Il mantello e il viso erano impolverati per la lunga cavalcata. Cerc di darsi un
contegno e di salutare prima di fare rapporto.
 questo luomo che hai inviato a Gortina?, chiese Sempronio.
Portillo annu mentre interrogava il messaggero. Hai trovato il prefetto?
S, Portillo. Cio, lho visto.
Visto? Che intendi dire? Parla chiaro, soldato!.
Ho visto il suo corpo. Il prefetto  morto, come quasi tutti gli altri ufficiali della provincia.
Morti?. Portillo scosse la testa. Come?
Erano tutti riuniti nella sala del banchetto del palazzo del governatore, quando il terremoto ha
distrutto ledificio e il tetto  crollato. I sopravvissuti hanno continuato a estrarre i corpi per tutto il
giorno, senza interruzioni. Se la sono cavata solo in pochi. E molti dei feriti non resisteranno a lungo.
Non ci credo, mormor Portillo. Non  possibile.
Catone avanz lentamente verso il messaggero. Cosa sai del governatore?  morto anche lui?
No. Cio, era vivo quando sono ripartito da Gortina. Era gravemente ferito, per. Aveva
entrambe le gambe spezzate. Mi ha rimandato qui lui stesso perch facessi rapporto al centurione
Portillo.
A me?
S, Portillo. Sei tu lufficiale romano pi anziano a Matala. Ti ordina di prendere il comando.
Io?. Portillo sgran gli occhi, sconvolto dalla preoccupazione. Deve esserci qualcun altro.
No.
Io... Io devo pensare. Portillo indietreggi e si volt per affacciarsi alla finestra. Ho bisogno
di tempo per organizzare un piano. Tempo per ripristinare lordine. Io....
Ammutol e abbass le spalle. Macrone si avvicin a Catone e Sempronio e bisbigli: 
proprio il caso di dire che siamo in buone mani.
Hai ragione, rispose Sempronio. Dobbiamo fare qualcosa. Immediatamente
...
.
...
CAPITOLO CINQUE
...
.
...
Il senatore Sempronio si schiar la voce e avanz in direzione del tavolo. Centurione Portillo!.
Lufficiale reag al tono di comando del senatore voltandosi di scatto.
Centurione Portillo, assumo il comando in vece del governatore per la situazione di emergenza
contingente. Prender anche il comando di tutte le forze militari e navali presenti a Creta, iniziando da
questa coorte. Mi sono spiegato?.
Portillo era sconvolto, come tutti gli altri nella stanza. Dopo un istante il centurione deglut e a
mani giunte disse: Ma senatore, il governatore ha nominato me, come avete appena udito voi stesso.
Il governatore ha agito partendo dal presupposto che tu fossi lunico ufficiale anziano
sopravvissuto. Non poteva certo sapere che sullisola ero presente io, con questi altri ufficiali. In quanto
centurioni legionari, essi ti sono superiori in grado e per quanto riguarda me, il mio titolo di senatore mi
investe dellautorit del Senato: sono quindi la persona pi adatta a sostituire il governatore Irzio e
intendo prendere il comando. Sono stato abbastanza chiaro?.
Portillo fece un cenno di assenso e si morse un labbro.
Problemi ad accettare la mia decisione?
Be, s, senatore. C sempre la questione del protocollo.
Protocollo?, brontol Macrone. Di cosa stai parlando?
A rigor di termini, il senatore ha bisogno del nullaosta dellimperatore per entrare in una
provincia, prosegu nervosamente Portillo.
Cosa?, Macrone alz la voce. Cosa accidenti stai blaterando? La nostra stramaledetta nave
ha pi buchi di un colino, dove potevamo andare secondo te? O pensi forse che avremmo dovuto far
rotta a Roma per avere il placet dellimperatore, prima di approdare su questa dannata isola?
Queste sono le regole, centurione.
Stronzate!, tuon di rimando Macrone. Allinferno le regole! Idiota!.
Sempronio prese la parola. Il centurione Portillo ha ragione a sollevare la questione. In ogni
caso, considerate le circostanze straordinarie, penso che le regole ordinare debbano essere ignorate. Tra
laltro, prosegu rivolgendosi a Portillo, sono sicuro che saresti ben felice di passare la responsabilit
della coorte a un ufficiale pi anziano, non  cos?.
Portillo chin la testa. Certamente. Come desiderate. Poi torn a guardare il messaggero
rimasto in piedi accanto alla porta e prosegu in tono cauto. Naturalmente vorrei venisse messo per
iscritto che voi insistete a prendere il comando e che vi assumete la piena responsabilit.
Come desideri, lo avrai per iscritto, rispose Sempronio, sforzandosi di non far trasparire la
propria irritazione. Per cui, da ora sono io al comando. Daccordo?
Daccordo.
Come prima cosa, quindi, bisogner riportare lordine a Matala e aiutare i sopravvissuti.
Il senatore guard Catone e Macrone e riflett qualche istante prima di decidere. Centurione
Macrone, tu assumerai il comando qui a Matala. Ti autorizzo a fare tutto ci che reputerai necessario
per assistere la popolazione locale. Ti occuperai anche di requisire ogni derrata alimentare rimasta e
qualsiasi riparo utilizzabile. La priorit sar salvare gli abitanti ancora intrappolati sotto le macerie e i
feriti, nonch fare in modo che non accadano pi episodi di sciacallaggio come quelli a cui abbiamo
assistito mentre venivamo qui. Usa ogni mezzo necessario per scongiurare questi comportamenti. Ci
siamo intesi?
S, senatore.
Bene. Tu, invece, centurione Catone, verrai con me a Gortina. Partiremo immediatamente.
Dobbiamo vedere cosa  rimasto dellamministrazione della provincia.  l che dobbiamo andare per
riprendere il controllo di Creta e gestire il caos.
Catone annu. Certo. Cosa facciamo della nave e di coloro che sono rimasti a bordo?.
Sempronio sorrise. Giulia  al sicuro dov, per il momento.
Ma sarebbe pi al sicuro se la portassimo qui.
Naturalmente. Il centurione Macrone se ne occuper personalmente.
Macrone diede una pacca sulla spalla allamico. Fidati di me.
E potresti anche fare lo stesso con lequipaggio e gli altri passeggeri, continu Sempronio.
Aggiungili alla coorte. Non sono soldati, ma sicuramente bravi uomini. Hanno dimostrato di poter
essere utili in caso di emergenza.
Lo far.
Marinai?, il centurione Portillo scosse la testa. Nella Dodicesima Ispanica? I miei uomini
non lo tollereranno.
Tollereranno quello che io ordiner loro di tollerare, disse seccamente Macrone. E da quello
che ho potuto vedere finora, i marinai saranno una valida aggiunta agli scansafatiche che poltriscono in
giro per lacropoli. E adesso, Portillo, voglio che tutti i soldati e tutti gli ufficiali si radunino in parata.
 tempo che incontrino il loro nuovo comandante.
Mentre Portillo andava a eseguire gli ordini senza ulteriori perdite di tempo, Sempronio strinse
la mano a Macrone. Buona fortuna, centurione. Fa ci che puoi e se devi farmi sapere qualcosa,
manda pure un messaggero a Gortina.
Lo far, senatore. Quanto tempo pensate di rimanere l?.
Sempronio riflett un istante e poi scroll le spalle. Tutto il tempo che sar necessario,
suppongo. Solo gli di sanno cosa troveremo l e in che condizioni  il resto della provincia. Una volta
che avr potuto valutare la situazione, ti far avere notizie.
Il senatore e Catone presero dei mantelli dalle stanze del prefetto per proteggersi dal freddo
durante la cavalcata notturna per Gortina, poi scelsero due dei migliori destrieri dalla stalla in un
angolo del cortile e montarono in sella. Mentre si dirigevano verso il cancello, gli uomini della coorte si
stavano gi disponendo lentamente in formazione sotto locchio vigile e severo di Macrone che li
osservava allombra del colonnato della basilica. Passandogli accanto, Catone lo salut: A presto,
Macrone.
Abbi cura di te, Catone. Ho la sensazione che non ci aspetta niente di buono.
Giunti nei pressi del cancello, Sempronio fece schioccare la lingua e spron il cavallo
affrontando il pendio in direzione della via principale della citt fiancheggiata da rovine. Attraversando
ci che rimaneva del portone, Catone lanci unultima occhiata verso il mare. Sebbene non riuscisse a
scorgere il versante della baia in cui si trovava la Horus, il suo cuore era in tumulto per Giulia.
Sempronio not lespressione sul volto del giovane ufficiale e sorrise. Stai tranquillo, Catone.
Nessuno le far del male finch rimarr sotto la custodia di Macrone.
Catone fece un sorriso forzato. Lo so. Non vorrei essere nei panni dello sventurato che oser
sfidare la sua ira.
Si allontanarono dalla citt seguendo la strada per Gortina, inerpicandosi su colline ondulate.
Incontrarono altre scene di devastazione causate dal terremoto: ville e fattorie e altari ai bordi della
strada erano crollati, ridotti a cumuli di mattoni, tegole e tavole. I sopravvissuti avevano estratto i feriti
e alcuni cadaveri che giacevano ora avvolti in lenzuola funebri di fortuna, in attesa di essere sepolti o
cremati. I vivi osservavano passare i cavalieri con espressioni di orrore e di sgomento; Catone avvert
un senso di colpa mentre seguiva Sempronio, cercando di ignorare tutta la sofferenza che incontrarono
per chilometri e chilometri lungo la via per Gortina.
Al tramonto, Sempronio decise di fermarsi e di far riposare i cavalli al limitare di un piccolo
villaggio. Non era rimasta in piedi una sola casa; era tutto spaventosamente immobile nelloscurit che
calava, solo poche figure si rannicchiavano in ripari di fortuna per la notte. Nessun grido di dolore,
nessun lamento dai feriti. Lunico suono che si udiva era un flebile singhiozzo proveniente dalle
macerie di una piccola fattoria poco distante. Catone leg il cavallo al ceppo di un albero e si
incammin in quella direzione.
Catone, lo chiam a bassa voce Sempronio. Non ti allontanare.
Catone annu e prosegu con prudenza. Nonostante loscurit quasi totale riusc a distinguere un
muro crollato e alcune tegole sparse sul terreno. Il singhiozzo adesso era udibile pi chiaramente.
Accovacciandosi vicino ai blocchi di pietra del muro, vide un leggero movimento sotto alcune tegole.
Si sporse in avanti e spost con cura la tegola pi vicina. Immediatamente ud un grido di spavento e
vide un bambino, non pi grande di due anni, disteso supino. Il piccolo era nudo e la pallida carne
paffuta era sporca di terra e sangue. Una tegola laveva colpito alla testa, portandogli via un brandello
di pelle e rivelando una poltiglia nera e appiccicosa di sangue secco e capelli aggrovigliati. Senza
smettere di piagnucolare, il bimbo fissava intensamente Catone, spalancando gli occhi azzurri.
Va tutto bene, gli disse dolcemente Catone. Shhh, va tutto bene.
Ripul le macerie che ricoprivano il corpo del bimbo e vide che era bloccato da una grossa lastra
di pietra che gli copriva interamente le gambe. Afferr il bordo della lastra e inizi a sollevarla
lentamente. Quando la pressione sulla zona pelvica e sulle gambe venne meno, il bimbo lanci un urlo,
un grido di dolore, acuto, straziante. Catone lanci via la lastra di pietra e gli prese la mano.
Ecco fatto. Sei libero. Tranquillo adesso. Shhh. Abbass gli occhi e dun tratto si sent quasi
sopraffatto da un terribile senso di nausea. La lastra aveva schiacciato il bimbo dalla vita in gi,
frantumandogli le ossa e lacerandogli la carne delicata. Dalla pelle spuntavano le sottili ossa della tibia.
Il bambino lanci un altro urlo e inizi allimprovviso a tremare violentemente. Catone si
slacci la fibbia del mantello e copr il piccolo, ripiegandogli un lembo sotto la testa a mo di cuscino.
Per tutto il tempo la minuscola mano del bambino strinse, con forza sorprendente, le dita di Catone,
fino a che il suo lamento non si spense. Il piccolo rimase disteso e tremante, con gli occhi fissi su
Catone e il respiro rotto. Si ud uno scricchiolio di stivali sul pietrisco: Catone alz gli occhi e vide
Sempronio, che era accorso per scoprire cosa stava succedendo.
Che coshai l?
Un bambino, Catone si fece da parte, per permettere al senatore di vederlo.  stato colpito
dal muro.
Come sta?.
Catone deglut, aveva la gola chiusa e un sapore amaro in bocca. Si schiar la voce prima di
riuscire a parlare. Ha le gambe rotte.
Capisco... Sopravvivr?.
Catone rimase un istante in silenzio. Avrebbe voluto dire che il bambino si sarebbe salvato
senza problemi, ma sarebbe stata una bugia. Anche se per miracolo fosse sopravvissuto, avrebbe
passato il resto dei suoi giorni da storpio. Nessuno era accorso a salvarlo; Catone guard le rovine della
casa crollata, laddove probabilmente giacevano i cadaveri dei suoi familiari, sepolti dalle macerie.
Torn a guardare il bambino e mentre rispondeva al senatore si sforz di sorridere.
Dubito che riuscir a superare la notte se lo lasciamo qui.  gi un miracolo che sia ancora
vivo. Se troviamo qualcuno che si prenda cura di lui, potrebbe farcela. Forse il chirurgo della Ispanica
potrebbe salvarlo, ma comunque sacrificando le gambe.
Sempronio guard Catone socchiudendo gli occhi e poi disse cauto: Peccato che non possiamo
riportarlo con noi a Matala.
Perch no?  solo a due ore di cavallo da qui.
Due ore per andare, due per tornare, forse anche tre dato che dovremmo metterci in marcia al
buio. Mi dispiace, Catone, ma non possiamo tornare a Matala. Dobbiamo proseguire.
Perch?, Catone fissava Sempronio. Dobbiamo fare il possibile per lui.
Non c tempo. Adesso lascialo l e andiamo.
Lasciarlo?. Catone scosse la testa. In queste condizioni? Sarebbe spacciato.
Non ha speranze. Lhai detto tu stesso.
Catone stringeva ancora la mano del bambino. Si morsic un labbro. No. Non posso lasciarlo.
Non  giusto.
Sempronio fece un profondo respiro. Centurione Catone, non  una questione di giusto o
sbagliato. Ti sto dando un ordine.
Ci fu un silenzio teso mentre i due uomini si fissavano. Poi il bambino si lament
sommessamente e Catone lo guard, accarezzandogli i capelli con la mano libera. Tranquillo, piccolo.
Tranquillo.
Catone, continu Sempronio in tono dolce, dobbiamo raggiungere Gortina quanto prima.
Dobbiamo fare il possibile perch tutto torni alla normalit: il nostro compito  aiutare gli abitanti e
salvare vite. C ben poco che possiamo fare per lui. E se perdiamo gran parte di una giornata per
riportarlo a Matala, altre vite potrebbero spegnersi.
Potrebbero, rispose Catone. Chi pu dirlo con certezza? Ma se abbandoniamo questo
bambino adesso, possiamo star certi che morir, al freddo e tutto solo.
Forse, o forse no. Potrebbe anche salvarlo qualcuno.
Lo pensate davvero?
Pensi davvero che se ritardassimo non metteremmo a rischio molte altre vite a Gortina?,
ribatt Sempronio.
Catone aggrott le ciglia, combattuto tra la ragionevolezza delle parole del senatore e lobbligo
morale di fare tutto il possibile per salvare il bambino. Decise di cambiare tattica. E se fosse stata
Giulia? Avreste comunque detto che dovevamo proseguire?
Ma fortunatamente non si tratta di Giulia. Suvvia, Catone, ragazzo mio, cerca di essere
ragionevole. Sei un ufficiale, e devi riservare tutta la tua lealt allincarico che ricopri e al tuo impero.
Sono sicuro ti sar gi capitato di abbandonare uomini gravemente feriti in battaglia. Questo bambino 
una vittima, e tu non puoi farci nulla. Direi anche che il minimo movimento potrebbe causargli la pi
atroce delle agonie. Vorresti veramente sottoporlo al tormento di una cavalcata fino a Matala? Solo per
poi farlo morire l? Lasciarlo qui  un atto di benevolenza. Sempronio poggi una mano sulla spalla di
Catone e la strinse dolcemente. Credimi... Adesso dobbiamo andare. Vieni.
Catone sent un dolore amaro in gola mentre si sforzava di accettare le ragioni di Sempronio.
Anche se il cuore gli suggeriva di insistere, aveva delle responsabilit nei confronti di molte altre
persone. Distolse bruscamente gli occhi dal viso del bambino e lasci andare la piccola mano.
Immediatamente il bambino lo fiss con occhi pieni di terrore, e le sue dita si contorsero nel tentativo
di afferrare la mano di Catone. Il centurione si affrett a rialzarsi, indietreggiando.
Vieni. Sempronio lo trascin via in direzione dei cavalli legati. Non c tempo da perdere.
Mentre Catone si voltava e seguiva il senatore, il tramonto fu squarciato da un urlo acuto,
lacerante, un grido di panico e terrore che trafisse il cuore di Catone come una lancia. Era disgustato da
se stesso, si sentiva una creatura fredda e spietata che aveva rinnegato tutte le qualit che
caratterizzavano un uomo degno di questo nome.
Dobbiamo andare, disse Sempronio ad alta voce, prendendo Catone per un braccio e
trascinandolo via dalle urla sempre pi intense del bambino. Monta a cavallo e andiamo via. Non
dimenticare cosa ti ho detto. Altre persone hanno bisogno di te.
Sempronio guid Catone verso il cavallo e lo aiut a issarsi in groppa. Poi sciolse velocemente
le redini e le pass a Catone, dando una pacca sul fianco dellanimale, che part subito con un nitrito
acuto. Sempronio mont sul suo cavallo e lo spron, lanciandolo al galoppo dietro laltro animale.
Quando fu accanto al centurione, lo guard in faccia e vide lespressione cupa di Catone nella luce del
crepuscolo. Il senatore aveva il cuore oppresso da un senso di colpa pesante come un macigno. Anche
per lui era stato difficile abbandonare quel bimbo ferito, ma comunque necessario. Su Catone, tuttavia,
quellesperienza aveva lasciato un segno pi profondo. Quel ragazzo aveva unanima buona. Aveva
una grande sensibilit e non aveva paura di mostrarla. Mentre il cavallo continuava la sua corsa,
Sempronio riusc a vedere almeno un barlume di conforto in tutta quella situazione: la consapevolezza
che sua figlia aveva scelto bene il suo uomo.
Mentre calava la notte su Creta, i due continuarono il viaggio, seguendo la via principale che
tagliava la ricca pianura coltivata in direzione di Gortina. Su entrambi i lati si aprivano uliveti, campi di
alberi da frutta e filari di vigne, fin sopra le colline. La terra era stata per lo pi acquistata in blocco e
concentrata in aziende agricole di propriet dei pi ricchi possidenti dellimpero. Mentre questi ultimi
vivevano nel lusso in citt, le aziende agricole venivano gestite da amministratori. Ai loro ordini
cerano i sorveglianti che comandavano le squadre di schiavi che lavoravano duramente dallalba al
tramonto. Per la maggior parte degli schiavi la vita era brutale e breve, e la morte era una vera
liberazione. Adesso, per, la situazione era cambiata, pens Catone. La scossa aveva raso al suolo
molte aziende e gli schiavi avrebbero colto loccasione per darsi alla fuga o per farla pagare ai loro ex
padroni.
La notte era tersa e sebbene la luna crescente e la volta stellata fornissero una fioca
illuminazione, Sempronio decise di rallentare fino a passo duomo.
Non c motivo di far inciampare i cavalli, spieg. E tra laltro, devono anche riposare.
Anchio. Catone si sistem pi comodamente sulla sella. Laria notturna era fredda e si
chiese se non avesse commesso un terribile sbaglio quando aveva pietosamente lasciato il mantello al
bambino morente. Cancell immediatamente quel pensiero inutile e indegno e si guard attorno. La
strada saliva su un basso crinale e non appena arrivarono in cima Catone vide un incendio che bruciava
nei campi alla sua destra, a non pi di trecento metri.
Per tutti gli di, cosa sta succedendo laggi?, borbott Sempronio.
Spronarono i cavalli, osservando le spettrali lingue di fuoco che salivano in cielo. Nei pressi di
una serie di edifici agricoli crollati era stata eretta una pira, circondata da quattro solidi pali con
traverse dalle quali pendevano i corpi di tre uomini e una donna, vicinissimi alle fiamme. Si
contorcevano orribilmente e le loro grida, seppur deboli e distanti, fecero raggelare il sangue a Catone.
Attorno a quei corpi che arrostivano lentamente, Catone scorse alcune figure, disposte in
cerchio, che assistevano allo spettacolo rischiarate dal bagliore delle fiamme. Alcune di esse avevano in
mano degli orci e bevevano copiosamente. Altri danzavano; solo pochi, invece, scagliavano pietre
contro le vittime.
Catone deglut. A quanto sembra gli schiavi si stanno vendicando.
Rimasero a guardare la scena per qualche istante, poi il senatore mormor: Poveri bastardi.
Temo che ci troveremo davanti a scene del genere abbastanza spesso in futuro, fece Catone.
Immagino che succeder lo stesso in tutta lisola.
Dalla folla spunt un uomo corpulento con un maglio e si avvicin alla croce su cui si trovava
la donna. Con un solo colpo fece saltar via i cunei che tenevano in piedi la croce e poi, spingendo il
palo con tutta la sua forza, lo spinse nel fuoco. La croce si inclin, rimanendo immobile per un secondo
durante il quale la donna si dimen urlando, e poi cadde sul fuoco con unesplosione di scintille e
unimprovvisa vampata di fiamme che si persero in alto nel cielo notturno, assieme a un ultimo grido di
dolore e terrore.
Ho visto abbastanza, disse Catone. Meglio andare.
S... s, certo.
Catone tir le redini per far girare il cavallo nella direzione di Gortina e stava per assestargli un
colpo nel fianco quando not una figura che si posizionava al centro della strada, a una decina di passi
da lui.
Dove credete di andare?, disse a gran voce luomo in un latino incerto, con un forte accento
dialettale. Due cavalieri in viaggio nel cuore della notte non sono mai un bellincontro.
Il senatore Sempronio fece un sospiro di sollievo per il tono amichevole delluomo, mentre la
mano destra di Catone scivolava piano lungo la coscia, verso la spada.
Faresti meglio ad allontanarti, disse Sempronio. C una banda di schiavi liberi non poco
distante da qui. Ti conviene fuggire finch sei ancora in tempo.
Oh!, rispose luomo avvicinandosi ai cavalieri di qualche passo. Dal suono della tua voce,
direi che sei un pezzo grosso, un romano come si deve.
Sono un ufficiale romano, ammise Sempronio. Devo raggiungere Gortina il prima possibile,
per cui ti chiedo di farti da parte, buonuomo. Cos ognuno potr proseguire per la propria strada.
Luomo si era avvicinato abbastanza da permettere a Catone di scorgere alcuni dettagli. Era
alto, con spalle larghe, capelli spettinati e barba incolta, e indossava una tunica lacera. In mano aveva
un lungo bastone. Lo sollev appoggiandoselo su una spalla e scoppi a ridere.
Il fatto  che questa strada da oggi appartiene a me e ho appena deciso di far pagare un
pedaggio a chiunque la percorra. Il tono si era fatto pi duro adesso. A iniziare da voi due. Adesso,
scendete e consegnatemi i cavalli. I cavalli e tutto ci che avete di prezioso.
Cosa?. Sempronio si irrigid sulla sella. Come osi?
Mentre luomo parlava, Catone aveva notato dei movimenti ai lati della strada e ora molte
ombre avevano iniziato a circondarli. Catone strinse le dita attorno allelsa della spada e disse
sottovoce: Sempronio, siamo nei guai. Estragga la spada.
Guai?. Sempronio si guard attorno e si immobilizz quando vide alcune sagome che
spuntavano dalloscurit, con bastoni o forconi in pugno, tutti con le stesse tuniche lacere del primo
uomo. Quando i due romani estrassero le spade, ci fu un rapido vocio.
Adesso, non sfidate la fortuna, romani, disse pacatamente luomo. Non c motivo che
qualcuno si faccia male. Siamo molto pi numerosi di voi. Se create dei problemi giuro che vi scanno.
Per cui, statevene buoni e tranquilli, gettate a terra le spade e scendete da cavallo.
Il cuore di Catone prese a battere allimpazzata e dietro la nuca avvert quel familiare, gelido
formicolio che si scatenava sempre prima di una battaglia. Digrign i denti e grugn: Dato che sei
stato cos gentile da metterci in guardia, ti dar una possibilit. Lasciaci passare.
Ci fu un attimo di totale silenzio. I due romani tennero gli occhi fissi sugli uomini che li
avevano circondati. Poi qualcuno url: Prendeteli, ragazzi!.
Le ombre si lanciarono contro i due cavalieri. Catone diede un colpo al cavallo. Scappiamo!.
Sempronio spron il cavallo, ma la sua reazione fu leggermente pi lenta di quella di Catone, e
prima che il suo cavallo si potesse lanciare al galoppo, luomo afferr le redini mentre altri banditi lo
attaccavano ai lati.
Catone! Aiutami!.
Catone si volt e vide il senatore che con la spada colpiva come un forsennato le figure che gli
giravano attorno.
Maledizione!, sibil Catone e diede un violento strattone alle redini per far voltare il cavallo.
Con la spada protesa in avanti, caric gli uomini attorno a Sempronio. Il cavallo sbuff quando invest
violentemente il bandito che teneva le redini, e Catone fece roteare la spada per respingere gli altri
uomini. Poi si tenne bene in sella stringendo forte le gambe, si sporse dallaltro lato e colp le mani che
ancora tenevano le redini del cavallo di Sempronio. La lama fendette la carne con un rumore sordo,
frantumando losso, e un urlo straziante dilani i polmoni delluomo mentre ricadeva allindietro
fissando terrorizzato la propria mano quasi mozza. Catone si sporse in avanti e raccolse le redini
lanciandole poi al senatore. Prenda!.
Bastardo romano!, url una voce e Catone si volt giusto in tempo per vedere un uomo che
gli si lanciava contro, brandendo un forcone con entrambe le mani. Con un rapido movimento della
lama sferr un colpo in mezzo ai due grossi rebbi. Quando le armi si scontrarono ci fu un clangore
metallico e la spada di Catone abbatt il forcone. Un secondo dopo, per, sent un colpo alla coscia,
come un pugno, e il cavallo nitr quando laltro forcone lo trafisse sul fianco. Catone rimase senza fiato,
poi grid ritirando il braccio e conficcando la punta della spada dritta nel petto delluomo, appena sotto
il collo. Luomo si accasci con un grugnito, mollando la presa sullasta del forcone. Dapprima il
forcone si abbass, lacerando la carne di cavaliere e cavallo, poi Catone lo colp con la spada e lo fece
cadere a terra. Si guard attorno e vide che i due uomini che aveva abbattuto avevano fatto una certa
impressione sugli assalitori.
Vada via!, url a Sempronio.
Questa volta attese che il cavallo del senatore uscisse dallaccerchiamento e poi con la spada
diede un leggero colpo sul posteriore del cavallo e si lanci al galoppo dietro Sempronio. Sent un
lamento e un altro forcone lo sfior sulla sinistra, mancandolo di poco. Si chin in avanti, serrando il
pugno attorno allelsa della spada per non perderla durante la corsa lungo la strada per Gortina. Alle
loro spalle, gli uomini urlavano di rabbia e per un breve tratto tentarono anche di inseguirli, prima di
rinunciare lanciando una serie di insulti che svanirono gradualmente mentre Catone seguiva Sempronio
lungo la strada
...
.
...
CAPITOLO SEI
...
.
...
Macrone sospir esausto mentre dava uno sguardo ai rapporti che aveva richiesto agli ufficiali e
ai contabili della coorte ausiliaria. Fuori era ormai buio e dalle finestre si intravedeva il bagliore
tremolante delle torce lungo il muro di cinta dellacropoli. Macrone sbatt velocemente le palpebre e si
strofin gli occhi spalancando la bocca in un ampio e infinito sbadiglio. Poi torn a concentrarsi sul
lavoro. Accatastate sul tavolo cerano varie tavolette di cera contenenti dettagliate relazioni sui punti di
forza di ogni centuria della coorte, complete dei nomi degli uomini migliori di ogni unit evidenziati
dai rispettivi centurioni. I morti o i dispersi erano barrati con una croce. Il responsabile degli
approvvigionamenti aveva anche preparato un minuzioso inventario delle scorte di magazzino, e
lunico assistente del chirurgo di coorte aveva stilato un resoconto, dato che il chirurgo si trovava in
citt nel momento del terremoto e risultava ancora disperso. La stanza dellaccampamento utilizzata
come infermeria era gremita di feriti e lassistente chirurgo aveva richiesto altri uomini.
Tra i tanti provvedimenti presi, Macrone aveva anche inviato una squadra nella baia a
recuperare equipaggio e passeggeri della Horus. Aveva pensato di alloggiarli nellacropoli e di
utilizzare gli uomini pi abili per incrementare le file della coorte fino a che lemergenza non fosse
rientrata.
Appena aveva assunto il comando della coorte, Macrone aveva condotto unispezione facendo
schierare gli uomini in centurie nel cortile dellacropoli. Era proprio come aveva detto Portillo: solo la
met dei suoi uomini era sopravvissuta al terremoto. Quelli rimasti erano gravemente traumatizzati
dalla perdita dei propri compagni ed erano sconvolti dal terrore: tremavano allidea che un qualche dio
avesse deciso di sfogare la propria ira sulla citt di Matala. Macrone pass lentamente in rassegna le
file dei soldati della Dodicesima Ispanica, e grazie alla sua esperienza cap immediatamente che quella
coorte era uguale alla maggior parte delle unit di stanza nelle province pi sicure dellimpero.
Veterani esausti, in impaziente attesa del congedo, erano mischiati a giovani soldati che, per ferite
riportate in battaglia, erano stati distaccati a Creta, dove avrebbero potuto svolgere senza difficolt dei
semplici compiti di polizia. E infine cera un gruppetto di sempliciotti pelle e ossa, per i quali il
massimo che si potesse sperare era che non facessero del male n a loro stessi n ai compagni.
Macrone scroll la testa. La coorte sarebbe servita a ben poco per ripristinare lordine e aiutare i
civili sopravvissuti. Aveva bisogno di uomini migliori, e per giunta in gran numero. Per il momento,
per, avrebbe fatto ci che poteva con le risorse a disposizione. Con le esigui risorse a disposizione,
precis con un sospiro, borbottando tra s e s. Linventario redatto dal responsabile degli
approvvigionamenti rivelava che negli ultimi anni la coorte era stata ridimensionata. Una sfilza di
governatori aveva fatto del proprio meglio per ridurre allosso i costi di gestione delle province e
cercare cos di accattivarsi i favori dellimperatore e del Senato di Roma. Gli equipaggiamenti ormai
logori non erano stati pi sostituiti e i soldati erano stati costretti a sopperire alle mancanze rifornendosi
presso i mercati locali. Indossavano abiti normalmente in dotazione allesercito, mischiati
confusamente a tutta una serie di spade e vecchi elmetti gallici e greci. Cerano poche baliste, le
munizioni scarseggiavano, e le scorte di cibi e acqua potabile erano ridotte allosso. Due delle cisterne
dellacropoli erano secche e una terza piena solo per met, e per giunta di acqua a malapena potabile,
come aveva scoperto personalmente Macrone accompagnando il responsabile degli
approvvigionamenti allinterno della fresca cisterna ricavata nella pietra viva.
Ma  disgustosa!, aveva esclamato Macrone risputando il liquido marcio e asciugandosi la
bocca con il dorso della mano prima di risalire in superficie. Quando  stata lultima volta che lavete
svuotata e ripulita?.
Il responsabile degli approvvigionamenti aveva alzato le spalle. Non saprei, centurione.
Probabilmente prima del mio arrivo.
E da quanto tempo sei qui?
Sette anni.
Sette anni!, aveva ripetuto Macrone. E hai deciso di fare come se niente fosse?
No, Macrone, aveva risposto luomo indignato. Era un vecchio magro, con una pelle scura e
rugosa, ma le cicatrici che aveva in faccia facevano intuire un precedente servizio attivo. Il vecchio
aveva aggiunto: Il prefetto mi ha detto di non preoccuparmi. Ha specificato che eravamo solo ununit
di presidio e che non cera motivo di organizzarsi per un assedio, considerando che la provincia era in
pace.
Capisco. Bene, ora per le cose cambieranno. Alle prime luci dellalba voglio che scendi
quaggi con i tuoi aiutanti: la cisterna deve essere svuotata, pulita da cima a fondo, riparata e messa in
condizione di raccogliere acqua piovana.
S.
Macrone aveva guardato luomo. Senti... com che ti chiami?
Lucio Iunilio Corvino.
Corvino, eh?, aveva sorriso Macrone. Nero come il corvo, ti si addice. Dunque, ascoltami
bene: l fuori c gente che ha bisogno del nostro aiuto. Per il momento ci occuperemo solo dei
sopravvissuti. Tirate fuori da sotto le macerie tutti quelli che potete, dategli da mangiare e assicuratevi
che abbiano acqua fresca e un riparo. Dobbiamo riportare lordine il prima possibile. Se il cibo finisce,
saremo costretti a mantenere la pace e la calma con ogni mezzo. In tal caso, ho bisogno che tutti gli
uomini della Dodicesima Ispanica abbiano un equipaggiamento adeguato e siano pronti a combattere.
Per cui non potrai pi startene con il culo incollato alla sedia: assicurati che gli uomini abbiano ci di
cui hanno bisogno. Mi sono spiegato?
Certo, centurione. Far del mio meglio.
Macrone aveva scosso la testa. Del tuo meglio non  sufficiente. Dovrai fare esattamente
quello che ti ho chiesto. Se non ne sei capace, ti rispedisco tra i ranghi e mi cerco qualcun altro.
M-ma, non puoi farlo, aveva farfugliato Lucio Iunilio. Andr a reclamare dal prefetto. Non
hai nessuna autorit per rimuovermi dallincarico.
Reclama quanto ti pare. Il prefetto  morto.
Morto?
 rimasto ucciso quando il terremoto ha colpito Gortina, assieme a gran parte degli ufficiali
che amministravano la provincia. Ecco perch il senatore Sempronio ha assunto il comando. Ecco
perch io sono a capo della coorte e perch tu dovrai iniziare a guadagnarti la paga sul serio per la
prima volta dopo anni. Macrone aveva fatto una pausa e poi, dando al vecchio un amichevole colpo
sul petto, aveva aggiunto:  tutto nelle nostre mani, Lucio Iunilio. Tra quella gente l fuori e il caos e
la fame ci siamo solo noi. Per cui te lo ripeter solo unaltra volta: pensi di essere in grado di svolgere
questo incarico?.
Lucio Iunilio aveva fatto un profondo respiro e poi aveva annuito.
Bravo! E allora fammi avere un inventario dettagliato degli equipaggiamenti completi della
coorte prima del cambio di guardia di stasera. Sar meglio che ti metti subito al lavoro.
S, centurione. Lucio Iunilio gli aveva fatto il saluto, si era voltato ed era partito di corsa in
direzione del suo ufficio e dei magazzini. Macrone lo aveva seguito con lo sguardo per qualche istante
e poi aveva sospirato. Si augurava con tutte le sue forze che quel periodo di comando fosse il pi breve
di tutta la sua carriera. Aveva intenzione di rimanere in carica solo per rimettere in piedi la coorte e
gestire la situazione di emergenza a Matala, in attesa dellarrivo di un nuovo prefetto. A quel punto lui,
Catone e gli altri avrebbero potuto riprendere il viaggio di ritorno a Roma. Prima , meglio , aveva
pensato tra s e s tornando nellufficio del prefetto.
Quando ebbe terminato di leggere le tavolette di cera, Macrone mand a chiamare Portillo. In
attesa che arrivasse, pens di assaggiare il vino che il prefetto teneva dentro a degli orci in un piccolo
scaffale. Alcune tegole cadute avevano rotto gli orci sistemati nella parte superiore, ma gli altri in basso
si erano salvati. Tolse il tappo di sughero e annus il vino. Le narici si riempirono di un piacevole
aroma e Macrone sorrise. Era evidente che il prefetto sapeva concedersi i suoi lussi. Chiuse un occhio e
sbirci dentro lorcio.
 anche mezzo pieno!. Riport al tavolo lorcio e una coppa dargento con un bel sorriso
sulle labbra e riemp poi la coppa fino allorlo. Non tutto va male, allora.
Bussarono alla porta e, senza attendere risposta, Portillo entr nella stanza. Quando vide il vino,
per un istante un velo di contrariet gli oscur il viso, poi guard gli orci sopravvissuti nellangolo della
stanza. Evidentemente aveva sperato di poter tenere per s quei lussi, ora che il precedente comandante
non poteva pi farne uso.
Ehm, mi hai mandato a chiamare, Macrone?
S, chiudi la porta.
Portillo aspettava in tutta tranquillit in piedi davanti al tavolo: Macrone si schiar la voce e
inizi a parlare. Questa non  una buona coorte, centurione, e sono certo che tu lo sai gi.
Lorganizzazione  fiacca, gli uomini sono di seconda scelta e gli ufficiali, poi, sono anche peggio. Ad
ogni modo, riprese fiato, da oggi cambier tutto. E siccome tu sei il mio secondo, mi aiuterai a far s
che le cose cambino. Sono stato chiaro?.
Portillo annu con aria dubbiosa.
Non ti ho sentito, centurione.
S, Macrone. Tutto chiaro.
Bene. Macrone batt leggermente una mano sulle tavolette di cera. Voglio che raduni i
migliori ottanta uomini della coorte in una centuria, pronti a combattere. Devono avere i migliori
equipaggiamenti disponibili, e devono essere comandati dal miglior ufficiale. Chi raccomanderesti?.
Portillo contrasse le labbra, perplesso, e subito dopo rispose: Il centurione Milone.  stato
promosso dalle Legioni un anno fa.
Allora non ha ancora avuto il tempo di rammollirsi. Bene, vada per Milone. Che si scelga un
signifer, un optio e un contabile, come meglio ritiene.
Sar fatto.
Per quanto riguarda il resto degli uomini, inizieranno a lavorare in citt dalle prime luci
dellalba. Lasceranno gli equipaggiamenti qui, nelle baracche, tenendo per le spade. Dividili in due
squadre. Una si occuper di estrarre chi  ancora sepolto sotto le macerie e di portare i feriti quass
perch possano essere medicati. Laltra dovr rovistare tra le macerie in cerca di cibo e vino. Manda
anche qualcuno a raccogliere acqua nei torrenti della zona per iniziare a riempire le cisterne.
Ma ci vorranno secoli.
Be, tanto per adesso non abbiamo nessuna fretta, o sbaglio, Portillo?
No.
Bene. Questi sono gli ordini per domani. Assicurati che gli uomini capiscano bene che non
dovranno permettere ruberie, mi raccomando. Se vedono civili che rubano, devono fermarli. Diano
pure qualche schiaffo, se necessario, ma evitino di passare immediatamente alla spada: questa gente ha
sofferto gi abbastanza. Unultima cosa. A detta di Corvino, abbiamo alcune tende in magazzino. Sono
vecchie e probabilmente non vengono usate da anni, ma potrebbero tornare comunque utili per la
popolazione locale. Manda qualche soldato a montarle sul pendio davanti allacropoli, fuori della
citt.
Portillo annu e poi si morse un labbro. Macrone?
Cosa?
Mi  appena venuta in mente una cosa. La maggior parte delle scorte di cibo a Matala era
conservata nei magazzini, in citt. Vicino al mercato principale.
E quindi?
Londa ha raso al suolo tutta la zona, portandosi via gran parte delle macerie. Se  rimasto
qualcosa, sar di certo inutilizzabile e gli unici alimenti che rimangono sono quelli che si trovavano
nelle case al momento del terremoto. E temo che non sia granch.
Uhm, buona osservazione. Macrone si appoggi allo schienale e si gratt il mento. Allora
cercheremo di radunare tutto quello che c e poi penseremo ad altre fonti di cibo. Ci sono fattorie nei
dintorni della citt?.
Portillo riflett un istante. La pi vicina  lungo la costa, di propriet del senatore Canlio.
Produce olio doliva e cereali.
Si potrebbe iniziare con quella, allora. Invier alcuni uomini con dei carri. Per ora potranno
prendere quello che ci serve, e quando il proprietario ne avr notizia a Roma, ci presenter il conto.
Il senatore Canlio non ne sar contento.
 probabile, rispose Macrone con una smorfia. Ma per quel momento non sar pi un
problema mio, per cui non mi interessa. Dobbiamo fare in modo di avere scorte alimentari sufficienti a
non far morire di fame i soldati e la popolazione, mentre noi risolviamo la situazione.
Speriamo bene.
Oh, ce la faremo, fidati, sorrise Macrone. Far in modo che tutto si svolga secondo i miei
ordini. Per ora  tutto, Portillo. Far preparare un programma di incarichi per ogni singola unit e lo
far avere direttamente a te e agli altri ufficiali non appena gli archivisti li avranno redatti. Voglio che
la Dodicesima Ispanica sia pronta per il sorgere del sole.
Bussarono di nuovo alla porta.
Avanti!.
La porta si apr ed entr un ausiliario. La squadra sta tornando dalla baia, Macrone.
Hanno riportato lequipaggio e i passeggeri?
S.
Bene. Non appena avranno varcato il cancello, manda gli uomini allaccampamento e trova
loro una sistemazione adeguata. Una volta pronti, informali che sono stati arruolati nella coorte e che
dovranno rispettare la normale disciplina militare. A questo proposito, sarebbe meglio che gli spiegassi
precisamente cosa intendiamo per disciplina militare, va bene?.
Lausiliario sogghign. S.
Fai portare donne e bambini alla basilica. Potranno riposarsi nella sala dellamministrazione.
Poi chiedi alla figlia del senatore se pu essere cos gentile da raggiungermi.
S. Lausiliario fece il saluto e usc dalla stanza.
Il centurione Portillo sollev un sopracciglio, sorpreso. La figlia di Sempronio? Si  ritrovata
in un bel pasticcio. Dubito che la figlia di un aristocratico romano con tanto di laticlavio potr gradire
la sistemazione.
Macrone ripens a quando aveva incontrato Giulia per la prima volta, nel bel mezzo di una
situazione disperata. La cittadella di Palmira era sotto assedio, e lei aveva deciso di seguire le sorti dei
difensori senza pretendere nulla in pi delle magre razioni previste per tutti gli altri, dedicandosi
completamente alla cura dei feriti e alle vittime. Giulia non era per niente la classica aristocratica
viziata e lagnosa. Aveva dato prova di grande valore.
Si adatter, rispose Macrone. Non  una bambina. Giulia Sempronia  una donna forte. E
poi non ha altra scelta.
Portillo sbuff, contrariato. Preferirei non essere io a doverla informare. Sar meglio che vada,
adesso. Ho degli ordini da eseguire.
S, vai, mettiti al lavoro, rispose Macrone con voce aspra. Tieni bene a mente quello che ti
ho detto. Da adesso in poi non voglio pigri in questa coorte, e questo vale sia per gli ufficiali che per i
soldati.
Capito. Portillo chin la testa in segno di saluto e usc di fretta. Per un attimo Macrone rimase
solo, guard la sua coppa di vino e se la port avidamente alle labbra, svuotandola dun fiato.
Ahhh! Ne avevo proprio bisogno, si asciug un rivolo di vino dal mento e si rilass
comodamente sulla sedia, sorridendo soddisfatto. Gli sforzi del giorno e della notte precedenti lo
avevano lasciato tutto dolorante, e gli bruciavano gli occhi. Li chiuse per un istante, godendosi la calma
e la pace di un breve istante di tranquillit. Il vino gli formicolava ancora in gola e quando incroci le
braccia sulla pancia ne avvert il piacevole calore nello stomaco.
Solo un attimo di riposo, disse tra s e s assonnato. Solo un attimo....
Disturbo?
C-c-cosa?. Macrone si risollev di colpo e apr gli occhi. Giulia era in piedi sulla soglia
dellufficio e sorrideva.
Stavi russando cos di gusto.
Russavo?. Macrone scosse la testa con aria colpevole. Sciocchezze. Stavo meditando.
Con gli occhi chiusi.
Macrone la guard torvo. Sono in grado di fare due cose allo stesso tempo, lo sai, ragazzina?
Mi dispiace, Macrone. Non volevo offenderti. Sarai sfinito dopo tutto quello che abbiamo
passato. Proprio come tutti noi.
Dove sono finite le mie dannate buone maniere?, borbott Macrone tra s e s, balzando in
piedi e prendendo una sedia libera. La offr alla sua ospite dicendo: Ecco qua, Giulia. Adesso mettiti
comoda.
Grazie, rispose, e si lasci sfuggire un profondo sospiro. Allora, dove sono mio padre e
Catone?
Sono partiti, Giulia.
Partiti?
A Gortina. Non appena siamo arrivati qui, abbiamo avuto la notizia che il governatore, i suoi
consiglieri e gli ufficiali anziani erano stati sorpresi dal terremoto. Sono quasi tutti morti. Tuo padre ha
detto che doveva prendere immediatamente in mano la situazione. E cos lui e Catone hanno preso due
cavalli e sono partiti immediatamente.
Tipico, disse Giulia con una vena di amarezza. Quindi non ho diritto a esprimere la mia
opinione, presumo?
Ehm, non direi, no.
E Catone?.
Oh, lui si  raccomandato di esprimerti tutto il suo amore e di prendermi cura di te fino al suo
rientro.
Giulia guardo Macrone e scosse la testa. Sei un pessimo bugiardo, Macrone. Le bugie bisogna
saperle raccontare. Lasciale agli esperti, come mio padre.
Se lo dici tu.
Giulia si diede unocchiata intorno e osserv la collina di fronte allacropoli. Qua e l erano
stati gi accesi dei piccoli fal e attorno al bagliore delle fiamme si raggruppavano minuscole sagome.
Non riuscivo a credere a ci che vedevo venendo quass, disse poi a bassa voce. Pensavo che sulla
nave ce la fossimo vista brutta, ma non era nulla in paragone a questo.
Ce la siamo vista brutta eccome, Giulia. Siamo fortunati a trovarci qui adesso, ma hai ragione,
quello che  successo alla citt deve essere stato terrificante. Portillo mi ha raccontato che hanno sentito
un boato mostruoso e poi gli edifici hanno iniziato a scuotersi e a crollare, i pi vecchi e pi fragili per
primi. E naturalmente proprio nelle abitazioni pi fatiscenti si trovava ammassata la popolazione pi
povera di Matala. Sono migliaia le persone rimaste sepolte sotto le macerie. Poi tutto  cessato
improvvisamente come era iniziato. I poveracci che sono sopravvissuti devono aver pensato che fosse
finito tutto. Macrone si strinse nelle spalle. Fino a quando londa non ha colpito il porto trascinando
via ogni cosa nel suo passaggio, distruggendo tutto e tutti. Portillo pensa che le vittime dellonda siano
pari a quelle del terremoto.
Giulia lo fiss per qualche istante, poi scroll la testa e mormor. Per gli di... Cosa avr mai
fatto questa gente per meritarsi tanto?
Chi mai conosce il volere degli di, sbadigli Macrone. Ma per quanto la gente di Creta
possa aver fatto, ha comunque pagato un prezzo molto caro.
Giulia guard fuori della finestra, cercando ancora di farsi unidea della distruzione di cui era
stata testimone durante il tragitto dalla nave. Non riusciva a credere che molte altre citt avessero fatto
la fine di Matala. Allimprovviso raggel. Pensi che sia veramente tutto finito? Potrebbe accadere
ancora?
Non ne ho idea, Giulia. Sono solo un soldato, non un indovino. Macrone si sporse in avanti e
prosegu, cercando di assumere un tono rassicurante. Da quando siamo arrivati non ci sono state altre
scosse. Possiamo solo pregare gli di perch ci risparmino ulteriori sofferenze.
Gi, possiamo sempre dire le nostre preghiere. Se credi davvero che possano aiutarci.
Male di certo non fanno.
Presumo che tu abbia ragione. Giulia rimase in silenzio per qualche istante, poi torn a
fissare Macrone. Pensi che stiano bene? Catone e mio padre?
Non vedo perch non dovrebbero. Sono armati e la popolazione ha gi tanti pensieri, non
vorranno di certo causare problemi. Andr tutto bene, vedrai. Catone  un ragazzo in gamba. Far in
modo che tuo padre arrivi sano e salvo a Gortina e insieme inizieranno a sistemare le cose. Fidati di
me, Catone sa quello che fa. Andr tutto bene
...
.
...
CAPITOLO SETTE
...
.
...
Che accidenti ci  venuto in mente?, ringhi Catone a denti stretti mentre il senatore gli
legava una fascia sulla ferita. Avremmo dovuto aspettare lalba per ripartire.
Shhh!. Sempronio lanci unocchiata nervosa verso gli alberi circostanti. Forse ci hanno
seguito.
Ne dubito. Dovremmo aver percorso almeno tre chilometri prima che il cavallo stramazzasse
al suolo. Catone tacque mentre unaltra fitta di dolore lancinante gli trapassava la gamba. Poi fece un
profondo sospiro e aggiunse: Sono sicuro che abbiano gettato la spugna molto prima.
Speriamo. Sempronio strinse il nodo e controll la fasciatura per assicurarsi che non si
allentasse. Ecco fatto. Cos dovrebbe andare.  colpa mia, Catone. Avrei dovuto rallentare il passo
una volta fuori pericolo. Sono stato un folle a continuare al galoppo in quel modo lungo la strada, al
buio.  un miracolo che i cavalli non siano caduti prima.
Be, adesso ne abbiamo uno solo. Catone fece un sorriso sarcastico. Per cui scordiamoci di
riprendere il galoppo.
Il cavallo di Catone era crollato, ferito, lungo la strada, con la bava alla bocca e il sangue che
sgorgava dalle narici. Avevano deciso di abbandonarlo l. Sempronio aveva caricato Catone in sella e
insieme avevano proseguito per un altro paio di chilometri prima di imboccare uno stretto sentiero che
si inoltrava in una pineta. L si erano fermati per occuparsi della ferita di Catone. Il forcone aveva
trapassato il muscolo posteriore della gamba senza per arrivare allosso, n recidere alcun vaso
sanguigno importante. La ferita sanguinava copiosamente ma, nonostante il dolore, Catone si rese
conto che riusciva ad appoggiare il peso sulla gamba. Aveva fatto qualche passo prima di crollare a
terra e lasciare che Sempronio fasciasse la ferita come meglio poteva alla fioca luce della luna e delle
stelle.
Sempronio si sedette a terra, si rilass e giungendo le mani in grembo disse: Secondo te cosa
dobbiamo fare adesso?
Di sicuro non ho nessuna voglia di incontrare altre bande di schiavi ribelli. Meglio starcene
fermi fino alle prime luci dellalba, quando potremo vedere bene la strada ed evitare altri pericoli.
S, hai ragione. Sempronio si volt per guardare indietro. Sei sicuro che fossero schiavi?
Penso proprio di s. Erano vestiti di stracci e poi ci trovavamo poco lontano dalla fattoria in cui
avevamo visto.... A quel ricordo, Catone si blocc e si schiar rumorosamente la gola. Dovevano
essersi avvicinati alla strada in cerca di facili bottini. Siamo stati fortunati a fuggire. Se quegli schiavi e
quello spettacolo sono un esempio di ci che sta accadendo in altre zone dellisola, be, allora il
problema  ben pi grave di quanto pensassi.
Cosa vuoi dire?
E se ci trovassimo a dover fronteggiare una rivolta di schiavi?
Una rivolta? Non penso proprio. Si tratta semplicemente di disordini,  inevitabile. 
assolutamente naturale che tentino di approfittare della situazione per vendicarsi dei loro sorveglianti.
Una volta che avranno bevuto fino a stordirsi, risvegliandosi con i postumi della sbronza, scommetto
che non avranno la pi pallida idea di cosa fare. Alcuni potrebbero darsi alla fuga sulle colline e cercare
di formare una qualche banda di facinorosi, ma i pi continueranno ad aggirarsi per le strade finch
qualcuno non li rimetter in riga.
Ne siete proprio sicuro?, disse Catone dubbioso. Temo che sottovalutiate il pericolo,
Sempronio.
Sono solo schiavi, ragazzo. Schiavi incatenati gli uni agli altri, la feccia della societ, poco pi
che bestie. Fidati, non sono abituati a prendere decisioni: senza un sorvegliante, si troveranno
assolutamente confusi.
Spero proprio che abbiate ragione. Ma se, invece, riuscissero a trovare un capo tra di loro?
Cosa succederebbe?
Non ci riusciranno mai. Ho visitato innumerevoli propriet nella mia vita, e so bene come
funzionano le cose. Chiunque mostri di avere anche solo un briciolo di spirito di iniziativa o
indipendenza viene svenduto a una scuola di gladiatori oppure severamente punito perch serva da
lezione agli altri. Torneranno mansueti in men che non si dica. Una volta identificati e messi con le
spalle al muro, i responsabili della rivoltante scena di cui siamo stati testimoni saranno crocifissi e i
loro cadaveri lasciati a marcire. Penso proprio che per tutti gli altri sar una lezione che ricorderanno
per parecchio tempo.
Catone annu, anche se era ancora inquieto. Non aveva idea di quanti schiavi potessero esserci
sullisola. Se fossero riusciti a organizzarsi e a trovarsi un capo, avrebbero costituito un serio pericolo
per gli interessi romani a Creta. E gli schiavi non erano neanche lunica fonte di preoccupazione. Sulle
colline si aggiravano ladroni, criminali, schiavi fuggiaschi e altri banditi che sicuramente avrebbero
approfittato del caos. Se gli schiavi e i banditi avessero fatto causa comune, solamente una campagna
punitiva di grandiose dimensioni avrebbe potuto fare in modo che lisola continuasse a fare parte
dellimpero.
Si sollev e si trascin fino al ceppo di un albero caduto. Penso che adesso dovremmo
riposarci un po. Non dormiamo da due giorni. Far io il primo turno di guardia. Vi sveglier quando
sar il vostro turno, Sempronio.
Mi sembra ragionevole, ma cerca di svegliarmi sul serio: non voglio che tu sia troppo stanco
per aiutarmi quando raggiungeremo Gortina.
Vi sveglier, avete la mia parola.
Bene. Sempronio si guard attorno e scelse un posticino sul terreno ricoperto da un cumulo di
aghi di pino, accanto a un albero. Si avvolse nel mantello e si distese, appoggiando la testa su una
radice. Dopo qualche istante, il suo respiro si fece regolare e profondo, poi inizi a russare.
Catone reclin la testa e sollev gli occhi al cielo. Era una notte senza nuvole, e la luna e le
stelle risplendevano contro il cielo nero come la pece. Quel panorama laiut a calmare un po la mente
inquieta e desider che Giulia fosse l con lui, raggomitolata tra le sue braccia. Voleva sentire la
morbida carezza dei suoi capelli contro il mento, e per un attimo ricord il suo profumo preferito e
sorrise. Poi una luce distante attir la sua attenzione, e Catone fiss il buio attraverso uno spazio tra gli
alberi. Cera un incendio in mezzo alla piana, ad alcuni chilometri di distanza: sotto ai suoi occhi le
fiamme si diffusero velocemente fino ad avvolgere un intero edificio. Continu a guardare ancora per
un po, con un presentimento sempre pi forte.
Il senatore Sempronio fin il proprio turno di guardia e svegli Catone poco prima dellalba.
Catone si stiracchi e si ritrov coperto dal mantello del senatore. Mormor un debole ringraziamento.
Ne avevi pi bisogno tu di me, disse Sempronio sorridendo. Sono riuscito tranquillamente a
tenermi caldo camminando avanti e indietro. Anzi, mi ha fatto ricordare di quando ero un giovane
tribuno nella Nona Legione sul Reno. Non cerano molte comodit l, te lo posso garantire. Se non
ricordo male, per, sei stato anche tu di stanza sulla stessa frontiera.
Gi. Dopo che hai passato un inverno da quelle parti, non ne vuoi pi sentir parlare. Gelido
come lAde.
S, ricordo. Sempronio rabbrivid e gli tese la mano. Su, dobbiamo andare adesso.
Alzandosi in piedi, Catone gemette. La gamba ferita si era irrigidita e inizi immediatamente a
pulsare non appena lui vi appoggi sopra il peso.
Sempronio lo guard preoccupato. Male?
Ne ho passate di peggio. Se tengo la ferita sempre pulita e mi riposo per qualche giorno, star
bene.
Temo che di riposo non ne avremo granch.
Sempronio sal in sella e si sporse in avanti per aiutare Catone a montare. Il cavallo barcoll
appena per il peso aggiuntivo. Catone pass un braccio attorno alla vita di Sempronio, il senatore
schiocc la lingua e il cavallo ripart lungo il sentiero in direzione della strada principale. Uscendo
dalla pineta, Catone guard nella direzione in cui era deflagrato lincendio la sera precedente, ma
delledificio non rimaneva altro che una carcassa annerita. La zona circostante era punteggiata da molte
altre costruzioni bruciate e, in lontananza, era visibile una colonna di individui che attraversava
cautamente un campo. Se fossero schiavi o civili, Catone non sapeva dirlo. La strada davanti a loro era
libera; Sempronio gir di nuovo il cavallo verso Gortina, procedendo a un trotto regolare.
Mentre il sole si levava inondando la provincia di un caldo bagliore, lungo la strada avvistarono
molti altri gruppi di persone: alcuni sopravvissuti rovistavano tra le macerie della propria casa per
recuperare oggetti di valore; altri si limitavano a starsene seduti con gli occhi fissi nel vuoto senza fare
attenzione al cavallo che li superava; altri ancora allungavano una mano chiedendo cibo. Sempronio
fece del suo meglio per ignorarli, tenendo sempre gli occhi fissi in avanti e dando colpi al cavallo per
farlo avanzare il pi velocemente possibile. Di quando in quando si imbattevano in cadaveri di gente
morta per ferite di spada o di coltello, vittime che si aggiungevano al gi elevato numero di deceduti
per colpa del terremoto. Catone si chiese se, nonostante la morte e la distruzione, ci fosse qualcosa che
lui e il senatore potevano fare per riportare lordine nella provincia. Il compito gli appariva quasi
disperato.
Alla fine, poco prima di mezzogiorno, la strada curv attorno a una collina e l, davanti ai loro
occhi, apparve Gortina, il capoluogo della provincia. La citt si stendeva su tutta la pianura, con
unacropoli fortificata su unaltura a settentrione. La cinta muraria era interrotta da sezioni crollate.
Alla porta principale cerano ancora delle sentinelle. Quasi tutti i tetti della citt avevano subito danni e
cerano enormi fori aperti tra le tegole rosse degli edifici pubblici pi grandi e dei templi che ancora
rimanevano in piedi. Su un lato della citt era stato allestito un vasto accampamento di tende e altri
ricoveri di fortuna; dai piccoli fuochi si innalzavano volute di fumo che svanivano poi nel cielo
azzurro.
Avvicinandosi alla citt, Sempronio aveva sollevato una mano per proteggere gli occhi dal sole.
Sembra che ci siano meno danni rispetto a Matala.
Sarebbe stato lo stesso se la gente di qui avesse dovuto fare i conti anche con il maremoto.
Una piccola benedizione, forse.
Vedendo comparire i due uomini a cavallo sulla strada selciata, le sentinelle di guardia al
cancello si irrigidirono. Quando il cavallo si trov a non pi di quindici metri di distanza, il loro capo
sollev un braccio e url: Fermatevi. Per quale motivo vi trovate qui?.
Sempronio allung la mano con lanello. Sono il senatore Lucio Sempronio e sono qui per
incontrare il governatore della provincia.
La sentinella indic Catone. E lui chi ?
Il centurione Catone. Eravamo insieme su una nave diretta a Roma quando londa ci ha
colpiti.
Londa?. La sentinella si avvicin con cautela mentre Sempronio faceva rallentare il cavallo a
poca distanza dal cancello. Ci era giunta notizia che unonda aveva devastato la costa, ma le storie che
abbiamo sentito erano, come dire, abbastanza disastrose. Intere citt e villaggi costieri rasi al suolo.
Proprio cos, rispose Sempronio. Siamo approdati a Matala, o meglio, a ci che ne rimane. E
l siamo venuti a sapere che il governatore era ferito. Sono venuto a vedere qual  la situazione.
Molto grave, senatore. Nella guarnigione sono rimasti pochissimi ufficiali; la maggior parte di
loro si trovava nel palazzo del governatore quando si  scatenato il terremoto. Ben pochi ospiti sono
riusciti a fuggire dalla sala del banchetto quando  crollato il soffitto; tutti gli altri sono rimasti sepolti.
Dov il governatore?
Nelle stalle del palazzo: hanno resistito abbastanza bene, e sono state utilizzate come ricovero
per i feriti.
Sempronio fece una pausa. In che condizioni si trova?.
La sentinella serr le labbra. La versione ufficiale  che si rimetter.
Ma?.
La sentinella si guard attorno e abbass il tono della voce. Non  proprio quello che dice il
mio amico di guardia a palazzo. Se volete parlare con il governatore, sbrigatevi.
Capito. Ora fateci passare.
La sentinella annu e si volt per urlare ai suoi uomini: Aprite il cancello!.
Si ud uno scricchiolio cupo quando i due uomini spinsero le assi e la porta inizi ad aprirsi. Poi
ci fu un terribile stridio e infine un cigolio acutissimo prima che il portale si bloccasse, non potendo
andare oltre. Cera uno spazio appena sufficiente a far passare il cavallo e la sentinella si scus con una
stretta di spalle.
Mi spiace, ma la muratura si  spostata e la porta non si apre di pi.
Sempronio lo ringrazi con un cenno ed entr. Nella citt ritrov la solita scena di edifici
crollati e macerie sparse sulla via principale; tra le rovine e gli edifici danneggiati cerano pi persone
rispetto a Matala e per la prima volta Catone inizi nutrire una seppur flebile speranza. Alcuni quartieri
non erano stati troppo danneggiati, ma del resto, riflett, Matala lo aveva preparato al peggio. Il cavallo
avanz lentamente lungo la via principale, verso il cuore della citt, e super una piazza del mercato
dove erano crollate decine di chioschi, disseminando il terreno di resti e avanzi messi sottosopra dai
sopravvissuti. Pi vicino al centro della citt, la strada era fiancheggiata da grandi edifici: Catone vide
enormi colonne di pietra venute gi come birilli, sparpagliando massi sulla strada e sui gradini che
conducevano l dove prima si trovavano le porte del tempio.
Il palazzo del governatore si trovava esattamente al centro di Gortina, dove si intersecavano le
due strade maestre. Era circondato da un muro perimetrale pi alto, interrotto da un imponente portone
a doppia arcata, e allinterno si apriva un ampio cortile pavimentato. Il palazzo in s, un belledificio di
pietra bianca, sembrava essere stato deturpato da delle macchine dassedio. Il muro aveva fori enormi e
solo pochi tratti davano una vaga idea della forma originale del tetto.
Sempronio inspir aria a pieni polmoni.  un vero miracolo che sia sopravvissuto qualcuno.
Gi, mormor Catone. Quelle laggi sembrerebbero le stalle.
Indic una zona cinta da un muro su un lato dellala principale del palazzo. Allesterno cera
una piccola folla di persone in piedi o accovacciate, alcuni avevano bambini in braccio o si
sorreggevano a vicenda in attesa di essere visitati. Due medici in tunica nera valutavano le condizioni
dei pazienti e ammettevano solo i feriti pi gravi. Ovviamente lumore generale era pessimo:
avvicinandosi alle stalle, Catone ud borbottii e lamenti.
Fate largo!, url Sempronio. Fate largo, ho detto!.
La folla si fece da parte e, al passaggio dei due cavalieri, gli uomini pi vicini li guardarono con
astio.
Il ragazzo  ferito, ringhi un vecchio. Guardate, sulla gamba.
Bastardi che saltano la fila, fece unaltra voce, e immediatamente tra la folla si diffuse uno
stizzito mormorio mentre quelli avanti a Sempronio si rifiutarono di farli passare.
Aspettate il vostro turno come tutti!.
Sempronio lanci uno sguardo torvo in direzione delluomo che aveva parlato per ultimo.
Sono un senatore romano, maledetti! Adesso, fate come vi  stato ordinato e lasciateci passare.
Vaffanculo!.
Le regole non valgono per i ricchi, eh?, grid un altro uomo.
Proprio cos!, url di rimando Sempronio. Le cose stanno proprio cos. Adesso toglietevi di
mezzo prima che vi costringa a spostarvi!, ed estrasse la spada per dare maggior enfasi alle sue parole:
un valido deterrente per chiunque avesse voglia di sfidarlo. La gente sostenne il suo sguardo con
unespressione altrettanto truce, ma quando Sempronio spron il cavallo si scostarono tutti.
Quando raggiunse larcata ed entr nel cortile, un uomo sollev in aria il pugno e url:
Maledetti aristocratici! La nostra gente qui sta morendo e voi vi preoccupate solo di voi stessi!.
La rabbia serpeggi tra la folla, si levarono altre urla e grida amareggiate, ma Sempronio
mantenne unespressione di arrogante disprezzo fin quando non arriv a una palizzata e smont dalla
sella. Catone scese accanto a lui e trasal quando una fitta di dolore gli saett nella gamba. Si strinse la
coscia con una mano guardandosi attorno e dalle stalle vide spuntare un uomo in tunica scura con
finiture rosse sulle maniche.
Luomo indic la gamba di Catone. Ci do unocchiata. Avvicinandosi ai nuovi arrivati, si pul
le mani sporche di sangue con uno straccio sudicio.
Romani?.
Catone annu.
Il chirurgo indic la sua coscia fasciata. Come  successo?
Ci siamo imbattuti in un gruppo di schiavi ribelli e uno di loro mi ha colpito con un forcone.
Grave. Meglio che ci dia unocchiata.
Pi tardi. Ora dobbiamo parlare con il governatore, rispose Catone indicando Sempronio.
Abbiamo questioni urgenti da discutere.
Lo dicono tutti, rise forzatamente il chirurgo. Il governatore, per, non  in condizione di
ricevere nessuno, poveruomo.
 un gran peccato, disse Sempronio, ma devo insistere. Deve riceverci immediatamente.
Il chirurgo scosse la testa. Non posso permettervi di disturbare il mio paziente. Fareste meglio
ad andare a parlare con Marco Glabio, se volete sapere come stanno le cose.
Chi?
 Glabio che comanda adesso. Ha convinto ieri il governatore a nominarlo suo successore.
Che tipo di incarico aveva prima questo Glabio?, chiese Catone. Nellamministrazione
civile? Esercito?
Nessuna delle due. Era un esattore delle tasse.
Un esattore?. Sempronio non pot celare il suo disappunto. Per quale motivo Irzio ha
passato i poteri a un dannato esattore delle tasse? Doveva pur esserci un ufficiale tra i suoi uomini a cui
affidare il comando.
No, erano tutti al banchetto. Per qualche motivo Glabio aveva fatto tardi, altrimenti.... Il
chirurgo si pass una mano tra i capelli. Ad ogni modo, sono amici intimi e soci daffari. E adesso
spero che non abbiate altre domande.
Catone non ebbe difficolt a intuire come stavano le cose. Il governatore Irzio aveva concesso a
Glabio la licenza di esattore a un prezzo stracciato, in cambio di una percentuale delle tasse estorte agli
isolani e ai mercanti che versavano dazi sulle navi da carico in partenza o in arrivo a Creta. Pratica
comune in tutto limpero, nonch uno dei mezzi con cui i governatori delle province accumulavano
fortune finch rimanevano in carica. Era ovviamente una pratica illegale, ma poich i governatori
provinciali accusati di ruberie avevano la comoda prospettiva di essere processati di fronte a propri pari
 uomini che aspiravano a diventare a loro volta governatori  leventualit di una condanna era molto
remota. Detto questo, i governatori dovevano comunque fare attenzione a non esigere troppo da una
provincia, se non volevano che le loro ricchezze suscitassero un pericoloso interesse da parte
dellimperatore. Era noto, infatti, che limperatore aveva labitudine di liberarsi di un ricco romano per
poterne poi confiscare gli averi.
Portaci dal governatore, disse Sempronio con tono deciso. Adesso.
Se cos desiderate. Il chirurgo chin il capo. Da questa parte, signori.
Sempronio offr un appoggio a Catone e insieme seguirono il chirurgo fino a una selleria. Era
stata svuotata completamente e contro un muro era stata sistemata una branda. Sul materasso era
sdraiato un uomo. Completamente immobile se non per il petto che si sollevava e si riabbassava a un
ritmo regolare. Respirava con affannosi rantoli. Gli uomini attraversarono la stanza e, indicando una
panca accostata a una delle pareti, Sempronio disse al chirurgo: Dammi una mano.
Mentre trascinavano la panca accanto alla branda, il governatore Irzio gir la testa di lato per
guardarli. Alla luce di una piccola finestra in alto sulla parete, Catone vide che il viso delluomo era
parzialmente bendato. Un lenzuolo lo copriva sino al collo. Una volta che Sempronio e Catone si
furono seduti sulla panca, il chirurgo rimase in piedi accanto alla branda e abbass il lenzuolo. Luomo
aveva il busto nudo e la pelle pallida del fianco destro era interamente ricoperta di lividi neri e violacei.
Sotto quella carne devastata Catone ebbe quasi limpressione che ossa e muscoli fossero deformi.
Aveva un braccio rotto e immobilizzato con unassicella.
Sempronio si sporse in avanti e disse in tono confortante: Salve, Aulo Irzio. Ci siamo gi
incontrati una o due volte, in Senato, a Roma.
Il governatore si bagn le labbra e fece un debole cenno del capo prima di bisbigliare con voce
roca: Lucio Sempronio... mi ricordo... cosa ci fai qui?
Sono venuto per assumere il comando della provincia.
Irzio spalanc gli occhi e tent di sollevare la testa mentre rispondeva brusco: Chi ti ha
mandato?.
Quel piccolo sforzo gli caus un improvviso spasmo che gli percorse il corpo e lo fece ricadere
allindietro, gemendo e digrignando i denti. Immediatamente il chirurgo si chin preoccupato sul suo
paziente.
Rimanete fermo, Irzio. Dovete rimanere fermo.
Sempronio attese che il governatore si rilassasse un poco e riprendesse a respirare con pi
facilit. A quel punto parl di nuovo.
Non mi ha mandato nessuno. La nave su cui viaggiavo  passata davanti allisola quando il
terremoto ci ha colpito. Sono venuto a sapere che eri rimasto ferito, amico mio, e ho pensato di venire a
offrirti i miei servigi. Ora che ti vedo, capisco bene che avrai bisogno di tempo per rimetterti. E in
qualit di ufficiale di grado pi elevato nella provincia, dovr assumere il comando finch tu non sarai
di nuovo pronto a riprendere le tue funzioni.
Non  necessario... ho gi trovato una persona.
Ne sono stato informato. Ma Irzio, non posso certo permettere che sia un esattore delle tasse
ad assumere questa responsabilit. Sono dei cani corrotti, nel migliore dei casi. Non possiamo
permettere che un uomo del genere governi Creta.
Irzio sollev a fatica una mano in segno di protesta. Sempronio gliela prese e la carezz
dolcemente. Non devi preoccuparti ora che sono qui io. La tua provincia  in buone mani. Te lo giuro,
sul mio onore.
No.... Irzio croll di nuovo gi con un gemito acuto e i muscoli del viso tesi dallo spasimo,
mentre tentava di respingere una fitta di dolore. Poi il suo corpo si rilass e la fronte si imperl di
sudore. Fiss il soffitto con respiro irregolare e mormor: Mia moglie,  stata ritrovata?
Moglie?. Il senatore si volt verso il chirurgo e bisbigli: Chi ?
Antonia. Sembra che abbia lasciato la festa poco prima del terremoto. E da allora nessuno lha
pi vista. Stiamo ancora rinvenendo cadaveri tra le macerie, per, e temo che sia solo questione di
tempo prima che venga ritrovato anche il suo.
Capisco. Sempronio guard il governatore ferito per un istante e poi torn a voltarsi verso il
chirurgo. Lo lascio nelle tue mani. Fai del tuo meglio.
Non mancher.
Poi, abbassando il tono di voce, il senatore aggiunse: Vorrei scambiare due parole con te, se
permetti.
Si alz dalla panca, facendo segno agli altri perch lo seguissero. Arrivato sulla soglia, si ferm
e chiese a voce bassa: Sopravvivr?
Sto facendo tutto il possibile. Potrebbe sopravvivere....
Risparmiami le chiacchiere da capezzale. Sopravvivr? S o no?.
Il chirurgo si lecc le labbra e poi scosse la testa. Ha entrambe le gambe fratturate, lesioni
interne, costole e organi schiacciati. Dubito che riuscir a resistere per pi di qualche giorno.
Capisco. Be, fai quello che puoi almeno per non farlo soffrire.
Il chirurgo annu.
Catone guard la branda. Solo unultima cosa. Irzio non dovr ricevere pi visite, dico bene,
senatore?
Giusto, conferm Sempronio. Naturalmente, niente visite.  un mio ordine.
Neanche Glabio?, chiese il chirurgo.
Soprattutto lui, intesi? Glabio non deve disturbare il governatore. Di a tutti che Irzio  ben
lieto che io sia arrivato a prendere in mano la situazione. Ha fiducia in me e mi ha concesso pieni poteri
sulla provincia, fino a che non si sar rimesso o non arriver un sostituto da Roma. Questa  la nostra
versione e tu la terrai bene in mente. Sono stato chiaro?
S, senatore.
Bene, e adesso prenditi cura della ferita del centurione. Puliscila e fagli una nuova fasciatura.
Lo voglio in piena forma per quando andr a sollevare Glabio dalla sua nomina temporanea
...
.
...
CAPITOLO OTTO
...
.
...
Macrone si asciug il sudore dalla fronte e socchiuse gli occhi per ripararsi dal sole di mezzod
che splendeva nel cielo sereno. Dalla sua stanza dellacropoli vedeva le squadre di ausiliari al lavoro in
cerca di sopravvissuti sotto le macerie. Una volta individuati, iniziava il lungo processo di salvataggio.
Alcuni venivano recuperati senza troppe difficolt, ma molti altri erano finiti sotto metri e metri di
calcinacci riportando ferite gravissime. E comunque, pens soddisfatto Macrone, Portillo e i suoi
uomini stavano procedendo in maniera metodica, attraversando la citt in direzione del canalone che
portava al porto. Con i soldati lavoravano anche alcuni schiavi, almeno quei pochi che avevano scelto
di rimanere dopo il terremoto: quasi tutti ne aveva approfittato per darsi alla fuga. Sarebbero stati
ritrovati a tempo debito e adeguatamente puniti, riflett Macrone. Molti erano marchiati e non sarebbe
stato semplice per loro mischiarsi tra la popolazione libera. Lunica alternativa che gli rimaneva era
nascondersi dove capitava, condannandosi a unesistenza precaria che offriva ben poche attrattive
rispetto alla schiavit.
Sul pendio fuori Matala erano state montate le tende di pelle di capra provenienti dai magazzini
della coorte ausiliaria e centinaia di persone in quel momento vi si stavano riparando dal sole. Cerano
ancora almeno duemila persone che avevano perso la loro casa e dovevano dormire allaperto, oppure
trovare ripari di fortuna sotto gli alberi che crescevano pi in alto sul pendio. Cera anche un ruscello
lass: le montagne che formavano la spina dorsale dellisola contenevano una grande riserva dacqua.
Macrone vide alcune persone che scendevano a valle portando allaccampamento otri e anfore, e ai
piedi di una piccola cascata, sotto la collina, un gruppetto di bambini che si schizzavano felici sotto
largenteo flusso dacqua.
Bere, quindi, non era di certo un problema; una preoccupazione molto pi pressante, invece, era
il cibo. Quando aveva preso il comando della coorte, tre giorni prima, Macrone si era immediatamente
reso conto che la citt era disperatamente a corto di scorte. Erano riusciti a recuperare qualcosa, poca
roba, dalle propriet di Canlio e tra le macerie di Matala e avevano aggiunto tutto alle magre riserve
dellacropoli. Macrone era stato costretto a emettere un editto con il quale ingiungeva di consegnare
alla coorte tutte le provviste alimentari. Chi fosse stato scoperto a nascondere cibo, o a venderne al
mercato nero, non avrebbe avuto la razione spettante a ogni cittadino e sarebbe stato bandito. Se avesse
poi tentato di introdursi di nuovo in citt e fosse stato colto in flagrante, sarebbe stato imprigionato
allinterno di una delle cisterne che Macrone aveva eletto a prigione temporanea. Lultimo articolo
delleditto precisava che chiunque fosse stato colto a trafugare cibo dai magazzini della coorte sarebbe
stato sommariamente giustiziato.
Alla lettura pubblica delleditto nellaccampamento in molti avevano protestato e la folla aveva
immediatamente eletto come suo portavoce il fondatore della corporazione dei mercanti, un uomo
basso e corpulento di nome Attico, che avrebbe potuto essere il fratello gemello di Macrone, se il
centurione non fosse stato figlio unico. Macrone era rimasto impassibile di fronte alle proteste, aveva
sollevato una mano per placare la folla ma, una volta capito che non sarebbe servito a niente, aveva
estratto la spada e laveva sbattuta bruscamente contro lo scudo di uno dei suoi uomini. Cessati gli
ultimi mormorii arrabbiati, Macrone aveva fatto un profondo respiro e aveva indicato Attico.
Non mi interessano le vostre obiezioni. Dobbiamo razionare il cibo che abbiamo o la gente
morir di fame. Una volta che le forniture alimentari saranno pienamente ripristinate, allora le cose
potranno tornare alla normalit. Fino a quel momento dobbiamo avere disciplina e pazienza.
Attico aveva sbuffato. E tu vorresti farci credere che tu e i tuoi uomini non ne prenderete pi
di quanto vi spetti, presumo?
Mi assicurer personalmente che il cibo sia equamente distribuito, rispose Macrone con il suo
tono da comizio cosicch tutti potessero sentirlo. La priorit andr a coloro che stanno dando una
mano a cercare sopravvissuti e provviste tra le macerie e a coloro che mantengono lordine.
Ah!. Attico aveva sollevato le mani. Lo sapevo. Lesercito si prende cura di se stesso e
manda noi in rovina! Ebbene, centurione, non staremo a guardare. Dopodich si era rivolto alla folla.
Gente, io vi dico: teniamo il cibo che abbiamo. Che i soldati provvedano da soli a se stessi!.
La folla aveva esultato e Attico aveva continuato per qualche istante ad accendere gli animi,
sollevando i pugni in aria. Poi aveva incrociato le braccia e si era voltato verso Macrone sorridendo.
Silenzio!, aveva urlato Macrone. SILENZIO, HO DETTO!.
La folla per non lo aveva ascoltato e aveva continuato a fischiare e urlare e agitare i pugni in
aria.
Alla fine Macrone si era voltato verso i venti uomini che aveva portato con s per rinforzare la
sua autorit. Fatevi sentire voi, soldati!.
Dopo aver estratto le spade i legionari avevano iniziato a batterle forsennatamente contro i loro
scudi, riempiendo laria di un rombo assordante che aveva soffocato il baccano della folla. Pian piano
la gente si era calmata e Macrone aveva dato lordine ai soldati di riporre le armi.
Cos va meglio. Dunque, vi ho detto come intendo gestire la situazione e cos sar. Non
tollerer alcun tentativo di insidiare la mia autorit di prefetto facente funzioni della coorte. Se
qualcuno vuole incrementare la propria razione, dovr guadagnarsela aiutando le squadre della coorte a
frugare tra le macerie. Inoltre, potrei utilizzare altri uomini in sostituzione di quelli morti a causa del
disastro, per cui se tra voi c qualcuno con esperienza militare, pu fare domanda di reclutamento
allacropoli.
Non fatelo!, aveva urlato Attico alla folla. Nessuno tradisca gli altri. Se ci opponiamo a
questo prepotente, lui non potr fare niente!.
Basta!. Macrone aveva urlato un ordine: Questo  troppo. Prima squadra! Arrestate
immediatamente quelluomo!.
La bocca di Attico si era aperta per la sorpresa, ma prima che potesse reagire, gli ausiliari lo
avevano gi circondato; due di loro avevano rinfoderato le spade e gli avevano bloccato le braccia
dietro la schiena. Attico aveva tentato invano per qualche istante di divincolarsi, mentre la folla
riprendeva a protestare arrabbiata. Macrone aveva mantenuto la calma e aveva dato lordine ai suoi
uomini di tornare allacropoli, seguiti dai fischi e dagli insulti della folla. Poi aveva preso posizione
accanto ad Attico e agli uomini che lo tenevano fermo.
Tutto questo non sarebbe stato necessario se avessi fatto il bravo e tenuto la bocca chiusa.
Attico aveva sogghignato. Tutti i tiranni dicono cos.
Tiranno?. Macrone aveva contratto le labbra. Io? No, sono solo un soldato che cerca di fare
il proprio lavoro e tu, amico, sei un fanfarone che parla solo per dare aria alla bocca. Per cui
risparmiami i tuoi commenti su libert e tirannia e tieniteli per quando sar tutto finito.
Attico lo aveva fulminato con unocchiata. Per ora hai vinto tu, centurione, ma un giorno
regoleremo i conti, credimi.
Certo, aveva risposto Macrone. Adesso me lo appunto.
Te la far pagare!, e Attico gli aveva sputato addosso. Schifoso maiale!.
Allimprovviso Macrone gli aveva sferrato un pugno dritto alla tempia. Con un grugnito, Attico
si era accasciato tra le braccia dei soldati. Macrone aveva alzato le spalle. Che dicevamo della
tirannia? Portatelo nella cisterna e assicuratevi che non gli succeda nulla durante il tragitto. Potr
rimanere l per un paio di giorni a rinfrescarsi le idee prima di tornare in libert.
La piccola colonna di soldati si era incamminata lentamente lungo la via principale verso
lacropoli. Risalendo il pendio, Macrone aveva visto Giulia che attendeva nei pressi del portone.
Precedentemente aveva inviato alcuni uomini in citt a cercare tra le macerie qualche abito per lei e ora
la ragazza indossava una tunica di un azzurro pallido che le scendeva fino alle caviglie. Macrone aveva
chinato la testa in segno di saluto.
Buongiorno, Giulia. Dormito bene?
S, grazie. Giulia aveva fatto un rapido sorriso. Notizie da Gortina? Sono passati due giorni
dalla loro partenza.
Ancora nulla. Ho inviato un messaggio proprio ieri. Entro sera dovremmo ricevere una
risposta. Cerca di stare tranquilla.
Lo spero, aveva risposto Giulia lisciandosi una ciocca di capelli scuri.  dura non
preoccuparsi per mio padre e Catone. Pensavo che Catone ci avrebbe fatto avere delle notizie non
appena fossero stati al sicuro.
Considerando la situazione da queste parti, posso immaginare che anche a Gortina avranno il
loro bel daffare, ma sono certo che non appena potranno, si metteranno in contatto con noi. Non ti
preoccupare, Giulia. Tuo padre  un uomo forte e Catone  astuto come una volpe. Andr tutto bene,
fidati di me.
Giulia aveva annuito senza troppa convinzione ed era rimasta in silenzio per qualche istante
prima di aggiungere: Quanto tempo ancora rimarremo qui, secondo te?.
Macrone si era sfilato dalla colonna di soldati, si era tolto lelmetto e si era asciugato la fronte.
Difficile a dirsi. C molto movimento di navi mercantili attorno a Creta, per cui la notizia di ci che 
successo qui dovrebbe arrivare a Roma in breve tempo.
Non ho visto altre navi in porto da quando siamo arrivati.
Vero, aveva ammesso Macrone. Londa deve aver causato danni in una zona piuttosto
estesa, e forse tutte le navi che si trovavano nelle vicinanze della costa sono rimaste coinvolte.
Potrebbero, per, esservene altre che hanno avuto notizia del disastro e per prudenza non approdano a
Creta. Qualcuno sicuramente entrer in uno dei porti dellisola prima o poi. Verranno a sapere cosa 
successo e riporteranno la notizia a Roma. Una volta che limperatore capir la portata del disastro, non
tarder a inviare aiuti.
Aiuti? Che tipo di aiuti?
Be, truppe, cibo e un sostituto del governatore, non appena ne nominer uno. E una volta che
saranno arrivati, potremo ripartire sulla prima nave diretta a Roma.
E quanto tempo passer prima che arrivino questi aiuti?.
Macrone aveva corrugato la fronte facendo una stima approssimativa. Realisticamente, direi
che potrebbero passare almeno due mesi.
Due mesi? Due mesi!. Giulia aveva indicato laccampamento. Con il poco cibo che
abbiamo, questa gente non sopravvivr per due mesi. Dovr pur esserci un modo pi veloce per avere
aiuti. E le province pi vicine? LEgitto, Cipro, la Grecia?
Faranno ci che possono, ma temo che non potranno muoversi senza prima richiedere
lautorizzazione a Roma.
Giulia aveva scosso la testa. Questa  pura follia.
Questa  burocrazia, Giulia.
Ma dobbiamo aiutare questa gente.
La stiamo aiutando. La prima cosa di cui hanno bisogno  ordine e noi glielo stiamo dando.
Una volta ripristinata la normalit, allora potr occuparmi del cibo e assicurarmi che tutti ricevano
alimenti in base alle scorte che abbiamo. Sar dura, per tutti. Tener buona una folla di civili inferociti
non  proprio la cosa che so fare meglio, se devo essere onesto.
Gi, lo vedo, aveva risposto Giulia in tono aspro, indicando con un cenno della testa la
colonna di soldati che scortava Attico. Quella lhai gestita bene. Sono certa che il piccolo incidente
abbia contribuito ad accattivarti il favore della popolazione.
Questo  assolutamente fuori luogo, aveva risposto Macrone accigliato. Non sto certo
cercando voti. Voglio solamente fare del mio meglio per i sopravvissuti, garantire a tutti la possibilit
di superare questo momento difficile e tornare a unesistenza normale, e se devo usare metodi che i
sobillatori come Attico non apprezzano, be, allora ci saranno problemi.
Problemi per te? O per loro?
Per tutti. Macrone si era rimesso il berretto protettivo di feltro e aveva indossato di nuovo
lelmetto. Se  tutto, Giulia, io ho del lavoro da sbrigare.
Si era incamminato a grandi passi dietro ai suoi uomini, stringendosi le cinghie dellelmetto.
Giulia era rimasta a guardarlo per qualche istante, perfettamente consapevole di aver esagerato.
Conosceva Macrone da tempo, e ormai aveva capito che per quanto i suoi metodi potessero sembrare
primitivi e rudi, il fine era sempre buono e giusto. Quando si era decisa a chiedergli scusa, Macrone era
gi rientrato nelledificio del quartier generale.
Giulia era furiosa con se stessa, e si era voltata a guardare il pendio disseminato di tende. La
folla radunatasi per ascoltare lannuncio di Macrone si stava lentamente disperdendo e rimanevano
ancora piccoli gruppi di persone che davano voce alla loro rabbia. Per il momento Macrone aveva
ancora unautorit indiscussa, ma quando il cibo avrebbe iniziato a scarseggiare, la fame e la
disperazione avrebbero rotto quel fragile equilibrio. Giulia era stata scossa da un brivido al solo
pensiero e poi lentamente si era incamminata allinterno dellacropoli. Non cera niente che potesse
fare. Si era offerta volontaria per aiutare il chirurgo della coorte a prestare le prime cure ai feriti, ma lui
aveva cortesemente rifiutato, adducendo il pretesto che lospedale non era un luogo adatto alla figlia di
un senatore. Quando Giulia aveva tentato di replicare che laveva gi fatto durante lassedio di Palmira,
il chirurgo aveva ribattuto aspramente che le popolazioni delle province orientali erano barbare. E che a
Creta avevano standard diversi.
Giulia sperava che il chirurgo avesse ragione, ma conosceva abbastanza il mondo per sapere
che tutte le civilt si trovavano solo a pochi passi di distanza dallanarchia e dal disordine. Quella
riflessione aveva acuito pi che mai il suo desiderio di rivedere suo padre e Catone. Un desiderio
fortissimo di riabbracciare Catone e di sentirsi al sicuro stretta a lui le aveva gonfiato il cuore.
Spero che tu non mi abbia fatto venire qui per farmi perdere tempo, disse Macrone infilando
la torcia in un sostegno di ferro e sedendosi sul gradino pi basso della cisterna per guardare Attico. Il
greco aveva una caviglia incatenata alla parete di pietra. La sua tunica bianca era sporca. Era in
prigione da una sola notte e il buio, la puzza, lumidit e lisolamento avevano fatto effetto con
impressionante velocit. Hai detto alla sentinella che era una cosa molto importante.
Lo . Voglio farti una proposta.
Ah s?.
Macrone fece un sorriso tirato. Che tipo di proposta? Hai intenzione di promettermi che farai il
bravo ragazzo se ti lascio libero?
S, mi comporter bene.
Capisco. Ma perch dovrei fidarmi di te? Sai, non ho molta fiducia nella tua parola, come tu
non ne hai nella mia.
Attico si lecc nervosamente le labbra. So dove trovare del cibo.
Anchio. Stiamo continuando a scavare tra le macerie.
Intendo dire che so dove possiamo trovare molto cibo, a sufficienza da sfamare la popolazione
per parecchi giorni.
Oh, e dove sarebbe?
Nella fattoria di un mio amico.
Dove?
Sulla costa, non molto lontano da qui. La propriet appartiene a Demetrio di Itaca.
Abbiamo gi cercato l. Ho inviato una squadra in esplorazione proprio ieri e hanno detto che
non era rimasto niente. A quanto sembra gli schiavi o i loro amici briganti sono arrivati prima di noi e
hanno svuotato i granai.
Attico sorrise. Questo  ci che pensi tu. Demetrio  un uomo accorto. Trovandosi vicino al
mare ha sempre avuto paura di razzie di pirati, per cui teneva gli oggetti di valore, e quasi tutte le sue
scorte, in un piccolo deposito a poco pi di un chilometro dalla propriet. Non  facile trovare lentrata
perch il deposito  protetto da una palizzata. Scommetto che Demetrio si  recato l non appena la
terra ha smesso di tremare.
Supponendo che sia sopravvissuto.
Sono sicuro che sia sopravvissuto.  un uomo pieno di risorse.
Presumo che tu possa condurci l.
In cambio della libert... e di una ricompensa.
Prima dammi le indicazioni per il deposito, rispose Macrone, e se non menti, allora potr
anche prendere in considerazione lidea di lasciarti andare.
Non se ne parla nemmeno. O mi fai venire con te e poi mi lasci libero, oppure puoi anche
morire di fame, per quanto mi interessa. Attico fece un gesto noncurante. Naturalmente puoi sempre
farmi parlare con la tortura e poi uccidermi.
Macrone fece un lento cenno con la testa. Questa non  affatto una cattiva idea. Un
bellattizzatoio arroventato su per il culo solitamente riesce a sciogliere qualsiasi lingua. Potrei dare
lordine anche subito.
Attico fulmin Macrone con lo sguardo, cercando di capire se stesse scherzando, ma vide un
pericoloso luccichio negli occhi del romano e deglut velocemente. Ti porto l e tu poi mi lasci
libero.
Ci penser.
Non ti aspettare che collabori se non mi prometti la libert, disse Attico con tutta larroganza
di cui era capace.
Troppo tardi per scendere a patti, amico mio. Hai gi detto che hai qualcosa che io voglio, e
non credo che vorrai portarti nella tomba questinformazione. Per cui devo solo torturarti fino a quando
non cedi. E se, per miracolo, sei un bastardo pi resistente di quanto sembri, allora potrai morire molto
prima di riuscire a vomitare le budella. E non mi dispiacer affatto avere una bocca in meno da
sfamare... una volta che avremo finito di farti a pezzi, lentamente. Macrone torn a sedersi e si gratt
il mento. Per cui, come la mettiamo? Mi dici cosa sai o vuoi che lo scopra da solo?.
Attico digrign i denti ed emise un lungo sospiro. Va bene, ti porto al deposito. Poi mi lascerai
andare?
Non cercare di fregarmi e io non cercher di fregare te, rispose Macrone. A quel punto si alz
in piedi e si gir per andarsene.
Ehi! E io?, url Attico.
Macrone si ferm e si volt di nuovo. Mi hai dato del tiranno, e posso perdonartelo, ma mi hai
anche chiamato maiale, e questo ci vuole pi tempo per digerirlo. Unaltra notte quaggi ti insegner ad
avere un po di rispetto. Sogni doro
...
.
...
CAPITOLO NOVE
...
.
...
La piccola colonna di uomini lasci Matala al sorgere del sole. Macrone scelse quaranta soldati,
armati di lance, della sua centuria da combattimento perch scortassero i quattro carri trainati dai
cavalli e dai muli che avevano a disposizione. Alcuni civili si erano offerti volontari come portatori e
per guidare i carri. Attico fu tirato fuori dalla cisterna, non rasato e semicieco per la lunga permanenza
al buio, e incatenato al sedile del carro di testa. Guard Macrone con aria di sfida quando il centurione
lo super e and a prendere posto in testa alla prima squadra. Portillo gli aveva gi fornito tutte le
indicazioni necessarie a raggiungere la propriet e da l Attico li avrebbe condotti al deposito. In sua
assenza, Macrone aveva lasciato il comando a Portillo: con il centurione Milone, le altre cinque sezioni
della centuria da combattimento rimaste e gli uomini distaccati come unit di soccorso, avrebbe potuto
contare su un contingente abbastanza forte da gestire senza problemi i rifugiati.
Macrone diede un ultimo sguardo allintera colonna schierata, per assicurarsi che fossero tutti
pronti, e poi comunic il segnale di partenza. Le sezioni di testa si misero in marcia con un rumore
assordante, mentre gli stivali pesanti schiacciavano la ghiaia sul manto della strada bruciata dal sole. I
cavalli e i muli seguivano con il loro scalpiccio regolare, ancora dietro il rombo cupo delle ruote dei
carri si innalzava in aria. In coda cerano le altre due sezioni che si muovevano sotto gli sguardi curiosi
di un gruppetto di sopravvissuti. I civili rimasero a guardare il convoglio ancora per qualche istante e
poi tornarono a rovistare tra le macerie, come facevano ogni giorno, in cerca di cibo e oggetti di valore
da accumulare finch la crisi non fosse stata superata.
Per un breve tratto la strada saliva verso lentroterra e poi si ricollegava alla via principale che
percorreva la costa meridionale di Creta. Una pietra miliare segnalava la distanza da Gortina e Macrone
guid la colonna in quella direzione. Da Catone e Sempronio non erano ancora giunte notizie e
Macrone aveva iniziato a preoccuparsi. Potevano aver avuto qualche problema lungo la strada, ma
lunico modo per scoprirlo con certezza era inviare una squadra di ricerca, o seguire il loro stesso
percorso. Cerc di cancellare quel pensiero dalla mente osservando la campagna circostante. Quando la
strada raggiunse la fertile piana che si estendeva su gran parte della zona meridionale dellisola, su
entrambi i lati si aprirono terreni agricoli cosparsi di casupole di piccoli proprietari terrieri, alcune
tenute pi grandi e, qua e l, minuscoli villaggi. A un certo punto arrivarono a un incrocio segnalato da
una pietra miliare e, seguendo le indicazioni avute da Portillo, Macrone condusse la colonna gi per il
sentiero che dalla via principale portava alla fattoria di Demetrio. La colonna di uomini e animali
imbocc lentamente la pacifica stradina mentre ai suoi margini, tra i campi fioriti che la
fiancheggiavano, ronzavano pigramente sciami di insetti.
Macrone, chiam improvvisamente uno degli ausiliari, indicando davanti a s.
Dapprima Macrone vide solo un disordinato groviglio di stracci, poi si rese conto che si trattava
di un corpo. Sollev un braccio e url: Alt!.
Mentre uomini e carri si arrestavano con un gran stridio di ruote, Macrone continu ad avanzare
prudentemente sul sentiero ghiaioso, guardandosi attorno con circospezione mentre si avvicinava al
corpo. La vittima era un uomo, e doveva avere una corporatura imponente, nonostante i radi capelli
grigi. Il corpo giaceva su un fianco, raggomitolato. Sotto la pelle, ricoperta di lividi e lacerazioni, i
grumi e le tumefazioni indicavano chiaramente che le ossa erano state rotte, e la mandibola, un tempo
forte, era stata fracassata cos malamente da polverizzarsi, deformando il volto e rendendolo
difficilmente riconoscibile.
Macrone si inginocchi per esaminare il corpo, turandosi il naso per il forte puzzo di
putrefazione. Luomo indossava una tunica di buona fattura e una cintura decorata con guarnizioni
dargento, stivali militari, vecchi ma ben curati, e aveva una striscia di cuoio attorno al collo. La lingua
pendeva dalle labbra gonfie e gli occhi sporgevano dalle orbite. Sulla fronte era ben visibile il marchio
del dio Mitra e Macrone cap immediatamente che si trattava di un veterano delle legioni. Dimesso
dallesercito, luomo doveva aver iniziato a lavorare come guardiano di schiavi. La dura vita delle
legioni rendeva ex soldati come lui perfetti per quel compito, ma erano anche il bersaglio pi ovvio
dellira degli schiavi, quando riuscivano a insorgere.
Passando le mani sotto il corpo, Macrone lo fece rotolare sullerba oltre il ciglio della strada. Si
rialz in piedi e fece un segnale agli uomini perch si rimettessero in marcia. I soldati superarono il
cadavere degnandolo solo di unocchiata di sfuggita. A quel primo segnale di pericolo, i miliziani pi
cauti ed esperti iniziarono a tenere gli occhi bene aperti e a fissare con apprensione la zona circostante.
Poco oltre il cadavere, la stradicciola attraversava un uliveto sbucando, poi, di fronte a un enorme
agglomerato di edifici e granai vuoti. La colonna si ritrov davanti a un imponente cancello che dava
accesso alla villa del proprietario della fattoria. A poche centinaia di metri cera il casamento degli
schiavi. Attraverso gli enormi squarci nel muro Macrone riusciva a vedere ci che rimaneva delle
baracche nelle quali gli schiavi venivano rinchiusi ogni sera. Nessun segno di vita.
Laria era satura di un penetrante odore di bruciato. Prima di superare il cancello, Macrone fece
di nuovo arrestare la colonna.
Prima squadra, con me!.
Strinse il pugno attorno allelsa della spada e si incammin cauto verso lentrata della villa di
Demetrio. Uno dei cancelli era ancora in piedi, chiuso; gli altri, invece, erano stati spalancati e Macrone
vi condusse dentro i suoi otto ausiliari. Cera un grande cortile aperto, circondato da un colonnato che
prima del terremoto doveva aver sostenuto un tetto di tegole, ora rotte e ammucchiate alla base delle
colonne. Proprio di fronte allentrata si trovava lo scheletro bruciato delledificio principale. I muri
anneriti e le travi carbonizzate si stagliavano contro il cielo terso. Al centro del cortile erano sparsi i
resti di un fal: un groviglio di legna bruciata e cumuli neri di resti e cenere. Attorno cerano tre alti
pali ai quali erano crocefissi dei corpi con la faccia rivolta verso il fuoco. Sulla parte posteriore i
cadaveri non avevano alcun segno di bruciatura e gli abiti colorati aderivano ancora alla pelle. La parte
rivolta verso il fuoco, invece, si era lentamente arrostita: le vesti erano carbonizzate e la pelle nera e
completamente ricoperta di pustole. Il calore aveva corroso le labbra, denudando i denti che
sembravano sogghignare ai soldati inorriditi fermi ai loro piedi.
Macrone raccolse un bastone leggermente bruciato a unestremit e smosse le ceneri.
Sembrerebbe proprio che qualcuno sia finito nel fuoco. Poi si volt ed esamin il terreno fino
a quando non vide il buco in cui era stata piantata una quarta croce. Lestremit bruciata della trave
spuntava ancora dalle ceneri. Guardate. Sembra proprio che gli schiavi abbiano spinto tra le fiamme
una delle loro vittime.
Che schifoso modo per morire, mormor uno degli ausiliari.
Macrone gett via il tizzone e diede unocchiata in giro per il cortile. Be, non esistono modi
piacevoli. Andiamo ragazzi, abbiamo gi visto abbastanza. Qui non possiamo fare niente.
Allesterno, gli uomini ancora incolonnati guardarono incuriositi i volti pallidi della squadra che
Macrone aveva portato con s allinterno. Macrone si diresse verso il carro su cui era stato legato
Attico e ordin allauriga di togliergli i ceppi. Attico si strofin le caviglie e fece un cenno in direzione
della villa.
Tracce di Demetrio?
L dentro  impossibile identificare qualcuno.
Attico gli lanci uno sguardo penetrante. Cos successo?
Sembrerebbe che gli schiavi abbiano deciso di vendicarsi del loro padrone e della sua famiglia
e li hanno arrostiti vivi.
Santi di.... Attico deglut e poi si guard attorno, in preda al panico. Pensi che gli schiavi si
trovino ancora nei paraggi?.
Macrone scosse la testa. No, se hanno un minimo di buonsenso. Conosci la legge: se uno
schiavo uccide il proprio padrone, tutti gli schiavi della casa devono essere condannati a morte. Quando
hanno capito in che guaio si sono cacciati, sono sicuramente scappati sulle colline.
Attico si irrigid. Allora devono essere scovati e uccisi.
Ogni cosa a suo tempo, rispose Macrone tranquillamente. Adesso voglio che ci porti al
deposito in cui Demetrio teneva le scorte.
S, certo. Attico guard unultima volta il cancello della villa, poi fece un profondo respiro e
indic uno stretto sentiero che partiva dagli edifici in direzione di una distante linea di pini. Da quella
parte.
La colonna di uomini ripart, ben felice di allontanarsi al pi presto dal puzzo dellabitazione
bruciata. Poco prima di raggiungere gli alberi, udirono un urlo provenire da uno dei carri. Macrone si
volt e vide che lauriga stava indicando oltre la radura, in direzione di un ammasso di rocce a poco
meno di un chilometro di distanza. Sulla roccia pi alta cerano tre figure in piedi che li osservavano.
Schiavi, bisbigli Attico a denti stretti. Dovremmo prenderli. Centurione, manda i tuoi
uomini a prendere quei bastardi assassini.
Ci fu un borbottio di consenso tra gli ausiliari pi vicini, ma Macrone fece segno di no. Non se
ne parla nemmeno, Attico. Non ci possiamo permettere di inviare uomini a dar la caccia ai fuggiaschi.
E inoltre i miei soldati non riuscirebbero a seguirli con tutta larmatura addosso. E gli schiavi
sicuramente conoscono bene la zona e potrebbero tranquillamente attirarli in qualche trappola.
E quindi li lasci andare?, disse Attico scandalizzato.
Non posso fare altrimenti. Abbiamo altre cose importanti da fare adesso e gli schiavi possono
attendere. Macrone si schiar la gola e url: Forza! Muovetevi, sfaticati!.
Si inoltrarono nella pineta seguendo il sentiero che proseguiva sotto la vegetazione. Avanzarono
per quasi un chilometro mentre Macrone esaminava il sentiero e scrutava tra le ombre.
Mi auguro che tu abbia detto la verit su questo deposito di scorte, disse tranquillo.
Conosco la strada, rispose Attico. Spero solo che gli schiavi non abbiano gi portato via
tutto.  probabile che molti di loro ne conoscessero lesistenza.
Macrone annu. Speriamo che non abbiano avuto la bella pensata di dargli fuoco. Del resto
anche gli schiavi devono mangiare.
Il sentiero curv verso sinistra e prese a scendere in una gola scoscesa. Un luogo perfetto per
unimboscata, riflett Macrone guardando in alto verso i massi sparpagliati lungo i pendii. Se qualcuno
li avesse fatti rotolare gi contro la colonna, avrebbero distrutto i carri e schiacciato uomini e cavalli.
Quanto manca ancora?
Ci siamo quasi. Attico sollev una mano: Oltre quegli alberi, vedi?.
Macrone socchiuse gli occhi e vide che il sentiero sbucava in una radura ad appena un centinaio
di passi pi avanti. Ai lati cerano le ripide scarpate. Quando la colonna di uomini entr nella radura,
Macrone vide una palizzata di legno piuttosto grande, alta due volte un uomo. In ogni angolo cera una
torretta di avvistamento e un grosso cancello di fronte al quale si interrompeva il sentiero. Davanti alla
palizzata giacevano alcuni corpi colpiti da frecce o piccoli giavellotti.
A quanto sembra, gli schiavi hanno pensato di fare una breve visita di cortesia, disse
Macrone. E hanno trovato qualcuno ad accoglierli.
Fermatevi!, url una voce da oltre la palizzata, mentre alcuni uomini spuntavano da dietro i
pali appuntiti. Tutti portavano una lancia, e Macrone intravide degli arcieri che si arrampicavano sulle
scale delle torrette di avvistamento. Sopra il cancello un uomo url di nuovo: Ho detto, fermatevi
dove siete!.
Alt!, ordin Macrone. Fece un passo in avanti e sollev una mano in segno di saluto.
Veniamo da Matala, Dodicesima Ispanica. Io sono il centurione Macrone.
Centurione Macrone? Mai sentito nominare.
Sono arrivato poco dopo il terremoto.
Ma guarda che combinazione!, rispose luomo sul cancello in tono sarcastico. Andatevene
via, prima che ordini ai miei arcieri di tirare!.
Macrone si guard indietro. Attico! Vieni avanti!.
Le file anteriori di ausiliari si aprirono e Attico avanz, fermandosi accanto a Macrone.
Conosci quelluomo lass?, disse Macrone.
Attico aguzz la vista per un istante e poi sorrise. Perch? Certo,  Demetrio. Fece un altro
passo in avanti e grid: Demetrio di Itaca, sono io, Attico!.
Ci fu un attimo di silenzio, poi luomo sul cancello rispose con evidente sollievo. Attico! Sei
sopravvissuto. Non mi sorprende. Chi  il tuo amico? Conosco gli ufficiali della dodicesima, ma lui
no.
 arrivato dopo il terremoto, come ti ha gi detto.
Capisco.... Demetrio grid in basso: Aprite il cancello!.
Con un debole cigolio le ante del cancello ruotarono verso linterno e un istante dopo spunt
Demetrio, che si diresse verso Attico e Macrone con un grande sorriso. Strinse la mano al suo amico,
poi si volt per squadrare Macrone.
Parente di Attico?
Non penso proprio, sbuff Macrone.
Sembrate fratelli.
Veramente? Be, dovr farmene una ragione.
Il tuo amico ha un umorismo pungente, Attico.
Non  mio amico, rispose Attico scrollando la testa. Cos successo qui? Siamo passati
davanti a ci che rimane della tua villa e quando abbiamo visto i corpi, ho temuto che fossi rimasto
ucciso.
Demetrio si accigli. Corpi? Cosa intendi? Cos successo alla mia villa?
Come, non lo sai?
Se lavessi saputo, non te lavrei chiesto. Parla!.
Macrone si schiar la gola.  stato tutto bruciato dagli schiavi. Poco distante dalla villa
abbiamo trovato il cadavere di un sorvegliante e altri quattro corpi allinterno.
Demetrio impallid. Quando ho portato quaggi la mia famiglia, ho lasciato tutto in mano al
mio amministratore e a qualche servitore di cui potevo fidarmi.
Cos successo?, chiese Macrone. Intendo dopo il terremoto?.
Demetrio rimase un istante in silenzio per raccogliere le idee. Gli schiavi avevano lavorato
fino a tardi quella sera ed erano appena rientrati dai campi quando la terra ha iniziato a tremare. Io ero
con la mia famiglia in giardino. Se fossimo stati allinterno, avremmo sicuramente fatto la stessa fine
del personale di cucina e saremo rimasti schiacciati, sepolti vivi. Loro sono state le uniche vittime. Ho
lasciato ordini affinch gli schiavi effettuassero delle riparazioni mentre noi ci mettevamo al riparo qui.
La sera successiva al terremoto lamministratore  venuto a informarmi che gli schiavi erano controllati
dai sorveglianti e che i lavori di riparazione delle mura stavano andando avanti come previsto. Per cui
ho immaginato che andasse tutto bene, fino a quando la sera successiva, e quella dopo ancora, non si 
pi presentato a rapporto. E proprio la seconda sera sono spuntati loro, disse indicando i corpi. Sono
arrivati al tramonto, volevano che aprissimo il cancello. Quando mi sono rifiutato di farlo, hanno
caricato. Ho detto ai miei uomini di fermarli e, come potete vedere voi stessi, non se lo sono fatto
ripetere. Alcuni assalitori si sono dispersi tra gli alberi e da quel momento siamo sempre stati allerta,
concluse stanco Demetrio. Chiunque essi siano.
Macrone indic i corpi. Non sono tuoi schiavi?
Uno, o forse un paio. Gli altri non li conosco.
Macrone osserv pensieroso i cadaveri pi vicini. La cosa  preoccupante. Speravo che si
trattasse di una rivolta locale, ma a quanto sembra i tuoi schiavi sono stati sobillati da altra gente. Forse
briganti provenienti dalle colline, che vogliono far esplodere la situazione per saccheggiare tutto il
possibile, oppure schiavi di altre propriet. In ogni caso, adesso i tuoi schiavi sono in aperta rivolta. Me
ne occuper non appena ne avr loccasione.
Quando ne avrai loccasione?, disse Demetrio allarmato. Ci ho investito una fortuna.
Be, sembra proprio che il tuo investimento si sia rivelato fallimentare, si limit a rispondere
Macrone. Il tuo investimento ha dato alle fiamme la tua villa e ha arrostito il tuo amministratore e
molti altri con lui.
Quando trover i capi dei rivoltosi, gliela far pagare cara, disse amareggiato Demetrio. Poi
torn a guardare Macrone. Ma perch siete venuti qui? Per salvarci?
No, ma tu e tutti gli altri siete i benvenuti se vorrete seguirci quando torneremo a Matala.
E allora perch siete qui?
Sono venuto a cercare scorte di grano, olive e di ogni altra derrata alimentare.
Demetrio socchiuse gli occhi. Siete venuti a prendervi ci che  di mia propriet?.
Macrone annu. Sono qui per requisire. Ti verr rilasciata una nota con tutto ci che porteremo
via sui carri e con quella potrai richiedere un risarcimento una volta che a Creta la situazione sar
tornata alla calma. E adesso, se non hai nulla in contrario, vorrei che i carri fossero caricati senza
perdere altro tempo. Se ci sono schiavi ribelli in libert, meglio ritornare a Matala prima che faccia
buio. A quel punto Macrone si volt per dare ordini alla colonna di uomini in attesa. Portate i carri
allinterno del deposito e caricateli!.
Aspetta!. Demetrio afferr Macrone per un braccio. Non puoi portar via i miei beni, te lo
proibisco.
La gente di Matala ha bisogno di mangiare. Non c abbastanza cibo in citt e abbiamo
bisogno delle tue scorte. Mi spiace, ma cos stanno le cose. Macrone abbass gli occhi sulla mano del
greco. Adesso, se non ti dispiace farti da parte, i miei uomini possono mettersi al lavoro.
No. No! Non potete. Non ve lo permetter.
Macrone sospir. Capisco. Be, allora... Prima squadra! Arrestate questuomo e disarmate gli
altri. Se qualcuno cerca di opporre resistenza, colpitelo.
Cosa?. Demetrio lo fulmin con uno sguardo furente mentre veniva afferrato da due uomini
di Macrone. Il resto della colonna marci allinterno del deposito, seguito dai carri. Come Macrone
aveva sospettato, senza la guida di Demetrio i suoi uomini consegnarono docilmente le armi e
formarono un piccolo gruppo da una parte, sotto stretta sorveglianza, mentre i soldati e i volontari
iniziavano a caricare i primi sacchi di granaglie e le giare di olive sui carri. Demetrio, nel frattempo,
continu a protestare ad alta voce fin quando Macrone non estrasse la spada e se la pass piano sul
palmo della mano.
Fai il bravo e smettila di far rumore, eh? Altrimenti mi costringi a farti stare zitto a modo
mio.
Non oseresti, sibil Demetrio in tono di sfida.
Invece s, si intromise Attico. Credimi. Meglio fare come dice. Per ora.
Il proprietario terriero guard lamico per un istante, poi si diede per vinto e abbass le spalle,
lasciandosi cadere pesantemente su un mucchio di sacchi posati tra gli scaffali pi bassi.
Questo  lo spirito giusto, bravo. Macrone sorrise in modo rassicurante.
I carri furono riempiti al massimo e poi gli auriga li riportarono fuori del deposito, con i pianali
che scricchiolavano e cigolavano tremendamente per il peso. Macrone tent per unultima volta di
convincere Demetrio a seguirli, ma lui era irremovibile: aveva deciso di proteggere a ogni costo ci che
rimaneva delle sue scorte. Fingendo un leggero imbarazzo di circostanza, alcuni dei suoi uomini
scelsero alla fine di seguire la colonna. Altri, pochissimi, rimasero con Demetrio e osservarono la
colonna sparire lentamente tra gli alberi di pino che crescevano sui pendii della gola.
Quando furono di nuovo sul sentiero, Macrone si volt verso Attico e disse: Il tuo amico 
pazzo.  riuscito a respingere gli schiavi al primo assalto. Ma se acquistano forza, la prossima volta
saranno pi determinati e con tutta probabilit Demetrio e i suoi uomini faranno la stessa fine degli
uomini che abbiamo visto alla villa.
Lo pensi veramente?
Difficile a dirsi con certezza, ammise Macrone. Ma sembra proprio che gli schiavi abbiano
iniziato a organizzarsi. E se le cose stanno cos, allora ci ritroveremo una patata bollente tra le mani. Le
cose potrebbero mettersi veramente male, in tutta lisola.
Attico rimase in silenzio per qualche istante. Spero che tu abbia torto.
Anchio, rispose tranquillo Macrone, esaminando i versanti della gola mentre la pesante
colonna procedeva lentamente lungo il sentiero. Una volta fuori, tir un sospiro di sollievo. A breve
distanza, il sentiero attraversava una zona pi folta di pini e poi, poco pi avanti, sbucava su un terreno
aperto. In lontananza Macrone vide le rovine della villa. E quando si volt verso Attico per esprimergli
la sua gioia di essere finalmente fuori dagli alberi, ud il debole rumore di un ramo che veniva spezzato
da qualche parte. Macrone si volt di scatto.
E dalla semioscurit degli alberi spuntarono alcune figure che accerchiarono la colonna,
facendosi sempre pi vicine. Macrone estrasse la spada, sollev lo scudo e sussurr: Unimboscata!
...
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...
CAPITOLO DIECI
...
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...
Gli assalitori sciamarono fuori dallombra caricando la colonna di Macrone sul sentiero e
lanciando un urlo improvviso che riecheggi in tutta la gola. Macrone si mise in posizione, pronto ad
affrontare il primo nemico, e sollev lo scudo davanti a s, piegando il braccio con cui teneva la spada.
Formazione! Attaccateli!, grid ai suoi uomini coprendo il terribile rumore degli assalitori.
Quasi tutti i suoi uomini reagirono prontamente, e si voltarono per affrontare il nemico abbassando la
punta delle lance. Pochi altri, invece, momentaneamente confusi da quellimprovviso attacco,
indietreggiarono.
Portate avanti i carri!, ordin Macrone allauriga in testa alla colonna.
Gli assalitori continuavano a sbucare dallombra, e Macrone not che indossavano tutti vecchie
tuniche ridotte a brandelli. Per la maggior parte erano a piedi nudi, e sfoggiavano una variegata
collezione di armi: coltelli, asce e forconi. Solo in pochi brandivano una spada o una lancia e avevano
tutta laria di non saper proprio come usarle. Mentre caricavano la colonna, non facevano altro che
roteare la loro arma al di sopra della testa, con i volti deformati dallodio e dal terrore. Non cera pi
tempo: a denti stretti, con gli occhi folli e invasati, il primo di loro colp violentemente Macrone con
una falce. Macrone incass il colpo di striscio proteggendosi con lo scudo, poi ruot sul piede
dappoggio per colpire lo schiavo e fargli perdere lequilibrio. Mentre lo schiavo tentava di restare in
piedi, Macrone lo colp sul fianco, trafiggendolo in pieno e ritraendo poi la spada sporca di sangue.
Luomo si pieg in due, moll la presa sulla falce e si strinse le mani sulla ferita, crollando a terra con
un grugnito di dolore.
Macrone alz lo sguardo e vide molti altri schiavi che uscivano da sotto gli alberi. Impossibile
valutare esattamente la loro forza, ma di certo erano molto pi numerosi degli uomini della sua
colonna. Gli ausiliari, ad ogni modo, erano combattenti addestrati e ben armati. Macrone si guard
attorno e vide che i suoi uomini stavano tenendo duro, abbattevano gli schiavi mano a mano che si
precipitavano verso di loro in un torrente impetuoso ma disorganizzato. Un ringhio improvviso
richiam lattenzione di Macrone: uno schiavo gli stava balzando addosso, facendo roteare una
mannaia. Ebbe appena il tempo di sollevare lo scudo quando sent la pesante lama colpire il bordo,
fendendo la rifinitura di bronzo e scheggiando lo strato di legno sottostante, rimanendovi poi incastrata.
Adesso tocca a me!, ringhi Macrone, e colp violentemente luomo alla testa. Trapassando
pelle e cranio con un orribile stridore, la lama vibr. Quando luomo croll in ginocchio, gi irrigidito
dalla morte, Macrone ritir la spada e liber la mannaia. In quel momento si accorse che qualcosa gli
aveva afferrato una caviglia. Guard in basso e vide che il primo uomo che aveva abbattuto si era
aggrappato al suo stivale e si preparava ad affondargli i denti nella caviglia.
Non ci provare!. Con un calcio Macrone gli fece perdere la presa e gli schiacci il polso con
la suola chiodata; poi, colpendolo sulla testa con la parte inferiore dello scudo, lo uccise. Quando io ti
mando a terra, tu rimani a terra!.
Si incammin lungo il sentiero, tenendo il passo del carro di testa. Guard a sinistra e vide che i
suoi uomini erano cos concentrati sul combattimento che non si erano accorti che i carri avevano
ripreso ad avanzare.
Non fermatevi!, url. Proteggete quei dannati carri!.
Seppur miseramente armati e decimati dai nemici, gli schiavi continuavano il loro feroce
assalto, come se non temessero affatto la morte. Macrone ne vide uno trafitto da una lancia proprio
mentre si scagliava contro un ausiliario: la punta insanguinata dellarma usc dallaltro lato e lo
schiavo, affondando le unghie nella testa dellausiliario, continu ad avanzare, mentre il metallo
penetrava sempre pi in profondit nel suo corpo. Il soldato lasci andare la lancia, estrasse la spada e
gli tagli la gola. Con un rabbioso gorgoglio, lo schiavo agit convulsamente le braccia in direzione del
nemico, sporcandolo completamente di sangue prima di cadere in ginocchio. Lausiliario arretr e si
diede unocchiata veloce alle spalle per controllare di non essersi allontanato dai compagni, dato che la
squadra, avanzando lungo il sentiero, faceva del suo meglio per non perdere di vista i carri. Il terreno
era disseminato di corpi e nonostante questo gli schiavi continuavano ad arrivare. Macrone abbatt un
uomo che non aveva neanche un dente in bocca, cos vecchio che avrebbe potuto essere suo padre.
Morendo, luomo lo maled.
Una mano lo strinse alla spalla e Macrone si volt, pronto a colpire; quando vide Attico, riusc a
bloccare la spada appena in tempo.
Dammi unarma!, limplor Attico. Prima che mi facciano a pezzi!.
Macrone si guard attorno e vide un forcone a terra accanto al corpo di uno schiavo
giovanissimo, poco pi che un ragazzino. L! Prendi quello!.
Attico raccolse il forcone e afferr saldamente il manico per affrontare un uomo magro che gli
stava arrivando addosso con un bastone chiodato. Lo schiavo rote ferocemente il bastone tracciando
una traiettoria arcuata in aria e mirando alla testa di Attico. Lui si abbass schivando il colpo e poi
conficc le punte del forcone dritto nello stomaco dello schiavo, e con un grugnito di forza bruta lo
sollev da terra. Lo schiavo lanci un urlo mentre scivolava sempre pi gi lungo i rebbi appuntiti che
lo impalavano. Attico pieg lasta su un lato e lo schiavo ricadde a terra. Puntandogli un piede sul
petto, Attico estrasse violentemente i denti del forcone, accovacciandosi immediatamente dopo per
schivare un altro attacco.
Ben fatto!, fu costretto ad ammettere Macrone.
Il carro di testa usc rumorosamente dalla pineta ritrovandosi sul terreno aperto e prosegu in
direzione della villa crollata mentre lauriga faceva schioccare la frusta per spronare cavalli e muli. Un
paio di ausiliari che gli si trovavano davanti furono costretti a scartare di lato per non essere investiti.
Macrone digrign furiosamente i denti mentre tentava di raggiungere il carro.
Non cos veloce, idiota!.
Lauriga, nel frattempo, tirava avanti senza prestargli attenzione, seguito da tutti gli altri,
lasciando che ausiliari e volontari si affannassero nel tentativo di raggiungerlo, anche se nel contempo
dovevano comunque respingere gli schiavi che sbucavano da ogni parte come vespe inferocite, fino ad
accerchiare la colonna. Uno degli uomini di Macrone in coda allultimo carro inciamp e cadde,
finendo gambe allaria sul sentiero di ghiaia. In un batter docchio alcuni schiavi gli si avventarono
addosso, assetati di sangue, lanciando ululati di esultanza, colpendolo con coltelli e bastoni mentre
luomo si dibatteva a terra. Il soldato lanci un urlo straziante prima che unascia lo colpisse alla testa,
mozzandogliela selvaggiamente.
In quel momento Macrone prese chiaramente coscienza del pericolo. Se gli uomini della
colonna avessero perso la compattezza, sarebbero stati sopraffatti e massacrati uno dopo laltro.
Doveva assolutamente far rallentare il carro di testa. Imprecando, moll lo scudo e lo scaravent via
per liberarsi dal peso di troppo. Fortunatamente non aveva avuto tempo per cercarsi dei gambali e
larmatura a piastre non era troppo pesante. Rinfoder la spada e inizi a correre pi veloce che poteva
per raggiungere il carro di testa, superando le pesanti ruote posteriori. Quando il carro sband su un
dosso, un orcio pieno di olio di oliva si ribalt, mancando di poco Macrone, e si frantum sul sentiero
di ghiaia. Macrone super con un balzo i frammenti di ceramica e quando si ritrov alla stessa altezza
dellauriga, afferr il bordo del sedile e si lanci sul predellino. Lauriga guard in basso, preso dal
panico, ma non lo riconobbe e diede un altro colpo di frusta.
Macrone non perse tempo in chiacchiere, si tir in piedi e diede un pugno nello stomaco
allauriga, che si pieg in due con un gemito e lasci cadere le redini, accasciandosi sul sedile senza
fiato. Macrone le raccolse e le tir con forza.
Whoa, fermi!.
Con un nitrito spaventato, i cavalli alzarono la testa e la leggera inclinazione del sentiero fece
immediatamente rallentare il carro. Macrone li port a un trotto regolare e si guard attorno. Attico era
piuttosto vicino a lui, e teneva a bada un paio di schiavi con il forcone. Adesso che la colonna era su un
terreno aperto, Macrone aveva una visuale decisamente migliore. Sparpagliati sul campo cerano i
corpi di almeno duecento schiavi. Dopo aver visto quante vittime i soldati avevano mietuto fin dai
primi momenti dellassalto, gli altri schiavi si erano fatti pi cauti e si tenevano a distanza dalla
colonna, in attesa di scagliarsi su un avversario staccatosi dal gruppo, o di infilarsi in qualche punto
debole del sistema difensivo nemico.
Attico!, gli grid Macrone. Da questa parte!.
Attico colp lo schiavo pi vicino e poi si lanci di corsa lungo il fianco del carro di testa.
Macrone si sporse, afferr la mano delluomo e lo iss a bordo.
Tieni, prendi le redini. Rallenta in modo che gli altri carri e gli uomini possano raggiungerci.
Sono stato chiaro?.
Attico annu, con il fiato ancora rotto per lo sforzo. Prese le redini in una mano e con laltra
strinse lasta della sua arma. Macrone attese un istante per esser sicuro che i cavalli procedessero alla
giusta velocit e poi balz gi dal carro, atterrando con un pesante tonfo. Si rialz come un fulmine e
sguain di nuovo la spada.
Dodicesima Ispanica! Rimanete vicini ai carri!.
Gli ausiliari e i volontari che avevano raccolto le armi di morti e feriti formarono un ampio
cordone attorno ai carri mentre la colonna proseguiva lungo il sentiero a passo regolare e misurato. Gli
schiavi continuarono a seguirli, tenendosi per a distanza di sicurezza. Alcuni avevano iniziato a
raccogliere pietre e a lanciarle contro i soldati romani. I colpi e i tonfi di quei proiettili improvvisati
accompagnarono la colonna per tutto il tragitto, fino alle macerie della villa. Essendosi sbarazzato dello
scudo, Macrone fu costretto a schivare le pietre, ma non pot evitare che una lo colpisse alla spalla.
Alcuni volontari, invece, non ebbero la sua stessa fortuna. Uno fu colpito proprio alla testa: luomo
url, portandosi una mano alla tempia, e barcoll fuori del sentiero. Uno schiavo che stringeva un
piccolo maglio balz subito in avanti e lo colp con tutta la forza, fracassandogli il cranio e riducendo la
testa a una poltiglia di sangue e cervella.
Superarono la villa e proseguirono lungo il sentiero in direzione dellincrocio con la via per
Gortina. Gli schiavi rimanevano comunque alle costole dei soldati, e raccoglievano incessantemente
pietre per lanciarle poi contro la colonna. Dal canto loro, gli ausiliari tenevano sollevati gli scudi e
quando ne avevano la possibilit rispondevano lanciando anche loro quegli improvvisati proiettili di
pietra. Il percorso della colonna era lastricato di corpi di schiavi morti o feriti, e di alcuni civili e
soldati.
Per quanto tempo continueranno a starci dietro?, chiese Attico, rannicchiato sul sedile
dellauriga.
Finch non si saranno stancati, rispose Macrone mentre si abbassava per raccogliere lo scudo
di uno dei suoi uomini caduto a terra. Una grossa pietra gli aveva spaccato un ginocchio e lausiliario si
era trascinato fin l, digrignando i denti per il dolore. Macrone si rivolse ai soldati pi vicini.
Caricatelo sul carro!.
Il soldato che urlava e strepitava per il dolore venne caricato sul retro del carro, mentre
Macrone sollevava lo scudo per proteggersi. Nel frattempo la pioggia di proiettili diminu e Macrone
vide che gli schiavi si stavano ritirando. A circa duecento passi da l, un individuo in piedi su un muro
diroccato urlava degli ordini. A differenza degli altri, luomo indossava unarmatura di cuoio, con
bracciali di protezione e copricapo. Aveva una spada nella fodera. Alle sue spalle, molti altri uomini
erano vestiti alla stessa maniera. Mano a mano che gli schiavi si radunavano davanti a lui, luomo
continu a dare istruzioni. Con gesti calmi e precisi indic la strada e in quello stesso istante un gruppo
di suoi seguaci si lanci di corsa in quella direzione. Gli altri si voltarono verso il convoglio e ripresero
a bombardarlo di pietre. Avevano per cambiato bersaglio: il fuoco adesso si concentrava sul carro di
testa.
Puntano ai cavalli e ai muli!, url Macrone. Copriteli!.
Gli uomini serrarono le file lungo i fianchi degli animali. I grossi animali, per, erano bersagli
troppo facili e di tanto in tanto qualche bestia veniva colpita e lanciava un nitrito disperato. Attico
faceva del suo meglio per controllare le bestie, ma quellandatura a singhiozzo fin per rallentare la
colonna, che ormai procedeva a passo duomo. Macrone digrign i denti, perch sapeva che laltro
gruppo di schiavi si era precipitato in avanti per precederli sulla via maestra. In quel momento alz gli
occhi al cielo e si rese conto che era gi passato mezzogiorno. Se non avessero affrettato il passo, al
calar della notte avrebbero rischiato di trovarsi ancora sulla strada per Matala, circondati dagli
assalitori. E se fosse successo, attaccarli con loscurit sarebbe stato facilissimo.
Torn a guardare il capo degli schiavi. Costeggiava il sentiero, camminando a circa un centinaio
di passi di distanza e fermandosi di tanto in tanto per osservare lattacco.
Non le avrai tutte vinte, amico, ringhi Macrone e si volt verso gli uomini che lo seguivano.
Al mio ordine, le prime tre squadre mi seguano. Agite veloci e decisi, facendo quanto pi rumore
potete. Tenetevi pronti....
Avanzando lungo il sentiero, Macrone rest in attesa che lattacco degli schiavi si facesse pi
audace. Alcuni, con un ghigno di disprezzo, si spinsero fin quasi a una trentina di metri di distanza
prima di lanciare pietre e insulti contro gli ausiliari. Macrone attese il momento giusto e poi url con
tutta laria che aveva nei polmoni.
Caricate!. Scatt di lato, correndo pi veloce che poteva contro gli schiavi. Prendeteli!
Uccideteli tutti!.
Con un urlo gutturale, gli uomini si lanciarono allattacco degli schiavi seguendo il loro
comandante. Gli assalitori pi vicini si voltarono e si diedero alla fuga, travolgendo, nella foga, alcuni
compagni e mandandone almeno tre a gambe allaria sullerba. Macrone rallent appena per trafiggere
uno degli schiavi che tentava di rimettersi in piedi appoggiandosi su mani e ginocchia. La spada gli si
conficc profondamente tra le scapole: luomo ricadde a terra quando Macrone sfil larma con uno
strattone per riprendere la carica urlando a squarciagola. Anche se non erano appesantiti dalle armature
come gli ausiliari, alcuni schiavi avevano comunque unet avanzata, mentre altri, minati da anni e anni
di durissimo lavoro in condizioni estreme, erano un facile bersaglio per i soldati che li uccidevano
senza piet mentre tentavano di darsi alla fuga. Macrone e i suoi uomini continuarono a inseguirli oltre
la radura, oltre la strada, colpendo tutti i nemici a portata di spada.
Davanti a loro il capo degli schiavi aveva sguainato la spada e stava urlando ai suoi seguaci di
fare dietrofront e combattere. Gli uomini armati che erano rimasti in attesa alle sue spalle serrarono le
file su entrambi i lati, pronti a rispondere colpo su colpo. Il capo inizi a incitarli con una feroce
arringa. Gli schiavi, esaltati, si voltarono per affrontare i romani disponendosi in una disordinata linea
retta e preparandosi a combattere con le semplici armi di cui disponevano: alcuni con delle pietre
raccolte a terra, altri a mani nude.
Macrone si rese conto che le tre squadre avevano fatto tutto ci che potevano con quella carica
improvvisa: se avessero continuato, sarebbero crollati esausti per lo sforzo dellinseguimento; e ora che
gli schiavi avevano ripreso a ribattere agli attacchi, il vantaggio era andato perduto. Macrone si ferm
bruscamente, con il respiro pesante.
Dodicesima, alt! In formazione da me!.
I soldati pi avanzati interruppero immediatamente linseguimento e si affrettarono a
raggiungere Macrone; un pugno di teste calde, invece, avanz ancora per un po prima di accorgersi
che i nemici si erano ricompattati. A quel punto si bloccarono e si ritirarono a distanza di sicurezza
prima di raggiungere di corsa il resto dei compagni, formando una linea ai due fianchi del centurione.
Sbrigatevi!, gli grid Macrone. Fate presto!.
Uno degli schiavi url un insulto contro i romani, ma Macrone non cap cosa stesse dicendo
perch sentiva solo il rumore assordante del sangue che pulsava nella testa. Si aggiunsero altre voci e di
l a poco laria fu satura di urla, fischi e offese da parte degli schiavi che osservavano la ritirata dei
romani. Macrone non pot trattenere un sorriso amaro mentre indietreggiava verso il resto della
colonna. Nonostante tutto il baccano, gli schiavi non sembravano avere troppa fretta di lanciarsi
allinseguimento dei romani. Evidentemente anche il loro capo doveva essersi reso conto che
lopportunit di contrattaccare gli stava sfuggendo dalle mani: chiamando a raccolta i suoi uomini pi
fidati, si fece largo a grandi passi tra le fila brulicanti di schiavi e si lanci contro gli ausiliari,
esortando gli altri a seguirlo. Dapprima gli uomini si mossero uno a uno, poi in massa serrarono le fila
contro i romani in netta inferiorit numerica.
Merda!, borbott Macrone. Pensavo ci avrebbero messo pi tempo a rialzare la cresta.
Guardandosi alle spalle, vide che la colonna aveva continuato ad avanzare dopo che lui aveva
lanciato la carica. In quel momento si trovavano di fianco al carro di coda, mentre il resto della centuria
era rimasto vicino agli animali che tiravano i carri.
Bene, ragazzi!, url Macrone. Quando vi do lordine, rompete la formazione e correte
allultimo carro e poi formeremo la retroguardia... ora!.
I soldati si voltarono e di corsa coprirono i cinquanta passi di campo aperto fino alla coda della
colonna. Alle loro spalle, gli schiavi urlarono e si lanciarono allinseguimento di Macrone e dei suoi
uomini, scavalcando i corpi dei compagni caduti. Non appena gli ausiliari ebbero raggiunto lultimo
carro, Macrone si volt e protese lo scudo. Gli altri si unirono a lui, confluendo da entrambi i lati, e
formando una compatta muraglia protettiva, pronti ad affrontare limpatto della carica. Il primo schiavo
colp lo scudo di Macrone con una mazza rudimentale. Un istante dopo, tutti gli uomini di Macrone
erano impegnati a parare e a rispondere ai colpi, sempre tenendosi stretti al carro. Macrone intravide il
capo degli schiavi che alla sua destra duellava con un robusto ausiliario. Lo schiavo cercava una
breccia tra gli scudi per colpire con la sua spada da gladiatore, splendidamente decorata, che scintillava
alla luce del sole pomeridiano. Lausiliario tent un affondo e lo schiavo si chin, agile e veloce, prima
di restituirgli il colpo, mancandolo per un pelo e sfiorando con la punta della spada un paraguancia. Poi
sollev lo sguardo e incroci gli occhi di Macrone per un brevissimo istante.
Macrone fu certo di scorgere una scintilla inconfondibile nel suo sguardo. Lo schiavo laveva
riconosciuto.
Poi il capo degli assalitori si lanci in una scarica furiosa di colpi scaraventando lausiliario
contro una fiancata del carro. Il soldato si avvide troppo tardi del pericolo e cadde sotto il grosso disco
di legno della ruota che lo schiacci immediatamente, fracassandogli le anche e la spina dorsale e
lasciandolo con gli occhi sbarrati per lo spavento. Mentre apriva e richiudeva la bocca, agitava
convulsamente le braccia. Inizi presto ad agonizzare.
Il terreno dietro il carro era disseminato di cadaveri  decine di schiavi e appena tre ausiliari, a
ennesima dimostrazione del dislivello di preparazione tra le forze in campo. Il capo degli schiavi
richiam i suoi uomini che immediatamente abbandonarono linseguimento dei romani e si bloccarono,
con il petto gonfio per laffanno, fissando minacciosi la colonna che continuava ad avanzare lungo il
sentiero in direzione della strada per Gortina. Macrone attese che si trovassero ad almeno un centinaio
di passi di distanza prima di rinfoderare la spada e passare in rassegna uomini, cavalli e muli. Il lancio
delle pietre aveva causato numerosi feriti, ma non aveva impedito alla colonna di continuare ad
avanzare.
Ancora poco e raggiungeremo la strada, ragazzi, url Macrone allegramente. Quei bastardi
hanno imparato la lezione. Ci penseranno bene prima di tornare a infastidire la Dodicesima Ispanica.
Le ultime parole famose. Quando il distacco tra carri e rivoltosi fu abbastanza ampio, il capo
degli schiavi diede di nuovo ordine ai suoi di avanzare, facendoli rimanere al passo con i romani.
Dapprima Macrone li guard con diffidenza, poi, quando si accorse che non avevano intenzione di
avvicinarsi ulteriormente, si tranquillizz, consapevole che ogni passo lungo il sentiero li avvicinava
sempre pi a Matala. Sentiva che la sua colonna molto probabilmente ce lavrebbe fatta, dopotutto, e
che la popolazione di Matala avrebbe avuto da mangiare ancora per qualche altro giorno grazie alle
provviste trasportate dai carri.
Centurione!.
Macrone si volt in direzione delluomo che lo aveva chiamato e lo vide su una leggera altura
lungo il sentiero, proprio davanti alla colonna: agitava la lancia per attirare la sua attenzione.
Cosa c?.
Raggiunta la collinetta, il carro di testa si ferm con uno stridore di ruote e freni; Attico sal in
piedi sul sedile dellauriga e guard avanti. Macrone super gli altri carri e lo raggiunse.
Che accidenti succede? Perch vi siete fermati?
Guarda!. Attico stese il braccio. Quando Macrone ebbe raggiunto il carro di testa, guard
nella direzione indicata da Attico. Dallaltura era visibile lincrocio per Gortina, ad appena cento passi
pi avanti, dove il sentiero rialzato si congiungeva con la strada. L cerano gli schiavi che erano stati
inviati per bloccare il passo alla colonna. Avevano divelto alcune lastre di pietra della pavimentazione
stradale e con dei tronchi dalbero tagliati in fretta e furia avevano tirato su una rudimentale barricata.
A occhio e croce, Macrone calcol che potevano essere oltre duecento, pi gli altri duecento che
seguivano i carri. Una trappola bella e buona, pens mesto. La barricata sarebbe servita a ben poco
contro gli ausiliari di Macrone, ma se non fosse stata rimossa avrebbe sicuramente impedito ai carri di
avanzare. Gli argini del sentiero, poi, rendevano impossibile aggirare lostacolo senza rischiare di far
rovesciare i carri gi per il pendio. Le opzioni, quindi, erano semplici: abbandonare i carri e
raggiungere Matala sani e salvi ma a mani vuote, oppure continuare ad avanzare fino alla barricata e
cercare di farvi breccia, prestando il fianco agli attacchi degli schiavi da ogni direzione. Se fossero
riusciti a bloccare la colonna, Macrone e i suoi uomini sarebbero stati accerchiati e uccisi uno a uno.
Cosa facciamo?, chiese Attico. Allora, Macrone?
Merda, rispose laltro sottovoce. Andiamo avanti. Carichiamo la barricata e la togliamo di
mezzo. Le provviste devono arrivare a Matala. Avanti!.
Attico fece un profondo respiro, diede uno strattone alle redini e il carro riprese a muoversi. Un
istante dopo ripartirono anche tutti gli altri, gli ausiliari con gli scudi stretti al fianco. Mentre si
avvicinavano alla barricata, Macrone vide gli schiavi prepararsi a difenderla, abbassando lance di legno
appuntito e forconi. Alcuni raccolsero altre pietre per lanciarle contro uomini e cavalli. Macrone si gir
e vide che laltro gruppo di schiavi aveva gi affrettato il passo per raggiungere il convoglio. Un gran
bel casino, pens: le probabilit di riuscire a far arrivare carri, cibo e uomini sani e salvi a Matala si
facevano sempre pi esili. Non si poteva fare altrimenti per, pens rassegnato. Lunica possibile via di
salvezza passava attraverso quella barricata. Pieg il collo in avanti, strinse lelsa della spada e
continu a marciare deciso verso il nemico.
Allimprovviso gli schiavi allala sinistra distolsero lo sguardo dai carri in avvicinamento e
guardarono la strada per Matala. Appena qualche istante dopo, alcuni iniziarono a indietreggiare,
gettando le armi a terra e mettendosi a correre attraverso il campo, allontanandosi dalla strada, verso il
vicino uliveto. Tra i loro ranghi si diffuse il panico, e prima che i romani riuscissero a raggiungere la
barricata, gli schiavi si erano gi dati tutti alla fuga.
Che accidenti sta succedendo?. Il convoglio si ferm e Macrone si volt a guardare la strada.
Quando il rombo delle ruote dei carri e il calpestio degli stivali si spense, Macrone ud un nuovo suono,
il tuono distante di zoccoli sul selciato. Dun tratto, da dietro una curva, spuntarono i primi cavalieri
con indosso tuniche rosse ed elmetti gallici. Portavano lance e scudi, ad eccezione delluomo in testa
alla colonna, che indossava unarmatura a piastre e un elmetto da centurione accarezzato dal vento
mentre guidava i suoi uomini allincrocio della strada.
Sono dei nostri!, disse raggiante Macrone. I nostri!.
Anche il secondo gruppo di schiavi alle spalle del convoglio si stava dileguando. Solo il capo,
con un pugno di fedelissimi, rimase a guardare i cavalieri per qualche istante e poi di nuovo i carri.
Quando vide Macrone, sollev la spada scimmiottando il saluto dei gladiatori e si volt per seguire il
resto degli schiavi che si mettevano in salvo tra gli ulivi.
Macrone torn a guardare i cavalieri in arrivo che rallentavano a passo di trotto e si
avvicinavano alla barricata. Il capo tir le redini e fece aggirare lostacolo al cavallo per avvicinarsi ai
carri sullaltro lato.
Centurione Macrone, disse una voce familiare. Cosa stai combinando?
Catone!, rise Macrone. Che gli di siano ringraziati. Cosa diamine ci fai tu qui?
...
.
...
CAPITOLO UNDICI
...
.
...
Sempronio mi ha mandato indietro a cercare te e Giulia, spieg Catone scendendo da cavallo.
Fece una smorfia di dolore quando appoggi a terra la gamba ferita. Si avvicin allamico con andatura
rigida e gli strinse la mano. Ha bisogno di noi a Gortina.
Macrone fece un cenno verso la gamba di Catone. Stai bene, amico?
Un bastardo mi ha inforcato una coscia, ma sopravvivr. Catone spost lo sguardo da
Macrone ai carri e si accorse che degli animali e alcuni uomini erano stati feriti. Ho intravisto gli
schiavi mentre salivamo. Sembra proprio che vi abbiano creato qualche problema.
A dir poco, rispose Macrone con una smorfia. Ci si sono letteralmente avventati addosso.
Non avevo mai pensato che degli schiavi potessero combattere con tale violenza. Ad ogni modo,
Gortina  nellaltra direzione, tu arrivi da Matala.
Catone annu. Sono stato prima laggi. Il centurione Portillo mi ha detto dove eri andato e dato
che io e il senatore siamo passati da queste parti qualche giorno fa e abbiamo visto che la situazione
non era tranquilla, ho pensato che non sarebbe stata una cattiva idea venire a dare unocchiata.
Be, adesso stiamo bene. Macrone indic lo squadrone di cavalleria dallaltra parte della
barricata. Chi sono quelli?
Quarta Batavi, di stanza fuori Gortina. Il terremoto ha decimato met dei cavalli e oltre un
centinaio di uomini. Considerati i pericoli lungo la strada, il senatore ha deciso di darci una scorta.
Pericoli? Allora questo non  lunico posto in cui gli schiavi stanno causando problemi?
Proprio cos. Catone abbass il tono della voce. Ci sono rivolte di schiavi in tutta la zona
meridionale dellisola, per lo pi nelle grandi propriet terriere, ma molti sono anche fuggiti dalle citt.
Ci si doveva aspettare che avrebbero approfittato della situazione. Ci  giunta notizia di molti assalti a
fattorie e piccoli insediamenti. Hanno anche attaccato un piccolo distaccamento che Sempronio aveva
inviato per sorvegliare le propriet lungo la strada per Gortina. Catone indic la colonna alle spalle di
Macrone. E loro invece? Saranno almeno un centinaio di uomini. Guard gli alberi tra i quali si
erano nascosti gli schiavi. Ne erano gi riapparsi alcuni al limitare delluliveto e osservavano diffidenti
i romani. Diventano sempre pi audaci. Meglio sbrigarsi a riportare la tua colonna sulla via per
Matala.
Mentre alcuni Batavi si disponevano in copertura davanti alluliveto, gli altri smontarono da
cavallo per aiutare gli uomini di Macrone a sgombrare la barricata. Pochi minuti dopo la colonna
riprese a muoversi verso Matala, fiancheggiata a breve distanza dai Batavi, che scoraggiavano ulteriori
attacchi. Catone ordin a uno dei suoi uomini di guidare il suo cavallo mentre lui camminava a fianco
di Macrone.
Come stanno le cose a Gortina?, chiese Macrone.
Non bene. La citt non ha avuto gli stessi danni di Matala, ma tutti i funzionari e gli ufficiali
sono rimasti feriti o uccisi quando  venuto gi il tetto della sala dei banchetti.
Il governatore  ancora vivo?.
Catone scosse la testa.  morto poche ore dopo il nostro arrivo. Sarebbe stato molto meglio se
fosse morto sul colpo.
Perch mai?
Quel poveraccio era agonizzante, ma prima di spirare ha passato i suoi poteri a uno dei suoi
uomini, Glabio.
Fammi indovinare: Glabio si sta godendo il regalino e non vuole lasciare il posto a
Sempronio.
Catone accenn un sorriso. Esattamente. Si  circondato di amici e di un piccolo esercito di
guardie del corpo, e si trova nella posizione ideale per dettare condizioni. Per cui il senatore  stato
costretto a scendere a compromessi e per ora si dividono i poteri: Glabio ha autorit su Gortina, mentre
Sempronio ha assunto il potere nel resto della provincia.
Perfetto, disse Macrone accigliato. Proprio quello che ci mancava: una bella guerra tra due
politici per il controllo del territorio mentre il resto dellisola va in malora.
Vero, ma non sar cos a lungo, riprese Catone. Sempronio ha inviato un messaggio a ogni
coorte e distaccamento di presidio sullisola, informandoli della situazione a Gortina e chiarendo che ha
preso temporaneamente il comando di tutte le forze militari disponibili. Una volta che saranno tutti
dalla nostra, non credo proprio che Glabio far pi storie e allora potremo fare i conti con gli schiavi e
ripristinare lordine.
Pi facile a dirsi che a farsi. Se gli altri schiavi dellisola sono come questi uomini, allora, caro
Catone, ci aspetta una bella battaglia, credimi. Se riescono a organizzarsi e ad armarsi come si deve,
saranno un osso duro.
Sempronio ne dubita, rispose Catone.  convinto che potrebbe essere solo un fuoco di
paglia, se non si trovano un capo.
Ma ce lhanno, lho visto. Macrone ripens alluomo che dava ordini agli schiavi. Mi 
sembrato un tipo tosto. Forse persino un gladiatore. Ma c dellaltro.
Vale a dire?
Ho avuto limpressione che mi conoscesse.
Sul serio?. Catone sollev le sopracciglia sorpreso.
S. Mi guardava. Sono pronto a scommettere che mi ha riconosciuto.
Catone rimase in silenzio per qualche istante. E tu, lo conosci?
Non ne sono sicuro. Macrone aggrott la fronte. Non so, potremmo esserci conosciuti tempo
fa, ma non riesco a collegarlo a un luogo preciso. Di sicuro non era nelle legioni.  giovane, la tua
stessa et probabilmente, e a giudicare dalle cicatrici che gli ho visto in faccia deve essere stato sui
campi di battaglia.
Allora forse  un guerriero professionista, magari proprio un gladiatore. Non dovrebbero
essercene poi cos tanti sullisola, per cui ci vorr poco a scoprire chi  una volta che saremo di nuovo a
Gortina e avremo chiesto in giro. E comunque, se  un gladiatore e si  messo a capo della banda di
schiavi che ti hanno attaccato, allora hai ragione, abbiamo un problema.
Un problema?, rise Macrone. Ci troviamo in una provincia devastata dal terremoto e dalla
pi grossa stramaledetta onda anomala che mi sia mai capitato di vedere, il governatore e quasi tutti i
suoi sottoposti sono morti, la gente inizier a crepare di fame se non organizzeremo un adeguato
sistema di rifornimenti, i soldati che sanno combattere si contano sulle dita di due mani e adesso ci si
mette pure uno Spartaco in erba in libert... e tu dici che abbiamo un problema? Be, per fortuna le
legioni arruolano ancora tipi svegli come te.
Catone fece spallucce. Poteva andare peggio.
Davvero? E come esattamente?
Potevamo ancora essere in Britannia.
Macrone rimase in silenzio per qualche istante, poi dischiuse le labbra e annu. Gi, c sempre
la Britannia.
La domanda : cosa si aspetta di ottenere il nostro amico gladiatore?, riflett Catone. Per ora
 libero, come lo sono tutti quelli che gli vanno dietro. Listinto suggerirebbe di fuggire sulle colline
per evitare di essere ricatturati e puniti. Tutti sanno che prima o poi viene inviato un massiccio
distaccamento per colpire i ribelli. Ma il terremoto ha cambiato tutto. Adesso la posta in gioco  molto
pi alta.
Cosa vuoi dire?
Lhai detto tu stesso, Macrone. Possiamo contare solo su un pugno di uomini. Abbiamo intere
citt ridotte in macerie da difendere, e per il momento siamo occupatissimi a mantenere lordine e a
cercare di sfamare i sopravvissuti. Non possiamo proprio permetterci di affrontare anche una ribellione
di schiavi, per quanto piccola possa essere al momento. Se il gladiatore riesce a convincere altri
fuggitivi a unirsi a lui, per non parlare di tutti gli altri schiavi a piede libero, chi pu dire quanto siano
vaste le ambizioni di questuomo?.
Macrone esamin rapidamente quella prospettiva e sbuff. Vuoi forse dire che potrebbe
tentare di impadronirsi di tutta lisola?
Chi pu saperlo? Potrebbe, certo, ma potrebbe anche tentare di mettersi daccordo con
Sempronio per contrattare il prezzo della sua libert e quella dei suoi seguaci.
Sempronio non accetterebbe mai di lasciarlo andare!, sbuff Macrone. Se Roma inizia a
concedere la libert agli schiavi a Creta, chi sa come andrebbe a finire? Il senatore non accetterebbe
mai.
Esattamente, e quando rifiuter, il gladiatore si trover davanti a una scelta difficile. Se
capitola, tutti i capibanda saranno crocefissi, e quella sarebbe solo la prima delle misure di rappresaglia.
Per cui dovr cercare un modo per fuggire da Creta o scontrarsi con noi. E questo  il pericolo reale. Se
non riusciamo ad avere rinforzi, lui avr la meglio. E se ci annienta....
Stronzate! Questo non accadr mai. Macrone scoppi a ridere. Una volta che a Roma sar
giunta la notizia di cosa  successo qui, invieranno un esercito di corsa a schiacciare la sollevazione.
Senza dubbio, ma a quel punto il danno sar stato fatto. Tutto limpero verr a sapere che gli
schiavi di Creta sono insorti e hanno strappato la terra dalle mani dei loro padroni, e questo non far
che sobillare altri schiavi in tutte le province. Questo  il problema. Sempronio non pu permettersi di
farsi sfuggire la situazione di mano. E neanche noi. Se le cose vanno a finire male, stai pur certo che
limperatore si metter a cercare i responsabili. Pensi forse che si accontenterebbe di cacciare qualche
politico di Creta? Sempronio sarebbe solo il primo a finire sulla graticola, e penso proprio che noi non
tarderemmo a seguirlo.
Merda... hai ragione, mormor Macrone guardando una collinetta lontana, dove una piccola
cricca di schiavi stava ancora pedinando la colonna. Perch siamo sempre noi a finire nella merda?
Sempre noi.
Catone guard lamico e sorrise. Ti ho fatto questa stessa domanda tempo fa.
Davvero? E io cosa ho risposto?
Be, mi hai guardato con la tua tipica espressione di superiorit e mi hai detto, Catone si
schiar la gola e fece unimitazione passabile del tono che Macrone adottava con i suoi uomini pi rudi,
Perch noi? Perch qui ci siamo noi, bello. Ecco perch锻.
Macrone squadr Catone. Ho proprio detto cos?
Lhai detto. Ottimo aforisma, ho pensato allora. Molto stoico.
Stronzate, pi che altro. Se dico di nuovo una cosa del genere, fammi il favore di prendermi a
calci.
Se proprio insisti.
La colonna non sub altri attacchi avvicinandosi a Matala. Con il calar della notte, gli schiavi
che si erano fermati a osservarli si dileguarono nelloscurit che stava ricoprendo tutta la zona. Prima di
far ritorno in citt, per, Macrone dovette prendere unultima precauzione. Ordin alla colonna di
fermarsi per far di nuovo incatenare Attico. Uno degli ausiliari prese le redini. Attico guard Macrone
in cagnesco e sollev un piede per scuotere i pesanti anelli di ferro.
Che bisogno cera, centurione? Non me lo merito, dopo tutto quello che ho fatto oggi.
Sei stato molto utile, riconobbe Macrone. Ma sei un capopopolo nato e in questo momento
non posso permettermi di lasciarti libero di seminare zizzania tra la gente di Matala.
Ho messo in pericolo la mia vita per conquistare il cibo in questi carri.
Mi dispiace, sai come si dice no? Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Non penso di potermi
fidare di te. Non ancora.
E allora quando?
Quando lo decider, non prima.
Non dirmi che mi tieni in catene per il bene della mia gente.
La tua gente?, ridacchi Macrone. E da quando  diventata la tua gente? Sei solo il
portavoce di te stesso, non il loro. Per cui adesso cerca di fare il bravo prigioniero. Mi dispiacerebbe
moltissimo doverti convincere a comportarti bene con le maniere forti, disse sollevando il pugno
chiuso. Mi capisci, spero.
La minaccia  chiara ed eloquente, rispose freddamente Attico. Per ora hai vinto tu,
Macrone. Quando sar di nuovo libero, per, ti restituir tutto con gli interessi.
Ma certo, attendo impaziente. Macrone diede una pacca sulla groppa del cavallo pi vicino e
lanimale scatt in avanti. Lausiliario fece schioccare la frusta e anche tutti gli altri cavalli
accelerarono. Quando il carro si mosse, Attico cadde allindietro sui sacchi di granaglie ammassati alle
spalle del sedile dellauriga. Macrone scoppi a ridere.
Sei stato un po duro con lui, non pensi?, chiese Catone.
Forse, rispose Macrone scrollando le spalle, ma non ho nessuna intenzione di correre rischi
inutili fino a quando non riavremo la situazione sotto controllo.
E chiss quanto tempo ci vorr.
La colonna svolt lultimo tornante e si ritrov in vista delle macerie di Matala. Non appena la
gente nellaccampamento scorse i carri carichi con i feriti accasciati sui sacchi, inizi a chiamare
conoscenti e parenti, ammassandosi tra le tende. Catone vide quellondata di disperati riversarsi sul
pendio e si volt verso la striminzita truppa di soldati e cavalleria.
Decurione!, grid al comandante dello squadrone. Fai serrare i ranghi e tenete lontana
quella gente.
S, centurione!. Il decurione fece il saluto e si volt per trasmettere gli ordini ai suoi uomini. I
soldati guidarono i cavalli verso il ciglio della strada per proteggere i carri contro la folla in
avvicinamento. Catone guard in avanti: mancava ancora poco meno di un chilometro prima di
raggiungere la rampa daccesso allacropoli. Le prime persone provenienti dal campo erano gi arrivate
a una cinquantina di passi dalla colonna. Macrone si alz in piedi dietro lausiliario alla guida del carro
di testa e url: Fate largo!.
Dopo un istante di esitazione, il gruppetto si divise e lasci passare i carri, rimanendo a
guardare con occhi affamati i carichi che passavano. Nel frattempo arrivava sempre pi gente che
spingendo da dietro costringeva quelli davanti a spostarsi di nuovo in mezzo alla strada. Lausiliario del
primo carro fece istintivamente rallentare i cavalli temendo di investire i civili.
Toglietevi di mezzo!, url di nuovo Macrone. Spostatevi, idioti!.
Mentre i pi vicini tentavano di obbedire, alle loro spalle si levarono le urla rabbiose di tutti gli
altri, che temevano di essere tagliati fuori da qualsiasi eventuale distribuzione di cibo. Macrone disse al
decurione: Prendi otto uomini e sgombra la strada.
Subito! Voi, seguitemi. Il decurione diede un leggero colpo di tacco e spron il cavallo,
seguito dai suoi uomini che si aprirono a ventaglio su entrambi i lati. Mentre la squadra avanzava,
Catone vide i volti terrorizzati delle persone che pian piano indietreggiavano. La paura si diffuse a
macchia dolio tra la gente ammassata, che inizi ad allontanarsi facendo largo al decurione e ai suoi
uomini. Macrone si volt verso lauriga e mormor: Continua a stargli dietro.
Con uno schiocco di frusta il carro si rimise in movimento, stridendo sulle lastre di pietra
consumata che ricoprivano la strada, in direzione del punto in cui prima si trovava la porta di accesso
alla citt. Catone, gli ausiliari e i volontari affrettarono il passo per non rimanere indietro, e Catone vide
le espressioni ostili delle persone che osservavano la colonna.
Maledetti soldati!, grid un uomo con una tunica lisa sollevando il pugno. Si terranno tutto
il cibo per loro!.
La rabbia delluomo aizz gli altri e in un istante laria si riemp di fischi e grida. Una donna
sollev il figlio in fasce perch i soldati a cavallo lo vedessero e con voce stridula url che il suo
bambino sarebbe morto se non avesse mangiato adeguatamente. Catone fu quasi tentato di rassicurarli,
di promettere che tutti avrebbero avuto razioni eque, ma poi si rese conto che sarebbe stato del tutto
inutile: il fracasso avrebbe comunque coperto la sua voce togliendogli autorit.
Distratto dalle urla della folla, non si accorse che Attico stava strisciando vicino ai sacchi di
granaglie sul carro di testa. Quando la catena si tese, si ferm e prosegu trascinandosi sulla pancia fino
a raggiungere il bordo del carro. Dun tratto Catone distolse lo sguardo dalla folla e fece un salto
vedendo Attico completamente disteso sul pianale.
Cosa sta facendo?, chiese uno degli ausiliari vicino a Catone.
Puntando i piedi, Attico spinse le braccia contro un sacco di granaglie.
Fermatelo!, grid Catone, lanciandosi verso il carro. Ma era troppo tardi. Il primo sacco, in
cima alla catasta, rotol oltre il bordo e si rovesci sulla strada, atterrando con un tonfo sordo e
spaccandosi. Con un sibilo rapido e silenzioso, le granaglie esplosero sparpagliandosi sulla strada. Un
secondo sacco era gi in bilico quando Catone raggiunse il carro e sal a bordo. Vide Attico che tentava
di far cadere altri sacchi e gli schiacci il braccio con una violenta pedata. Attico lanci un urlo quando
la suola chiodata gli lacer la carne e con la mano libera tent di spostare lo stivale. Catone si chin e
afferr il sacco in bilico per evitare che cadesse. Ma subito dalla folla arriv un urlo di esaltazione e un
uomo si slanci in avanti facendosi largo tra due cavalli e si inginocchi per raccogliere i chicchi in un
lembo della tunica. Immediatamente arriv altra gente che premeva per raggiungere le granaglie
sparpagliate, spintonando da parte gli ausiliari.
Catone guard Attico dritto negli occhi e lo agguant per la gola. Prova a fare unaltra mossa e
giuro che ti sgozzo dove sei. Intesi?.
Attico annu mentre tentava disperatamente di respirare. Catone strinse ancora di pi per un
secondo, per dimostrare che faceva sul serio, poi lo lasci e si volt per esaminare la scena caotica che
si stava consumando dietro il carro. Il veicolo non aveva smesso di muoversi, attraverso lo spazio
creato dal decurione e dai suoi uomini. La folla avventatasi sulle granaglie, per, aveva separato la
colonna costringendo gli altri carri e le loro scorte a fermarsi.
Catone si gir verso Macrone e url: Continuate ad avanzare! Me ne occupo io.
Il suo compagno gli fece un cenno di assenso e Catone salt gi dal carro sguainando la spada,
con i piedi ben piantati a terra per mantenersi in equilibrio mentre la folla lo spintonava. Si fece largo
verso la retroguardia della colonna ferma di fronte alla massa brulicante di civili che raccoglieva le
granaglie da terra.
Ausiliari! Verso di me! Formazione a cuneo!.
Catone si posizion al centro della strada e gli uomini della dodicesima si raggrupparono alle
sue spalle. Quando vide che erano pronti, Catone inspir profondamente e url con tutta la forza che
aveva: Scudi in avanti, lance puntate!.
Con un gran fracasso metallico i soldati alzarono le armi: la folla si ritrov davanti ununica,
enorme, punta di freccia fatta di lance di ferro acuminate.
Avanti!, tuon Catone e poi inizi a scandire: Un... due... un... due!.
Il cuneo si mosse pesantemente in avanti e tutti i civili fissarono la formazione che avanzava.
Qualcuno raccolse un ultimo pugno di grano e poi inizi a spingere indietro per mettersi in salvo.
Ci uccideranno tutti!, grid una voce stridula, e mentre i civili si spostavano dalla traiettoria
dei soldati in carica si sollevarono immediatamente urla di panico. Catone sbrait alle sue spalle: Fate
muovere i carri! Non fermatevi per nessuna ragione finch non saremo allacropoli.
Mentre dietro di lui le ruote dei carri ricominciavano a girare, Catone continu ad avanzare,
seguito dallo scricchiolio degli stivali degli ausiliari sui chicchi sparsi sulla strada. Poco avanti a loro
un uomo anziano era scivolato a terra e stava tentando disperatamente di rimettersi in piedi. Uno dei
soldati lo scaravent da parte con lo scudo. Luomo atterr pesantemente sulle ginocchia e poi rotol
via con le gambe strette al petto, gemendo di dolore. Lausiliario abbass la punta della lancia e Catone
protese la spada in direzione delluomo.
No! Non ucciderlo, scavalcalo.
Il vecchio rimase a terra mentre lintera formazione gli passava sopra: con sguardo atterrito,
osservava lo spettacolo mentre il terreno tremava sotto il peso delle enormi ruote dei carri. I cavalli non
ebbero difficolt a scavalcare luomo a terra; le ruote, invece, non ebbero piet. Ma quando ud il grido
strozzato di terrore, Catone si volt e vide che lanziano allultimo istante era riuscito a salvarsi
rotolando di lato. Catone continu ad avanzare mentre gli altri civili si davano velocemente alla fuga
per sottrarsi alle letali punte delle lance.
Appena prima che la colonna raggiungesse i resti del cancello, dalla folla part una pietra e fin
rumorosamente contro lo scudo di un soldato della cavalleria. Qualche istante dopo, ne seguirono molte
altre, miste a fango e pezzi di escrementi, inzaccherando gli uomini che difendevano i carri.
Ignorateli!, url Catone. Continuate a camminare!.
La colonna entr finalmente in citt e prosegu lungo la via maestra, ripulita dalle macerie dalle
squadre di lavoro organizzate da Macrone. Una piccola parte della folla li seguiva a breve distanza,
continuando a lanciare pietre; poi la gente gett la spugna e si ritir, urlando ancora qualche insulto
prima di tornare nellaccampamento. Macrone li attendeva sulla rampa di accesso allacropoli. Mentre
Catone si avvicinava togliendosi il terriccio dalla spalla, Macrone fece un sorriso pieno di dolore.
Come dicevo, siamo sempre nella merda fino al collo.
Non  stato divertente, ma almeno siamo riusciti a salvare i carri, rispose Catone. E avremo
provviste sufficienti per qualche altro giorno.
E poi dovremo ripetere tutto da capo. Macrone si volt verso il primo carro e fulmin Attico
con uno sguardo assassino. Bel lavoro, amico. Sei quasi riuscito a far ammazzare un po della tua
gente. Sei contento adesso?.
Attico scosse la testa. Non  stata colpa mia.
Oh, s invece. Se ti fossi risparmiato quello scherzetto acrobatico sul carro, non ci sarebbero
stati problemi. Macrone fece un gesto a due uomini. Riportatelo in prigione e niente razioni per i
prossimi due giorni.
Cosa?
Il prezzo per aver sprecato le granaglie.
Mentre Attico veniva liberato dalle catene e condotto via, Catone osserv laccampamento dei
sopravvissuti e scosse la testa desolato.  gi difficile tenere a bada i ribelli senza doversi anche
inimicare i civili.
Facciamo un lavoro ingrato, qui, ragazzo mio, sottoline Macrone e ordin al resto della
colonna di risalire la rampa dellacropoli. E nonostante tutto, dobbiamo fare il possibile per salvare
questa gente.
Gi, rispose Catone, e dopo un istante di silenzio, aggiunse: Detesto dirlo, ma se non
riceveremo aiuto, e anche alla svelta, la provincia rischier di finire nel caos pi totale. Sar un bagno
di sangue e noi possiamo fare ben poco per impedirlo
...
.
...
CAPITOLO DODICI
...
.
...
Pensi che Portillo sia in grado di svolgere il suo compito?, chiese Catone mentre ripartivano
da Matala il mattino seguente, scortati da soldati a cavallo. Giulia viaggiava seduta accanto a un auriga
su un piccolo carro a met della colonna.
Sa cosa deve fare, rispose Macrone. Gli ho dato istruzioni ieri notte: dare da mangiare alla
popolazione e tenere a bada gli schiavi ribelli. Mi sembra tutto molto semplice, persino per Portillo. Se
dovesse succedere qualcosa, invier un messaggio a Gortina per chiedere istruzioni. E poi almeno non
dovr avere a che fare con Attico, disse, facendo un cenno in direzione della coda della colonna, dove
lagitatore greco era sorvegliato da due robusti soldati.
Cosa intendi fare con lui?
 un tipo resistente e coraggioso. Se tiene la bocca chiusa, penso proprio che potremmo
inserirlo in una coorte a Gortina.
E se non accetta?
In quel caso, o luniforme o le catene, la scelta spetta a lui.
Mi sembra giusto, annu Catone. Poi torn a pensare a Matala. La situazione nella citt era
sotto controllo. Anche se non aveva alcuna speranza di difendere laccampamento dei sopravvissuti,
Portillo disponeva di uomini a sufficienza per proteggere lacropoli, al cui interno, in caso di pericolo,
avrebbe potuto trovare riparo tutta la popolazione. Catone rabbrividiva al pensiero che gli schiavi
ribelli potessero attaccare la citt, ma tutte le eventualit dovevano essere prese in considerazione.
Sono sicuro che ce la far.
Mentre la colonna avanzava con cautela lungo la strada per Gortina, il sole si alz in un cielo
terso e azzurro. Di tanto in tanto i soldati avvistavano qualche movimento in lontananza e scorgevano
figure vestite di cenci che li osservavano. Non cera traccia di bande di ribelli e quando Catone si
convinse che nessun pericolo immediato li minacciava, diede un colpo di redini per spronare il cavallo
e attese che il carro di Giulia lo raggiungesse.
Mi stavo proprio chiedendo quando mi avresti onorato della tua presenza, sorrise Giulia.
Abbass la voce e con lo stesso tono frivolo aggiunse: Considerato il nostro, ehm, incontro di ieri
sera, temevo che fossi anche tu uno di quei tipi mordi e fuggi, come il tuo amico Macrone.
Catone si volt e incroci i suoi occhi appassionati e non pot fare a meno di sorridere al
ricordo della sera precedente. Si erano seduti in un minuscolo giardino terrazzato ormai in rovina, che
un tempo doveva essere stato il fiore allocchiello di uno dei precedenti comandanti della guarnigione,
forse nostalgico della propria villa in Spagna. Sotto di loro, le rovine della citt buie e informi, non pi
illuminate dalle torce e dal pallido scintillio delle lampade, n animate dal festoso baccano della gente
che gozzovigliava nelle vicinanze del foro. Quella sera cera solo silenzio, e persino laccampamento
dei sopravvissuti era immobile e muto. Poi un gruppetto di persone aveva iniziato lentamente a intonare
un canto attorno a un fal, spandendo tra le rovine una languida melodia di festa. Giulia aveva
appoggiato la testa sulla sua spalla e Catone laveva coperta con il proprio mantello.
Che strano sentirli cantare, aveva detto lei dolcemente. Dopo tutto quello che hanno
sofferto.
Gi, ma le canzoni sono una delle poche cose che n il maremoto n il terremoto potevano
rubare a questa povera gente. Catone aveva girato la testa e laveva delicatamente baciata sulla fronte,
tenendo gli occhi chiusi e inspirando lodore dei suoi capelli. Giulia aveva tremato. Cosa c che non
va?
Nulla.
Nulla? Ti conosco bene, Giulia, e non ti credo.
Giulia si era girata e lo aveva guardato negli occhi, illuminati dal chiarore delle stelle. Con una
morbida carezza gli aveva detto: Catone, amore mio, ho quasi rischiato di perderti la notte dellonda.
Ho pensato che sarebbe stata la fine per tutti quando il mare ci ha inghiottiti. Nella gelida oscurit
dellacqua ho ceduto al terrore. Negli ultimi momenti, lunico conforto  stato pensare che saremmo
stati insieme almeno nellaldil, se esiste. Giulia aveva deglutito prima di riprendere a parlare:
Quando poi la nave  tornata in superficie, ho visto che tu eri sparito. Io ero ancora in vita, ma non
avevo pi te. Giulia aveva distolto lo sguardo asciugandosi velocemente una lacrima solitaria. In
quel momento mi sono sentita come se mi avessero strappato il cuore dal petto. Ricordo di aver
desiderato di morire. Ho pensato di gettarmi tra le acque del mare per poter stare con te. Per un istante
ho desiderato solo questo.
Allora sono felice che tu non labbia fatto.
Catone, non  divertente, dico sul serio. Non avevo idea di quanto fossi importante per me
prima di quel momento. Solo quando ho creduto che fossi morto lho capito.
Ma non sono morto. Catone laveva baciata sul palmo della mano. Che gli di siano
ringraziati. Siamo entrambi vivi e vegeti e abbiamo tutta la vita davanti.
Lo so, aveva annuito Giulia. E forse abbiamo avuto bisogno di tutto questo disastro per
rendercene conto.
E si erano voltati verso la tendopoli sul versante della collina, di fronte allacropoli. Nel
frattempo, attorno al fal in cui era iniziato il canto si erano radunate altre persone e si erano unite al
coro. Le loro voci si erano alzate con forza nella notte e Catone e Giulia erano rimasti ad ascoltare per
un po. Il peso schiacciante della tragedia e lallegra leggerezza di quel canto, che squarciava loscurit
della notte calata pesantemente sulle colline, creavano unatmosfera irreale. Catone si sentiva
sopraffatto dallemozione. Tenendo Giulia stretta a s, le aveva bisbigliato dolcemente in un orecchio:
Voglio fare lamore.
Ora?, aveva sussurrato lei. Qui?
S.
Giulia lo aveva guardato per un istante e poi lo aveva baciato sulle labbra, facendogli scivolare
una mano dietro la nuca e tirandolo a s mentre lentamente si stendeva sullerba fresca del giardino.
Catone aveva sentito un improvviso calore e la smania si era impadronita di lui. Avevano continuato a
baciarsi ancora un po, deliziandosi del tocco, dellodore e del calore dei loro corpi. Poi Giulia gli
aveva stretto le gambe intorno ai fianchi e gli aveva detto: Adesso, Catone mio. Adesso. Ti voglio
dentro di me. Ma attento alla gamba....
Catone sent il fresco formicolio delleccitazione quando quel ricordo gli torn in mente e
sorrise a Giulia, seduta sul carro di fianco a lui.
So a cosa stai pensando, disse lei ridendo.
 cos ovvio?
Sei un uomo. Certo che  cos ovvio.
Risero insieme. I soldati della scorta a cavallo pi vicini si voltarono a fissarli con espressione
incuriosita e poi tornarono a guardarsi intorno, in cerca di eventuali segnali di pericolo.
Arrivarono alle porte di Gortina allimbrunire, senza problemi, e subito dietro una collina
avvistarono la citt. Dopo quello che aveva visto a Matala, Macrone fu sorpreso di constatare che il
capoluogo aveva subito molti meno danni. Su un lato della strada che conduceva alla porta principale
della citt cera un accampamento provvisorio. Una squadra di ausiliari sorvegliava lentrata. Macrone
li indic.
Chi sono?.
Catone tir le redini e gli si affianc. Distaccamenti della Quinta Gallica e Decima Macedone,
dalle guarnigioni di Crosso e Axos. Dalle notizie che abbiamo, sembra che nel nord dellisola non ci
siano stati tanti danni come qui, per cui Sempronio ha inviato una richiesta di rinforzi. Nei prossimi
giorni dovrebbero arrivare altri uomini, da altre citt.
Be,  gi qualcosa, rispose Macrone annuendo. Basta che non siano fuori forma come
quelli della Dodicesima Ispanica. Avremo bisogno di elementi validi per riportare alla normalit la
situazione. Cosa darei adesso per qualche coorte della Seconda Legione.
Non tutte le unit ausiliarie sono come la Dodicesima, replic Catone. Gli uomini che
comandavamo a Bushir e Palmira erano soldati in gamba. Ricordo le tue precise parole: legionari in
gamba.
Vero, ammise Macrone. Ma solo perch noi li facevamo lavorare duro, Catone.
Addestramenti severi e regolari. Li avevamo preparati alla guerra. Il problema con le unit di presidio 
che la maggior parte degli ufficiali ci vanno troppo leggeri. Alla fine si riducono quasi come quei
fannulloni che stanno di guardia in citt. Sono pronto a scommettere tutto quello che ho che le coorti
ausiliarie a Creta, con poche eccezioni, sono della stessa pasta.
Forse, ma non possiamo saperlo con certezza.
Macrone lo guard. Davvero? Scommettiamo che laggi non troveremo un solo uomo degno
di entrare nella Seconda Legione?.
Catone riflett per un istante sulla scommessa e poi scosse la testa. Conosco metodi migliori
per buttare i miei soldi.
Lasciarono la scorta alle porte della citt e il decurione, che aveva ricevuto lordine di arruolare
Attico in una delle coorti della fanteria, prosegu con i suoi uomini in direzione dellaccampamento
allestremit opposta di Gortina. Macrone e Catone smontarono da cavallo e proseguirono a piedi lungo
la via principale, seguiti dal carro su cui viaggiava Giulia. Allinterno delle mura non cera edificio che
non avesse riparazioni di fortuna. Incontrarono vari gruppi di schiavi intenti a sgombrare le macerie e a
riparare templi e attivit commerciali. Catone not che gli schiavi erano tutti incatenati gli uni agli altri
e sorvegliati da guardie armate con verghe pesanti. Le dimore pi povere di Gortina erano state lasciate
alle cure dei legittimi proprietari, che si aggiravano per le rovine in cerca di oggetti di valore e di quel
poco di cibo non andato a male per la calura dei giorni successivi al terremoto. Le abitazioni pi grandi
e i magazzini della zona vicino al foro erano presidiati da uomini armati.
Sembra proprio che Glabio si stia prendendo buona cura del suo piccolo regno, comment
Macrone tranquillo.
Per ora, replic Catone. Ma non penso che Sempronio glielo permetter ancora per molto.
E perch mai? I ricchi si danno sempre una mano tra loro.
Perch no?, si intromise Giulia. Mio padre non  uno stupido, centurione Macrone, e sa
perfettamente che se tra la popolazione locale inizia a serpeggiare lostilit, tutti i nostri sforzi per
ricostruire la provincia saranno vani, e gli schiavi ribelli diventeranno sempre pi forti. Ecco perch.
Macrone si gratt la barba ispida sul mento. Se lo dici tu.
Credimi, continu Giulia. Far la cosa giusta, come ha sempre fatto.
Catone ci credeva davvero. Il senatore era uomo di grande moralit, e la sua lealt verso Roma
prevaleva su ogni interesse personale. Il che spiegava anche perch non avesse mai ottenuto incarichi
superiori a quello di quaestor. Se avesse accettato di corrompere e di essere corrotto, avrebbe ottenuto
la carica di governatore di provincia gi da anni.
Continuarono ad attraversare il foro dove alcuni mercanti avevano allestito piccoli banchi di
fortuna nel disperato tentativo di guadagnare qualche soldo per acquistare un po di cibo per le loro
famiglie. Sebbene lorario di chiusura fosse gi passato da un pezzo, i mercanti erano ancora in attesa
che arrivasse qualche cliente, anche se il foro era semideserto.
Il palazzo del governatore era l vicino. Gli ufficiali romani e il carro ricevettero il permesso di
entrare e Catone not che a guardia del palazzo cera un drappello di ausiliari. Nessun segno, invece,
delle guardie urbane, n delle guardie del corpo rimaste fedeli a Glabio.
Macrone chiam uno degli schiavi del governatore. Ehi, tu. Dov il senatore Sempronio?
Laggi, padrone. Lo schiavo chin la testa mentre indicava il piazzale delle stalle.
Occupati dei cavalli, gli ordin Macrone, porgendo le redini allo schiavo. Catone aiut Giulia
a scendere dal carro e tutti e tre si incamminarono allinterno delle stalle. Non cera pi la ressa
irrequieta di feriti che chiedevano di essere medicati: gli edifici e le rimesse su entrambi i lati del cortile
in quel momento erano immersi in un tranquillo clima di ordine ed efficienza. Le stanze sulla destra
erano ancora adibite a ospedali di fortuna e Sempronio aveva fatto requisire quelle sulla sinistra,
adibendole a suo quartier generale. Macrone, Giulia e Catone furono condotti in una selleria, e il
senatore sollev lo sguardo dal tavolo che era stato sistemato vicino alla parete opposta. Stava
esaminando una catasta di tavolette piene di resoconti; Sempronio abbass lo stilo di ottone che teneva
in mano e un ampio sorriso gli illumin il viso stanco. Giulia lasci la mano di Catone e attravers di
corsa la stanza per abbracciare il padre.
Piano, piccola mia!, ridacchi Sempronio baciandola dolcemente sulla guancia. Macrone e
Catone rimasero in piedi sulla soglia in un imbarazzato silenzio finch Sempronio fece loro cenno di
avvicinarsi. Giulia riprese lautocontrollo e and a sedersi al tavolo.
Felice di rivedervi, centurioni, disse Sempronio. Accomodatevi. Come vanno le cose a
Matala, Macrone?
Non troppo male, senatore. Stiamo razionando il cibo e abbiamo ancora provviste per qualche
altro giorno. La gente  scontenta, ma stiamo tenendo in riga tutti, per ora. Lanci unocchiata di
sfuggita a Catone. Il problema pi grave  la ribellione degli schiavi.
Ribellione?, Sempronio aggrott la fronte. Dubito che qualche piccola schermaglia possa
essere definita ribellione.
Le cose si sono spinte ben oltre le schermaglie, senatore, e Macrone raccont per sommi capi
lassalto alla sua colonna, specificando che gli schiavi erano guidati da un uomo con un copricapo di
cuoio.
Un gladiatore, dici?, riflett a voce alta Sempronio quando Macrone ebbe terminato il suo
resoconto.
 una mia supposizione, senatore. Se cos fosse, non dovrebbe essere troppo difficile
identificarlo. Far avere ai vostri assistenti tutti i dettagli che riuscir a ricordare, magari qualcuno
riesce a riconoscerlo dalla descrizione.
Potrebbe anche darsi, ma a che pro?.
Macrone rimase sorpreso. Be, senatore,  sempre utile conoscere il nemico.
Ma hai detto che ti  parso che lui ti avesse riconosciuto.
Questa  limpressione che ho avuto. Non posso dire, per, che anchio mi ricordi di lui. Non
ancora. Se potessi avere notizie sul suo conto, forse potrei identificarlo in qualche modo. Cos
potremmo capire se rappresenta una seria minaccia.
Sempronio riflett un istante e poi annu. Va bene. Far in modo che la sua descrizione circoli
tra i miei uomini, anche se non credo che un singolo gladiatore sia in grado di mettere a repentaglio i
miei piani di ripristinare lordine a Creta. Non pu essere pi pericoloso di qualsiasi altro schiavo che
va a unirsi alla feccia appostata sulle colline.
Giulia si sporse in avanti. Padre, non sarebbe la prima volta che Roma sottovaluta il pericolo
rappresentato da un gladiatore evaso. Il centurione Macrone ha ragione a preoccuparsi.
Sempronio aggrott la fronte e poi, quando cap a cosa si riferiva la figlia, scroll la testa,
ridendo. Questa  Creta, mia cara, non la Campania. Qui le accademie per gladiatori non sono presenti
nel territorio come nei dintorni di Capua. Non c pericolo che spunti un altro Spartaco. E ti dir di pi:
dubito che vi sia anche un solo schiavo in tutto limpero che non conosca la terribile sorte che  toccata
a coloro che si sono accodati a Spartaco. Possono scappare e nascondersi, ma ogni schiavo fuggitivo ha
comunque il terrore di unirsi a una qualsiasi sollevazione. Preferirebbero farsi catturare, tornare dai loro
padroni e subire il dovuto castigo.
Macrone fece un sospiro, ricordando il fanatismo che animava gli schiavi che avevano assalito
la colonna. Dico sul serio, senatore, mi auguro proprio che voi abbiate ragione.
Ne sono sicuro. Sempronio prosegu con tono pi sciolto: Ci sono problemi pi pressanti da
affrontare, non abbiamo tempo di preoccuparci del vostro gladiatore.
Davvero?. Macrone lo fiss con unespressione sorpresa.
S, certo, replic Sempronio, seccato. C ancora quel folle di Marco Glabio con cui fare i
conti. Sono riuscito a persuaderlo a consegnarmi il palazzo del governatore, ma lui ha occupato
lacropoli circondandosi di guardie del corpo. Ha anche assunto il controllo delle scorte di cibo e le ha
fatte trasferire nei magazzini allinterno dellacropoli. E poich controlla il cibo, controlla anche
Gortina e, in una certa misura, anche le truppe al mio comando, considerando che sono costretto a
rivolgermi a lui per ottenere le razioni per i miei uomini. Ora, sarei anche pronto a chiudere un occhio
su questa questione se Glabio rifornisse regolarmente la popolazione aiutandola a riprendersi dal
terremoto, ma non lo sta facendo. Non ha fatto altro che difendere le propriet dei suoi amici: ha
permesso loro di sfruttare sfacciatamente la penuria di cibo, accumulando provviste, e poi ha acquistato
da loro a prezzi spropositati granaglie e carne da distribuire ai poveri, svuotando le tesorerie della
provincia. Il grano era andato a male, la carne marcia.  una situazione intollerabile, concluse
Sempronio.
E allora perch continuate a tollerarla, Sempronio?, chiese Catone.
Perch?. Sempronio si alz e si diresse alla porta che dava sul cortile. Venite con me e vi
far vedere perch.
Li port al centro del cortile e si volt per indicare lacropoli costruita su una collina poco
distante che dominava la citt. Uno stretto sentiero si inerpicava lungo il pendio fino al cancello, difeso
su entrambi i lati da torrioni di guardia. Come potete vedere, Glabio si  scelto un posticino sicuro per
tirarsi fuori dai guai. Per prendere lacropoli ci vorrebbe un esercito intero e lui dispone di tutto ci che
serve per resistere a un assedio, mentre io non ho nulla per organizzarne uno. Inoltre, sarebbe da folli
usare la forza per ridurre allobbedienza Glabio, considerando i problemi che dobbiamo gi affrontare.
E allora che piani avete, Sempronio?, chiese Macrone.
Il mio piano  radunare quanti pi soldati possibile qui, per assicurarci che non vi siano
sollevazioni popolari a causa dellinettitudine di Glabio. Inoltre, intendo ripristinare lordine nelle
fattorie e nelle propriet nella parte meridionale dellisola e fare una bella retata di tutti quegli schiavi
che sembrano preoccuparvi tanto. Una volta fatto questo, rimetter a posto i conti con Glabio.
Catone scosse la testa. Temo che potrebbe non essere una buona idea, se posso permettermi di
dire la mia.
Ah s?
Glabio  un esattore delle tasse, Sempronio, e voi sapete bene su quali amicizie possono
contare a Roma quelli come lui. Rischiereste di farvi nemici pericolosi prendendovela con lui.
E rischio di perdere il controllo della provincia se non lo faccio.
Anche questo  vero, ammise Catone. Il senatore si trovava proprio in una situazione
impossibile.
Sempronio sollev lo sguardo verso lacropoli, esausto, e poi riprese a parlare. Stamattina ho
inviato a Roma un resoconto della situazione, dicendo che ero in attesa di ulteriori istruzioni prima di
occuparmi di Glabio.
Macrone e Catone si scambiarono una rapida occhiata. Il senatore aveva scelto di seguire la via
di uscita pi facile attendendo ordini: non voleva assumersi responsabilit dirette. Ci sarebbero forse
voluti due mesi per ricevere una risposta a Gortina e in tutto quel tempo Glabio sarebbe stato libero di
continuare a sfruttare la situazione, mettendo a repentaglio non solamente la sicurezza della provincia,
ma anche del resto dellimpero, dato che ben presto in tutto il Mediterraneo sarebbero circolate voci
sulla caduta dellautorit di Roma. Era indispensabile che il senatore riuscisse a rimuovere Glabio.
Anche se questo voleva dire inimicarsi gente potente a Roma, riflett Catone.
Si schiar la voce e disse: Senatore, non penso che possiamo permetterci di attendere istruzioni
da Roma. Dobbiamo agire prima. Prima che Glabio riesca a sobillare la popolazione locale.
Sempronio inarc un sopracciglio. E cosa proponi allora?.
Il ribaltamento dei ruoli tra il senatore e il suo subalterno non sfugg a Macrone, che dovette
sforzarsi di nascondere il suo stupore quando Catone rispose.
Dobbiamo prendere il controllo delle provviste di cibo che si trovano lass, Sempronio.
Questo significa che dovremo arrestare Glabio e disarmare le sue guardie del corpo. Una volta fatto
questo, la popolazione sar dalla nostra parte.
Ma ci inimicheremo gli amici di Glabio. Sempronio fece una pausa. Sia qui che a Roma.
 inevitabile. La situazione  chiara: i disperati che muoiono di fame sono molto pi numerosi
degli amici di Glabio. Si tratta solo di scegliere i nostri alleati.
Sempronio serr le labbra e fiss gli altri, prima di rivolgere uno sguardo impotente verso le
mura dellacropoli. Giulia si schiar la gola e prese dolcemente la mano del padre. Catone ha ragione.
Devi agire. Immediatamente.
Il senatore non disse nulla e poi annu lentamente. Bene. Glabio avr a che fare con noi
...
.
...
CAPITOLO TREDICI
...
.
...
Il mattino seguente, il senatore Sempronio incontr i suoi ufficiali. Oltre a Macrone e Catone,
erano presenti i comandanti delle tre coorti ausiliarie. Il prefetto della cavalleria batava, Marcello, era
un uomo alto e magro, un veterano dallaspetto serioso con capelli canuti e penetranti occhi neri.
Le due coorti di fanteria erano guidate dai centurioni Albino e Plotio: soldati che avevano
prestato servizio nelle rispettive unit sin dal giorno dellarruolamento. Macrone tuttavia avrebbe
preferito che fossero stati promossi al loro rango attuale dopo un periodo di militanza nelle legioni.
Peccato, mormor a Catone mentre il senatore faceva le presentazioni. Ma dobbiamo farceli
andare bene.
Senza interrompersi, Sempronio gli lanci unocchiata irritata. Macrone  il prefetto facente
funzioni della Dodicesima Ispanica a Matala. Il centurione Catone, invece,  il mio assistente militare e
comandante di Stato Maggiore.
Marcello lanci una rapida occhiata inquisitoria a Catone. Posso conoscere il grado
permanente di Macrone e Catone?
Certo, annu Sempronio. Entrambi hanno gradi legionari, e si ricongiungeranno alle loro
unit una volta rientrati a Roma.
Capisco. Marcello annu con un leggero sorriso di soddisfazione. Quindi, in qualit di
prefetto, io sono lufficiale pi alto in grado.
S, tecnicamente, rispose Sempronio con voce controllata, ma, essendo io il funzionario pi
alto in grado nella provincia, spetta a me lultima parola. Per il momento  mia intenzione concedere a
Macrone il comando delle nostre forze.
Mi permetto di protestare, senatore. Macrone  un semplice prefetto facente funzioni, mentre
io detengo il rango in maniera permanente; ergo, dovrei avere io il comando.
Prendo nota della tua protesta, prefetto Marcello, ma ho preso la mia decisione: il prefetto
Macrone comander i miei uomini.
Capisco, annu Marcello. Chiedo che la decisione venga messa per iscritto.
Per iscritto?. Sempronio per un attimo sembr sorpreso, poi si riprese. Sicuro?.
Il prefetto sostenne lo sguardo del senatore senza esitazioni per qualche istante e poi scosse la
testa. Suppongo di no. Del resto, che differenza potrebbe fare? Non credo ci saranno ricompense per i
comandanti, data la situazione di emergenza.
Proprio cos, replic Sempronio. Qui si tratta solo di mantenere lordine pubblico, signori. Il
nostro obiettivo  far rispettare lordine, fornire cibo alla popolazione e catturare gli schiavi fuggitivi. 
tutto. Guard i subalterni uno ad uno. Considerata la situazione, ho studiato i seguenti piani per
raggiungere i nostri obiettivi. La cavalleria batava e la Quinta Gallica daranno la caccia agli schiavi
fuggitivi e ai briganti che stanno facendo razzia in ogni parte della provincia. Fece una breve pausa.
Il prefetto Marcello sar al comando di queste truppe.
Macrone si schiar la gola. Chiedo venia, senatore, ma mi sembrava di aver capito che fossi
stato scelto io per il comando.
 cos.
Quindi non dovrei essere io a comandare questa colonna?
Le tue qualit sono pi necessarie qui per il momento.
Senatore?
Dar spiegazioni in seguito. Sempronio si volt verso il centurione Plotio. La Decima
Macedone rimarr a Gortina per garantire lordine e sveltire i lavori di ricostruzione. Sar il centurione
Catone a dare istruzioni operative ai tuoi uomini.
Va bene, Sempronio, rispose annuendo Plotio.
Qualche domanda?.
Marcello prese la parola. S, senatore. Ci vorranno giorni prima che i miei uomini riescano a
portare a termine il compito assegnato e ho bisogno di adeguate scorte di cibo. Il fatto  che Marco
Glabio sinora ha posto sempre delle difficolt per accedere alle provviste che ha accumulato sulla
collina.
Gi, ho saputo.
Be, a dire il vero mi ha dato la met di ci che avevo bisogno per uomini e cavalli, e per di
pi mi ha consegnato le scorte suddividendole in piccole parti e consegnandomi un poco ogni giorno.
Io, per, ho bisogno di provviste per almeno una decina di giorni, tutte insieme e in razioni
abbondanti.
Ho gi inoltrato la tua richiesta, rispose Sempronio. Glabio, per, mi ha risposto che deve
dare la precedenza alla popolazione di Gortina. Potr concederti, sue testuali parole, provviste per
cinque giorni in razioni dimezzate, per uomini e cavalli.
Marcello si rabbui. Non sar sufficiente. Ad ogni modo, con che diritto decide di sua
iniziativa cosa concedere a un senatore romano?
Gi, con che diritto?, sorrise stanco Sempronio. Glabio  seduto sulle nostre scorte di cibo, e
poi se ne sta lass, bene in alto, sullacropoli. Finch la situazione non cambia, la distribuzione delle
provviste rimane nelle sue mani. Nel frattempo, tu e i tuoi uomini dovrete prendervi le razioni che lui
decider di darci; quando saranno terminate, dovrete arrangiarvi con quello che trovate lungo la
strada.
Catone si avvicin a Sempronio. Chiedo venia, senatore.
Cosa c?
La campagna militare che il prefetto Marcello condurr con la sua colonna non attraverser un
territorio ostile, almeno allinizio. La popolazione locale gi adesso non ha cibo a sufficienza: se i
nostri uomini arrivano e iniziano a razziare quel poco che rimane, penso proprio che difficilmente
riusciremo a tenere sotto controllo la situazione, e non scordiamoci che avremo bisogno della lealt dei
cittadini nei giorni a venire.
E allora?, replic Sempronio, esasperato. I nostri soldati devono pur mangiare.
Vero, ma sarebbe meglio se prendessero un po di provviste da ogni villaggio che attraversano,
ovviamente pagando un prezzo ragionevole.
Pagare?, sbuff Marcello. Siamo un esercito, dannazione, non una banda di mercanti. Non
ho intenzione di pagare proprio nulla.
Catone fece una smorfia. Per come stanno le cose, consiglierei di acquistare regolarmente il
cibo di cui abbiamo bisogno, se non vogliamo che i contadini, gli schiavi e i briganti facciano causa
comune.
Che ci provino, disse Marcello. Li schiaccer come vermi.
Preferirei che non lo facessi, disse Sempronio. Immagino che limperatore non sarebbe
felice di perdere contribuenti in questa provincia se non fosse strettamente necessario. Farai come
suggerisce Catone: pagherete il cibo che prenderete, e cerca di non lasciarti dietro gente che muore di
fame. Ci siamo capiti?
S, Sempronio.
Bene, allora voglio che tu e il centurione Albino facciate in modo che gli uomini siano pronti a
mettersi in marcia alle prime luci dellalba. Riceverete ordini precisi pi tardi. Voglio avere rapporti
regolari sullandamento delle operazioni, Marcello, a giorni alterni.
S, Sempronio.  tutto?.
Sempronio lo fiss ancora per qualche istante, poi annu. S, non c altro. Potete andare tutti,
tranne Catone e Macrone.
I due centurioni rimasero seduti mentre gli altri tre ufficiali spostavano rumorosamente la sedia
e si alzavano per fare il saluto e lasciare la stanza. Quando si richiusero la porta alle spalle e il rumore
di passi sulla pietra del cortile fu del tutto svanito, Macrone si schiar la gola e cominci in tono
belligerante: Posso chiedere perch mai non mi  stato affidato il comando della colonna che si
occuper degli schiavi?
Non devi farne una questione personale, rispose Sempronio sospirando. Mi fido pienamente
di te. Ma non di Marcello.
Eh? Non vi seguo, Sempronio.
Avete visto che tipo : ambizioso e pieno di rancore. Marcello  in servizio a Creta da tempo, e
potrebbe decidere di spalleggiare uno del posto, come Glabio, invece di restare ai miei ordini. Potrei
anche sbagliarmi sul suo conto, ma non voglio correre rischi. Preferisco che stia lontano da Gortina
mentre noi ci occupiamo di Glabio. Dare la caccia ai fuggitivi e far rispettare la legge marziale lo terr
occupato per un bel po. Inoltre, Sempronio sorrise, parlavo sul serio quando ho detto che le tue
qualit sono necessarie qui, Macrone.
Eh?
Penso sia tempo di appianare le mie divergenze con Glabio e convincerlo e rinunciare alla
carica che detiene. Non ho nessuna intenzione di lasciare che Marcello vaghi nel sud dellisola senza
adeguate razioni di cibo, per cui dobbiamo necessariamente mettere le mani sulle scorte nellacropoli, e
al pi presto.
Macrone guard Catone e ammicc. Questa s che  roba per me.
Catone guard Sempronio. Cosa avete in mente?
Un piccolo sotterfugio che metteremo in atto non appena Marcello si trover a distanza di
sicurezza. Domani pomeriggio potrebbe andare. Sempronio non riusc a trattenere una risata
soffocata. E poi vediamo se Glabio avr il fegato di giocarsela fino in fondo.  tutto per ora,
centurioni.
Macrone e Catone erano gi alla porta quando Sempronio li richiam. Unultima cosa. Ho
scoperto chi potrebbe essere quel gladiatore. A quanto sembra, qualche mese fa, durante un viaggio di
ritorno a Roma, la moglie del governatore ha comprato un lottatore. Sembra che fosse un astro
nascente: Antonia ha sborsato una piccola fortuna per lui.
Perch?, chiese Catone. Intendo dire, che utilit potrebbe avere un gladiatore per una
matrona romana?.
Macrone e Sempronio si scambiarono unocchiata e Macrone sollev gli occhi al cielo.
Oh, fece Catone arrossendo. Capisco. Ad ogni modo, come si chiama?
Non sono riuscito a scoprire il suo vero nome, rispose Sempronio, ma solo quello che usava
in combattimento, il Tracio di ferro. Non serve a molto, lo so, mi spiace. Per, se  sopravvissuto al
terremoto, potrebbe essere lui luomo che guida gli schiavi.
Quando il sole inizi a scendere dietro lacropoli, Sempronio si incammin su per il pendio che
conduceva allingresso dellacropoli, accompagnato da due uomini che indossavano una semplice
tunica da scrivani, con delle sacche contenenti del materiale da scrittura a tracolla. Aveva inviato un
messaggio a Glabio nel primo pomeriggio, con la richiesta di un incontro per discutere le necessit di
approvvigionamento delle truppe. Glabio aveva acconsentito, accettando lorario proposto da
Sempronio.
Sul pendio le ombre si allungavano gi, rendendo tetri gli stretti vicoli che separavano le
abitazioni ammassate. Sulla muraglia che cingeva la cima della collina, lungo il camminamento di
guardia, un drappello di uomini di Glabio faceva la ronda, nere sagome che si stagliavano contro la
brillante luminosit del cielo. Sempronio indossava una tunica bianca con la larga fascia porpora che
indicava la sua condizione sociale. A tracolla portava una cintura dalla quale pendeva il fodero. La
spada aveva unelsa riccamente decorata: apparteneva alla sua famiglia da generazioni ed era
sopravvissuta al rovesciamento della Horus.
La stradina si faceva sempre pi ripida e tortuosa. Macrone si volt verso Catone e borbott:
Non funzioner mai. Non avremmo dovuto farci coinvolgere.
Il piano funzioner, se rimaniamo zitti, e chiuse la bocca.
Macrone allora si cuc le labbra e scosse la testa, rassegnato. Aveva unandatura un po goffa
per via del pugnale legato dietro la schiena, sotto la tunica. Anche Catone si muoveva con passo
prudente e leggermente claudicante, poich non si era ancora ripreso appieno dalla ferita. Indossava
una calotta di feltro nel tentativo di camuffare la propria identit, nel caso avessero incrociato uomini di
Glabio che potevano aver visitato in precedenza il quartier generale del senatore. Catone aveva gi
incontrato Glabio una volta, e sicuramente lui lavrebbe riconosciuto quando si fossero trovati faccia a
faccia; a quel punto, per, sarebbe stato gi troppo tardi e lesattore delle tasse avrebbe potuto fare ben
poco.
Un rapido movimento su un lato attir lattenzione di Macrone: si volt e scorse una colonna di
ausiliari che si muovevano furtivamente lungo gli stretti vicoli e le piccole botteghe ammassate sotto la
mole incombente dellacropoli. Quella zona non aveva subito gli stessi danni del resto della citt,
tuttavia il centurione Plotio e i suoi uomini erano costretti ad avanzare lentamente, scavalcando con
cautela ammassi di macerie per non mettere in allerta le sentinelle sul bastione sovrastante.
Quando videro avvicinarsi il senatore e il suo seguito, le guardie al cancello balzarono in piedi e
sollevarono le lance. Catone vide che erano uomini robusti, possenti, con nasi rotti da picchiatori, o
forse per le tante zuffe tra bande di strada che scoppiavano in ogni grande citt dellimpero.
Immediatamente sbarrarono loro il cammino e uno sollev la mano per dare lalt a Sempronio.
Cosa vi porta qui?, disse bruscamente il soldato.
Devo vedere Marco Glabio. Mi sta aspettando.
La guardia fece un sorrisetto e rispose: Il governatore Marco Glabio ci ha dato lordine di far
passare voi, senatore, ma non ha fatto parola dei vostri accompagnatori.
Sempronio trattenne a fatica la collera. Questi uomini sono i miei segretari personali e ne ho
bisogno per prendere appunti durante lincontro. E adesso fateci entrare.
Il senatore fece un passo in direzione del cancello. La guardia fischi e laltro uomo blocc il
passaggio.
Toglietevi, ringhi Sempronio.
Ogni cosa a suo tempo, rispose la prima guardia. Prima devo perquisire le sacche e poi vi
lascer entrare.
Si volt verso Macrone e Catone e fece un cenno verso le loro borse. Mettetele a terra e
indietreggiate di due passi.
I due fecero come richiesto e rimasero a fissare la guardia che si inginocchiava e apriva una
sacca alla volta, rovistando tra le tavole e gli stili prima di richiudere i lembi e allontanarsi.
Raccogliete tutto, disse.
Catone si accorse che Macrone stava esplodendo per la rabbia e sper che lamico riuscisse a
controllarsi. La guardia si avvicin al cancello e url di aprirlo. Il paletto di chiusura scivol di lato
facendo un gran rumore e appena un istante dopo, cigolando sui cardini, unanta del portone si apr
verso linterno. Le guardie si fecero da parte, Sempronio fece schioccare le dita e precedette Macrone e
Catone allinterno dellacropoli.
Come in molte citt greche, lacropoli era dominata da templi e altari dedicati agli di venerati
dalla popolazione locale. Oltre a questi, cerano anche edifici amministrativi e caserme quasi addossati
alle mura di cinta che correvano tutto attorno alla collina. Non cerano sacerdoti in vista. Allombra di
un albero sedevano alcuni uomini che indossavano comode tuniche e sorseggiavano vino da unanfora
dal lunghissimo collo.
Sembra proprio che i pezzi grossi di Gortina se la stiano passando bene, eh, mormor
Macrone.
Un altro folto gruppo giocava a dadi fuori da una caserma, mentre alcuni soldati erano di
guardia sulle mura, e di tanto in tanto buttavano un occhio sulla citt oppure fuori, in direzione della
pianura che si estendeva sino a Matala, o in alto, verso le colline alle spalle di Gortina. Il terremoto
aveva fatto crollare uno dei templi pi piccoli e ampie sezioni degli altri tetti. Ledificio
dellamministrazione di due piani era per lo pi integro, a eccezione del portico, che era crollato, e in
quel momento giaceva in un ammasso di macerie su entrambi i lati dellentrata.
Superando il tempio dedicato a Giove Ottimo Massimo, Catone si accorse che era la
costruzione pi recente di tutta lacropoli, nonch quella che aveva subito meno danni. Nel cortile
colonnato scorse i sacchi di granaglie e le decine di anfore impilate su alti scaffali. Le porte principali
erano aperte e allinterno, nonostante loscurit, erano visibili altre scorte. Catone affrett il passo,
incroci lo sguardo di Sempronio e con la testa fece un cenno in direzione del tempio.
C abbastanza cibo da sfamare lintera popolazione per un bel po, per non parlare dei
soldati.
Lo so, rispose freddamente Sempronio. Dannato Glabio.
Avanzarono verso ledificio dellamministrazione, dove era di guardia un altro uomo al soldo di
Glabio. Sempronio specific di nuovo lo scopo della sua visita, la guardia annu e li scort allinterno
facendo un gesto brusco. Attraversarono la sala principale, piena di tappeti di pregio, mobili, statue e
casse contenenti rotoli di pergamena. Tutta quella roba prima doveva trovarsi in casa di Glabio,
suppose Catone, e di sicuro era stata trasferita nellacropoli per tenerla al sicuro fino a che lemergenza
non fosse rientrata. In fondo, una porta portava allesterno, dove cera un cortile colonnato. Sul
versante opposto del cortile, una scalinata saliva al secondo piano: l si trovavano le stanze, costruite
proprio sopra la muraglia. La guardia li guid sulla scala e poi lungo uno stretto corridoio, fin quando
non arrivarono davanti a una porta. Luomo si ferm e buss.
Avanti!, rispose una voce acuta dallinterno. La guardia sollev il paletto e apr la porta
prima di farsi da parte per permettere a Sempronio e ai suoi uomini di entrare. La stanza era lunga e
stretta, con grandi finestre su un lato che regalavano uno splendido panorama della citt; in alto, sulla
parete opposta, altre finestre pi piccole lasciavano entrare la luce del sole pomeridiano che colorava la
stanza di riflessi ambrati.
Glabio era seduto dietro un tavolo, di fronte a una finestra. Davanti a s aveva una catasta di
tavolette. Quando i tre uomini entrarono, Glabio tracci in fretta e furia un ultimo segno sulla cera e
richiuse la tavoletta che stava consultando.
Attraversando la stanza, Macrone esamin lavversario che erano venuti a incontrare. Marco
Glabio era basso  Macrone lo sovrastava di tutta la testa  e grasso: le guance ricadevano verso il
basso, gonfie di carne flaccida e tremula. Il viso solcato dalle rughe testimoniava la sua et avanzata,
quindi in un primo momento Macrone rimase sorpreso osservando i suoi bei capelli neri e ricci.
Poi si rese conto che lesattore delle tasse indossava una parrucca. Era vestito con una tunica di
seta e soffici stivali di pelle di daino allacciati fin sotto le ginocchia. Si alz a fatica e salut i suoi
ospiti con un cenno della testa.
Benvenuto, senatore!, disse, spostando poi i suoi occhi scaltri su Macrone e Catone, che
avevano preso posizione alle spalle di Sempronio. Non vi attendevo in compagnia. Volevate dei
testimoni per la nostra conversazione, forse?
Questi uomini sono i miei segretari, non testimoni, rispose freddo Sempronio. Sono qui per
prendere nota di ci che ci diremo.
Entrambi? Non ne sarebbe bastato uno solo?
Per un funzionario di pi basso rango, forse, ribatt Sempronio. In quanto senatore, nonch
sostituto governatore della provincia, posso permettermi di scegliere tutti gli uomini che ritengo
necessari.
Sostituto governatore?, Glabio sorrise. Ahim, quel titolo non vi spetta. Il mio povero amico
Irtio lha messo bene in chiaro nelle sue ultime ore di vita.
Ci nondimeno, ho assunto il governatorato e ho scritto a Roma per chiederne conferma.
Allimprovviso il volto di Glabio si oscur, poi luomo torn a sorridere. Che coincidenza.
Anchio ho scritto al mio buon amico Narciso, il segretario imperiale, perch confermi il mio diritto al
titolo e ben presto sapremo chi avr ottenuto il riconoscimento da Roma. Ad ogni modo, ho motivo di
pensare che siate venuto qui per richiedere razioni per i vostri uomini.
Macrone si inginocchi e apr la sacca. Inizi a frugarvi dentro, mentre alzava furtivamente la
mano libera dietro la schiena. Il senatore si schiar la gola e rispose allesattore delle tasse: No, disse
scuotendo la testa. Non questa volta. Basta con le richieste, Glabio. Non sono pi disposto a tollerare
le tue istanze di pagamento, n i tuoi tassi da strozzino per le provviste rancide che fornisci ai miei
uomini. Sono venuto a chiederti di rinunciare al controllo sulle scorte qui immagazzinate. Inoltre,
voglio che tu, i tuoi amici e gli scagnozzi ai tuoi ordini lasciate immediatamente lacropoli.
Per un istante, Glabio sgran gli occhi per la sorpresa. Sfortunatamente, non sono in grado di
soddisfare i vostri desideri. Si alz e si diresse verso la porta in fondo alla stanza. E ora, se non avete
nulla in contrario, penso proprio che potrei aver bisogno anchio di qualche, ehm, testimone.
Apr la bocca per chiamare le sue guardie, e in quellesatto istante Sempronio si volt e fece un
cenno a Macrone. Adesso.
Macrone scatt in piedi, con il pugnale in mano, e si scagli contro Glabio, scaraventandolo
contro il muro e facendogli sputar fuori tutto il fiato che aveva nei polmoni, con un rantolo di dolore.
Prima che lesattore delle tasse fosse in grado di reagire, Macrone lo fece girare, lo prese sotto la
mascella con la mano sinistra e gli punt la lama del pugnale alla gola.
Non muovere un muscolo, gli sibil allorecchio. La lama  affilata. Una minima pressione
e ti ritrovi sgozzato.
Glabio tent di divincolarsi e Macrone gli strinse ancora pi forte la trachea. Ho detto, non
muoverti. Prova ad aprire bocca senza che sia io a chiedertelo, e sar lultima cosa che farai, intesi?.
Glabio stava per annuire, ma cambi saggiamente idea e gua un debole: S.
Catone si sporse sul tavolo ed esamin la tavoletta su cui Glabio stava lavorando. La apr e
scorse velocemente le cifre incolonnate sotto precise intestazioni. Fece un fischio appena udibile.
Sembra proprio che ti stia facendo una piccola fortuna con le provvigioni sugli acquisti delle
granaglie. Ma che dico:  una fortuna dannatamente enorme. Credo che questa non me la far
scappare. Si volt verso Sempronio. Senatore?
Prendila e mettitela in borsa. Sono sicuro che Narciso sar molto contento quando scoprir che
il suo amico sta sfruttando a dovere la tesoreria provinciale.
Con molto piacere, senatore.
Bene. Sempronio si posizion davanti a Glabio, a braccia conserte, e sorrise. Ora che ho la
tua attenzione, e la tua collaborazione, voglio che mi ascolti attentamente. Adesso obbedirai
scrupolosamente ai miei ordini. Se ci riesci, potrai vivere. Se invece mandi tutto allaria o tenti la fuga
o chiami aiuto, allora il centurione Macrone ti uccider immediatamente. Per cui ascoltami. Ecco cosa
devi fare....
Sempronio e gli altri uscirono dallufficio di Glabio poco dopo esservi entrati. Questa volta,
per, li accompagnava lesattore delle tasse in persona, subito dietro il senatore, mentre Macrone e
Catone chiudevano la fila. Macrone teneva il pugnale nella mano destra, nascosto nella sacca a tracolla;
la lama spuntava attraverso un piccolo foro sul davanti, in modo da poter trafiggere il fianco di Glabio
in caso di necessit. Percorsero in fretta il corridoio e poi scesero nel cortile. La guardia che aveva
scortato gli ospiti nellufficio aspettava allombra del colonnato e quando li vide scatt in piedi. Glabio
rallent, si ferm e disse alluomo: Vieni qui!.
La guardia si avvicin, guardando curioso il piccolo gruppo, fin quando Glabio non inizi a
urlare ordini. Voglio che tutti gli uomini si radunino immediatamente davanti al tempio di Giove.
Sar fatto.
Macrone diede un leggera stilettata di avvertimento a Glabio.
Ah s, si affrett ad aggiungere Glabio. Assicurati che ci siano tutti, anche quelli di guardia
al cancello e sulla muraglia.
Tutti?. La guardia non riusc a nascondere la sua sorpresa.
S, tutti!, rispose ruvidamente Glabio. Mi hai sentito? Ho detto tutti.
Ma Glabio, e il cancello? Chi rimarr di guardia?
Non  importante adesso. Voglio tutti al tempio per una... una.... Glabio si morse il labbro ma
bast una leggera pressione del pugnale contro la schiena per fargli ritrovare subito le parole. Una
ricompensa! S, voglio ricompensarvi per aver svolto devotamente il vostro dovere, per il grande lavoro
che avete fatto per aiutare la gente di Gortina a uscire da questo momento buio che ci affligge tutti!.
Macrone si sporse leggermente in avanti e bisbigli: Vacci piano. Cerca di non esagerare,
intesi?.
Glabio fece appena un leggero cenno del capo e si schiar la gola. Chiama gli uomini e
avvertili che ho qualcosa da dire. E fallo sapere anche a tutta la mia famiglia e ai miei amici
nellacropoli. Fa girare la voce, subito. Vai!.
La guardia fece il saluto e si volt per andarsene.
Non camminare, corri!, gli url dietro Glabio, convinto dalla punta del pugnale di Macrone.
La guardia lo fiss unultima volta e poi, con passo traballante, si lanci al trotto affrettandosi a
eseguire gli ordini. Quando il rumore dei suoi passi fu svanito, Glabio deglut nervosamente e guard
Sempronio. Pensate che mi abbia creduto?
Prega che sia cos.
Glabio fiss il senatore. Non so cosa avete in mente, ma non la farete franca.
Vedremo. Tu limitati a recitare la tua parte e noi ci occuperemo di tutto il resto.
Cosavete intenzione di fare?
Vedrai. E adesso, muoviamoci. Arriviamo allentrata e aspettiamo che i tuoi uomini si
radunino.
Macrone teneva costantemente sotto stretta sorveglianza Glabio, mentre il gruppetto avanzava
lentamente. Tenendosi nellombra, osservarono le guardie del corpo e gli scagnozzi di Glabio che
iniziavano ad accorrere da ogni angolo dellacropoli e si radunavano presso il colonnato del tempio di
Giove. Sempronio aveva gi studiato il posto in occasione di una precedente visita e aveva visto che la
mole del tempio impediva di vedere cosa succedeva al cancello principale. Attesero che anche la
piccola folla di ospiti dellesattore arrivasse a passo tranquillo, portandosi dietro lanfora del vino e
chiacchierando allegramente, e si radunasse in un angolo ombreggiato. Macrone teneva sempre la
punta del pugnale contro la schiena di Glabio. Quando lesattore fece un leggero movimento in avanti,
Macrone lo afferr per la tunica e stratton violentemente.
Non pensare neanche di scappare o sei morto.
Ma non volevo scappare! Lo giuro. Ho solo... solo paura.
Macrone ammicc in direzione di Catone e rispose ringhiando: Bene. La paura potrebbe
tenerti in vita. Glabio deglut e annu.
Rimasero in attesa finch non furono arrivati tutti, poi Sempronio si volt verso Glabio e gli
disse: Hai capito cosa devi fare?
S, assolutamente.
E allora cominciamo. Sempronio fece un profondo respiro e tenendogli una mano sulla spalla
usc lentamente dalla porta principale con Glabio e gli altri, dirigendosi verso il tempio. Sempronio
mormor a Catone: Vai, centurione.
S, senatore. Catone fece il saluto e si diresse verso il cancello principale, tenendo una
tavoletta sottobraccio per rafforzare la sua immagine di umile segretario interessato solo al proprio
lavoro.
Glabio si volt. Dove sta andando?
Non sono affari che ti riguardano, rispose Macrone. Concentrati solo su quello che devi
fare.
Proseguirono verso la piccola folla radunatasi davanti al tempio. Quando si avvicinarono, i
presenti si zittirono e si voltarono verso Glabio, curiosi di sapere.
Qui va bene, disse Sempronio. Comincia,  il tuo momento.
Con Macrone alle spalle da una parte, e Sempronio dallaltra, Glabio fece un profondo respiro
carico di nervosismo e sollev il braccio.
Miei cari amici! Miei fedeli servitori! Sono felice di annunciare che io e il senatore Sempronio
abbiamo raggiunto un accordo sul governo della provincia. Ho deciso di....
Non cos veloce, gli sussurr Sempronio allorecchio. Tirala per le lunghe come ti ho
detto.
Mentre Glabio riprendeva a parlare, il senatore si gir e vide che Catone aveva quasi raggiunto
il cancello. Glabio doveva tenere occupati i suoi uomini ancora per un po.
Ho deciso di, ehm, prima di tutto ringraziare voi per la vostra amicizia e il vostro leale
servizio. Siete stati un prezioso sostegno in questi giorni di difficolt, dopo che la collera degli di si 
abbattuta sulla nostra bella citt di Gortina....
Catone si volt e fu felice di constatare che Glabio aveva catturato lattenzione dei suoi uomini:
nessuno di loro degnava di uno sguardo il grigio segretario che andava a svolgere una commissione per
conto del senatore Sempronio. Continu ad allontanarsi a grandi passi dal tempio, sperando che tutti
avessero risposto alla convocazione. Davanti a lui cera il cancello, incustodito. Il palo, una pesante
trave di legno con le estremit di bronzo, era abbassato. Quando raggiunse il cancello, Catone si
sofferm un istante per guardarsi alle spalle, ma non not alcun movimento in quella zona. Infil la
tavoletta cerata nella sacca, si sfil la tracolla e lappoggi a terra. Poi afferr la maniglia del palo di
chiusura e tent di sollevarla. La grossa trave si mosse appena e Catone rilasci un istante la presa per
puntare meglio la spalla contro la maniglia. Facendo un profondo respiro, strinse i denti e spinse con
tutta la sua forza, grugnendo per la fatica. Questa volta si sent un rumore sordo.
Catone si ferm un istante per riprendere fiato e continu a spingere finch la trave lentamente
non riprese a muoversi. Alla fine il palo si sfil dallarchetto sinistro rientrando nel canale di sostegno.
Catone spinse ancora, e la sottile colonna di luce tra i due battenti si allarg. Poi moll la presa,
lasciando che il palo ricadesse nei sostegni.
Afferrando larchetto ormai libero, Catone tir spostando tutto il peso del corpo allindietro,
cercando con gli stivali un appiglio sulle lastre di pietra consumate. Con un acuto cigolio che ai suoi
orecchi parve assordante, il battente inizi a spostarsi. Il portone si stava quasi aprendo quando una
tenda di cuoio che fungeva da porta per una latrina poco distante si sollev, e spunt un uomo che si
riabbassava la tunica. Teneva il fodero della spada sotto lascella, le fasce ciondolavano sui sandali.
Guard in direzione del cancello e rimase di sasso quando vide Catone.
Per tutti gli inferi, cosa...?.
Catone tir con rinnovato vigore.
Fermo! Fermati!, sbrait luomo, lasciando ricadere la tunica, estraendo la spada e scagliando
il fodero in un unico movimento fluido. Allontanati da quella dannata porta!.
Catone si avvicin il pi possibile allo spiraglio aperto e si port la mano alla bocca per
amplificare il suo urlo. Decima Macedone! Avanti!, grid in direzione della strada che scendeva in
citt.
In quel momento Catone ud un rumore graffiante e quando si volt vide che luomo stava
spingendo contro il battente.
Non provarci nemmeno!, gli ringhi, estraendo dalla tunica il pugnale che portava sempre
con s. Si scagli di peso contro la porta, bloccandola di colpo. Limpatto fece arretrare luomo di un
passo e Catone approfitt di quel vantaggio per tirare di nuovo, allargando lo spiraglio di un altro metro
prima di infilarvisi dentro. La guardia indietreggi appena e abbass le spalle, con la spada pronta a
colpire. Guard il pugnale di Catone e sogghign beffardo.
Scappa ragazzino, finch sei ancora in tempo!.
Catone si sent pervadere da unondata di rabbia. Poi dal basso ud il centurione Plotio che
urlava ai suoi uomini di affrettarsi. Se Catone non avesse resistito, il battente sarebbe stato richiuso
molto prima che i romani avessero il tempo di raggiungere il portale. Deglut nervosamente e scosse la
testa.
No, rispose, sarai tu a scappare.
Cosa?. La guardia per un attimo fu colta di sorpresa, poi serr i denti e attacc. Non appena si
trov a tiro, punt direttamente allo stomaco di Catone. Questultimo scatt agilmente su un lato,
lanciando unimprecazione per il dolore alla gamba mentre la lama fendeva laria a pochissima distanza
da lui. Mentre la guardia ritirava la spada, Catone mir al suo braccio. Un attacco disperato e il pugnale
colp la spada con un clangore acuto.
La guardia tir via immediatamente la mano e tent di colpire Catone con un movimento
rotatorio. Catone non pot fare altro che abbassarsi su un ginocchio e rannicchiarsi mentre la lama
scintillante gli sibilava sopra la testa. Luomo aveva caricato il colpo con tutta la forza, e lo slancio
della spada gli fece perdere momentaneamente lequilibrio. Catone si lanci in avanti e gli trafisse il
piede: il pugnale dapprima penetr nel cuoio degli stivali, poi nella carne e nellosso. Quando sfil il
pugnale rotolando di lato e si rialz in piedi, sent un urlo straziante di dolore.
Dal piede zampill un fiotto di sangue mentre la guardia urlava di dolore e rabbia. Poi torn a
fissare Catone, con occhi spalancati, terrificanti. Con un altro inutile grido, luomo barcoll di nuovo in
avanti, roteando selvaggiamente la spada. Catone cap che se il colpo fosse andato a segno sarebbe
stato spacciato. Doveva uccidere prima di essere ucciso. Tenne il pugnale teso in avanti, pronto a
parare. Il primo colpo della guardia manc il bersaglio; il secondo, un violento fendente di rovescio, si
abbatt contro il pugnale con tanta forza che Catone perse la presa e la piccola arma rote via in aria
finch non ricadde rumorosamente sulle lastre di pietra, a notevole distanza.
Ecco fatto, piccolo bastardo, grugn luomo, facendo indietreggiare Catone contro la porta
ancora chiusa. Adesso sei morto.
Udendo le urla provenienti dal cancello, alcuni uomini di Glabio si voltarono incuriositi. Un
istante dopo Glabio si ferm e guard alla sua sinistra. Poi Macrone lo pungol alla natica.
Continua a parlare.
Glabio emise un gridolino e avanz di un mezzo passo prima di tornare in s.
Meglio richiamare la loro attenzione, lo incit Sempronio sottovoce. Continua.
Glabio annu, inspir e fece del suo meglio per ignorare un altro grido dal cancello. Amici
miei, devo informarvi che, dopo aver conferito a lungo con il senatore, ho deciso di rinunciare alla
carica di governatore, in nome dellunit e del benessere della nostra gente! Saluto, quindi, il senatore
Gaio Sempronio, governatore facente funzioni della provincia di Creta!, e sollev il pugno in aria.
Nessuna immediata reazione, solo espressioni scioccate. Alcune guardie si erano spostate in avanti per
vedere quale fosse il motivo di tutto quel baccano al cancello. Il silenzio fu rotto da una delle guardie
del corpo, che fece un passo in avanti puntando il dito contro Glabio.
E allora chi ci pagher, eh?
Ha ragione!, grid qualcun altro. Rimarremo senza lavoro, dannazione!.
Segu un coro di urla furiose, poi una voce irruppe improvvisamente. Non abbiamo bisogno di
questo grasso bastardo! Scegliamoci da soli un altro governatore, ragazzi!  ora di avere un po di
democrazia.
Ci fu unesplosione di risate e Glabio sollev entrambe le mani per chiedere silenzio. Dovete
fare come vi dico! Sono io che vi pago!.
No, non pi!, url un uomo, che si chin a raccogliere un sasso e lo lanci contro lesattore
colpendolo alla spalla.
Ahi!, fece Glabio ritraendosi.
Macrone si accost al senatore e con un filo di voce disse: Stiamo perdendo il controllo,
Sempronio. Se rimaniamo ancora un po questa gente ci sbraner.
Catone fissava la punta della spada che saettava scintillante e minacciosa. La guardia non
avrebbe pi sbagliato mira. In lontananza sentiva il rumore assordante degli stivali dei romani: Plotio e
i suoi uomini correvano verso il cancello aperto. Anche la guardia li ud, si blocc un istante e si volt.
Non cera tempo per riflettere. Catone ag distinto. Fece un balzo in avanti, abbassandosi sotto
la lama e afferrando la guardia per le gambe, poi con tutto il peso del corpo gli fece perdere
lequilibrio. Limpatto fece indietreggiare la guardia di qualche passo, ma essendo un uomo robusto,
riusc comunque a tenersi in piedi e abbass gli occhi su Catone. Tenendo la lama della spada verso
lalto, abbass violentemente il manico sulla testa di Catone.
Quando il colpo gli arriv addosso con un impatto atroce, Catone sbatt violentemente i denti e
moll la presa sulla gamba della guardia, per quanto tentasse di stringere la carne del suo avversario.
Per un attimo rimase senza coscienza e croll pesantemente a terra su un fianco. Quando la vista torn
limpida, strizz gli occhi e vide la sagoma della guardia china sopra di lui, con la spada in aria, che
gridava: Sei fottuto!.
Poi una confusione di rumori: stivali, il cigolio dei cardini del portone e un improvviso urlo di
dolore. Catone sbatt le palpebre e vide che la guardia era sparita: davanti a lui si apriva, in alto, il cielo
terso. Poi intravide unaltra sagoma sfocata.
Centurione Catone! Stai bene?
Cosa?. Catone chiuse gli occhi per un istante, sperando che la nausea e le vertigini sparissero.
Poi sent delle mani che lo sollevavano in piedi e lo tenevano dritto.
Centurione?.
Catone riapr gli occhi e pian piano vide il viso sfocato e preoccupato di Plotio. Sto bene. Un
po stordito, ma bene.
Gli ausiliari nel frattempo varcavano il cancello e si sparpagliavano per lacropoli. Catone
protese il braccio in direzione del tempio di Giove, dove Macrone stava indietreggiando di fronte a una
folla urlante. Plotio, porta immediatamente i tuoi uomini l!.
Plotio annu e sollev la spada sguainata urlando per richiamare lattenzione dei suoi uomini.
Catone vide una striscia rossa lungo il bordo della lama del centurione, guard in basso e vide la
guardia riversa ai suoi piedi, con la gola squarciata.
Decima Macedone!, url Plotio. Seguitemi!.
Part alla carica sulle lastre di pietra in direzione dal tempio, seguito dai suoi uomini, con gli
scudi sollevati e le lance pronte. Catone si lanci dietro di loro con falcate lunghe ma irregolari, perch
non aveva ancora riacquistato pienamente il senso dellequilibrio dopo il colpo alla testa.
Le pietre iniziarono a piovergli letteralmente addosso, costringendo Macrone e gli altri a
sollevare le braccia per difendersi. Glabio si volt per darsi alla fuga in direzione delledificio
dellamministrazione. Quando se ne accorse, la folla emise un boato e si lanci allinseguimento.
Senatore!. Url Macrone. Prendiamolo!.
I due romani si girarono e scattarono dietro a Glabio, inseguiti a loro volta dagli ex dipendenti
dellesattore delle tasse. In coda alla folla, i suoi amici si tenevano a distanza terrorizzati. Ansimando,
Glabio entr nelledificio e continu a correre, diretto nel suo ufficio, come se l potesse salvarsi.
Macrone lo seguiva a breve distanza e si rese conto immediatamente che se fossero andati avanti,
sarebbero stati presi e uccisi. Lentrata era un collo di bottiglia. Fren bruscamente, si volt e scans
Sempronio che arrivava di corsa.
Afferrate quel puntello!. Macrone indic un pezzo di legno rotto tra le macerie.
Sempronio lo raccolse e con Macrone si prepar ad affrontare la folla che si avvicinava.
Macrone allarg le gambe e strinse il pugnale, con le labbra contratte in una smorfia minacciosa. In
testa alla folla cera luomo che aveva lanciato la prima pietra: quando raggiunse lentrata, rallent e si
ferm, fissando Macrone e Sempronio, incerto. I due uomini alle sue spalle fecero altrettanto e lintera
folla si arrest, momentaneamente placata ora che si trovava faccia a faccia con i due romani.
Buttate le armi e state indietro!, ordin loro Sempronio.
Nessuna reazione. La folla continu a fissarlo con ostilit. Il senatore si arrischi a dare
unocchiata alla sua sinistra e vide avvicinarsi di corsa al tempio i primi ausiliari.
Uccidiamoli!, url una voce dalle retrovie. Uccidiamoli adesso!.
Fermi!, Sempronio tese la mano aperta. Metteteci un dito addosso e siete morti!  finita per
voi. I miei uomini stanno arrivando. Guardate!. Punt il dito in direzione di Plotio e dei soldati che
sopraggiungevano. Lasciate le armi prima che sia troppo tardi. Quegli uomini hanno lordine di
uccidere chiunque opponga resistenza! Fate come vi dico, gettate le spade!.
La folla rimase immobile per un istante, incerta, e Macrone temette che potesse decidere di
combattere, iniziando col massacrare lui e il senatore. Poi la prima spada cadde a terra con un tonfo.
Seguita da una seconda e da tutte le altre.
Adesso state indietro!, disse Sempronio. Laggi, oltre il tempio!.
La folla si allontan lentamente, ondeggiando e guardando preoccupata gli ausiliari in
avvicinamento. Quando Plotio e i soldati raggiunsero lentrata, lo spiazzo antistante era ormai sgombro.
Plotio not i graffi e i tagli sulle braccia di Macrone e Sempronio causati dal lancio delle pietre.
Siete feriti.
Sempronio scosse la testa. Stiamo bene. Nulla di grave. Occupati dei prigionieri: portali fuori
dallacropoli quanto prima. Allanfiteatro. Falli sbollire al chiuso per stanotte e rimettili in libert
domattina. Tutti eccetto Glabio. Trovagli una cella tranquilla e tienilo in isolamento.
S, Sempronio. E Plotio si conged.
Catone si fece largo tra le file degli ausiliari, impaziente di trovare Macrone. Non appena vide
lamico, sorrise e gli diede un colpetto sul braccio.
Quando ho visto che ti stavano alle calcagna ho temuto il peggio.
Hai temuto il peggio?, sbuff Macrone ironico. Per un attimo fu tentato di scherzarci sopra,
poi scosse la testa e sbuff di nuovo. Dannazione, ci siamo andati vicini stavolta
...
.
...
CAPITOLO QUATTORDICI
...
.
...
Nei giorni a seguire Catone fu incaricato di organizzare la distribuzione dei viveri alla
popolazione di Gortina e a coloro che ancora dimoravano tra le macerie e fuori delle mura.
Dallinventario effettuato sulle scorte alimentari accumulate nellacropoli, era chiaro che la
popolazione avrebbe potuto essere sfamata almeno per un mese. Ogni mattina dallacropoli partivano
dei carri diretti ai centri di distribuzione sparsi in tutta la citt, per assegnare le razioni alla gente in
attesa. I carri erano scortati da unit di ausiliari che li proteggevano e si assicuravano che tutti
attendessero il proprio turno per la consegna della razione.
Nello stesso tempo, furono confiscate le scorte custodite nelle abitazioni private degli amici di
Glabio, mentre le granaglie e le razioni di carne che essi avevano venduto fino a quel momento vennero
bruciate in un rogo. Dapprima i mercanti protestarono, esigendo unindennit e minacciando di
presentare reclamo direttamente a Roma. Catone li invit freddamente a dar seguito alle loro minacce,
aggiungendo che avrebbe fatto pervenire personalmente a Roma una relazione sulle loro appropriazioni
indebite di fondi imperiali con il beneplacito di Glabio. A quel punto i mercanti rinunciarono e alcuni
di loro, pi consapevoli di altri delle durissime misure punitive assegnate dalla giustizia di Roma, si
offrirono persino di restituire le piccole fortune accumulate con la vendita a prezzi gonfiati del cibo
avariato.
Oltre a far requisire le scorte dei mercanti, Catone invi anche alcune truppe scelte nelle fattorie
sparse su tutta la piana meridionale, in cerca di altre provviste di cibo da aggiungere a quelle
immagazzinate sullacropoli. Linventario variava quindi di giorno in giorno, e Catone aveva bisogno
di aiuto per tenere il conto dei consumi e degli arrivi. Una sera, mentre era a cena con Sempronio nel
suo nuovo quartier generale sullacropoli, Giulia si offr volontaria. Alle cene solitamente prendevano
parte il senatore, sua figlia, Macrone e Catone, ognuno sul proprio lettino davanti a un tavolo basso. Il
senatore e sua figlia sedevano luno accanto allaltra, con Macrone alla sinistra del senatore e Catone
alla destra di Giulia. I pasti erano frugali, poich il senatore si sentiva in dovere di condividere per
quanto possibile gli stenti degli abitanti di Gortina. I pochi, poveri piatti preparati dagli schiavi cuochi
rimasti in vita erano per presentati e serviti con gran gusto, e non avrebbero sfigurato a un elegante
banchetto. Macrone ne andava pazzo.
Delizioso!, sorrise, leccandosi le labbra sporche di salsa e riappoggiando sul tavolo una
piccola ciotola di spezzatino di maiale in brodetto piccante di garum e miele. Potrei mangiarne ogni
sera.
Come la maggior parte della gente fuori di queste mura, comment Sempronio continuando a
masticare lentamente. Ma noi dobbiamo dare lesempio, come dovrebbe sapere ogni centurione della
tua esperienza.
Bene. Macrone risucchi i rimasugli tra i denti. Aspetteremo tempi migliori.
Purtroppo la situazione  grave. Sempronio deglut e riflett per un istante. Abbiamo
bisogno di pi cibo, e al pi presto.
E lEgitto?, chiese Catone. Di sicuro l hanno grano in abbondanza.
Sempronio annu. Le rive del Nilo erano famose per la loro fertilit ed erano la pi ricca fonte
di approvvigionamento di cereali per la brulicante moltitudine di romani che, ormai da tempo,
dipendeva da regolari e gratuite elargizioni pagate dallimperatore in persona. Il legato di l  un mio
conoscente, Gaio Petronio. Abbiamo prestato servizio insieme sul Reno. Petronio era uno dei tribuni di
rango equestre, un bravuomo. Potrei chiedergli questo favore, ma le probabilit di ottenere
rifornimenti di emergenza da quella zona sono molto poche. Roma ha la priorit, per non dire
lesclusiva, sulle granaglie egiziane. La verit  che dobbiamo cercare di farci bastare quello che
abbiamo, il che significa che dovete tenere bene docchio le scorte.
Giusto. Avrei bisogno di aiuto per tenere aggiornati i registri, se posso avere in prestito
qualche vostro impiegato, Sempronio.
Sono a corto di personale, a dire il vero, ma vedr cosa posso fare.
Giulia riabbass il piatto e si gir sul lettino. Potrei aiutare io Catone, padre. Che ne pensi?
Tu?, Sempronio la guard perplesso.
Perch no? Hai pagato i migliori precettori a Roma per darmi uneducazione. Penso di poter
riuscire a tenere in ordine un registro contabile.
Non ne dubito, ma non ho pagato certo quegli ottimi precettori perch tu poi ti limitassi a
svolgere il lavoro di un umile impiegato.
Ne sono sicura, sorrise Giulia, maliziosa. Ma cosa ne  stato della necessit di dare
lesempio di cui parlavi prima? Di certo si applica a tutti noi in questa situazione di crisi, o sbaglio?
Potremmo dimostrare alla gente del posto che i romani, anche se di nobili natali, condividono il loro
stesso sacrificio. Sarebbe unastuta mossa politica, se non altro.
Sempronio la guard fisso per qualche secondo e poi scosse la testa. Miei cari centurioni, se
posso permettermi di darvi un saggio consiglio, non fate figli; oppure, se proprio dovete, evitate di
viziarli, altrimenti in men che non si dica diventeranno loro i padroni.
Un brindisi al saggio consiglio!, rise Macrone, allungandosi per prendere il calice di vino e
svuotandolo per met in un solo sorso.
Giulia aggrott la fronte. Ho mai mancato di mostrarti il rispetto che ti  dovuto, padre?
Be, dato che tiri in ballo largomento....
Si guardarono lun laltro per un istante e poi scoppiarono entrambi in unallegra risata. Giulia
diede un buffetto sul braccio del padre e afferr una mela. Sempronio rimase a guardarla sorridendo
teneramente e poi prosegu. A volte mi ricordi cos tanto tua madre. Gli di sono testimoni di quanto
mi manchi.
Abbass bruscamente gli occhi e fece un colpo di tosse, poi alz velocemente la sua coppa e la
protese verso Macrone. Riempila, centurione. Voglio unirmi a te in questo brindisi.
Quando i bicchieri si toccarono, Giulia si volt verso Catone con un grande sorriso e gli prese la
mano, accarezzandola teneramente. Almeno cos riusciremo a stare pi tempo insieme.
Certo, a patto che facciamo prima il nostro lavoro.
Chiamalo pure cos, se preferisci, gli sussurr allorecchio e poi rise quando Catone arross
imbarazzato.
Cosa ti succede, figlia mia?
Nulla, padre. Uno scherzo tra noi.
Capisco. Sempronio guard Catone. Assicurati che lavori sodo.
Contateci, senatore.
Ci fu un silenzio prolungato e poi il senatore torn a rivolgersi a Macrone. Come se la stanno
cavando gli uomini?.
Non appena aveva assunto il comando delle truppe rimaste a Gortina, Macrone aveva intrapreso
un rigoroso programma di addestramento per gli ausiliari. Sulle prime, Sempronio non era molto
convinto che fosse un buon modo per utilizzare il loro tempo. Del resto dovevano pattugliare le strade e
gli accampamenti, aiutare le squadre dei volontari e gli schiavi a sgombrare le macerie e riparare gli
edifici, la rete fognaria e il piccolo acquedotto che riforniva la citt. Macrone, per, gli aveva ricordato
la ferocia mostrata dagli schiavi che aveva dovuto affrontare per difendere i carri di provviste a Matala
e aveva insistito affinch i soldati fossero preparati a combattere. Per questo motivo gli uomini della
Decima Macedone erano stati divisi in due gruppi, che si alternavano tra il lavoro in citt e le
esercitazioni sui campi di allenamento fuori Gortina.
Macrone ci pens su un istante prima di rispondere. A dire il vero, i ragazzi della Decima ce la
stanno mettendo tutta e anche il morale  alto, il che  abbastanza sorprendente viste le circostanze. Il
problema vero  che sono rimasti inattivi troppo a lungo e sono diventati dei mollaccioni. Non ce n
uno che sia in grado di marciare per venti chilometri in tenuta completa da combattimento e alla fine
della giornata montare un accampamento fortificato. Sono lenti nei cambi di formazione e mancano di
rigore. Per noto dei continui progressi: ancora un altro mese o poco pi e saranno in grado di tener
testa a qualsiasi banda di schiavi.
Me lo auguro. Dai rapporti che ricevo da Marcello, sembra che gli schiavi non costituiscano
poi questo gran pericolo. Ha battuto lintera vallata e li ha costretti a ritirarsi sulle colline. Adesso punta
a prenderli per fame o quantomeno a indebolirli quel tanto che basta per seguirne le tracce sulle
montagne, catturarli e soffocare la resistenza.
Macrone annu. Mi sembra la tattica pi adeguata. Gli auguro buona fortuna. Nel contempo
non posso evitare di concludere che gli schiavi si siano persi danimo. Mi sembravano abbastanza
decisi a combattere quando li ho incontrati.
Forse tu e i tuoi uomini li avete scoraggiati. Dopotutto mi hai detto tu stesso che hanno
riportato notevoli perdite.
Gi, rispose secco Macrone. Non andava certo orgoglioso del massacro di quegli schiavi
male armati e impreparati. Ma aveva dovuto scegliere tra la loro vita e la sua, e non cera stato tempo di
lasciarsi impietosire.
Per cui, per ora li teniamo sotto controllo, concluse Sempronio. Ci siamo sbarazzati di
Glabio e dei suoi amici e abbiamo cibo a sufficienza per superare la crisi. Sento che il peggio 
superato. Limperatore sar soddisfatto di noi e una volta che la situazione nella provincia si sar
stabilizzata e sar arrivato un nuovo governatore da Roma, potremo riprendere il nostro viaggio verso
casa. Sempronio sorrise soddisfatto a Macrone e Catone. Penso proprio che dovremmo essere
contenti di noi stessi, centurioni.
Un altro brindisi?, disse Macrone sollevando il bicchiere.
Ci vuole proprio, rise Sempronio. Alla vittoria.
I bicchieri tintinnarono e poi il senatore disse a Catone. Che fai? Non ti unisci a noi? Alza il
bicchiere, Catone!.
Catone fece un sorriso forzato. Se proprio me lo chiedete. Alla vittoria.
Bevve e riabbass il calice. Giulia gli strinse la mano. Perch quel muso lungo?
Non lo so, rispose lui facendo spallucce. La forza dellabitudine, suppongo. Non riesco a
togliermi dalla testa che per noi i problemi qui non siano ancora finiti.
Giulia lo guard delusa. E io che ti credevo un ottimista, pieno delle gioie della giovent.
Sono giovane, ammise Catone, ma conosco il mondo molto meglio di gran parte dei miei
coetanei e anche di uomini pi anziani. Qualcosa mi dice che non ne siamo ancora del tutto fuori.
Ricordati queste mie parole.
 un maledetto giavellotto, non una fottuta stampella!, url Macrone a un ausiliario mentre
con un violento calcio allimpugnatura gli faceva saltar via larma di mano. Il giavellotto ricadde a terra
con un rumore metallico e il soldato, esausto, con un verso di sorpresa, perse lequilibrio e cadde a terra
sollevando una nuvola di polvere.
Che fai adesso?. Macrone si chin sulluomo con le mani sui fianchi, continuando a urlare.
Un pisolino sulla mia piazza darmi? Tu, mezzo uomo. Per chi mi hai preso? Per la tua mammina
venuta a darti la sveglia a letto?, e gli moll un calcio alle costole. In piedi!.
Macrone si raddrizz di scatto e prosegu lispezione della centuria in riga, appena tornata sulla
piazza darmi dopo due giri di corsa attorno alla citt. Avendo visto il trattamento riservato al primo
della fila, gli altri si affrettarono a mettersi sullattenti, petto in fuori, giavellotti e scudi stretti al corpo
e sguardo fisso in avanti. Macrone, in cotta di maglia, gambali ed elmetto presi dai magazzini della
Dodicesima Ispanica, da solo era in forma assai migliore di tutti quegli uomini messi assieme e
percorreva la prima fila senza ansimare, ispezionando i macedoni con unespressione sprezzante.
Lunico che mostrava lo spirito giusto era Attico, che si era rivelato la migliore recluta che Macrone
avesse mai incontrato: resistente e con un naturale talento per le armi. Macrone aveva gi deciso di
promuovere il greco al ruolo di optio.
Ho visto circoli di cucito di vecchie decisamente pi bellicose di voi! Siete patetici. Come 
possibile che siate cos stanchi dopo una corsettina come questa? Avanti, dopo lallenamento con il
giavellotto faremo altri due giri e se qualcuno di voi al rientro rompe le righe o non resta sullattenti
come si deve, lo prender a calci nel culo con tanta forza da fargli vomitare le palle. Per cui, cercate di
starmi a sentire.
Macrone raggiunse la fine della fila, fece dietrofront e indic i dieci manichini di paglia legati a
dei pali a circa una trentina di passi. Quelli sono i vostri bersagli, uno per squadra. Se non riuscite a
colpire un bersaglio immobile su una piazza darmi bella pulita, allora non mi servirete a niente su un
campo di battaglia pieno di sangue e cadaveri. Continuerete a tirare finch tutti non avranno mandato a
segno cinque tiri. Non mi interessa quanto tempo ci vorr perch sono un uomo paziente e niente mi
rende pi felice della prospettiva di trascorrere la serata a vedervi allenare. In riga!.
Gli uomini si misero velocemente in posizione. La maggior parte delle squadre aveva meno di
otto uomini giacch molti erano morti a causa del terremoto e altri erano malati o feriti.
Avanti i primi!, url Macrone. Preparate il giavellotto!.
Gli uomini in testa a ogni fila fecero un passo avanti tenendo il giavellotto al di sopra della testa
e tirando indietro il braccio di lancio. Avevano giavellotti leggeri, pi sottili di quelli standard che
potevano essere utilizzati anche come lance. Macrone attese che tutti fossero pronti e avessero avuto il
tempo di prendere la mira.
Lanciate!.
Con un urlo bellicoso, ogni soldato fece un passo avanti e lanci il proprio giavellotto. Le armi
seguirono un arco in aria verso i bersagli. Poi ci fu una breve esplosione di paglia su due dei manichini;
tre andarono a vuoto e cinque non riuscirono neanche a coprire la distanza che li separava dai bersagli.
Macrone incroci le braccia e guard gli uomini in piedi a mani vuote. Fece un profondo
respiro per calmarsi e poi sbott:  lo spettacolo pi penoso che abbia mai visto! Per sopravvivere sul
campo di battaglia dovreste sperare che il nemico crepi dalle risate di fronte ai vostri penosi sforzi. In
coda alla fila, donnine. Fila successiva!.
Nonostante i lanci continui, i soldati non riuscivano neanche ad avvicinarsi allo standard
minimo che Macrone esigeva, e il centurione era prossimo allesasperazione. Un conto era minacciarli
di ripetere i lanci finch non fossero migliorati; sopportare la straziante attesa insieme a loro era tutta
unaltra cosa. Alcuni erano esperti, molti riuscivano a colpire il bersaglio almeno la met delle volte,
altri, invece, erano dei casi talmente disperati che Macrone temeva che avrebbero mancato il manichino
anche se lo avessero avuto proprio di fronte.
In lontananza vide Catone che usciva dalla pi vicina porta della citt e si dirigeva sulla piazza
darmi. Quando lo raggiunse, si scambiarono un saluto. La maggior parte dei lanci successivi manc il
bersaglio, e Catone lanci un fischio di disperazione.
Sono felice di constatare che non hai perso la mano come istruttore.
Molto divertente. Be, fottiti!, brontol Macrone. Che vuoi? Suppongo che tu non sia venuto
fin qui per prendermi in giro.
Non mi permetterei mai.
E comunque il giavellotto non  il tuo forte. Mi sembra di ricordare che quella volta in
Germania hai quasi rischiato di infilzarmi.
Ero solo una recluta al tempo, si difese Catone. Poi sono migliorato, naturalmente.
Davvero?, disse Macrone. Poi disse ai soldati: Femminucce! Sono lieto di informarvi che
abbiamo qui con noi un soldato come si deve, che sar ben felice di darvi una dimostrazione pratica
dellarte del lancio del giavellotto.
Macrone..., grugn Catone.
Tu!. Macrone indic il soldato pi vicino. Passa il tuo giavellotto al centurione Catone!.
Macrone, non ho proprio tempo, sul serio.
Stronzate. Io ho perso la mano, eh? Vediamo come te la cavi tu. Macrone lo invit
teatralmente a prendere il giavellotto che il soldato gli stava porgendo. Accomodati.
Catone socchiuse gli occhi infuriato. Agguant larma e si posizion davanti alla fila. Si volt
in direzione del bersaglio soppesando il giavellotto, poi lo sollev sopra la testa e si concentr. Piant
bene il piede anteriore, tir indietro il braccio e prese la mira seguendo la linea del braccio sinistro,
mettendo in perfetta corrispondenza il bersaglio e il suo dito medio. Poi, inspirandolo profondamente,
tese i muscoli e lanci il giavellotto con tutte le sue forze. Larma prese il volo disegnando un arco
perfetto, raggiunse lapice della sua traiettoria, poi si riabbass e colp il corpo del manichino in pieno.
Catone si volt verso Macrone con le mani chiuse a pugno e lanci un grido di esultanza.
Poi si sforz immediatamente di ricomporsi e ritorn verso il suo amico con aria indifferente,
come se fare centro al primo colpo fosse la cosa pi normale del mondo. Macrone annu, ammirato.
Bel lancio.
Rimangiati quello che hai detto, Macrone.
Veramente niente male, se non fosse per il fatto che sei riuscito a far centro al contrario.
Cosa?. Catone si volt immediatamente per guardare il bersaglio e in effetti la punta del
giavellotto sporgeva dal petto, mentre limpugnatura aveva trafitto laltro lato. Merda....
Tranquillo, fece Macrone dandogli una pacca sulla spalla. Resta comunque unottima
soluzione di ripiego, se non altro.
Catone aggrott le ciglia. Molto divertente.
Macrone scoppi a ridere. Insomma, cosa ti porta qui?
Un messaggio da parte di Sempronio. Una sezione delle fognature  crollata e deve essere
liberata. Vuole che ve ne occupiate tu e i tuoi uomini.
Oh, grazie. Proprio quello che mi ci voleva.
Catone sorrise e salut di nuovo Macrone. Oggi a te, domani a me. Ci vediamo dopo. Devo
tornare allacropoli e alle delizie dellinventario. Divertiti.
La luce del sole entrava dalle finestre e colpiva il muro dellufficio accanto a quello lasciato
recentemente libero da Glabio. Anche questo aveva finestre che si spalancavano sulla citt, dalle quali
Catone stava guardando gli edifici danneggiati e le macerie sottostanti, colorate, ora, di un pallido
arancio. A poco a poco la sua mente torn al pensiero che in quel momento lo stava logorando. Nei
giorni precedenti, i rapporti ottimistici inviati da Marcello sui suoi progressi avevano iniziato a
contraddire le notizie frammentarie e le voci provenienti da Gortina che, invece, raccontavano di
numerose scorrerie di schiavi in fattorie e propriet isolate. Poi, proprio il giorno precedente, uno
squadrone di cavalleria inviato alla ricerca di alcuni uomini di ronda che non erano rientrati, aveva
detto a Catone di aver rinvenuto i cadaveri dei soldati scomparsi. Lo squadrone di cavalleria aveva
trovato un intero villaggio in cui uomini, donne e bambini erano stati massacrati e abbandonati in un
ammasso di corpi mutilati al centro del villaggio, distante poco meno di cinque chilometri da Gortina.
Ehi!, lo chiam Giulia dallaltra parte del tavolo. Ti spiacerebbe concentrarti sul lavoro?,
aggiunse colpendo con uno stilo la tavoletta che aveva davanti. Mio padre vuole linventario corretto
per stasera e ci rimane ancora da inserire le provviste dei carri arrivati a mezzogiorno.
Perdonami. Catone sorrise. Stavo solo pensando.
Prese in mano la nota di carico del primo carro e si accinse a spuntare ogni sacco e a
comunicare il totale a Giulia.
Allimprovviso ci fu un colpo brusco alla porta e Catone si volt.
Avanti!.
La porta si apr ed entr uno degli impiegati di Sempronio. Spiacente di interromperti, Catone,
ma il senatore vuole vederti, subito.
Subito?. Catone guard Giulia e la vide accigliarsi. Va bene, arrivo.
Spinse via la sedia e si alz, bloccandosi un istante. Continueremo pi tardi.
Giulia annu stanca.
Catone segu limpiegato fuori dellufficio. Si chiese per quale motivo Sempronio lavesse
convocato cos perentoriamente. Non avevano programmato di vedersi prima di sera. In fondo al
corridoio, la porta dellufficio del senatore era aperta e limpiegato si ferm per bussare.
Il centurione Catone, Sempronio.
Bene, fallo entrare.
Luomo si fece da parte e Catone entr. Sempronio era seduto al suo tavolo. Nella stanza cera
anche un ufficiale. Catone lo riconobbe, era uno dei centurioni di Marcello: indossava larmatura e il
braccio era avvolto in un panno macchiato di sangue. Sul viso aveva un velo di barba ispida e sembrava
stanco e teso. Sempronio fiss Catone con uno sguardo duro. Ho mandato a chiamare anche Macrone.
Dovrebbe arrivare a momenti. Nel frattempo, ti presento il centurione Micone.
Catone diede una rapida occhiata allufficiale e annu mentre attraversava la stanza. Suppongo
che tu abbi con te un rapporto da parte del prefetto Marcello.
Micone guard Sempronio come per chiedere istruzioni.
Diglielo pure, rispose Sempronio. Raccontagli tutto.
Catone si volt verso il centurione Micone, che si schiar la gola. Il centurione Marcello 
morto.
Morto?
S, Catone, annu Micone. Lui e tutti i suoi uomini
...
.
...
CAPITOLO QUINDICI
...
.
...
Il parto sollev gli occhi tenendo lago e il filo di budello di agnello sospeso sulla ferita che un
colpo di spada aveva aperto sulla coscia del gladiatore. Fortunatamente la ferita era poco profonda e
labbondante sangue laveva tenuta pulita da terra e sabbia. Il muscolo si era lacerato solo
superficialmente e si sarebbe ristabilito senza serie conseguenze. Il gladiatore stava in piedi di fronte a
lui, completamente nudo ad eccezione di un perizoma di cuoio. Sul busto aveva numerose altre ferite,
alcune delle quali avrebbero potuto uccidere o rendere disabile un uomo meno vigoroso. Sebbene fosse
in perfetta forma gi prima di diventare schiavo, due anni di addestramento durissimo gli avevano
lasciato un fisico superbo. In tutto il tempo in cui aveva curato i guerrieri della guardia personale del
suo padrone, il parto non aveva mai visto nulla di simile.
Non se lera passata poi cos male, riflett brevemente il parto, prima che scoppiassero le lotte
di confine che avevano portato al suo imprigionamento e alla conseguente vendita come chirurgo alla
famiglia del ricco mercante greco. Da quel giorno, invece, era stata unincessante sequela di schiavi
con bubboni e distorsioni alle caviglie e ai polsi, e di ragazze devastate dalle malattie veneree contratte
nel postribolo che il mercante possedeva ad Atene. Il giorno in cui il terremoto aveva colpito Creta, il
parto era in viaggio con il suo padrone. Si trovava proprio fuori della taverna in cui il greco e la sua
scorta avevano preso alloggio quando la terra aveva tremato sotto i suoi piedi, facendolo cadere.
Passato il terremoto, il parto si era rialzato e della taverna non rimaneva pi nulla, non un suono
proveniva da sotto lammasso di macerie.
Aveva approfittato delloccasione per darsi alla fuga sulle colline, dove aveva continuato a
vagare senza meta per due giorni interi, sempre pi affamato, finch aveva incontrato il gladiatore e la
banda dei suoi seguaci. Dapprima si era accontentato dei rimasugli di cibo che gli avevano
generosamente elargito, poi aveva deciso di ripartire in direzione della costa per cercare una nave
diretta a Oriente su cui potersi imbarcare da clandestino. Alla fine, per, aveva conosciuto meglio il
gladiatore: cera qualcosa in lui che gli ricordava il suo padrone, uninestinguibile aura di autorit e
determinazione che non ammetteva ostacoli. Venuto a conoscenza della perizia medica del parto, il
gladiatore gli aveva proposto di fermarsi con lui per prendersi cura degli schiavi. Per la prima volta
nella sua vita, qualcuno gli offriva una scelta: mentre assaporava la libert di poter finalmente prendere
in mano il proprio destino, il parto aveva visto il gladiatore che lo guardava fisso in attesa di una
risposta. In quel momento aveva capito che la sua scelta era fatta.
Nei giorni successivi, il seguito del gladiatore era aumentato notevolmente con larrivo di
sempre pi schiavi che imploravano di avere lopportunit di prendere le armi contro i loro ex padroni.
Il gladiatore li aveva presi tutti con s, selezionando quelli che erano adatti a far parte della sua sempre
pi numerosa banda di guerrieri. Gli altri venivano inviati sulla grande collina piatta che serviva loro da
base. Gli accessi alla sommit erano gi stati protetti con terrapieni e palizzate e migliaia di schiavi
vivevano sulla collina nei ripari pi vari, o persino alladdiaccio. Nonostante gli stenti e il perenne
timore dellarrivo dei soldati romani, gli schiavi erano comunque felici e si godevano appieno ogni
giorno che vivevano da liberi.
Il parto si chin per esaminare la ferita pi da vicino. Tre punti di sutura sarebbero bastati per
guarire il muscolo lacerato, dieci al massimo per richiudere la ferita, pens. Sollev lo sguardo.
Ti far male. Sei pronto, Aiace?
Fallo subito.
Mentre il gladiatore rimaneva in piedi, il chirurgo si sporse in avanti, infil le dita nella ferita e
riavvicin i due lembi del muscolo. Spinse poi lago nel tessuto, facendolo uscire dalla parte opposta e
cuc i punti; infine tagli il filo in eccesso e lannod stretto. Poi risollev lo sguardo. Tutto a posto?.
Aiace fece solo un cenno della testa tenendo lo sguardo di ghiaccio fisso sul panorama sotto di
lui. Era in piedi sullo strapiombo affacciato sul canalone inondato dalla calda luce della mattina. Il sole
era sorto da unora e i suoi primi raggi avevano illuminato il canalone: i corpi dei soldati romani erano
sparpagliati e ammucchiati dappertutto lungo langusto passaggio, mescolati ai cadaveri di cavalli e
delle centinaia di schiavi scesi per uccidere i romani caduti nellimboscata. Negli occhi di Aiace era
ancora nitida limmagine del sanguinoso scontro: lardore estremo dei suoi uomini contro la
preparazione, le armature e le spade dei romani. Gli ultimi nemici erano stati presi e uccisi appena poco
prima dellalba. In quel momento i suoi uomini stavano raccattando qua e l tutto ci che poteva essere
utile per lesercito che Aiace stava organizzando. Allinizio non avevano che unaccozzaglia di spade,
coltelli, falci, lance, forconi e bastoni. Adesso disponevano di tutto lequipaggiamento necessario e
Aiace sapeva bene come usarlo. Molti dei suoi seguaci erano stati dei gladiatori in passato e avevano
gi iniziato ad addestrare i migliori tra gli schiavi e questi ultimi, a loro volta, avrebbero fatto lo stesso
con altri: nel giro di un mese Aiace avrebbe avuto migliaia di uomini pronti per la guerra e nulla
avrebbe potuto arrestare la sua rivolta.
Sussult quando il chirurgo un i due lembi della ferita e infil lago nella pelle, tirando bene il
filo fino in fondo con una mossa rapida prima di rispingere lago nella direzione opposta. Il dolore era
bruciante e gli stava letteralmente sbranando ogni muscolo della gamba, ma Aiace teneva la bocca
chiusa, ricacciando in gola la tentazione di dar voce al suo dolore. Il suo primo addestratore alla scuola
per gladiatori nei dintorni di Brindisi gli aveva insegnato che la sofferenza era la prova definitiva; la
capacit di sopportare il dolore era la vera misura di un uomo, aveva aggiunto il maestro passando in
rassegna le reclute schierate e colpendole in faccia una dopo laltra. E aveva continuato a colpire
ancora e ancora chiunque fosse indietreggiato, fino a farli crollare a terra, insanguinati e storditi.
Ripetendo lesercizio anche il giorno dopo e quello dopo ancora, allo scadere dei primi dieci di
addestramento tutte le reclute erano gi in grado di incassare i suoi colpi senza battere ciglio.
Aiace, quindi, rimase immobile come una roccia mentre il chirurgo parto lavorava senza fretta
sulla sua ferita e non riabbass gli occhi finch non ud il chirurgo allontanarsi e rialzarsi, tenendo lago
tra le dita insanguinate mentre con laltra mano cercava un panno nella sua sacca.
Ecco, fatto. Dar unaltra occhiata alla ferita stasera. Cerca di non sforzare troppo la gamba
oggi. I punti di sutura potrebbero strapparsi.
Il gladiatore fece uno dei suoi rari sorrisi. Oggi non ho motivo di sforzarmi, Kharim. Gli
schiavi hanno avuto la loro vittoria, adesso  il momento di festeggiare. Una volta medicate le ferite e
sepolti i nostri caduti, ritorneremo allaccampamento, macelleremo e arrostiremo un gregge intero di
capre, apriremo il vino e metteremo su un banchetto degno degli di.
Quali di? I miei o i tuoi?.
Aiace scoppi a ridere e diede una pacca sulla spalla del parto. Nessuno ed entrambi, che
differenza fa? Finch siamo uomini liberi, che importanza ha quali di adoriamo? La vita  bella, ed 
resa ancor pi dolce dalla sconfitta di quei bastardi romani.
Gi. Kharim annu mentre si ripuliva le mani sul panno, osservando i corpi in basso. Rimase
in silenzio per un istante.
 un vero peccato per il ragazzo.
Il sorriso di Aiace svan quando ripens al giovane che aveva guidato i romani nella trappola.
Sapeva a quale sorte andava incontro. Pollio aveva coraggio da vendere. Aiace chiuse lentamente
una mano a pugno. Non lo dimenticheremo. Ha pagato la nostra vittoria con la sua stessa vita e io
onorer la sua memoria uccidendo altri romani.
Il parto lo guard preoccupato. Perch odi cos tanto i romani?
Semplice. Perch mi hanno reso schiavo.
Ma non sono certo peggio di molti altri proprietari di schiavi e tu non odi gli altri come invece
odi Roma.
Hai ragione. Aiace accenn un sorriso. A dire il vero, ho le mie buone ragioni per detestare
limpero e in particolare un pugno di romani, ma questo non  importante. Finch il mio odio terr vivo
il mio desiderio di libert, e il tuo e quello di tutti gli schiavi che mi seguono, permettimi di farlo ardere
nel mio animo.
Si scambiarono un sorriso e poi Aiace si accigli scorgendo una piccola colonna di prigionieri
condotti sotto scorta su per il pendio. In testa alla scorta cera un giovane uomo, alto e possente.
Avvicinandosi al suo comandate sorrise. Aiace incroci le braccia, mantenendo unespressione rigida,
impettito e immobile in attesa che i prigionieri venissero condotti al suo cospetto.
Chilone, chi sono questi? Niente prigionieri, avevo detto.
S, Aiace, lo so, ma questo, Chilone si volt e afferr per la spalla uno dei prigionieri,
spintonandolo rudemente in avanti, facendolo inciampare e quasi cadere a terra,  un centurione. Lho
catturato assieme a questi altri, si nascondevano sotto un carro in fondo alla loro colonna. Hanno
gettato immediatamente le spade senza opporre resistenza. E io che pensavo che i centurioni
preferissero la morte alla resa.
Aiace guard lufficiale romano.  la verit?.
Il centurione abbass gli occhi e annu.
Perch? Dimmi perch hai disonorato te stesso e gli uomini che comandavi.
Perch?. Il centurione risollev nervosamente lo sguardo. Eravamo sconfitti. Non sarebbe
servito a niente opporre resistenza.
Codardo!, url Aiace. Codardo! C sempre un motivo per resistere! Sempre. Ecco perch
adesso io mi trovo qui come tuo vincitore e tu ti prostri sconfitto. Tu, romano, ti sei umiliato perch hai
preferito lonta alla morte. Uno schiavo vive una vita di vergogna, di sottomissione e perenne paura,
non ha scelta, e la morte  semplicemente una liberazione dallumiliazione e dal dolore. Questa  la
lezione che ho appreso quando Roma ha fatto di me uno schiavo. Si ferm e squadr il centurione con
una smorfia di derisione. E questo  il motivo per cui gli schiavi vi hanno battuti, romano. Loro sanno
che la libert  lunica cosa per cui vale la pena combattere e morire. Tu, invece, e tutti questi altri cani
vigliacchi avete preferito rinunciare alla libert piuttosto che morire. Per questo vi abbiamo sconfitti.
Per questo sconfiggeremo ogni soldato romano a Creta: perch la nostra volont  pi forte della
vostra.
Il centurione lo fissava, terrorizzato dallintensit degli occhi di Aiace. Ci fu un momento di
tensione, poi il gladiatore fece un profondo respiro e riprese a parlare. Qual  il tuo nome,
centurione?
Micone. Seconda squadra, Seconda coorte batava a cavallo.
Bene, centurione Micone, a quanto sembra non esiste pi alcuna Seconda coorte batava a
cavallo, per cui non c pi neanche bisogno di un centurione. Aiace estrasse rapidamente un pugnale
e agguant Micone per la bardatura che ricopriva la cotta di maglia e che lo distingueva come ufficiale.
Sfoggiava tre medaglie, onorificenze di campagne militari. Aiace fece scorrere la lama sotto la spallina
di cuoio della bardatura, sorridendo al ritrarsi del centurione, e la tagli di netto con uno strattone
fulmineo. Tagli poi anche la seconda spallina e il cordone che legava la bardatura alla vita del
centurione, strappandogliela poi di dosso con tutte le medaglie. La sollev in alto perch tutti i suoi
uomini potessero vederla e poi la gett sprezzante gi per la scarpata. Gli schiavi che avevano assistito
alla drammatica scena esplosero in un boato di approvazione.
Adesso non sei pi un centurione, disse Aiace sorridendo beffardo. Adesso non sei altro che
un misero avanzo della tua coorte.
Si volt poi verso Chilone. Porta i prigionieri sul bordo della gola e spingili di sotto, uno ad
uno.
Chilone sogghign. S, generale! Sar un piacere.
No!, url uno degli ausiliari batavi. Non potete! Ci siamo arresi!.
Ed  stata una mossa stupida!, rispose freddamente Aiace. Mi avreste risparmiato se avessi
chiesto piet sulla sabbia dellarena? Chilone, fa come ti ho detto.
Chilone e altri due uomini afferrarono il primo ausiliario e lo trascinarono rudemente verso il
bordo del dirupo. Il soldato romano url implorando piet e cercando di divincolarsi. Gli schiavi
avanzarono a fatica, fermandosi a pochissima distanza dal bordo prima di afferrare saldamente il
prigioniero per i polsi. Chilone si posizion alle spalle del soldato, gli appoggi un piede contro la
schiena e lo spinse in avanti mentre i suoi uomini mollavano la presa. Con un grido di terrore, il batavo
vacill oltre il ciglio del dirupo agitando convulsamente le braccia e inizi a volare di sotto cercando
invano di abbrancare laria. Un istante dopo, la testa sbatt contro una roccia esplodendo come un
melone, e le grida delluomo cessarono. Il corpo continu a rimbalzare gi per il dirupo e si schiant
con un tonfo pesante sui massi in fondo. Uno dopo laltro i suoi compagni subirono la stessa sorte,
mentre gli schiavi lanciavano urla e schernivano quelli che opponevano maggior resistenza.
Alla fine rimaneva solamente Micone. Nel frattempo era caduto in ginocchio e aveva iniziato a
tremare penosamente, quando gli schiavi si avvicinarono a lui. Chitone lo fece trascinare verso il
dirupo, ma appena prima che raggiungessero il bordo, Aiace url: Fermi!.
Chilone e gli altri si voltarono verso il loro capo con uno sguardo interrogativo.
Lui no. Aiace fece segno di allontanarsi dal dirupo. Lui deve vivere. Riportatelo qui.
Gli uomini spinsero il romano tremante a terra davanti al gladiatore, che dovette trattenere il
disgusto di fronte a quelluomo che lo ringraziava piagnucolando pateticamente.
Taci, cane!, e diede un calcio al romano. Stammi bene a sentire. Voglio che torni a Gortina
e racconti ai tuoi superiori, anzi a tutti quelli che incontri, quello che hai visto qui. Devi dirgli che gli
schiavi saranno liberi e che metteranno a ferro e fuoco tutto ci che si frapporr tra loro e la libert...
Adesso alzati, verme codardo. In piedi! Prima che cambi idea.
Micone scatt in piedi e rimase tremante davanti ad Aiace.
Hai capito cosa devi fare, romano?
S-s. Rivolgendosi a Chilone, Aiace disse: Trovagli un cavallo e scortalo lontano da qui, a
distanza di sicurezza, affinch la nostra gente non possa avere la tentazione di inseguirlo e di sgozzarlo.
Poi lascialo libero. Capito?.
Chilone annu. S, generale. Agli ordini.
Quella sera lingue di fuoco salirono verso la volta stellata per riscaldare gli schiavi che
celebravano la vittoria. Nel cuore del confuso mosaico di miseri ripari e tende che formavano
laccampamento cera un ampio spazio aperto, proprio davanti alla tenda di Aiace e dei suoi compagni
pi stretti. Erano stati allestiti molti fuochi e non appena cal la notte, sulle incandescenti braci ambrate
furono messi ad arrostire spiedi di montone che saturarono laria con il loro ricco aroma di carne cotta.
Per gli schiavi, abituati a unalimentazione assai poco varia a base di zuppa di cereali e dei piccoli
animali che ogni tanto riuscivano a catturare, quello era il massimo del lusso. Il genere di banchetti di
cui solitamente si beavano i padroni e che loro, invece, avevano solo potuto sognare. Aiace diede
ordine di distribuire in abbondanza vino, pane e frutta trafugati dalle cucine delle propriet
saccheggiate.
Mentre i suoi uomini festeggiavano, Aiace passava di fal in fal, congratulandosi con coloro
che avevano combattuto nellimboscata e ascoltando pazientemente i racconti orgogliosi sullo scontro.
Gli riempiva il cuore di gioia vedere come quel gruppo di fuggitivi, laceri e intimoriti quando si erano
uniti alla sua lotta contro Roma, ora erano invece pieni di combattivit. Lavrebbero seguito
incondizionatamente ovunque lui avesse deciso di spingere la sua lotta. Si era abituato alladulazione
delle folle che andavano a vederlo combattere ai giochi a Roma, ma quella sensazione era totalmente
diversa. Quegli schiavi lo seguivano non perch garantiva vincite alle scommesse, tanto meno perch
eccitava la loro sete di sangue. Lo seguivano perch condividevano con lui un peso comune. E ora,
pensava Aiace, anche un destino comune.
Aveva nutrito la loro ambizione con piccole scorribande in propriet terriere e villaggi e poi con
attacchi agli squadroni romani di ronda. E solo quando era stato del tutto sicuro che fossero finalmente
pronti, aveva programmato limboscata della notte precedente. Aveva spiato la colonna romana sin dal
giorno in cui aveva lasciato Gortina. Schermaglia dopo schermaglia era riuscito ad attirare il
comandante verso le colline e poi, una volta pronta la trappola, aveva inviato il ragazzo. Pollio non
aveva avuto neanche un istante di esitazione, quando Aiace gli aveva chiesto di compiere limpresa che
quasi sicuramente gli sarebbe costata la vita. Il padre del ragazzino era stato ucciso da un sorvegliante e
la madre venduta a un postribolo. E lui viveva solo per la vendetta. Aveva affrontato la morte di buon
grado e Aiace era stato felice che avesse accettato perch sapeva che lui avrebbe fatto esattamente lo
stesso, a posizioni invertite. Era pronto a fare qualsiasi cosa pur di soddisfare il suo desiderio di sfidare
e distruggere Roma e tutto ci che essa rappresentava. Con il tempo, i suoi seguaci, incluso il ragazzo,
avevano finito per condividere il suo stesso sogno: sarebbe arrivato il giorno in cui, guardando crescere
davanti a s londa di coloro che aveva trattato come merce di scambio, Roma avrebbe tremato, perch
quellonda avrebbe schiacciato il suo impero.
Aiace si concesse un attimo per godersi il piacere di immaginare Roma schiacciata sotto il suo
tacco, poi smise di sognare e si concentr sullimmediato futuro. Una piccola battaglia era stata vinta.
Ora bisognava mettere a frutto la vittoria prima che i romani potessero riprendersi dal turbamento della
disfatta.
Mentre i fuochi lentamente si spegnevano, gli schiavi terminarono gli ultimi bocconi del
banchetto e bevvero gli ultimi calici di vino. Alcuni, poi, iniziarono a cantare brani che avevano
imparato quando non erano ancora schiavi. Canzoni che arrivavano da ogni parte dellimpero, melodie
e ritmi che, seppur sconosciuti al suo orecchio, lo toccavano profondamente nellanimo. Anche il pi
remoto angolo della terra aveva sofferto il flagello di Roma. E il suo cuore di nuovo si riemp di gelo,
fredda rabbia e sete di vendetta.
Tornando al centro dellaccampamento, sal su un carro stracarico di armamenti e si mise in
piedi sul sedile dellauriga, con la spada in una mano e linsegna della coorte batava nellaltra. Colp
con la spada il disco dargento recante leffigie dellimperatore. Gli uomini radunati l attorno si
voltarono e si zittirono, guardando il loro capo. Aiace abbass la spada e si perse in quel mare di facce
appena rischiarate dalle fiamme tremolanti che si spegnevano. Respir a fondo e inizi.
Avete festeggiato con la carne migliore, il vino migliore e le prelibatezze che abbiamo
strappato a coloro che prima erano nostri padroni. Ora ditemi: cos che stasera ha il miglior sapore?
Il montone arrosto!, url una voce, seguita da decine di altre.
Il garum!, fece unaltra.
I fichi!.
No, la fica della mia donna!, url qualcun altro, e gi un boato di risate.
Aiace sbatt di nuovo la spada contro linsegna per chiedere il silenzio. Tutte risposte
sbagliate! Ve lo dico io cosha il sapore migliore stasera... la libert! La libert!.
La folla esult, sollevando il pugno in aria e facendo eco al suo grido: Libert!.
Quando lesultanza si fu placata, Aiace prosegu. Amici miei, abbiamo vinto la prima di molte
battaglie, ma abbiamo pagato un caro prezzo. Abbiamo combattuto con bastoni e attrezzi agricoli
contro soldati con spade e lance, coperti da armature. Le loro armi adesso sono diventate nostre e la
prossima volta che affronteremo i romani, lo faremo in condizioni decisamente migliori. Anzi no!
Saremo noi a dettare le nostre condizioni. I romani si sono goduti la vita e sono ingrassati grazie al
nostro lavoro e alla nostra sofferenza e non sono in grado di eguagliare la determinazione di chi
combatte per la libert. Ecco perch perderanno. Ecco perch noi trionferemo!.
Altre urla esultanti salutarono le sue parole. Aiace li lasci sfogare qualche istante prima di
sollevare di nuovo la spada per avere silenzio.
Amici, abbiamo assaggiato il sapore della libert e ora anche della vittoria, ma il lavoro  solo
allinizio. Ho grandi progetti. Esigeremo che la nostra libert venga riconosciuta; esigeremo dai romani
che ci lascino uscire dal loro impero. Ora, potrebbe anche darsi che siano tentati di rifiutare questa
nostra ragionevolissima richiesta....
A quel punto la folla scoppi in una risata generale e fischi per qualche istante, prima che
Aiace continuasse a parlare.
Per cui, amici, dobbiamo impartire loro una lezione che non dimenticheranno, per dimostrare
quanto siano serie le nostre richieste. Domani guider io stesso un esercito gi dalla collina. Nel giro di
qualche giorno mostrer ai romani che la loro disfatta di ieri notte non  avvenuta per caso. Infligger
loro unaltra sconfitta che schiaccer la loro arroganza e li costringer ad abbassare la testa. Nel giro di
qualche giorno impareranno quanto terribile pu essere la nostra vendetta... E allora saranno costretti a
soddisfare le nostre richieste. Se non lo faranno, vi do la mia parola che uccideremo tutti i romani
rimasti sullisola, fino allultimo, e sollev la spada in cielo. Morte a Roma! Morte a Roma!.
La folla lo segu in quel suo canto ripetitivo che prese a rimbombare nella notte, stridente e
minaccioso, che sfidava Roma a un duello mortale.
Aiace scese dal carro e si diresse verso Chilone. Penso che adesso sia ora di mettere fine ai
festeggiamenti notturni. Manda gli uomini a prendere il mio piccolo animaletto.
Con piacere, sorrise Chilone. Si volt e fece un cenno ad alcuni uomini che lo seguirono
allinterno della tenda di Aiace. Ne riuscirono un istante dopo trasportando una gabbia metallica.
Quando la folla vide la gabbia, vi si accalc attorno. Mentre Chilone e i suoi uomini la mettevano a
terra nel chiarore dei fuochi accesi, Aiace si avvicin e guard tra le sbarre: allinterno si intravedeva
una sagoma umana femminile, illuminata dai fasci di luce. Era nuda e ferita e sedeva con le braccia
strette attorno alle ginocchia, i capelli aggrovigliati le coprivano il corpo morbido.
Donna Antonia, grazie per esserti unita a noi, la sbeffeggi Aiace. Mi dispiace che tu abbia
perso il banchetto, ma sei in tempo per il resto dei festeggiamenti. Ho lasciato il meglio per la fine, in
tuo onore. Conosco molto bene i tuoi appetiti, dopo tutti i mesi in cui ho dovuto servirti, come un toro
da monta. Non hai idea di quanto il tuo corpo molle e grasso mi abbia sempre disgustato. Hai sprecato
il mio seme e sporcato me. Adesso tocca a te. Schiocc le dita in direzione di Chilone e disse:
Tiratela fuori!.
Chilone tagli la corda che teneva chiusa la porticina della gabbia e trascin fuori la ex moglie
del governatore. Dapprima la donna tent una resistenza patetica, poi cadde a terra ai piedi di Aiace
mentre la folla fischiava.
Sar gentile, le disse Aiace freddamente. Ti lascer la scelta: davanti o dietro.
La donna lo guard con occhi terrorizzati e labbra tremanti. Ti imploro, risparmiami. Ti
prego.
No.
Allora perch mi hai salvata? Dopo il terremoto, sei venuto a cercarmi in giardino. Perch?
Per questo momento, mia padrona. S, in un certo senso ti ho salvata. Ti ho salvata per poter
avere la mia vendetta, dopo tutto il tempo in cui mi hai trattato come un tuo giocattolo. Ti ho salvata
per questi uomini. Aiace indic Chilone e i suoi compagni che sogghignavano crudelmente.
Prendetela come pi vi piace, e quando avrete finito, gettate il corpo nella gola con gli altri.
Aiace si volt e si incammin verso la propria tenda. Dietro di lui la folla osservava due uomini
di Chilone che tenevano ferma la donna romana a faccia in gi sulla nuda terra. Un istante dopo la notte
fu squarciata dalle sue prime grida di terrore e dolore
...
.
...
CAPITOLO SEDICI
...
.
...
Macrone arriv nellufficio di Sempronio portandosi dietro una leggera zaffata dei lavori che
fino a quel momento aveva supervisionato nella rete fognaria della citt. Fece un cenno a Catone e
salut il senatore prima di rivolgere unocchiata incuriosita al centurione Micone.
Ci siamo tutti. Siediti. Sempronio giunse le mani. Il centurione Micone potr fare il suo
rapporto, adesso. Presumo che tu non sappia ancora nulla di ci che  accaduto, Macrone.
Macrone guard Catone e scosse la testa. Non so nulla, ho sentito solo alcune urla dal foro
mentre venivo qui.
Urla?
Gi, e non mi sembravano festose.
Il nostro amico Micone ha avuto limprudenza di comunicare la notizia nel foro prima di
venire a cercare me. Prima che faccia notte la voce si sar diffusa per tutta Gortina.
Notizia?, disse Macrone, perplesso. Cosa sta succedendo?
Siamo stati sconfitti. Marcello e la sua colonna sono stati uccisi dagli schiavi ribelli. Il
centurione Micone  riuscito a fuggire, ma forse  meglio che sia lui stesso a raccontarlo.
Penso proprio di s. Macrone si volt con occhi gelidi verso Micone. Sono proprio curioso
di sapere come una masnada di schiavi  riuscita a sbaragliare un migliaio di uomini.
Sempronio si sporse in avanti. Ascolta e basta.
Macrone fece un cenno a Micone. Ti prego, racconta.
Il tono severo del suo superiore turb Micone, che impieg qualche istante per riprendersi
prima di schiarirsi la gola e iniziare a raccontare.
 accaduto tutto ieri, al tramonto, a poco meno di cinquanta chilometri a est di Gortina. Come
sapete dai rapporti del prefetto Marcello, stavamo inseguendo alcune bande di schiavi. Loro
continuavano a ritirarsi, sempre pi lontano da Gortina, dirigendosi nella zona collinare. Eravamo certi
di averli messi in fuga. Li avevamo scacciati dalla vallata, e una volta spinti verso le montagne,
avevamo pianificato di prenderli in trappola e finirli una volta per tutte. Marcello era sicuro che nel giro
di un mese saremmo riusciti a portare a termine la campagna. Poi, tre giorni fa, una squadra di ronda ha
catturato uno schiavo, un ragazzino, non pi di dodici, tredici anni. Quando  stato interrogato, il
ragazzino ci ha detto che il capo degli schiavi era un grande gladiatore che aveva giurato di portare i
suoi alla libert o di morire. I nostri uomini hanno riso, poi per il ragazzino ha affermato di conoscere
il gladiatore e di essere uno dei suoi servitori. A quel punto si  reso conto di aver detto troppo e si 
chiuso nel silenzio. Purtroppo era troppo tardi. Il decurione al comando della squadra ha portato il
ragazzo da Marcello. Dapprima il prigioniero si  rifiutato di parlare, poi il prefetto ha fatto chiamare
gli interrogatori. Micone fece una pausa e guard tutti gli altri ufficiali. E sapete bene come sono
bravi a sciogliere le lingue. Be, ci  voluta unora intera per far parlare il ragazzo. Lo hanno
malmenato, bruciato con ferri incandescenti e poi hanno preso le tenaglie. Gli  bastato vederle per
parlare. Ad ogni modo, mai visto un coraggio del genere in un ragazzino, riflett Micone. O in uno
schiavo.
Ti prego, continua, lo interruppe Sempronio.
S, senatore. Dunque, il ragazzino ci ha detto che sapeva dove erano accampati i ribelli e che ci
avrebbe condotti l se Marcello avesse promesso di rimandarlo dal suo padrone senza fargli pi del
male. Ovviamente, il prefetto ha dato la sua parola e ha mandato a chiamare gli ufficiali. Ci ha offerto
del vino e ha detto che ci avrebbe riportati a Gortina vittoriosi, preceduti da migliaia di schiavi
prigionieri, trascinando il loro capo in catene.
Il mattino seguente ha dato ordine di radunare le squadre e far preparare gli uomini a un attacco
contro laccampamento degli schiavi quella notte stessa. Il centurione Albino ha suggerito di inviare un
messaggio a Gortina per informarvi dellattacco, ma Marcello ha risposto che sarebbe stato meglio
tornare semplicemente con i prigionieri. Niente  pi eloquente della vittoria, ha detto, sue testuali
parole. Ci siamo messi in marcia diretti sulle colline guidati dal ragazzo legato al cavallo di Marcello.
Dapprima il tragitto  stato facile, il sentiero era abbastanza ampio, e anche quando  tramontato il sole
e ha iniziato a imbrunire la luce della luna era sufficiente anche se il sentiero si restringeva e diveniva
sempre pi ripido. Poi, forse due o tre ore dopo, abbiamo avvistato un bagliore fioco su una collina a
circa un chilometro di distanza. Laccampamento, ci ha detto il ragazzo. Abbiamo proseguito con
cautela e Marcello ha mandato avanti degli uomini in ricognizione. Tutto  rimasto tranquillo ancora
per un po, fino a quando siamo arrivati a poco pi di cinquecento metri dallaccampamento. A quel
punto uno dei soldati  tornato indietro per informarci che il sentiero attraversava uno stretto canalone
prima di risalire ripido verso la cima della collina. Marcello si  insospettito e ha ordinato alla colonna
di fermarsi mentre lui interrogava ancora il ragazzo. Lui ha continuato a ripetere che quella era lunica
via per raggiungere il campo senza dover fare una deviazione troppo larga, che non ci avrebbe
permesso di raggiungere la nostra destinazione prima dello spuntar del sole. A quel punto Marcello ha
ordinato di rimettersi in marcia.
Il canalone era largo poco meno di dieci metri, con pareti ripide, impossibili da scalare. Perci
abbiamo fatto del nostro meglio per avanzare nel massimo silenzio, ogni minimo rumore echeggiava
tra le pareti di roccia. Proprio quando la testa della colonna iniziava a uscire su un terreno aperto, in
cima alle pareti  spuntato un bagliore improvviso. Avevano delle fascine intrise di olio, le hanno
accese e hanno iniziato a lanciarcele addosso dallalto. Micone fece una pausa mentre ricordava
lorrore della notte precedente. Cera fuoco ovunque e le fascine esplodevano in tanti piccoli
frammenti infuocati attorno a noi. I cavalli si sono imbizzarriti, hanno iniziato a lanciarsi gli uni contro
gli altri calpestando gli uomini. Alla luce di quelle fiamme, il nemico, gli schiavi intendo, ha iniziato a
buttare gi dei massi dalla scarpata. Massi e anche tronchi dalbero nei quali avevano conficcato grosse
punte di ferro e uncini.  stata una carneficina, credetemi. Marcello  stato tra i primi a essere colpiti,
ma ha avuto comunque il tempo di estrarre la spada e sgozzare il ragazzo.  stata una cosa terribile.
Mentre lo sgozzava, quel ragazzino se ne stava l, impalato, e rideva. E prima di morire ha sputato in
faccia a Marcello. Un istante dopo, il prefetto  stato schiacciato da uno di quei tronchi. Morto sul
colpo. A quel punto non cera pi nessuno al comando; alcuni uomini hanno caricato per uscire dalla
trappola. Altri hanno fatto dietrofront, mentre altri ancora si sono accalcati disordinatamente sotto
qualsiasi riparo riuscissero a trovare.
E tu, coshai fatto?
Sono tornato sui miei passi, confess il centurione. Cosaltro potevo fare? Ho richiamato i
pochi uomini che mi rimanevano e ci siamo diretti nella direzione da cui provenivamo. Ma nel
frattempo gli schiavi avevano chiuso il passaggio con dei tronchi messi di traverso sul sentiero. Alcuni
soldati hanno tentato di liberare il passaggio, ma ai lati i frombolieri continuavano a lanciare pietre e gli
uomini cadevano come mosche. Sono comunque riusciti ad aprire un varco e io ho dato ordine agli
uomini di caricare. Micone a quel punto lanci unocchiata furtiva agli ufficiali. Abbiamo inseguito i
frombolieri per permettere ad altri uomini di sgombrare il resto dello sbarramento e scappare. A quel
punto, per, sono spuntati i lancieri che erano rimasti nascosti e non appena noi abbiamo lanciato la
carica, i frombolieri si sono dileguati e siamo finiti dritti contro le lance. Quando anche lultimo dei
miei uomini  stato abbattuto, ho fatto dietrofront e sono tornato verso la piana, superando un gruppo di
schiavi che bloccavano il passo. E non mi sono pi fermato finch non mi sono trovato a oltre un
chilometro di distanza. Poi, quando ho rimesso al passo il cavallo, mi sono girato e ho visto il canalone
in fiamme. Sento ancora le grida degli uomini che riecheggiano contro le pareti di roccia. I lancieri
bloccavano la bocca della gola, per cui hanno massacrato tutti gli uomini finiti nella trappola. Micone
a quel punto abbass la testa. La colonna era spacciata, senatore. Non sapevo pi cosa fare... Caricare
di nuovo nella mischia o fare il mio dovere e tornare qui per far rapporto.
E allora hai deciso di salvarti la pelle, sbuff Macrone. Invece di dare aiuto ai tuoi
compagni. Classico ausiliario di merda.
Catone gli si avvicin. Il centurione Micone non poteva fare altrimenti.
Avrebbe potuto morire da soldato invece di svignarsela come un maledetto cane bastonato,
abbandonando i suoi compagni.
E poi chi avrebbe fatto rapporto a noi?.
Macrone respir a denti stretti. Nelle legioni si pretendeva che i centurioni non gettassero mai la
spugna in battaglia. Ma ovviamente nelle coorti ausiliarie venivano applicati standard differenti. Be,
avrebbe potuto sicuramente trovare qualcun altro da mandare indietro.
Sempronio sbatt la mano sul tavolo. Adesso basta! In questo modo non arriviamo a nulla. La
domanda : cosa facciamo adesso? Questa sconfitta ha cambiato radicalmente le carte in tavola in un
solo colpo. Marcello aveva i nostri uomini migliori e li ha sprecati cos. Ci rimane solo qualche piccolo
distaccamento a nord, la Decima Macedone e la coorte a Matala. Quanti uomini fanno? Seicento al
massimo. Sempronio scosse la testa. Come  possibile che questi miserabili schiavi siano riusciti a
farci questo? Come sono riusciti a sconfiggere dei soldati addestrati? Li ho sicuramente sottovalutati,
come ho sottovalutato il gladiatore che li guida.
Catone tenne la bocca chiusa e soffoc la rabbia e lindignazione. Il senatore aveva commesso il
grave errore di non prendere sul serio il pericolo degli schiavi; Catone  e Macrone, anche se in minor
misura  invece avevano intuito immediatamente il pericolo, ma i loro avvertimenti erano stati ignorati.
La tentazione di inchiodare il responsabile alle sue colpe era forte, ma non era il momento giusto.
Qualsiasi dissidio tra gli ufficiali al comando della provincia non avrebbe fatto altro che peggiorare la
gi disastrosa situazione.
Allora?, prosegu Sempronio fissando Macrone e Catone. Siete voi che avete esperienza
militare. Cosa dovremmo fare?
Cosa fare?, rispose freddamente Macrone. Be, sembra proprio che ormai gli schiavi siano
in superiorit numerica e che ci abbiano messi ben bene nel sacco. Ci hanno dato proprio un bel calcio
nel culo. Credo che la cosa migliore sia inviare una richiesta di aiuto e resistere qui finch non
arriveranno i rinforzi.
Sempronio non sembrava molto convinto, per cui si volt verso Catone e chiese: E tu cosa ne
pensi?
Macrone ha ragione. Con cos pochi uomini a disposizione, non abbiamo altra scelta, sarebbe
una follia inviarli contro gli schiavi. Gortina deve essere difesa.
Difesa?. Sempronio inarc un sopracciglio. E come? Il muro di cinta avr almeno una
trentina di brecce a causa del terremoto.
Vero, Sempronio, ma dobbiamo ripararlo prima che agli schiavi venga in mente di marciare su
Gortina.
Pensi veramente che potrebbero farlo?
Io lo farei, se fossi in loro. Adesso ci hanno praticamente in pugno e possono trattare,
presentare delle richieste o minacciarci di distruggerci.
Allora dobbiamo far aggiustare subito le mura.
Macrone scosse la testa. Non  possibile, Sempronio. I danni sono troppo ingenti. Anche se
mettiamo al lavoro ogni uomo, donna e bambino di Gortina, ci vorranno giorni.
Catone riflett un istante. Allora meglio abbandonare Gortina. Dobbiamo portare tutti quass
sullacropoli.
C posto per tutti?, chiese Sempronio. Ci sono pi di quindicimila persone l fuori. Le
condizioni di vita sarebbero spaventose.
Catone lo guard dritto negli occhi. O li facciamo venire quass, o si uniranno agli schiavi.
E Matala?, lo interruppe Macrone. Potremmo inviarne alcuni laggi. Se partissero ora,
riuscirebbero a raggiungerla prima che gli schiavi si muovano da oriente.
No,  troppo rischioso. Gli schiavi potrebbero gi aver organizzato squadre di ronda per la
campagna. Saremmo costretti a mandare un distaccamento forte per difendere i civili, e gli uomini ci
servono qui per difendere il capoluogo. Catone fece una pausa. Ad ogni modo, dobbiamo inviare un
avvertimento al centurione Portillo per informarlo dellaccaduto. Dovr difendere la popolazione di
Matala e forse sarebbe meglio se anche lui portasse tutti nellacropoli.
Sempronio si lasci ricadere sulla sedia. Per tutti gli di. Questi schiavi ci stanno costringendo
a fuggire. Ci tengono in trappola come topi. Quando Roma verr a saperlo, per me sar la fine.
Catone si schiar la gola e parl con tono tranquillo. Se non facciamo tutto il necessario per
salvare ci che ci rimane, rischiamo di perdere lintera provincia, senatore, e questo limperatore non ce
lo perdoner mai. Lasci che le sue parole si sedimentassero nellanimo del senatore e poi continu.
Il fatto  che noi non dovremmo trovarci qui. La nostra nave  passata da queste parti quando c stato
il terremoto solo per puro caso.
E allora?
Allora non vedo proprio come voi possiate essere ritenuto responsabile di quello che 
successo. La situazione avrebbe potuto essere assai peggiore e voi non avete fatto altro che tentare di
ripristinare lordine.
Parole gentili, Catone, ma dubito che limperatore sar daccordo con te. Indipendentemente
dai risultati positivi che possiamo aver ottenuto, limperatore ci riterr direttamente responsabili se gli
schiavi riusciranno a rovinare gli interessi di Roma.
Macrone sbuff. E allora, dannazione, dovrete fare qualcosa, Sempronio.
E cosa?, rispose Sempronio. Cosa posso fare?
Cercare altri uomini, altri soldati.
Come? Non posso mica farli apparire dal nulla per magia.
Fateli arrivare dallEgitto, disse laconicamente Macrone. Sbaglio o avete detto che
conoscete il legato dellimperatore l? Gaio Petronio, di rango equestre.
Sempronio annu.
E voi siete senatore, per cui la vostra carica  superiore alla sua. Ordinategli di inviare
rinforzi.
Sempronio ci riflett un istante e poi rispose. E se rifiuta?
Gli direte che se Creta cade in mano agli schiavi, farete in modo che Roma sappia che gli
avete chiesto aiuto e lui si  rifiutato. Almeno limperatore avrebbe un altro colpevole su cui sfogare la
sua ira. Macrone fece un sorriso forzato. Non penso che il legato correr il rischio di finire nella lista
nera di Claudio.
Macrone ha ragione, Sempronio, disse Catone. Non avete nulla da perdere a chiedere aiuto.
Se raggiungete la costa e salite sulla prima nave disponibile, potreste arrivare in Egitto nel giro di
qualche giorno e tornare con i rinforzi in un mese. Se riuscite a radunare un numero sufficiente di
uomini, sono sicuro che potremo soffocare la rivolta in pochissimo tempo.
Pensi che sia cos facile?. Macrone lo guard sorpreso.
Perch non dovrebbe? Basta non seguire lesempio di Marcello.
Sempronio si schiar la gola. Non lascer Gortina,  fuori discussione.
Perch?, disse Catone, fissandolo.
Pensaci un attimo, Catone. Gli schiavi hanno annientato gran parte delle nostre truppe e
tengono in pugno la provincia. In quel preciso istante il governatore facente funzioni decide di lasciare
Creta per andarsene al sicuro in Egitto a cercare rinforzi, lasciando che subalterni e migliaia di civili se
la vedano da soli contro i ribelli. Non  una grande dimostrazione di coraggio, o sbaglio?
Lasciate che siano gli altri a dirlo, Sempronio; per ora dovete mettere da parte queste
preoccupazioni. Dovete andare in Egitto: conoscete il legato e solo una persona con la vostra autorit
pu convincere Petronio a inviare rinforzi.
Hai ragione, ammise Sempronio, dondolando lentamente la testa mentre continuava a
riflettere sul problema. Poi apr le labbra in un sorriso e fiss di nuovo i due ufficiali. Naturalmente, se
inviassi qualcuno al mio posto, autorizzandolo ad agire in mia vece, allora la cosa potrebbe funzionare.
Ovviamente la persona in questione dovrebbe essere allaltezza del compito.
Nello stesso istante, il senatore e Macrone fissarono Catone. Con uno sguardo allarmato, Catone
si ritrasse scuotendo la testa. No, non io.
Perch no?, chiese Sempronio.
Sono troppo giovane, rispose Catone. Il legato gi avrebbe problemi a prendermi sul serio
come centurione, figuriamoci come messo del governatore di Creta. Mandate Macrone.
Cosa?, Macrone sobbalz. No, Grazie.
Sempronio sorrise. Con tutto il dovuto rispetto per le sue abilit di politico, il talento di
Macrone  pi utile qui per la difesa di Gortina. Luomo di cui ho bisogno ad Alessandria deve
perorare con energia la nostra causa, battersi per ottenere rinforzi. E penso proprio che quelluomo sia
tu.
S, aggiunse Macrone con un sorrisetto compiaciuto. Ti conosco, ragazzo. Hai la lingua
sciolta, saresti capace di convincere un uomo a tagliarsi un braccio senza motivo e poi lo riempiresti di
chiacchiere per esaltare la nobilt del suo gesto. Il senatore ha ragione, devi andare tu.
Catone sent che la situazione gli stava sfuggendo di mano e fece un ultimo tentativo.
Sempronio, vi prego, ripensateci. Sono uno dei centurioni pi giovani dellesercito. Anche se Petronio
accettasse le mie ragioni, di certo non mi affiderebbe mai un esercito abbastanza grande da schiacciare
gli schiavi.
In tal caso, potrei promuoverti, decise Sempronio. Temporaneamente, ovvio. Solo finch si
protrae lemergenza.
Promuovermi?. Dapprima Catone rimase sbalordito, poi si rese conto che era una mossa
logica. Ma solo fino a un certo punto. Se mi presento in veste di prefetto, sembrerei ancor pi ridicolo
che come centurione, Sempronio. E tra laltro, il legato dEgitto mi sarebbe comunque superiore in
grado.
Chi ha parlato di promuoverti a prefetto? Ti invier in Egitto con la carica di tribuno.
Tribuno?. Adesso la meraviglia di Catone era totale. Il tribunato era un titolo onorifico a
Roma, ma occasionalmente veniva anche conferito a ufficiali inviati nelle province perch potessero
agire con lautorit dellimperatore e del suo Senato. Catone si morse la lingua. Potete farlo?
Sono il governatore facente funzioni di questa provincia e ho assunto lautorit a nome
dellimperatore. Finora  andata bene e poi, come hai detto tu stesso, cosho da perdere? Far preparare
il documento e lo sigiller con lanello del governatore. Forse sarebbe meglio se portassi con te anche il
mio anello di famiglia per dimostrare che sono stato veramente io a inviarti. Questo, unito alla tua
prontezza di spirito, ti aprir qualsiasi porta.
Deve funzionare per forza, aggiunse Macrone. Altrimenti siamo tutti nella merda.
Esatto, disse Sempronio. Se la spuntiamo, dovr solo sperare che limperatore chiuda un
occhio sul fatto che ho oltrepassato ogni limite conferendoti il titolo.
Catone sorrise amaramente. Altrimenti sar denunciato per essermi arrogato unindebita
autorit. C chi  stato condannato per tradimento per aver fatto una cosa del genere. Forse farei
meglio a rimanere qui e affrontare gli schiavi.
E allora, vada come vada, sei comunque morto, tagli corto Sempronio. Coshai da
perdere?.
Catone abbass le spalle rassegnato. Va bene. Andr.
Bravo ragazzo!. Macrone gli diede una pacca sulla schiena. Vai ad Alessandria e trovaci
quegli uomini, e cerca di non mandare tutto a puttane.
Grazie per lincoraggiamento.
Figurati, sogghign Macrone. Ad ogni modo, tu sei fortunato. Saremo noi a dover fare i
conti con gli schiavi e il loro gladiatore. A tal proposito.... Si volt verso il centurione Micone che
durante quello scambio di battute era rimasto zitto e immobile nella speranza di passare inosservato,
senza dover pagare il prezzo della vergogna per aver abbandonato il campo di battaglia sul quale erano
caduti il suo comandante e tutti i suoi uomini. Di fronte allo sguardo di Macrone quasi svenne.
Centurione?
Questo gladiatore... Il ragazzino che avete catturato ha per caso fatto il suo nome?
S, s, centurione, annu Micone. Diceva che era un tracio di nome Aiace.
Aiace?. Macrone riflett grattandosi il mento, poi si immobilizz e sgran gli occhi.
Aiace!. Si volt verso Catone. Pensi che sia possibile?.
Questo nome vi dice qualcosa?, chiese il senatore.
S, almeno penso di s. Luomo che ho visto mi aveva riconosciuto, ne sono sicuro, ma ricordo
di aver incontrato un solo Aiace, ed  incredibile che sia lo stesso uomo.
Catone inspir profondamente. Se  lui, e sa che siamo sullisola, allora il pericolo  pi grave
di quanto pensassi. Aiace non avr pace finch non sar riuscito a vendicarsi.
Vendicarsi?, ripet Sempronio irritato. Vi spiacerebbe spiegarmi cosa sta succedendo? Chi 
questo Aiace e perch ce lha con voi?
 un lunga storia, rispose Macrone. Ma ha le sue buone ragione per odiarci. Suo padre
comandava una flotta pirata al largo delle coste dellIlliria. Fino al giorno in cui io e Catone abbiamo
messo fine alla sua attivit. Abbiamo catturato Aiace, suo padre e la maggior parte dei pirati.
Dovevamo dare una punizione esemplare: io e Catone abbiamo crocefisso suo padre e venduto Aiace
come schiavo
...
.
...
CAPITOLO DICIASSETTE
...
.
...
Due giorni dopo che la notizia della disfatta era giunta a Gortina, Catone arriv a Ciprana, una
cittadina di pescatori sulla costa, poco distante da Matala. Gli avevano suggerito quel porto perch era
virtualmente tagliato fuori dal resto dellisola dalle montagne che la circondavano. Solo un sentiero
poco battuto collegava Ciprana alla zona pianeggiante attraverso ripidi pendii e gole scoscese.
Improbabile che gli schiavi avessero sentito parlare di quel luogo, e di sicuro non potevano conoscere
la via per raggiungere il porto. Forse l Catone avrebbe potuto trovare un naviglio sopravvissuto al
maremoto e in grado di trasportarlo fino ad Alessandria.
Part a cavallo scortato da quattro uomini scelti: tutti indossavano le tuniche e i manti scarlatti
che li distinguevano come soldati romani. Catone, invece, aveva scelto una tunica riccamente decorata,
trovata tra ci che rimaneva del guardaroba del governatore Irtio. Indossava anche i suoi eleganti stivali
di pelle di vitello, forse un po grandi per lui, ma assai comodi dopo tanti anni di stivali chiodati.
Allinterno di un piccolo sacchetto di cuoio sigillato che Catone teneva legato al collo cerano due
documenti e lanello di famiglia del senatore. La prima lettera, firmata e sigillata dal senatore
Sempronio a nome dellimperatore Claudio, lo promuoveva temporaneamente al rango di tribuno.
Catone e il senatore speravano che facesse effetto sul legato dEgitto al punto di convincerlo a inviare
aiuti. Il secondo documento, invece, era una relazione dettagliata sulla situazione di Creta che illustrava
chiaramente i pericoli che la provincia correva. In chiosa, Sempronio richiedeva al legato Petronio
linvio di uno squadrone di navi da guerra e una forza militare abbastanza potente da mettere in
ginocchio la rivolta degli schiavi.
Un richiesta ambiziosa, pens Catone. Cerano ottime probabilit che Petronio respingesse o
procrastinasse linvio di rinforzi per poter far pervenire un messaggio a Roma con la richiesta di
approvazione delle istruzioni di Sempronio. Un tale indugio avrebbe potuto rivelarsi fatale: il senatore
aveva ripetuto mille volte a Catone che doveva usare tutta la sua capacit di persuasione per convincere
Petronio. Catone pens che la truffa e il raggiro erano le sue uniche armi. Non una grande prospettiva.
Mentre con la sua scorta seguiva il pastore inviato per guidarli al porto, Catone ripensava ai
pericoli che Giulia e Macrone correvano a Gortina.
La popolazione era rimasta terrorizzata dalla notizia dellimboscata e alcuni avevano persino
deciso di prendere le loro poche cose e darsi alla fuga verso nord, sulle montagne che formavano la
spina dorsale dellisola. Senza cibo, n protezione, sarebbero stati alla merc delle intemperie e delle
bande di ladri che assalivano chiunque lasciasse la propria casa. Impossibile far ragionare chi aveva
scelto quella strada per paura di finire massacrato dagli schiavi ribelli.
Macrone osserv lesodo, assolutamente impassibile. Meno bocche da sfamare, in ogni caso.
Gi. Catone fiss la gente in fuga per qualche istante e poi si volt verso il suo amico. Sei
proprio sicuro di riuscire a difendere Gortina se gli schiavi dovessero attaccare?.
Non appena era stato possibile organizzare in squadre di lavoro gli abitanti rimasti, erano
iniziate le riparazioni alle mura e alle porte della citt. I buchi erano stati riempiti con materiale di
fortuna e sormontati da parapetti difensivi. Macrone aveva informato il senatore che quel sistema
difensivo non avrebbe di certo retto a lungo; Sempronio aveva ribattuto tranquillamente che era
comunque meglio che la gente avesse qualcosa da fare e qualcosa in cui sperare, invece di starsene a
braccia conserte aspettando nel terrore.
Insegneremo agli abitanti a presidiare le mura. Far distribuire gli equipaggiamenti disponibili
a tutti gli uomini abili, cos almeno sembrer che abbiamo soldati a sufficienza per difenderci. Se Aiace
scopre il bluff e attacca, ci ritireremo nellacropoli e resisteremo l. Saremo al sicuro.
Me lo auguro.
Macrone guard il suo amico e not la sua espressione corrucciata. Sei preoccupato per
Giulia?
Certo che lo sono.
Mi occuper io di lei, vedrai, non le succeder nulla. Se capir che lacropoli ha i minuti
contati, far del mio meglio per proteggerla e portarla in un luogo sicuro.
E se non sarai in grado di farlo?
Allora per averla dovranno passare sul mio cadavere.
Catone rimase in silenzio per qualche istante. Non vorrei mai che le facessero del male. Se gli
schiavi dovessero farla prigioniera viva....
Ascoltami bene, Catone, disse Macrone, imbarazzato. Non ci penso proprio a ucciderla per
evitare che finisca nelle loro mani, se  ci che vuoi dire. Poi si ferm per schiarirsi la gola. A meno
che tu non me lo chieda espressamente.
No, non te lo chiederei mai, n a te n a nessun altro. Deve essere una scelta sua.
Suppongo che tu abbia ragione. Macrone infil un bastone di legno in una crepa nel muro. 
una ragazza coraggiosa, oltre che orgogliosa. Far la scelta giusta, se dovr.
Catone si sent mancare. Quella loro conversazione era irreale: parlavano con il tono pacato e
tranquillo di due uomini che discutono di un problema tecnico. Limmagine di Giulia, impotente e
terrorizzata di fronte alla rabbia di quegli schiavi vendicativi, gli riemp il cuore di un dolore che non
aveva mai provato prima. Nello stesso tempo, non riusciva a sopportare il pensiero che Giulia potesse
morire, anche se per risparmiarle un destino ancora peggiore prima di una morte comunque certa. Si
aggrapp alla ringhiera, privo di forze. Era tentato di rinunciare al viaggio ad Alessandria per rimanere
a Gortina e difendere Giulia. Dopotutto, il legato dEgitto si sarebbe rifiutato di mandare gli uomini di
cui avevano bisogno per reprimere la ribellione. Era unimpresa inutile.
Fece un profondo respiro per calmare lansia crescente e si ritir su. Be, speriamo che non si
arrivi a questo. Io torner quanto prima.
Gi, quanto prima.
Si strinsero la mano e poi Macrone fece un cenno verso ledificio dellamministrazione. Lhai
gi salutata?
No. Non faccio altro che rimandare. Non so se  pi in collera con me perch ho accettato di
andare o con suo padre per avermi affidato questa missione.
Macrone ridacchi e gli diede una pacca sulla spalla. Ti avevo avvertito, ragazzo. Un soldato
non dovrebbe mai farsi coinvolgere troppo dal gentil sesso. Ti disarma, e ti confonde la mente quando,
invece, dovresti essere concentrato su altre cose.
Vero, rispose Catone. Maledettamente vero. Comunque, vado.
Sollev una mano facendo un saluto scherzoso. Morituri te salutant!.
Macrone rise, voltandosi per tornare alla guardiola dove alcuni ausiliari stavano cercando di
montare una vecchia balista ritrovata nellarmeria.
Catone discese la rampa e si diresse verso ledificio dellamministrazione. Giulia era in ufficio,
con il capo chino su una tavoletta piena di cifre. Quando Catone entr non sollev la testa neppure per
un attimo.
Cosa vuoi?.
Catone deglut nervosamente. Sono venuto a salutarti.
Solo questo?, rispose lei tranquilla, sempre tenendo gli occhi sulla tavola. Bene, lo hai fatto,
adesso puoi andare.
Catone rimase in piedi sulla soglia, combattuto tra opposti desideri: da una parte voleva fuggire
da quella atmosfera tesa e dallaltra voleva restare per sempre con Giulia. Poi vide cadere una goccia
scintillante colpita dalla luce del sole che entrava dalla finestra e cap che era una lacrima. Il cuore gli si
riemp allistante di una violenta, dolorosa compassione: attravers velocemente la stanza e la strinse
alle spalle, baciandole dolcemente la nuca.
Giulia, amore mio, non piangere.
Non sto piangendo, biascic lei tremando come una foglia. Non sto piangendo.
Catone la fece alzare dolcemente dalla sedia e labbracci, stringendola e facendole affondare il
viso tra le pieghe del suo mantello.
Non  giusto... Non saremmo mai dovuti finire qui. Dovremmo essere gi a Roma a progettare
il nostro futuro. Non qui, tra queste rovine.
Siamo qui perch siamo qui, rispose Catone. Non possiamo fare nulla per cambiare questo,
Giulia.
Lo so. Non sono una stupida. Sollev gli occhi arrossati e lucidi come vetro. Prosegu con
voce tremante. Ma perch devi lasciarmi?
Perch devo. Tuo padre me lha ordinato.
Perch non ha mandato Macrone?
Pensa che io sia pi adatto a questo compito. Ha bisogno di me, Giulia. E lo stesso vale per te,
Macrone e tutti gli altri. Se ho successo, abbiamo la possibilit di sconfiggere i ribelli e tornare a Roma
come avevamo progettato. Se per non vado, non avremmo nessuna chance.
Giulia lo guard e annu controvoglia.
Devi avere coraggio. Catone le sollev il mento e la baci. Torner.
Giurami che farai attenzione.
Star attento, lo giuro sugli di.
Si guardarono dritto negli occhi e si baciarono di nuovo; poi Giulia si sottrasse bruscamente al
suo abbraccio e lo respinse. Vai, dunque, mio adorato. Adesso.
Quando Giulia si separ da lui, Catone sent una fitta di dolore e fu sul punto di cedere
allimpulso di riabbracciarla. Per unultima volta. Poi, per, annu lentamente e si volt, uscendo a
passi veloci dalla stanza; percorse il lungo corridoio e scese nel cortile senza mai guardarsi alle spalle.
Se si fosse voltato, non sarebbe mai riuscito a proseguire.
Arrivati a una curva del sentiero, il pastore si ferm e indic il mare. Catone lo raggiunse e
guard gi, in direzione della cittadina di pescatori. Chiamarla cittadina era forse unesagerazione,
pens Catone mentre osservava le casupole sparpagliate al limitare di una curva di sabbia grigia stesa
tra due promontori rocciosi. Oltre i promontori che proteggevano la baia, la distesa infinita del mare.
Londa che aveva distrutto Matala aveva superato Ciprana senza provocare troppi danni. Alcune case
pi vicine alla spiaggia erano state distrutte, ma quelle costruite sul pendio erano rimaste illese. Le
imbarcazioni da pesca e le reti messe ad asciugare sui telai nei pressi della spiaggia, invece, non erano
state ugualmente fortunate. Erano state spazzate via dalla marea e sbattute contro gli scogli. Alcune
delle barche pi grandi erano state recuperate ed erano in quel momento in fase di riparazione sulla
spiaggia. Una solamente era gi stata tirata a secco, pronta alluso.
Andiamo. Catone fece un cenno alla scorta e si rimisero in marcia in colonna. Poco oltre, il
sentiero iniziava a scendere dalla collina zigzagando. Quando il gruppo affront la discesa, dalle case
sbucarono alcuni abitanti del villaggio e rimasero ad osservare cauti i forestieri che si avvicinavano.
Catone ne vide uno correre verso la costruzione pi grande. Dopo qualche istante, spuntarono altri
uomini e si diressero nel punto in cui il sentiero entrava nella cittadina, in attesa dei romani.
Avvicinandosi, Catone sollev un mano in segno di saluto. Alle sue spalle, la guida e la scorta
si guardarono attorno diffidenti.
Fermatevi!, disse in greco uno degli abitanti, facendo un passo avanti e indicando Catone.
Chi sei?
Tribuno Quinto Lucio Catone, da Gortina.
Veramente?. Il capo degli abitanti era un uomo con spalle larghe e gambe corte, ma possenti,
e ricci capelli grigi. Lo scrut a lungo e continu in tono sospettoso. Cosa vi porta qui, romani?
Affari imperiali urgenti.
Che tipo di affari?.
Catone ferm il cavallo a pochi passi di distanza dalluomo. Devo consegnare un messaggio
del governatore della provincia al legato dEgitto. Ho bisogno di unimbarcazione che porti me e i miei
uomini ad Alessandria.
E perch mai un cos alto ufficiale dovrebbe venire a cercare una barca proprio qui?
Perch quello di Ciprana  probabilmente uno dei pochi porti sulla costa meridionale che non 
stato distrutto dal maremoto, o dagli schiavi. I ribelli si sono forse gi fatti vivi?.
Luomo scosse la testa. Sono ben pochi quelli che affrontano le montagne per farci visita.
Perch gli schiavi dovrebbero fare eccezione?. Fece una pausa. Come faccio a esser sicuro che non
siete anche voi dei ribelli?
Ho forse laspetto di uno schiavo?
No, riconobbe luomo. Ma per quanto ne so io, potreste anche aver ucciso dei romani e aver
rubato i loro abiti, e magari adesso cercate un modo per fuggire dallisola.
Cosa?. Catone scosse la testa irritato. Assurdo. Non vi ho mentito, siamo venuti qui per
cercare un mezzo che ci porti ad Alessandria.
Spiacente, tribuno, ma non possiamo esservi daiuto. Fareste meglio a provare altrove.
Non abbiamo tempo per provare altrove, rispose Catone con tono deciso e indic la spiaggia.
Mi serve quellimbarcazione laggi e un equipaggio, immediatamente. Pagheremo il dovuto e vi
lasceremo anche i cavalli.
Non posso aiutarvi. La barca ci serve per pescare.  lunica ancora in grado di tenere il mare,
ed  il nostro unico mezzo di sostentamento. Non possiamo darvela.
Posso darvi denaro a sufficienza per comprare altre barche nuove, rispose Catone. Decidi tu
il prezzo.
Non mangiamo monete, in questo momento quella barca  lunica cosa che ci separa dalla
fame. Mi spiace, tribuno. Non  in vendita.
Catone si sporse in avanti e guard intensamente luomo negli occhi. Abbiamo bisogno di
quella barca e la prenderemo, assieme al miglior marinaio del villaggio. Come ho gi detto, sarete
ampiamente ricompensati. Se  il cibo che vi manca, vi consiglio di prendere gli oggetti di valore che
avete e andare a Gortina. L potrete presentare le vostre lagnanze direttamente al governatore, se ancora
vorrete. E adesso non ho altro tempo da perdere. Catone estrasse dalla bisaccia un sacchetto di monete
dargento consegnategli dalla tesoreria provinciale su ordine di Sempronio. Lo lanci alluomo che
annasp goffamente per afferrarlo, facendo quasi cadere a terra le monete.
Ci sono trecento denari l dentro, spieg Catone. Molto pi di quello che vi serve per
ricomprare barche nuove.
Luomo soppes il sacchetto per un istante e scosse la testa. Come ho detto, non sappiamo che
farcene.
Catone gli si avvicin con aria minacciosa e sibil: Non ho tempo per discutere. Trovami
immediatamente un uomo che sappia navigare. Se non arrivo ad Alessandria quanto prima, gli schiavi
si impossesseranno dellisola. Vuoi questo forse?
Siamo rintanati qui, insistette luomo. Perch dovrebbero venire a disturbarci?
Perch non si placheranno se non dopo avere conquistato Creta, anche a costo di uccidere tutti.
Posso offrirvi protezione, se porti la tua gente a Gortina.
Protezione?. Luomo si allontan da Catone sorridendo. Ci fu un bagliore metallico, Catone
abbass lo sguardo e vide che luomo aveva estratto un piccolo coltello ricurvo. E subito gli altri lo
imitarono. Noi non abbiamo bisogno di protezione, ma voi forse s, romani.
Catone si guard attorno, fulmineo. Aveva otto uomini davanti, per lo pi vecchi e deboli. Altri
li accerchiavano, alcuni con dei bastoni e uno con un arpione.
Mettete via quelle armi, ordin Catone. Non siate sciocchi. Io e i miei uomini siamo soldati
professionisti. Se volete combattere, ricordatevi che anche se siete pi numerosi, vi decimeremmo
prima che uno di noi cada a terra.
Il capo degli abitanti rimase in silenzio per un istante e poi sput a terra. Parole pesanti, le tue,
romano.
Catone tir indietro il mantello e afferr lelsa della spada. Ne vuoi una prova?.
Alle sue spalle, gli uomini della scorta estrassero le spade con un sibilo metallico. Dietro di
loro, il pastore indietreggi di qualche passo e poi si volt per fuggire, lontano dal villaggio. Quando il
rumore dei suoi passi svan, i due gruppi di uomini continuarono a fissarsi in silenzio: ciascuno restava
in attesa della prima mossa dellavversario. Poi sul volto del capo dei pescatori si apr lentamente un
sorriso.
Va bene, non c motivo che qualcuno venga ucciso. Vediamocela io e te soli, romano.
Scontro diretto. Se vinci tu, puoi prenderti la barca e il migliore dei miei uomini. Se vinco io, i tuoi
dovranno lasciare il villaggio e andare a cercarsi una barca altrove.
Catone riflett in fretta. Anche se luomo era possente, non era comunque un guerriero
addestrato e aveva tutta laria di aver usato il coltello sempre e solo per sventrare pesci e non per
combattere. Era un rischio, ci sarebbero stati molti pi morti se fosse scoppiato un combattimento tra i
due gruppi. Accett.
Scegli tu: spada o pugnale?
Mi tengo il coltello, sogghign luomo. Mi ha gi servito bene in passato.
Bene. Catone si sgranch per un attimo le gambe irrigidite, si slacci il mantello e si sfil la
cintura, poi si volt verso il pi vicino dei suoi uomini e glieli consegn.
Prendi questi. Si chin leggermente verso luomo e abbass la voce. Se mi succede
qualcosa, il messaggio del governatore  qui, e diede un colpetto sul sacchetto di cuoio sotto la tunica.
Prendi uno dei suoi uomini e vai alla barca. Qualsiasi cosa accada, il messaggio deve arrivare ad
Alessandria. Costi quel che costi. Capito?
S, centurione.
Catone si volt di nuovo verso il capo dei pescatori. Estraendo il pugnale, avanz lentamente,
con cautela, fermandosi a poca distanza da lui.
Siamo daccordo sulle condizioni, allora. Se perdi, la barca  mia, giusto?.
Il pescatore annu. Giusto. Ragazzi, fate in modo che si prenda quello che vuole, se vince.
Catone si accovacci, con larma aderente al fianco, come Macrone gli aveva insegnato
allinizio della sua carriera nella Seconda Legione. Davanti a lui, luomo fece altrettanto, mentre i suoi
compagni indietreggiavano e formavano un semicerchio alle sue spalle. Per la prima volta Catone not
una cicatrice sulla fronte del suo avversario, un rudimentale sole marchiato a fuoco sulla pelle. In un
istante di terrore, Catone realizz che quello non era affatto un pescatore. Luomo fece un rapido
movimento in avanti senza lasciargli altro tempo per pensare e lo colp al braccio che impugnava il
pugnale. Catone lo ritrasse di colpo, si bilanci per non perdere lequilibrio e poi si slanci in avanti per
restituire il colpo. Il pescatore schiv con un balzo e sogghign.
Buona reazione, tribuno, borbott, in latino, e per un istante Catone raggel.
Luomo scatt di nuovo in avanti con un movimento rapido e letale. Catone si spost per
schivare il colpo, ma la lama delluomo cambi fulmineamente direzione puntando alla gola. Catone
spost la testa di lato e la punta del pugnale fendette laria scalfendogli lorecchio. Poi luomo balz di
nuovo indietro.
La minuscola ferita bruciava e Catone avvert un rivolo caldo scivolargli gi per il collo. Scosse
la testa e pieg le gambe, pronto ad attaccare o difendersi, poi disse tranquillamente: Sei un soldato,
allora.
Lo sono stato, rispose luomo sorridendo.
Un legionario, direi, a giudicare dal marchio di Mitra.
Luomo non disse nulla.
Per cui sei un disertore.
Cosa importa?, sorrise luomo. E non pensare di farmi innervosire. Stai sanguinando,
tribuno. Come ci si sente, eh, ragazzino viziato? Stavolta ti faccio a pezzi.
Catone lo guard attentamente, cercando di ragionare. Il suo avversario era stato un soldato
professionista ed era assai probabile che conoscesse larte del combattimento con il pugnale come la
conosceva Catone, se non meglio. Quindi, nessun vantaggio tecnico. Ma cera una speranza.
Lavversario lo aveva scambiato per il rampollo di una qualche famiglia aristocratica e senza dubbio lo
riteneva un rammollito senza nessuna esperienza.
Provaci, miserabile, sogghign beffardo Catone. E come un fulmine scatt in avanti,
colpendo come un ossesso con il pugnale, tenendo il braccio esteso e il corpo fuori della portata del
coltello dellaltro uomo. Il pescatore schivava senza difficolt tutti gli attacchi o li deviava con rapide
parate producendo secchi suoni metallici. Catone barcoll indietro, con il respiro pesante, mentre
lorecchio continuava a sanguinare.
Sei fiacco, tribuno, gli fece luomo. Proprio come tutti i marmocchi aristocratici come te che
giocano a fare i soldati. Credo proprio che mi divertir.
Fece un passo in avanti, facendo una finta dietro laltra e ridendo, mentre Catone tentava
freneticamente di bloccare ogni suo colpo. Poi inciamp e cadde, urlando. Immediatamente luomo si
lanci in avanti, con il pugnale pronto a colpire Catone al petto. Catone si volt di fianco e diede un
calcio violento alluomo dietro il ginocchio. Lo slancio e il colpo alla gamba dappoggio gli fecero
perdere lequilibrio: croll pesantemente a terra, faccia in avanti. Catone salt sulla schiena
dellavversario e gli afferr una ciocca di capelli con una mano spingendogli la punta del pugnale
contro la gola. Chinandosi in avanti, gli sussurr allorecchio: Hai ragione: i dilettanti non dovrebbero
mai e poi mai mettersi a giocare con un professionista. Si risollev lentamente. Arrenditi o ti taglio
subito la gola.
Bastardo....
Catone stratton forte i capelli delluomo. Ultima possibilit. Sottomettiti o morrai.
Va bene, hai vinto, grugn luomo.
Pi forte, in modo che tutti possano sentirti.
Mi arrendo! Mi arrendo. Il romano vince!.
Meglio. Catone moll la presa e lasci ricadere la testa delluomo nella polvere.
Rimettendosi in piedi con cautela, si fece indietro e rinfoder il pugnale. Lavversario sconfitto rotol
sulla schiena e si mise a sedere, strofinandosi il piccolo taglio al collo. Fiss Catone con unespressione
perplessa.
Tu non sei come i tribuni che ho incontrato finora. Dove sei cresciuto, tra la feccia della
Suburra?
Catone scosse la testa. No, nel palazzo imperiale, a dire il vero.
Cosa?
Lascia stare. Ho bisogno della barca adesso. Fece una pausa e punt un dito contro luomo.
E voglio che sia tu a guidarci.
Io?
Sei stato un soldato. Adesso sei un po arrugginito, ma potresti sempre tornare utile in caso di
scontro. Come ti chiami, soldato?
Yannis, qui mi chiamano cos.
Bene. Catone tese la mano e dopo un breve istante di esitazione il pescatore gli permise di
aiutarlo a rimettersi in piedi.
Se sei tu il capo qui, i tuoi uomini avranno bisogno di un sostituto. Faresti meglio a nominare
qualcuno. Se dandoci la barca soffriranno la fame, allora la cosa migliore che possono fare  andare a
Gortina. Devono dire agli uomini di guardia alla porta della citt che li manda il tribuno Catone.
Qualsiasi cosa accada, la tua gente deve tenersi lontana dalle bande di schiavi.
Yannis annu. Va bene, tribuno. Come dici tu.
Poi lex soldato si volt per parlare ai suoi uomini mentre Catone lo teneva costantemente
docchio. Poco dopo Yannis si conged dai suoi e fece cenno a Catone e alla sua scorta di seguirlo gi
alla spiaggia.
Non hai una moglie o una donna qui?, gli chiese Catone quando lo raggiunse.
Non sono affari tuoi, rispose Yannis, brusco. Poi scosse le spalle.  stata uccisa dal
maremoto.
Mi dispiace. Tante persone hanno sofferto perdite simili. Ecco perch devo raggiungere
Alessandria: voglio ottenere uomini per riportare lordine.
Per sconfiggere gli schiavi, cio.
 la stessa cosa.
La barca da pesca era lunga circa otto metri, con un albero leggermente avanzato rispetto al
centro dello scafo. Su un fianco cera un timone e sul fondo giacevano un paio di remi. E puzzava
terribilmente di pesce.
Ce la far a portarci in Egitto?, chiese dubbioso un uomo della scorta di Catone.
Senza alcun problema, rispose Yannis, mentre alcuni uomini del villaggio portavano otri
dacqua e pesce secco. Infilarono la magre provviste in piccoli bauli su entrambi i lati e poi Yannis
disse a Catone: Salite a bordo.
I romani presero immediatamente posizione mentre Yannis urlava un ordine. I pescatori
sollevarono limbarcazione facendola scivolare sulle calme onde della baia e spingendola verso il largo
finch non si trovarono con lacqua allaltezza del petto. A quel punto Yannis indic i remi.
Un uomo per remo; infilateli tra quei due pioli l. In questo modo.
Una volta posizionati i remi, i soldati iniziarono a sospingere goffamente la barca al largo, verso
limboccatura della baia, mentre Yannis teneva limpugnatura del timone. Voltandosi indietro, Catone
vide molti abitanti del villaggio che guardavano la loro ultima barca prendere il largo. La rassegnazione
e la disperazione erano palpabili. Un improvviso rollio costrinse Catone ad afferrare di scatto il bordo
della barca.
Yannis scoppi a ridere. Solo unonda, tribuno. Aspetta di essere in mare aperto e poi s che
avrai paura.
Catone si costrinse a mollare il bordo della nave e rimase seduto a fissare il mare, mentre i suoi
uomini, a colpi di remi, facevano uscire limbarcazione dalla baia. Una volta giunti al largo,
limbarcazione si rimise a beccheggiare e Catone deglut nervosamente tentando di mantenere
unespressione tranquilla. Quando la terraferma scomparve in lontananza, Yannis diede ordine ai
soldati di smettere di remare e di rimettere i remi in barca, sul fondo, mentre lui scioglieva i nodi che
tenevano chiusa la vela sullalbero. Non appena le scotte furono saldamente fissate alle gallocce, la
vela si gonfi e la barca prese velocit allontanandosi dalla costa.
Quanto tempo ci vorr per arrivare ad Alessandria?, chiese Catone.
Yannis ci pens un attimo aggrottando la fronte. Forse tre giorni per raggiungere la costa
africana pi altri tre lungo la riva, se il vento rimane buono.
Sei giorni, ripet tra s e s Catone, non troppo soddisfatto. Sei giorni stipati in quella piccola
barca con appena sessanta centimetri di spazio libero. Il movimento incessante dellacqua tuttattorno
lo spaventava. Il breve viaggio sulla Horus gli era parso snervante, ma trovarsi in mare aperto su quella
barchetta da pesca era terrificante. Ma non poteva evitarlo. La salvezza di Macrone, di Giulia e di tutti
gli altri dipendeva da lui. Doveva raggiungere Alessandria.
Continu ancora per un po a guardare in direzione della terraferma, chiedendosi se avrebbe pi
visto i suoi amici
...
.
...
CAPITOLO DICIOTTO
...
.
...
Nei giorni che seguirono la partenza di Catone, Macrone continu a far lavorare alacremente la
popolazione alla riparazione del sistema difensivo della citt. Ricompattarono il muro di cinta, e gli
scalpellini sopravvissuti depredarono le pietre di un tempio in rovina per ricostruire il corpo di guardia
di una porta, crollato per il terremoto. Gli sforzi di Macrone si estesero anche al di fuori delle mura,
dove truppe di lavoratori equipaggiate con attrezzature dellesercito picconarono il duro terreno
pietroso per scavare trincee difensive davanti alle parti pi danneggiate del muro di cinta.
Considerando la durezza del terreno, non cera modo di scavare una trincea lungo lintero perimetro
della citt, per cui Macrone cerc altri modi per rallentare eventuali attacchi nemici.
Convoc alcuni fabbri della citt al suo quartier generale sullacropoli e mostr loro una delle
armi difensive preferite dalla legione. Cera una piccola scatola di chiodi a quattro punte nascosta sul
retro dellarmeria e Macrone ne tir fuori uno per mostrarlo al suo ristretto pubblico. Sollev il piccolo
pezzo di ferro e lo fece cadere sul tavolo davanti a lui, dove atterr con un tonfo metallico che fece
trasalire i fabbri.
Ecco, disse Macrone. Vedete che atterra con la punta rivolta verso lalto? Succede sempre
cos: si possono spargere nellerba in modo che il nemico non li veda fino a quando non li calpesta. La
punta si conficca nel piede e azzoppa la vittima. Di solito basta per indebolire un attacco. Macrone
fiss il tribolo quasi con dolcezza. Proprio un bello strumento. Mi ha salvato la pelle innumerevoli
volte. Poi alz gli occhi e fiss i fabbri. Il punto : siete in grado di produrne in grandi quantit prima
che Aiace e la sua banda ci arrivino addosso?.
Uno dei fabbri si avvicin al tavolo per dare unocchiata da vicino al tribolo. Lo sollev, ne
saggi il peso e annu. Abbastanza facile da replicare. Posso suggerire una miglioria?
Fai pure, lo invit Macrone, curioso di scoprire come il greco potesse sperare di correggere
un dispositivo romano.
Cos com  abbastanza facile rimuovere le punte. Pu ferire il nemico ma forse non renderlo
del tutto inabile.
Davvero?, Macrone inarc un sopracciglio. Eppure sono convinto che se ti ritrovi una
fottuta punta di ferro nella pianta del piede hai ben poco da ridere. Non ti pare?
Oh, s, ne sono certo, concord il greco. Senza dubbio. Il punto  che la vittima, pur
zoppicante, potrebbe comunque essere in grado di partecipare ad un combattimento, o quantomeno
riuscirebbe a trascinarsi fuori dal campo di battaglia. Ma se noi uncinassimo le punte? Sarebbe
impossibile a quel punto rimuoverlo. Il nemico dovrebbe cercare di rimuoverlo tagliando via brani di
pelle, oppure sarebbe costretto ad aspettare di essere trascinato fuori dal campo di battaglia.
Macrone scosse la testa. No. Se il maledetto chiodo fosse uncinato, uscirebbe subito dalla
partita insieme alla sua vittima. Qual  il vantaggio? Se invece fa il suo lavoro e viene buttato via,
rimane sul campo di battaglia, pronto per la vittima successiva. Capisci?
 vero, intervenne un altro fabbro. Ma non consideri il fatto che per prestare soccorso a un
ferito un altro uomo deve smettere di combattere. Per cui un tribolo uncinato ruber al nemico almeno
due uomini.
Il primo greco schiocc le dita. E se per prestare soccorso al ferito altri uomini dovessero
calpestare a loro volta questi aggeggi? La pericolosit dei chiodi crescerebbe in maniera esponenziale.
Espo-che?. Macrone chiuse gli occhi e poi alz una mano. Fermi tutti! Sentite, volevo
soltanto che mi diceste se siete in grado di riprodurre altri esemplari come questi. Tutto qui. Potete
farlo?
Certo. Il greco sembrava offeso. Ma perch al tempo stesso non migliorarlo?  questo che
intendo.
Potremmo costituire una commissione apposita, sugger qualcuno.
No! protest Macrone.
Se sperimentassimo qualche modello nuovo sono certo che potremmo fornirti unarma molto
pi efficiente, centurione.
Non c tempo. Macrone era esasperato. E questo maledetto aggeggio funziona bene cos
com.  chiaro?.
Il greco fece una smorfia di disappunto. Nei limiti, suppongo.
Macrone tenne gli occhi chiusi per un momento e poi li riapr, puntando il dito contro il petto
del fabbro. Fateli cos e basta. Pi che potete. Seguendo questo modello e nessun altro.  chiaro? No,
non parlate, annuite soltanto.
I fabbri assentirono, docili.
Grazie. Macrone sospir di sollievo. Allora mettetevi al lavoro. E fatemi sapere quando la
prima partita sar pronta. Ora andate.
Macrone si diresse alla porta e la tenne aperta, accompagnandoli fuori dal suo ufficio. Non
appena lultimo se ne fu andato, chiuse la porta, torn al suo tavolo e si sedette, squadrando il chiodo
mentre la sua irritazione cominciava a placarsi.
Greci, borbott. Non dicono mai una parola sola quando ne possono usare un migliaio.
Oltre ai miglioramenti al sistema difensivo della citt, Macrone effettu il reclutamento degli
uomini per integrare la forza durto degli ausiliari. Allinizio Sempronio aveva chiesto dei volontari,
ma meno di un centinaio di uomini della citt si erano presentati sulla piazza darmi che Macrone
aveva delimitato a breve distanza dal muro di cinta. Allora furono prese misure pi severe. Diverse
sezioni di ausiliari furono mandate a perlustrare la citt in cerca di uomini abili che vennero fatti
marciare verso la piazza darmi. Una volta l, vennero esaminati da Macrone che scelse quelli che
avrebbe usato a sostegno della guarnigione di Gortina. Vennero accuratamente annotati il nome di
ognuno, la famiglia di provenienza, il domicilio e loccupazione, prima di essere presentati a Macrone
che sedeva su un tavolo da campo sotto una tenda.
Era disarmante vedere uomini scontenti e arrabbiati che erano perfettamente in grado di usare
unarma, ma non erano per niente felici di difendere le loro famiglie e la loro citt. Uno di questi era un
giovane alto e muscoloso, che indossava una tunica costosa. I suoi capelli neri erano ben tagliati e
aveva una barba curatissima. Allinizio Macrone non riusc a riconoscerlo, poi con un lampo
improvviso si ricord che faceva parte della combriccola di Glabio sullacropoli, il giorno in cui
lesattore delle tasse era stato deposto.
Nome?
Pandaro, figlio di Polocrite.
Macrone lo squadr. Dora in avanti mi chiamerai signore. Intesi?
Non vedo la necessit di chiamarti signore, romano.
E perch?, Macrone gli rivolse un sorriso beffardo.
Perch non sono un soldato e non lo sar mai. Inoltre, presenter le mie proteste per il
trattamento ricevuto attraverso i canali pi alti. Mio padre ha contatti politici a Roma. Una volta che
sapranno che un modesto ufficiale ha osato prelevare un uomo libero dalla sua casa e precettarlo
forzatamente, ti imporranno un castigo che non dimenticherai. Pandaro era soddisfatto del suo breve
monologo e offr un sorriso pacato a Macrone. Non  troppo tardi per porre fine a questo piccolo
dramma, che del resto  pi simile a una commedia. Si volt e fece un cenno alla fila di uomini in
piedi sotto il sole, in attesa di essere esaminati da Macrone. Ci fu un coro muto di assensi. Lasciaci
andare tutti e ti far un favore, romano: non denuncer le tue attivit criminali ai tuoi superiori a
Roma.
Incroci le braccia mentre fissava Macrone dallalto in basso. Questultimo restitu il suo
sguardo per un attimo e poi abbass gli occhi sulla tavoletta cerata con un sospiro annoiato.
Hai finito, Pandaro?
Finito?. Pandaro aggrott le sopracciglia e poi si lasci prendere dallira. Non pensi che
faccia sul serio, vero?
Oh, sono certo che fai sul serio; sono io che non ti prendo sul serio, rispose Macrone.
Voglio dire, guardati. Vestito come una sgualdrina a buon mercato. E quello che sento  profumo?
 un profumo da uomo. Estremamente costoso.
Quindi hai laspetto di una prostituita e ne hai anche lodore, pur essendo un uomo. Questo
posso anche perdonartelo... fino a un certo punto. Quello che non posso perdonarti  che la gente come
te pensa di essere troppo altolocata per sporcarsi le mani impugnando una spada in difesa di quello che
 vostro: questa citt, la vostra famiglia e i vostri amici  sempre che tu ne abbia. Perch pensi di essere
cos speciale da meritarti lesenzione? Perch non vuoi prendere posto insieme agli altri uomini che
sono pronti a combattere?
Mio padre paga le tasse, protest Pandaro. E le paga proprio perch la sua famiglia non sia
costretta a combattare. Le armi le lasciamo al popolino, a quelli come te. Non riusc a reprimere una
risatina, ma non appena ebbe pronunciato quelle parole si rese conto di aver commesso uno sbaglio.
Quello che intendevo era....
Chiudi la bocca!, strill Macrone. Tu, misero piccolo codardo! Tu sei il popolino. Tu e tutti
quelli che hanno cos poco fegato, cos poco coraggio, cos poco senso dellonore e del dovere da
pensare che il denaro possa comprare qualunque cosa. Be, il denaro  lultima delle tue preoccupazioni
ora. C unarmata di schiavi l fuori che non aspetta altro che il momento giusto per attaccare questa
citt. Pensi davvero che non massacreranno te e la tua famiglia perch hai degli agganci a Roma?
Fottuto idiota. Macrone scosse la testa arrabbiato ed esasperato. C soltanto un modo per
sopravvivere a tutto questo: ogni uomo in grado di combattere deve salire su quel muro, pronto ad
uccidere o a essere ucciso. Non mi interessa se sei un aristocratico pervertito o il figlio dellimperatore
in persona. Prenderai una spada insieme al resto degli uomini che aspettano in fila. Verrai addestrato a
combattere con gli ausiliari. Combatterai come un leone per tenere fuori dalla citt quei bastardi ribelli
e se sar necessario morirai come un dannato eroe, con la spada in pugno, sputando maledizioni in
faccia al tuo nemico. Sono stato chiaro?
Macrone si sporse in avanti, fino a che il suo volto non fu a pochi centimetri da quello di
Pandaro, e questultimo arretr nervosamente di un passo.
N-non intendevo offendere, Pandaro inizi a gesticolare nervosamente.
Signore!, grid Macrone, agganciando il suo piede dietro il tallone del giovane e poi
spingendolo violentemente sul petto in modo da farlo inciampare e cadere a terra. Macrone si avvent
su di lui, mettendogli il ginocchio sul petto mentre afferrava il pugnale e glielo puntava a pochi
centimetri dagli occhi.  lultima volta che lo dico. Quando ti rivolgi a me devi chiamarmi signore.
Capito?
S, s, signore!, piagnucol Pandaro.
Meglio!, disse Macrone alzandosi in piedi. Ora prendi il tuo equipaggiamento e vai a
rapporto dal centurione sulla piazza darmi con le altre reclute. Alzati!.
Pandaro scatt in piedi e corse via veloce verso il carro, dove un optio della coorte ausiliaria e
quattro dei suoi uomini erano impegnati a distribuire spade, elmi, armature e scudi a ciascuna recluta
selezionata. Macrone si volt verso la fila degli uomini in attesa. La maggior parte era costituita da
semplici cittadini ma tra loro vi erano anche uomini vestiti in modo pi raffinato. Cammin lungo la
fila ispezionandoli, poi torn sotto lombra della tenda.
C qualcun altro che ha qualcosa da obiettare? Qualcuno si rifiuta di combattere al mio
fianco, e al fianco del nostro eroico amico Pandaro? Allora?.
Gli uomini evitarono di incrociare il suo sguardo e rimasero in silenzio.
Macrone annu. Bene.
Se ne torn a sedere sul suo sgabello, prendendo in mano lo stilo.
Avanti il prossimo!.
Otto giorni dopo che Catone era partito per Alessandria, Macrone fu invitato a cena dal senatore
Sempronio e sua figlia: un semplice stufato di maiale con fagioli servito con del pane da uno dei pochi
schiavi rimasti di Irzio. Gli altri erano fuggiti sulle colline, o erano andati a ingrossare le file
dellesercito ribelle di Aiace.
Lo schiavo era un uomo anziano, curvo e fragile. Era stato abituato a restare in silenzio ed
eludere lo sguardo dei suoi padroni. Macrone lo osserv per un attimo, chiedendosi cosa significasse
vivere da schiavi. Da piccolo, li vedeva sempre sulle strade di Ostia e Roma, ma non aveva mai
davvero riflettuto sulla loro condizione. Da allora aveva passato lunghi anni nellesercito, dove aveva
incontrato pochissimi schiavi. A volte aveva visto fieri guerrieri nemici catturati, incatenati e ridotti in
schiavit. Naturalmente aveva tratto vantaggio da quei prigionieri, e il denaro guadagnato aveva
oscurato il triste destino di coloro che avevano contribuito ad arricchirlo.
Quando lo schiavo fin di servirli e si ritir in silenzio vicino al muro, Macrone continu ad
esaminarlo mentre intingeva un pezzo di pane nella ciotola fumante davanti a lui. Era tentato di
chiedergli che cosa pensasse di Aiace. E cosa pensasse dei romani e dei greci che erano determinati a
sconfiggere il gladiatore ribelle e i suoi seguaci. Sempre che avesse una qualche opinione personale.
Macrone esit. Comera possibile che uno schiavo non pensasse alla rivolta quando cerano ben
pochi altri argomenti di conversazione in citt? Era possibile che quello schiavo cos taciturno nutrisse
un odio profondo per i suoi padroni e volesse far parte dellinsurrezione? Possibile che ascoltasse
attentamente ogni conversazione, aspettando unoccasione per fuggire e rivelare ad Aiace quello che
aveva sentito? E se il suo piano era ancora pi infido? Non ci voleva molto per procurarsi veleno
sufficiente a uccidere tutte e tre le persone a cui aveva appena servito la cena.
Macrone diede unocchiata sospettosa al suo stufato. Pos il pezzo di pane gocciolante di grasso
dello stufato sul piatto e chiam lo schiavo.
Tu, laggi. Avvicinati.
Lo schiavo fece un passo in avanti, nervoso, con gli occhi che guizzavano sui romani distesi sul
triclinio. Sempronio guard la figlia Giulia che alz un sopracciglio con aria interrogativa.
Macrone si pul macchie di unto dalle labbra. Schiavo, suppongo che tu abbia saputo della
sconfitta del prefetto Marcello.
Lo schiavo annu rapidamente.
Ne hai gioito?
Padrone?
Ti ho chiesto se la notizia ti  stata di conforto. Sei uno schiavo. Che cosa ne pensi della
vittoria dei ribelli? Ti fa piacere?.
Lo schiavo guard in basso e scosse la testa.
Guardami, ordin Macrone. Lo schiavo riluttante sollev la testa quel tanto che bastava per
incrociare lo sguardo di Macrone. Certamente sei dalla parte di quelli che vorrebbero liberarti. Allora?
Parla, uomo.
Lo schiavo era evidentemente a disagio. Macrone attese con pazienza e alla fine lo schiavo
parl.
Padrone, io voglio la libert. Come tutti gli schiavi. Ma ho dei risparmi e ho in progetto di
comprarmi la libert un giorno.  lunico modo per me. Gli schiavi che si sono uniti ad Aiace ora
possono essere liberi ma penso che debbano vivere con la minaccia di essere ridotti nuovamente in
schiavit. Questa non  libert. Quando infine otterr la libert, voglio essere libero dalla paura, oltre
che dalla schiavit. Fece una pausa e guard i suoi padroni. Ho fatto la mia scelta. E quelli che hanno
seguito il gladiatore hanno fatto la loro. Si rivolse nuovamente a Macrone.  tutto, padrone?.
Macrone ci pens su un momento e poi annu. Lasciaci soli.
Lo schiavo chin la testa e si allontan dal tavolo.
Sta mentendo, borbott Macrone.
Be, che cosa ti aspettavi?, chiese Sempronio. La sincera ammissione che simpatizza per
Aiace?  ingiusto metterlo sotto torchio in quel modo.
Forse. Macrone allontan il piatto.
Chiss come se la sta cavando Catone, disse Giulia. A questora dovrebbe aver raggiunto
Alessandria. Che ne pensi, padre?.
Sempronio riflett per un attimo e poi annu. Ci ho pensato anchio, purch tutto sia andato
bene. Cosa di cui sono certo, aggiunse in fretta prima di immergere il cucchiaio nello stufato e
mettersi in bocca un boccone di carne. Allimprovviso il suo volto si contorse per il dolore. Macrone
salt in piedi e si diresse verso il senatore, fissando lo schiavo.
Signore! Che succede? State bene?.
Sempronio alz una mano per trattenere Macrone e annu. Ingoi il boccone, poi prese il vino
per lenire il dolore. Questo dannato stufato bollente!.
Macrone sospir di sollievo e torn al suo posto.
Giulia lo guard incuriosita mentre soffiava delicatamente sul cucchiaio. Che ti  successo?
Niente. Pensavo soltanto che... Non preoccuparti. Macrone cambi subito argomento con un
sorriso forzato. Sarei pronto a scommettere che Catone in questo momento  seduto a banchetto con il
legato dEgitto, e sta trattando per ottenere la sua intera guarnigione. Sapete com fatto.
Giulia sorrise. S, sa essere molto persuasivo.
Sempronio aggrott le sopracciglia e Macrone scoppi a ridere, senza riuscire a trattenersi. Per
un attimo il senatore rest perplesso, poi si mise a ridere anche lui. Con tutta la tensione dei giorni
precedenti e la tremenda paura che larmata degli schiavi arrivasse prima che la riparazione delle mura
di Gortina fosse completata, quella risata fece bene a entrambi. Alla fine Macrone riemp di vino la
coppa del senatore e sollev la sua per un brindisi.
A Catone. Che si dimostri allaltezza della sua nuova carica di tribuno e torni da noi alla testa
di un grande esercito.
A Catone.
A Catone. Giulia sollev la coppa. Bevve un sorso e poi disse piano: Per gli di, mi manca
cos tanto.
Macrone annu. Non voleva dire nulla, per paura di mostrare che il suo amico gli mancava pi
di quanto fosse decorosamente accettabile. Ma di certo avrebbe preferito avere Catone al suo fianco
mentre preparava laccozzaglia di sistemi di difesa e addestrava soldati inadeguati per affrontare il
nemico.
Sempronio bevve e poi poggi la coppa sul tavolo. Come vanno le cose, Macrone? Gli uomini
nuovi sono di qualche aiuto?
Si stanno comportando abbastanza bene. La maggior parte ha imparato a capire da quale
estremit si impugna la spada. Non diventeranno mai bravi soldati, e neppure veri militari, nel tempo
che ci rimane prima che i ribelli si decidano ad attaccare. Ho incaricato il centurione Micone di
prendere il comando. Gli dar una possibilit di redimersi. Tutto considerato, non faranno granch ma
almeno saranno meglio equipaggiati della maggior parte degli schiavi che affronteranno.
Anche se puoi star certo che quellAiace avr distribuito lequipaggiamento recuperato dagli
uomini di Marcello.
 vero, ammise Macrone. Diciamo allora che voglio dare a Micone e ai suoi uomini
unopportunit di cavarsela quando dovremo combattere.
Sempronio sospir stanco. Non saranno di grande aiuto, allora.
Posso solo sperare che mi dimostrino che sbaglio.
La conversazione fu interrotta da tre distanti squilli di tromba, il segnale dallarme stabilito da
Macrone. Balz in piedi veloce, seguito dagli altri, e abbandon il pasto mentre uscivano fuori
dalledificio dellamministrazione e attraversavano lacropoli per raggiungere la torre sulla porta
principale. Gli uomini stavano affrettandosi fuori dalle caserme, armi in pugno, per correre alle loro
postazioni sulle mura. Macrone corse su per gli scalini di pietra consunti e sbuc sulla piattaforma per
poi sporgersi dal parapetto. Sotto di lui la citt si estendeva sulla piana. Uno degli uomini di guardia
indic verso ovest.
Laggi, signore.
Macrone si protesse gli occhi con la mano mentre fissava nella direzione del sole calante.
Allinizio la luce lo accec, nascondendo il nemico che avanzava. Era sorpreso che venissero da ovest.
La colonna di Marcello era stata massacrata ad est. Doverano stati?, si chiese. Poi dimentic quella
preoccupazione quando i suoi occhi cominciarono a cogliere i dettagli del nemico che marciava
attraverso la piana. Cerano due colonne, una che si dirigeva direttamente a Gortina, laltra che si
spostava a sud per marciare intorno alla citt e posizionarsi sul lato occidentale.
Aiace ha finalmente deciso di prendere il toro per le corna.
S, rispose Sempronio mentre lo raggiungeva ansimante. Cos sembra. Comunque  una
metafora appropriata.
Davvero?, Macrone fiss il suo superiore.
Questa  lisola dove ha avuto origine larte di saltare sui tori, Macrone. Nei tempi antichi era
la frase usata per descrivere il momento in cui lacrobata era pronto ad affrontare un toro in carica e
afferrarne le corna allultimo momento, prima di fare un salto mortale e salirgli in groppa.
Macrone fiss il senatore per un attimo. Catone aveva molto in comune con il suo futuro
suocero. I due avrebbero certamente passato lunghi inverni a scambiarsi quelle informazioni inutili.
Sospir. Com affascinante, signore.
Giulia lo guard e sorrise a Macrone mentre il padre proseguiva.
Il problema  che la metafora  al contrario. Siamo noi che dobbiamo affrontare il toro, non
Aiace. E temo che se non saremo svegli e determinati come il proverbiale acrobata, finiremo al suolo
alla prima carica.
Macrone scosse la testa. No, signore, io non cado cos facilmente. I ribelli sono soltanto
schiavi. Non sono addestrati e non  possibile che abbiano macchine dassedio. Al momento siamo noi
ad essere in vantaggio.
Spero che tu abbia ragione.
Continuarono a guardare lesercito degli schiavi che si schierava. Le nuvole di polvere sollevate
dai loro sandali, dagli zoccoli dei cavalli e dalle ruote dei convogli delle salmerie riempivano laria di
una foschia arancione. Sempronio disse a sua figlia di restare sullacropoli mentre lui e Macrone si
dirigevano verso la porta per ispezionare i loro nemici pi da vicino. Macrone fece un rapido calcolo
dellentit delle forze nemiche prima che il buio rendesse la stima troppo difficile. Gli schiavi
marciavano in bande sciolte di varia dimensione, e qua e l i raggi del sole calante facevano risplendere
elmi lucidati, armature e armi.
Devono essere pi di ventimila, signore. Macrone parl a bassa voce in modo che la
sentinella pi vicina non potesse sentirlo. Forse anche trentamila.
Sempronio sbuff mentre osservava la moltitudine che si disponeva intorno alle mura di cinta.
Non ci crederebbero mai a Roma. Un esercito di schiavi? Lidea  assurda.
Eppure eccolo l, signore.
Esattamente.
Mentre guardavano gli schiavi che rompevano le righe e cominciavano ad accamparsi un movimento improvviso cattur lo sguardo di Macrone. Volt lievemente la testa per guardare un gruppo di cavalieri che emergevano dallarmata di schiavi, trottando verso la citt. Sempronio li vide un attimo dopo e mormor: Aiace?
E chi altro?.
Rimasero a guardare il gruppo di cavalieri che teneva a freno le cavalcature, a distanza di
sicurezza dagli arcieri situati sulle mura di cinta. Un uomo solo si fece avanti. Robusto e possente,
indossava la lorica a squame di un ufficiale romano sopra a una tunica blu. Uno degli arcieri della
guarnigione prese una freccia e cominci a mirare.
Metti gi quellarco!, gli grid Macrone. Nessuno ha il permesso di tirare senza ordini!.
Il cavaliere rallent landatura del cavallo fino al passo e lo fece voltare per girare intorno alle mura, con una mano sul fianco. Osservava i difensori con altezzoso disdegno. Macrone rese grazie agli di: ancora non aveva dato lordine di spargere i chiodi nellerba. Quella era una sorpresa che voleva decisamente serbare per il momento giusto.
Il generale Aiace saluta i suoi antichi padroni!, grid il cavaliere con una voce squillante e piacevole.
Sempronio si volt verso Macrone con unespressione divertita. Il generale Aiace? Sembra che il gladiatore abbia delle serie aspirazioni.
Lo schiavo grid ancora ai difensori: Il generale vuole parlare con luomo che si fa chiamare
governatore della provincia, il senatore Sempronio. Sempronio sbuff irritato.
Macrone sorrise. Ed  anche ben informato. Mi chiedo di cosa voglia discutere.
Ci fu un momento di silenzio prima che Sempronio alzasse le spalle rassegnato. C solo un modo per saperlo.
Si allontan dal parapetto e si diresse alle scale che scendevano verso le porte della citt.
...
.
...
FINE Parte 1.